À RÉPIT. MAGNA LEGGENDA. Soffia sul profano il sacro respiro delle Alpi.

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À RÉPIT.

Formazione e origini del nome

 

 

 

Gli À Répit sono una band appartenente al soundscape alpine black metal, in attività dal 2012 dove si sono formati tra Aosta e Biella. Il lineup include Gypaetus, al basso e la chitarra, come pure mente delle testualità degli À Répit e Skarn alle vocals, le percussioni, il sintetizzatore e anche lui alle linee di chitarra.

 

 

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Il progetto si è originato dalla volontà di Gypaetus, grazie alla passione per il black metal, le alpi e dalla propria essenza di cultore dei monti, delle tradizioni della terra di appartenza e il fascino dei suoi antichi popoli a partire dalla fondazione nel 2012. Nel 2015 Gypaetus si è incaricato dell’incisione dei brani in low fi, gettando le basi per il suo progetto. Un anno di sospensione nel songrwriting ha favorito l’ingresso di Skarn dai Paymon nel ruolo di cantante e batterista. L’anima intima degli À Répit ha visto finalmente la luce. Il duo ha concepito 9 brani che si inoltrano nello scenario visionario delle Alpi, attraverso un viaggio nell’oscurità, nel sacro, nel profano e nella magia arcana.

 

Il nome della formazione nasce dall’ispirazione al rituale dei bambini nati morti. Si collega al corteo come rito nato dal desiderio di dare ai propri figli la salvezza dell’anima. Un rito collegato ai cosiddetti santuari del ritorno alla vita, che in Francia ha subito uno studio approfondito nominato appunto “à répit”, conosciuto anche come rito del respiro, della doppia morte o della morte sospesa di infanti mai nati e mai morti.

 

Mi dichiaro meravigliata dal disco di debutto di questo duo alpine black metal e dalla storia stregata che l’avvolge.

 

L’album è stato ricevuto dalla redazione corredato di piume di pernice alpina e di gallo forcello. Vale la pena menzionare questo corredo di cui abbiamo fatto tesoro grazie a Gypaetus a testimonianza dell’amore per la propria terra, per la rarità degli animali che ospita e per la magia che evocano in lui, mastermind di questo progetto affascinante. Con questo prezioso dettaglio vi introduco il loro album di debutto, Magna Leggenda, in release tramite l’etichetta Ucraina Vacula Productions il 31 Ottobre 2017.

 

 

 

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À RÉPIT. MAGNA LEGGENDA.

Panoramica sulle sonorità

 

 

“Intanto….lontano…con il vento giungeva l’eco più antico e struggente..il canto della montagna”.

 

 

 

Magna Leggenda è cornice artistica di una selezione di nove brani in cui ciascuna traccia apre a scenari a sé. Intesse la tela di immagini e paesaggi intimi, intrisi del vissuto personale e dello spirito guida che esala dalla terra natia. È un album intricato e fragile, prezioso nelle atmosfere che dispensa e che aprono dinnanzi agli occhi visioni mistiche e meditabonde. L’intro di Magna Leggenda è colma di elementi atmosferici e pathos che infondono all’ascolto tensione e sospensione, per lasciarsi andare all’outro dell’album, errabonda e fuoco fatuo che non lascia spazio e dimensione alle speranze nel buio.

 

Quello degli À Répit è un microcosmo che miscela e diluisce sapientemente il melodico alla heaviness in proporzione eccezionale, all’interno di un genere, il black metal, che non ama distendersi negli intermezzi melodici se non per creare esclusivamente atmosfera. In Magna Leggenda c’è più che un bridge, ci sono rappresentazioni e viaggi mentali in lunghe intro evocative e una predominanza di strumentale rispetto alla voce in distorsione. La linea vocale non allunga le dita a sfiorare picchi troppo alti o molto dinamici nel registro, ma stabile si adagia negli arrangiamenti trovando i suo cantuccio al riparo da gelido nordico inverno sul registro medio di un KVLT screaming e un growl gutturale senza alcuna forzatura. Arpeggi e ausilio di elementi ambience regalano un aspetto magico e stregato ai brani, intermezzi parlati e numerose variazioni ritmiche sono flusso e riflusso di aggressività e armonia in Magna Leggenda.

