AUGUST BURNS RED. PHANTOM ANTHEM. Il massacro sonoro che percorre melodie labirintiche.

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AUGUST BURNS RED. Lineup e discografia.

 

 

 

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Gli AUGUST BURNS RED, conosciuti anche come ABR, sono una band metalcore attiva dal 2003, formatasi a Lancaster, in Pennsylvania. La formazione include: Jake Luhrs alle vocals, John Benjamin JB Brubaker e Brent Rambler alle chitarre, Dustin Davidson al basso e il batterista Matt Greiner. La discografia degli August Burns Red conta 7 album in studio: Thrill Seeker del 2005, Messengers del 2007, Constellations del 2009, Leveler del 2011, August Burns Red Presents: Sleddin’ Hill del 2012, Rescue & Restore del 2013, Found in Far Away Places del 2015 e l’ottavo disco in uscita lo scorso 6 Ottobre 2017 per Fearless Records, PHANTOM ANTHEM, che andremo a recensire.

 

 

 

 

AUGUST BURNS RED. La curiosa origine del nome.

 

 

 

Gli August Burns Red hanno davvero un aneddoto memorabile da raccontare per il proprio bizzarro nome di battesimo. Il primo lead singer degli ABR, Jon Hershey, aveva avuto una fidanzata chiamata August. La storia terminò per volontà di Jon, che allora aveva un cane affezionato chiamato Redd, un setter irlandese rosso. Nutrita da rancore e follia vendicativa, per la rottura, August si recò da lui e ne bruciò vivo il cane. Il giorno successivo i giornali uscirono sulle proprie testate con il titolo “August Burns Red”. Da allora il nome fu proposto da Jon in commemorazione del suo fedele compagno di vita. Più tardi in un’intervista radiofonica la storia sarà smentita come fasulla, inventata per involucrare la band di fascino e curiosità. Ma a noi piace pensare che ci possa essere del vero.

 

 

AUGUST BURNS RED. Sonorità.

 

 

 

Il quartetto della Pennsylvania è militante nella schiera delle band metalcore più spietate del panorama americano, soundscape sul quale si affacciano anche influenze come il melodic metalcore, ed elementi di contaminazione progressive e trash metal. La band innesca riff feroci e sinistri, famelici screaming e distorsioni vocali robuste, tempi dispari, frequenti break down, arrangiamenti dinamici e una grande quantità di aggressività travolgente su un filone di songwriting Christian metal.

 

 

 

 

AUGUST BURNS RED. PHANTOM ANTHEM.

Panoramica.

 

 

 

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L’ottavo full-length degli August Burns Red è una presa d’assalto all’ascoltatore, mediante una brigata di riff che colpiscono e sfigurano, break down che sfondano arrangiamenti, e sperimentazione da esaurimento cerebrale che rendono la variegatura dei brani ricca.

 

Al centro di Phantom Anthem la dicotomia di innovazione e continuità sulle sonorità heavy di sempre degli August Burns Red. Un melange complesso negli ingredienti da digerire, ma per coloro che sono pronti a mettersi a tavola a divorarne le tracce, la ricompensa è un album di notevole portata e ambizione inequiparabile.

 

 

AUGUST BURNS RED. PHANTOM ANTHEM.

Track by Track.

 

 

L’opener King Of Sorrow si lancia in un istantaneo riff perfettamente incastrato al groove, a creare uno dei brani più virali di Phantom Anthem e della storia degli ABR. Un brano di apertura apocalittico, dannatamente heavy, scaraventa a metri di distanza con la ritmica martellante, ingresso da sfondamento di mid range growls rabbiosi e riacchiappa col suo catchy chorus. Spacca la porta a calci e lo fa letteralmente sullo screaming di Jake Luhrs col suo ordine militare: “Open the door, let me in” che perfora le cervella per giorni. Aggredisce feroce, tratteggiato da interludi melodici che danno brevemente respiro, dove un assolo fantastico ci culla per qualche secondo su basslines evidenti. Un violento metal assault, brutale e crudo, spinge a battere nervosamente il piede entro pochi secondi dall’esplosione della traccia stessa. Phantom Anthem inizia col botto.

 

 

 

 

La successiva Hero Of The Half Truth, è la terza traccia estratta dal nuovo album, che gli August Burns Red hanno lanciato assieme al disco stesso. Niente di più azzeccato, in quanto è un brano iconico di tutte le sfumature aggressivo-melodiche del quintetto di urlatori del metalcore. La traccia racchiude una mitragliata di blast beats, riff sferraglianti e soprattutto ardentissime distorsioni vocali in growl medio e rancorosi high fry screaming con centrale break down melodico favoloso. Abbiamo recensito il brano in fase di rilascio:

www.sickandsound.it/nuova-release-per-gli-august-burns-red-hero-of-the-truth

 

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La quarta traccia Lifeline apre su sonorità heavy metal e due chitarre soliste che danno il massimo del riffing e di giri puliti. Creano un ambient seducente e mesmerico, avvinghiati ai blast beats che corrono a una velocità supersonica da tamburo da guerra punica pur essendo una traccia più melodica di altre. Sinuosi arrangiamenti spezzati da break down da sola chitarra, fanno letteralmente viaggiare per schiantarsi nella chiusura arroventata. Urla e pezzi melodici nella traccia si snodano su un songwriting brillante, incentrato sulla fede che va tenuta ben salda nel perseguimento dei propri obiettivi nonostante i fallimenti della vita. La traccia include il lavoro di elettrica migliore dell’album.

