AUGUST BURNS RED: leggende del metalcore alla nona pietra miliare GUARDIANS.

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AUGUST BURNS RED

 

 

 

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Dopo Phantom Anthem, l’ottavo album in studio con cui gli AUGUST BURNS RED avevano alzato un muro del suono blindato tra le release più spietate del 2017, la formazione dalla Pennsylvania di Jake Luhrs, JB Brubaker, Brent Rambler, Dustin Davidson e Matt Greiner varca i 17 anni di carriera metalcore e torna con una brigata di riffing che prendono d’assalto e sfigurano l’ascoltatore nel nono album GUARDIANS in uscita il 3 aprile 2020 tramite Fearless Records.

 

 

 

 

AUGUST BURNS RED. GUARDIANS.

Overview

 

 

 

Undici tracce di portata ancora tecnica, devastante e distruttiva sono integrate da una squisita indulgenza melodica e creativa. Una selezione multidimensionale ad alta caratura tecnica, di cui le corde sono ancora il traino fondamentale di tutti i sounscapes aperti dalle tracce, sul versante melodico e su quello della straight heaviness. Il disco è stato scritto attraverso la lente progressive – cortesia dei virtuosismi di solista – stanzia cambi di tempo stellari e transizioni ultra fluide. Brani intricati, di grande qualità e indiscussa musicianship. Non a caso una delle pubblicazioni più attese del 2020, Guardians torna a testimoniare il valore di una discografia consistente e solida, nonché il nome a caratteri cubitali che gli ABR hanno impresso sulla scena metalcore moderna dal proprio debutto.

 

 

 

 

AUGUST BURNS RED. GUARDIANS.

Track by track review

 

 

Il viaggio parte dal lato più aggressivo degli August Burns Red con The Narrative, che stabilisce le fondamenta dell’heaviness dell’intero album a partire dal lavoro di corde e pelli massiccio. Sin da questo pezzo si sente la produzione impeccabile, che valorizza tutti quegli squisiti tecnicismi di chitarra che costruiscono le dinamiche intricate del brano. Ci sono costanti accelerazioni di adrenalina ritmica, mentre la chitarra solista continua a vorticare ipnotica all’ascolto. Il pezzo si contorce sulle variazioni e, nella sua complessità si incastra alla linea vocale abrasiva di un Jake Luhrs fiero detentore del registro medio del growl.

 

Non è concesso riprendere il respiro perché Bones attacca proprio da quel tappeto ritmico granitico, in mutamento anche nel secondo brano. Meno nevrotico e più dotato di groove, si squarcia su un luminoso riffing melodico, una serie di assoli melliflui e sullo splendore dei cori puliti sul ritornello. Attacca dal lato della brutalità e chiude su quello del melodico, sbandierando il talento indiscusso della musicianship degli ABR.

 

 

 

 

Il filo conduttore rosso dell’heaviness micidiale trova spago anche in Paramount, magnetica in ingresso e perforata da un giro di chitarra accattivante in evoluzione sul sottostrato tecnico di chitarra progressive attraverso l’intera esecuzione. L’uso delle backing vocals pulite riversa nell’armonia della micro componente melodica del brano, attraverso lo scenario che si apre sul ritornello. C’è del metalcore di alta qualità nella formula che la formazione non perderà mai, di perizia tecnica, di aderenza matematica e notevole nelle transizioni fluide di tutti i cambi di tempo attraverso brani come questo.

 

Ascolta August Burns Red – Paramount:

 

 

Non c’è limite alla creatività che introduce l’elemento atmosferico nella brevissima intro di Defender prima di avviarsi a passo accelerato alla mattanza ritmica. Se la variazione è una costante dell’album, qui è sinonimo di alternanza tra l’accelerato e il suggestivo, laddove i rallentamenti appoggiano soundscapes armonici con resa teatrale. Sigillano la maestosità i breakdown, specialmente al 2,39 e in chiusura, al 3,33 quando è in versione low and slow e l’accompagnamento evolve sul chug metalcore di chitarroni e bassi marcati.