 

Un album che è collezione di brani che sono frames, ognuna delle quali è preannunciata da titoli il cui dettaglio è stato pensato e curato al fine di renderli più evocativi possibile. Ciascun titolo, tra il francese, il latino e l’italiano, attiva lo scenario mentale che gli À Répit desiderano pennellare con la traccia che si contorce su testualità magiche, cosparse di traversate nella neve tra la disperazione, la dannazione e la speranza, l’autoconsapevolezza e il viaggio in sospensione nel tempo perpetuo del proprio vissuto. I testi sono in grado di richiamare i cinque sensi e le stesse emozioni di chi le ha scritte su carta, un punto di forza senza dubbio dell’intero album. Ne risentirete il freddo del ghiaccio, il canto di un corvo o di un forcello,  i cori in latino e l’odore della natura.  Talvolta di zolfo, talvolta di sangue, talvolta di resina degli abeti. Ve ne consigliamo l’ascolto durante una rigida serata invernale, al caldo della vostra stanza, con un bel bicchiere di vino, a occhi chiusi per bere con l’udito fino all’ultima goccia dell’elisir sonoro che questo duo è stato capace di versare nella propria opera magna.

 

 

 

À RÉPIT. MAGNA LEGGENDA.

Recensione traccia per traccia

 

 

 

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Il prossimo brano in coda è la titletrack, Magna Leggenda. Questo è un pezzo forte dell’album, sei minuti di un opus magnus che si aprono su guitar riff circolare in distorsione accompagnato successivamente dalla sorellastra cordofona in giro melodico. Linee vocali multiple si uniscono in coro e conferiscono al brano un aspetto epico e sinfonico. Lasciano dunque con la loro mano delicata e spingono nel precipizio di un’accelerazione di percussioni che da cadenzate in mid tempo, danno ora in velocità il meglio del blast insieme alle distorsioni vocali in KVLT screaming oscuro. Un break down al terzo minuto permette al brano di scivolare in fuzz basslines molto massicce e chitarra distorta in palm muting non troppo calzato. La tempistica rallenta ma solo per riprendere il suo andamento sostenuto nella sezione conclusiva tra il lavoro alle pelli più rapido, giri melodici e voce in screaming che ne perfora l’arrangiamento. La traccia ha tratto la sua vita da testualità epiche e spirituali. Si viaggia sul testo tra fra sacro e profano, tra la lotta ai demoni di San Bernardo e le divinità pagane che siedono sul trono alpino, il diavolo sul Monte Joux antico idolo di Giove e i demoni dall’alto dell’Alpe, mentre i devoti scongiurano il male e invocano protezione al cielo.

 

 

Ascolta la release audio di À Répit – Magna Leggenda:

 

 

 

La traccia chiude per aprire la visione al successivo incantevole pezzo, Lo Spirito Dentro al Monte. Il brano più breve e perla sugli arpeggi acustico melodici e strumento a fiato, percussioni soffici e archi che vengono ad accarezzare la pelle e l’udito. Una traccia degna di incanto, eterea ed evanescente.

 

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L’armonia con cui gli À Répit ci hanno involucrato si spezza in dissolvenza, e lascia il nostro corpo in micro particelle eteree, soffiate via dal successivo brano, Libera Nos, dove uno screaming lungo carico di dannazione e un vigoroso arrangiamento degno del padre black metal prende d’assalto senza precedenti. Spazio alla distorsione vocale e un giro di chitarra apocalittica che si scioglie da subito ricoprendo la struttura portante dei  blast beats del brano.  Godetevi la sola elettrica distorta al primo minuto in giri squisiti e quanto la compenetrazione di entrambe le chitarre poco dopo riesca a conferire al pezzo un’atmosfera devastante eppure cosi dolce amara e affascinante nell’armonia che riversa nell’arrangiamento con tocchi di tastiere e cori. Questa sezione regala un alto grado di coinvolgimento. Al terzo minuto e trenta un altro intermezzo ospita di nuovo la sola chitarra distorta, su una variazione ritmica di batteria e keyboards a conferire un andamento marciante al brano. Il brano è esclusivamente stato scritto e cantato in lingua latina ad esclusi ove del bridge centrale, e la scelta linguistica degli À Répit non può che riflettersi su un canto oscuro tra la maledizione e la redenzione del genere umano. Libera Nos è un pezzo dinamico e ricco, intricato nelle variazioni che subisce in transizione liquida.

