AS I LAY DYING: temprati dal fuoco, rinascono dalle proprie ceneri più fieri che mai, SHAPED BY FIRE.

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AS I LAY DYING prima del settimo SHAPED BY FIRE

 

 

 

 

SHAPED BY FIRE è l’album della redenzione, quella di un Tim Lambesis pentito, alla ricerca dell’espiazione delle proprie colpe e del perdono da parte dei fanatici dell’epoca d’oro del metalcore.

 

Enumerati tra gli outfit iconici per essere stati i padri fondatori del genere, gli AS I LAY DYING, hanno goduto a partire dalla propria formazione negli anni 2000, dell’onda verde del metalcore accanto a nomi come Atreyu, Killswitch Engage e non solo. Contavano sei album in studio con l’ultimo Awakened del 2012, quando l’anno successivo la band ha subito una battuta d’arresto in seguito all’incarcerazione del cantante Tim Lambesis, in seguito al tentativo di assassinio della moglie tramite l’ingaggio di uno sniper.

 

 

 

 

Dopo la scarcerazione nel 2016 e anni di libertà vigilata, Tim avrebbe riallacciato i rapporti con la band finché nel 2018 gli As I Lay Dying sono tornati con i primi singoli estratti dal settimo album SHAPED BY FIRE, pubblicato con grandi aspettative il 20 settembre 2019 tramite Nuclear Blast. Un degno candidato al metalcore Album Of The Year 2019.

 

 

 

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AS I LAY DYING. SHAPED BY FIRE.

Track by track review

 

 

 

 

Il settimo lavoro degli As I Lay Dying apre proprio dalla sottile tematica del gesto di Tim Lambesis, e come ci si aspetterebbe, è carico di lyrics confessionali e personali, snocciolate attraverso una collezione di 12 brani. Il ruolo di apripista è affidato alla traccia opener Burn To Emerge che con le parole cantate dai cori lascia intendere i sentimenti personali del cantante attraverso poco meno di un minuto atmosferico e atto a creare la giusta introduzione al disco con uno scenario epico di tensione e crescendo nella potenza. Scivola nella prima vera traccia del disco, Blinded, che fa perno sul riffing tradizionale e più solido degli As I Lay Dying e un metalcore classic. A tutti blast beats e mitragliata ritmica, vortica intorno al mestiere di tecnico chitarre eccezionale in tutte le forme, dalla virtù degli assoli, al tremolo, ai lead. Ecco come si fanno espliciti i testi sul ritornello melodico, dove si comprende anche quanto il sound degli As I Lay Dying faccia ancora leva sul metalcore classico degli anni 2000, à la Killswitch Engage e cori anthemici per intenderci; un ritornello ricantabile e avvolto dall’allure della linea vocale pulita, cortesia di Josh Gilbert, che contribuisce a collocare il primo brano tra i numeri memorabili del disco.

 

 

 

 

Shaped By Fire è inno alla rinascita dal dolore dove il metalcore messo in vetrina è quintessenza del signature sound della formazione rinata dalle proprie ceneri. Attraverso un tappeto ritmico sussultorio e una gustosa presenza di breakdown come il genere comanda, il brano corre pestando il piede sull’acceleratore e sbranando sulle harsh vocals di un vorace Tim Lambesis accompagnate da cori in grado di aizzare qualunque fan in visibilio per tanta brutalità sonica. Versi incendiari sono detonatore per un chorus virale che va oltre l’orecchiabile con tutto il coinvolgimento del cantato pulito a pieni polmoni e la potenza dell’arrangiamento stesso. Un altro gran bel brano.

 

Guarda il video ufficiale di As I Lay Dying – Shaped By Fire:

 

 

Undertow è un pezzo che riprende il concetto della rinascita, possibile solo quanto si tocca il fondo a volte nella vita e si perde sé stessi, un’ammissione di colpevolezza da parte del cantante attraverso la lotta per un nuovo equilibrio. Regolata da uno strumentale demolitore e chitarre rampanti, picchia e prende a pugni a sangue sul drumming, per lasciar ricadere a testa indietro nel vuoto, parvenza di resurrezione dal caos sul ritornello melodico. Con mastodontici breakdown e una mattanza costante di corde fine-grosse, il brano interseca anche un luminoso assolo e sottili linee atmosferiche che controbilanciano la brutalità. Lasciarsi andare al ricantato sul ritornello è un must.

 

Torn Between vira su una tipologia di metalcore più moderna e sintetizzata. Senza spegnere l’aggressività, introduce scenari atmosferico-melodici nel backdrop e nell’intreccio di mid growl con linea vocale pulita dalle tonalità evanescenti e cori appassionati. Le chitarre fanno un lavoro squisito sul ritornello e si sposano con tutti quegli elementi riempitivi che sono stati adoperati a supportare il fascino di un brano heavy con diluizione melodica in proporzione perfetta. Si risentono sonorità come i moderni All That Remains e Atreyu, e la variazione non può che trovare apprezzamento.