 

Il catalogo August Burns Red del multi prospettico mantiene la matrice melodica del passato, appaiata alla brutalità in brani come Lighthouse. Qui si manifesta con semi-clean vocals e cori di supporto attraverso un ritornello memorabile e orecchiabile. Include un interludio centrale avvolto di una nuance jazz fusion, cantato parlato sullo strumentale minimalista, pulsazione di bassi e percussioni attutite. In breve soffia acqua sul fuoco strizzando l’occhio al melodic metalcore.

 

 

 

 

Tra i numeri orientati alla straight heaviness, Dismembered Memory, di stampo più tipicamente August Burns Red, rampanti chitarroni down tuned e bassi di piombo, e quella inconfondibile ritmica nevrotica. Con una serie di innesti di corde melodiche e assoli, il pezzo mena da capo a coda mentre Jake Luhrs se la canta e se la suona attraverso le dinamiche del brano. In doppietta per il massacro senza precedenti, una preferita della collezione, Bloodletter che arriva come quartultima traccia. Episodio magistrale di progressive metalcore, include quella adorabile frenesia di fretwork abbinato all’impeto tellurico dell’accordatura bassa e sottilissime atmosfere tra la tensione e il disagio nel retro. Alla metà un languido assolo si strappa l’attenzione. Uno stratagemma che fondamentalmente spacca il brano in vista del breakdown. Boato di riffing e blast beats sono in aderenza fino alla fine, come il genere comanda e gli ABR rispondono, senza smentirsi.

 

Una lunga apertura melodica introduce Ties That Bind, un capitolo metalcore che ha un flair à la Bury Tomorrow. Cambi repentini e frequenti di tempo sono aggiustati nel tiro senza perdere di consistenza e scivolano tra l’assalto sonoro e gli squarci melodici di elettriche, leganti fondamentali della formula heavy-melodic.

 

Lo stesso vale per Extinct By Instinct che si avvale di un riffing stregato sin dall’entrata. Avvicinandosi alla metà c’è un assolo di basso, che tra tutte le volute circolari dei giri di chitarra e un drumming generalmente affrettato, costruisce un interludio curioso quanto creativo, con sussurrato e una sottile serie di synth datati e ancora un po’ jazz. L’intermezzo esplode sul finale di rush strumentale fragoroso. Lunga vita agli ABR per quello che riescono a fare dentro a un brano metalcore.

 

 

 

 

Un involucro atmosferico arriva con il meglio del meglio del virtuosismo progressive nella penultima Empty Heaven. Un brano delineato dal groove unito al fascino dell’orecchiabile, ricantabile e a una struttura seducente del melodico solista. Immensi breakdown aprono voragini sull’arrangiamento, e trovano la loro collocazione dentro a uno dei brani protagonisti dell’album per la delivery appassionata.

 

Chiudere un disco del genere in modo plateale è una scelta naturale per gli August Burns Red, che fanno della closer Three Fountains, un brano epico e teatrale. Attraverso sei minuti e venti di esecuzione, si aprono e chiudono scenari onirici, di tremolo picking e atmosfere di traslucida penombra, micro soundscapes di sensuali corde, si miscelano al metalcore tout court, con transizioni liquide tra una sezione e l’altra. Con un ultimo brano che racchiude tutto il percorso sonoro della formazione e il disco per intero, gli ABR sigillano un lavoro superbo e che appaga ogni aspettativa. Non solo così confermano di essere una delle formazioni leggendarie che hanno fatto la storia del metalcore statunitense, ma che continueranno anche a scriverla ancora a lungo.

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Paramount, Lighthouse, Dismembered Memory, Bloodletter, Empty Heaven, Three Fountains

 

 

AUGUST BURNS RED – GUARDIANS tracklist:

 

1. The Narrative

2. Bones

3. Paramount

4. Defender

5. Lighthouse

6. Dismembered Memory

7. Ties That Bind

8. Bloodletter

9. Extinct By Instinct

10. Empty Heaven

11. Three Fountains

 

 

 

 

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