 

 

 

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Invisible Enemy, lead single di Phantom Anthem. Traccia che apre con intro atmosferica e tesa ad esplodere su brutali e rapidi blast beats, guitar riff incursivi e un high fry screaming appoggiato in lunghezza. Un brano dalla furia inarrestabile, assalto di ritmiche frastagliate e in start and stop e melodie metalliche. L’utilizzo di tempi irregolari favorisce l’imprevedibilità della canzone e la rende dinamica di sezione in sezione.  Il brano si apre dopo la metà ad un breakdown smorzato, che favorisce la ripresa di fiato all’ascoltatore prima di venire ancora violentemente malmenato prima della chiusura della traccia. Squisiti assoli iper-melodici intarsiano la traccia diluiti negli passaggi più roventi. È un brano bucherellato da distorsioni vocali in fry screaming su pitch vocale altissimo in congiunzione al growl. Una quantità cosmica di aggressività e brutalità allo stato più puro.

 

Guarda August Burns Red – Invisible Enemy (Official video):

 

 

 

Segue il brano Quake, che conferma ancora il massacro sonoro dei sensi di cui gli ABR sono stati capaci in Phantom Anthem. La traccia colpisce come un martello pneumatico, battendo su tematiche socio politiche nelle lyrics.

 

Coordinates, settimo brano con opening strumentale in melodica malinconica ed evocativa. È nobile e raffinata esecuzione di riffing, con backdrop di violoncello, cimbali, linee melodiche intrecciate al consueto delirante drums pattern in blast. Il cantato accantona la distorsione vocale più vorace per il chorus e si veste di maggiore pulizia su solo grit. Sono ancora urla nefaste nell’unfolding del brano unite a mitragliate senza pietà di riff e blast al centro del brano. Numerosi sono i momenti melodici in chitarra pulita in questa traccia e un epico assolo. Ricca e dinamica.

 

 

 

 

Phantom Anthem è un disco da cardiopalmo senz’aria sul rollercoaster dei suoi brani. Segue con Generations, che torna a sparare a sangue dai primi secondi di composizione. Ci lascia a brandelli con le vocals tra fry screaming altissimo che sfiora il Kvlt qui, e growl medio. Combinazione feroce con l’ausilio di un fantastico low range growl. Mi delizia ritrovare questa distorsione estrema in un cantante. Molto gutturale e di basso registro, macchiato di inhale screaming. La ritmica è super speed cosi come i giri di chitarra, sbrana dalla prima all’ultima nota in 6 infiniti minuti di brano.

 

 

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Float, apre serena e si lancia nella pazzesca chiamata alle armi di percussioni alla velocità della luce e riff sostenuti. Gronda di metalcore all’ennesima potenza richiamando i colleghi del genere inglesi Architects.  Sono urla disperate quelle impiegate con un bel chorus che ne spezza la violenza, molto adatta alla sessione live.

 

L’opening di Dangerous è un tintinnante giro di chitarra pulita, che si spinge dentro al consueto distorto. C’è un intermezzo spagnoleggiante e quasi flamenco con utilizzo di chitarra acustica, che non trova molto senso tra le fiamme roventi della traccia. Brano particolare, ma che mi è scivolato fra le dita.

 

 

 

 

La closer Carbon Copy è la traccia mastodontica di chiusura sin dalla crunch guitar in entrata, come lo fu quella da schianto in apertura. Assoli degni di nota, devastanti breakdown e heavy guitar riff abbracciano anche in Carbon Copy armonie ossigenanti. È il bilanciamento perfetto tra l’essere appagati e il volerne ancora di più. La melodia si infiltra e striscia nell’aggressività brutale di un mondo fatto di cloni.

 

Phantom Anthem è showcase dell’incastro ad orologeria di selvagge distorsioni e melodie labirintiche su testualità impegnate in 54 minuti di massacro sonoro rinchiuso in un disco solido e compatto. Abbiamo ascoltato una selezione di brani che azzannano al collo senza pietà, conferma che in 14 anni di carriera gli ABR sono in grado di lasciare il segno album dopo album, e di essere uno dei migliori metalcore acts in circolazione. 

 

 

 

 

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