 
Il Respiro dell’Alpe è una traccia malinconica e stregata nella bellezza, molto evocativa su flauto a cui si abbraccia la chitarra acustica e successivamente una favolosa chitarra elettrica in giri puliti. Quel piccolo ausilio di cimbali delicati un’intensa armonia cullano il brano. Come la sorella Lo Spirito Dentro Al Monte, è pausa d’incanto all’interno di brani black metal, laddove il melodico non conferisce soltanto pace, ma spiraglio di intensa luce nell’oscurità più tetra.

 

 

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E se la geniale equazione degli À Répit di calma-aggressività si conferma impeccabile, il prossimo brano che segue la quiete dopo la tempesta, non può che ospitare chitarroni in crunch sin dal suo principio. La fragorosa Revenants. Apocalittica quanto devastante nel growl che specularmente alla sua discesa nel gutturale, si cala nel buco nero dei rintocchi di campana che ne scandiscono il songrwriting da giorno del giudizio. Presto raggiunti dallo screaming che conosciamo, e in crescente corsa sulle percussioni nella seconda parte del brano. Chiusura in caduta libera dell’ascoltatore trascinato dentro all’inferno con il low range growl che se lo sbrana dal quarto minuto mentre tutto l’arrangiamento si fa tedioso e inquietante nei tocchi di piano . Che dire di un altro testo evocativo su cui si distende il brano. I redivivi, custodi del segreto delle inafferrabili parole, nel regno dei ghiacci dove la neve è tinta di sangue e dove è sceso l’inverno col canto del corvo.

 

Arpian è una traccia con un intro circolare nel riffing, molto bella e incentrata sull’alpeggio omonimo della regione che questa band porta nel cuore. Nella ritmica scandita dalla batteria uno slow tempo iniziale, assorbe un andamento più spedito e cresce ulteriormente verso il blast beat in direzione della secondo pezzo del brano. Un eccezionale lavoro di corde intreccia l’arrangiamento, principalmente regolato dalla batteria. Il richiamo nella testualità del brano è alla figura del pastore in un viaggio nel tempo sulla riflessione del sé, sullo sgretolarsi della speranza, che pur tuttavia culla un flebile spiraglio di luce attraverso il buio alla ricerca della via. Non possiamo sorprenderci di fronte a testualità cosi espressive e intense, all’interno di un album che delle sue lyrics fa il proprio fulcro di fuoco.

 

“Il buio è la voragine dal cui antro puoi vedere il mio timido spiraglio di luce. O stella lucente indicami la strada. Venti e tempeste sono la mia casa. La neve il mio vestito.”

 

Se il titolo preannuncia la texture del brano, Il Muro del Diavolo descrive la portata del suo songwriting. Un’apertura in muro sonoro incendiario quella del pezzo, che sbrana all’istante sul suo feroce KVTL screaming, chitarre in grado di trafiggere perché affilate nei giri come rasoi con particolare bellezza nel giro melodico nel retro che risalta all’udito. Un tappeto ritmico spedito sostiene la traccia robusto. Sono istanti più frenetici e nevrotici come si convengono al genere, o al padrone come lo stesso cantante ci suggerisce più volte nel brano: “Sono io il vostro padrone”. Lo strumentale è spazzato via dal vento, che viene a imperversare sulle ultime note e che fa scendere il gelo lungo la schiena di testi che ruotano tra la preghiera e la minaccia del padrone dell’antico muro.

 

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L’arcano e il profano abbracciano in Magna Leggenda lo spirituale e il sacro. Si corteggiano e si uniscono nel santuario della natura alpina.

 

 

Rating  10/10

 

 

Brani preferiti: Magna Leggenda, Lo Spirito Dentro Al Monte, Arpian, Il Respiro dell’Alpe, Il Sentiero Dei Morti

 

 

Gli À Répit sono in rotazione nei nostri player Song of The Week con il brano Magna Leggenda, Album Of The Week con l’intero Magna Leggenda e faranno parte della Top 10 Songs of the Week con Arpian in uscita il 26 Febbraio per la chart della prima settimana di Marzo. 

 

 

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