 

 

 

 

Gatekeeper parte anch’essa da quel velo di synth, dalle sfumature più drammatiche e oscure. Drammatico sì, il brano crivella all’istante su un drumming infuriato alla stregua di blast beats che fanno risuonare la cassa toracica in combinazione a bassi plumbei. Dannatamente frenetico sulle altrettanto vorticanti chitarre, il brano conduce alla porta dell’inferno passando sul growl dalle fauci affilate di Tim Lambesis e non si arresta di fronte a niente. Un assolo non controllato si espande nel caos sonico di un brano che è condanna lirica a coloro che non mettono mai in pratica quello che predicano. Con una dipartita dal marchio di fabbrica, Gatekeeper esplora il lato più oscuro e più heavy degli As I lay Dying, mollando una mina incredibile da distruzione totale, altissima velocità e galvanizzazione di quanti amano il metalcore delle frange più estreme. Mano alzata!

 

Arpeggiata e dotata di un accompagnamento vocale malinconico e bittersweet The Wreckage, che catalizza col melodico dell’attacco un climax che lascia esplodere la potenza regolata dalla passione. Con cori che rinforzano la linea vocale distorta, il brano si snoda sul verso distorto all’apice della violenza del growl e di un ritornello in clean che spinge l’emozione a una presenza importante. Con una solida struttura di batteria in blast e furia di elettriche, il brano carica energia sul verso e deflagra sul chorus mettendo a segno un altro numero memorabile di questo settimo lavoro.

 

 

 

 

My Own Grave fa parte della quadriga di singoli estratti come forerunners del disco, a ricordare che i catchy chorus in veste da stadio sono uno degli elementi centrali del suono proposto dalla formazione. Non servono ascolti multipli, questo ritornello, come gli altri forti dell’album, è memorizzabile all’istante per la delivery incendiaria e altamente emozionale. Il brano ruota intorno alla tomba che ci scaviamo da soli, la perdita di direzione riconducibile alla nostra sola colpa. Attacca dal cantato distorto in lontananza e un accompagnamento in crescendo di chitarra, che presto lascia il passo al full blast. Istanti di frenesia da doppio pedale e rullante, si incastrano con il riffing serrato e chitarroni in carica d’assalto, con un Tim Lambesis ariete da sfondamento in avanguardia. Bellissimo l’interludio melodico-acustico della seconda sezione, che prepara la strada all’arrivo del breakdown al tritolo.

 

Guarda il video ufficiale di As I Lay Dying – My Own Grave:

 

 

Apre in arpeggio Take What’s Left succeduto dal botta e risposta di linea vocale pulita e risposta, chiamata alle armi di un brano carico di –core dalle tonalità melodic death metal. Resta la formula testata di un ritornello spazioso collocato tra versi demolitori su cui cantano orde intere insieme all’hitman redento per eccellenza.

 

Redefined accoglie il featuring con un altro cantante iconico del genere, niente di meno che Jake Luhrs dagli August Burns Red. Rientro totale nel perimetro metalcore dunque, e gang chants ostili che rispondono al cantato protagonista e si espandono su un anthemic chorus scenico. I blast beats del brano sono chirurgici tanto quanto i bassi che aderiscono con forza alla formula matematica e al palm muting di precisione. Tra inarrestabili percussioni e attimi di caos volutamente non controllato, si stanziano innesti di synth, assoli e una dose pantagruelica di groovy catchiness. Raccomandato il riavvolgimento al termine.

 

 

 

 

Si accoda all’heaviness della precedente Gatekeeper, la penultima Only After We’ve Fallen dove il metalcore sembra allungarsi un poco su un mostruoso deathcore. Corre inarrestabile sul cataclisma di pelli e tremoli di corde. Rocciosi breakdown si susseguono e sussultano tanto quanto l’arrangiamento, ben puntellato da bassi di piombo e illuminato da lead gustosi. Tosto episodio di heaviness, si fa preludio dell’ultimo numero apocalittico del disco: The Toll It Takes.

 

E tutto sembra tranne un brano polverizzante a partire dall’intro nebulizzata. Pochi secondi di scenario evanescente sono stracciati dall’ultima espiazione punitiva del peccato. La disperazione spinta alla violenza strumentale più estrema si fa altrettanto disperata nella malinconia di un ultimo ritornello che assorbe l’elemento melodico sul clean del bassista Josh Gilbert e una dose minore di synth. La traccia si appella alla tematica dell’impossibilità di cambiare il passato, attraverso una sentenza auto inflitta e la possibilità di costruire soltanto il futuro. L’autoriflessione conduce alla crescita personale.

 

 

 

 

Su un’ultima nota di speranza gli As I Lay Dying chiudono un settimo lavoro stellare, confermando tutti i motivi per cui sono ancora una delle band più forti del metalcore attraverso dodici capitoli con quantità sovrabbondante di energia, riffing tecnico e solido, breakdown capaci di scatenare headbanging e mosh a propulsione istantanea, ritornelli contagiosi quanto una pandemia mondiale.

 

Gli As I Lay Dying tornano col signature sound di sempre, ritemprato, consolidato, virale. Fenici rinate dalle proprie ceneri, si ergono più fiere che mai.

 

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Blinded, Shaped By Fire, Undertow, The Wreckage, My Own Grave, Redefined, The Toll It Takes

 

 

As I Lay Dying – Shaped By fire tracklist:

 

1. Burn To Emerge

2. Blinded

3. Shaped By Fire

4. Undertow

5. Torn Between

6. Gatekeeper

7. The Wreckage

8. My Own Grave

9. Take What’s Left

10. Redefined (feat. Jake Luhrs of August Burns Red)

11. Only After We’ve Fallen

12. The Toll It Takes

 

 

 

 

 

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