AURALIST: debutto d’oro nel progressive metalcore con un album spietato e dinamico, BETWEEN THE DEVIL AND THE SEA.

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AURALIST

 

 

 

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A volte, nei giorni in cui un redattore deve recensire un album mainstream dietro l’altro, capita di imbattersi anche in una quantità copiosa di materiali underground di ottima qualità. È stato il caso di una recente formazione progressive metalcore da cinque, gli AURALIST, proveniente da Copenhagen, Danimarca, con Nico Hansen alle vocals, Rasmus Ipsen e John Petersen alle chitarre, Rasmus Nohr al basso e il batterista Timmi Raaby. Debuttano sulla scena con il primo album BETWEEN THE DEVIL AND THE SEA il 13 dicembre 2019, un lavoro tra le ultime release dell’anno da scoprire.

 

 

 

 

AURALIST. BETWEEN THE DEVIL AND THE SEA.

Overview

 

 

 

Gli Auralist mollano un ottimo album di debutto che ne mostra il talento e la capacità di passare da un soundscape all’altro senza ripetere la formula né sembrare scontati. È un album dinamico, con tracce uniche e dotate di una personalità propria che mettono in primo piano la maturità compositiva. Questa si rivela nella dinamica e in tutti gli elementi che confluiscono nell’heaviness e nel fulcro progressive centrale, a supportare il melodico, l’orecchiabile e l’atmosferico del disco. Episodi di metalcore spietato integrano un numero melodico, uno rockeggiante, e una maggioranza super heavy. Gli Auralist cospargono le tracce di synth per creare scenari drammatici o evanescenti, atmosfere affascinanti o involucri melodici. La strada maestra resta la potenza, dominata dalla perizia tecnica di corde. Breakdown e blegh! a non finire, distorsioni vocali infernali si accostano al cantato pulito, specialmente dei ritornelli virali.

 

Atmosferico. Elettronico. Heavy. Progressive. Con un flair da djentlemen.

 

 

 

 

AURALIST. BETWEEN THE DEVIL AND THE SEA.

Track by track review

 

 

 

Un debutto brillante quello degli Auralist, che arrivano con un disco di caratura tecnica invidiabile. La perizia di corde è messa in vetrina sin dall’opener Failed State, un brano che spacca al porta a calci. Un botta e risposta di mid growl e clean vocals alimenta il duplice aspetto del brano: quello prevalente, infuocato dei passaggi da riffing frenetico e strumentale battente, e quello minore, melodico in manifestazione sul ritornello e sulla divagazione centrale distensiva.

 

Per Digital Misery gli Auralist continuano sulla strada maestra dell’heaviness e aggiungono un elemento supplementare nell’ausilio di sintetizzato. Nel sound ricordano per questo brano una band oltreoceano, i Rise & Resist, specialmente dell’ultimo lavoro Legacy EP. Si tratta di una traccia ad alta contaminazione elettronica dove l’atmosferico supporta con un velo drammatico il groove dell’arrangiamento. Profondo nei bassi quanto nel down tuned (vedesi dal minuto 1,59 il breakdown a rallentatore) il brano sprofonda anche nella linea vocale distorta, protagonista indiscussa. La consistenza elettronica viene mantenuta e ulteriormente esaltata nella successiva Emerald. Il brano è l’antagonismo totale del growl, in forma media o gutturale, ma sempre pronto ad aprire e chiudere le fauci possenti (con adorabile blegh!). Scenico nelle atmosfere eteree create, Emerald è una manifestazione di progressive metalcore sulla frangia della potenza catalizzata dal synth.

 

 

 

 

Certo è che c’è della maturità compositiva nel disco, che mette in vetrina brani variegati. In coda The Lives We Live che del sintetizzato si veste di fascino. Accompagnata da forme arpeggiate colate tra il chug costante di chitarra, la traccia si stanzia tra quelle con orecchiabilità più alta, con catchy chorus e dotate di armonia per gli scenari luminosi di cui è rivestita. L’unico punto a sfavore è il cantato pulito del ritornello, che spinto un po’ troppo oltre lo squarciagola si va a sgranare del tutto. Al contrario avrebbe avuto tutto da guadagnare se fosse stata una combinazione classica di double vocals pulito-distorto. Poco toglie però alla bellezza del brano. Nella seconda sezione, vicino alla chiusura, un passaggio tecnico delizierà i chitarristi in ascolto.

 

Arriva anche un brano da arena rock, Eye Of The Storm, che apre in detonazione rockeggiante e procede sulla strada portando alta la bandiera della potenza, carico sul ritornello dove gang chants accompagnano la linea vocale principale e aizzano l’ascoltatore. Attenzione però, perché l’aspetto progressive non è per niente abbandonato, gloria dell’anthemic chorus. Il brano miscela una quantità di versi puliti e melodico, tanto per aggiustare la quadra di un arrangiamento composito e dinamico.

 

 

 

 

Nelle atmosfere inziali di Inner Hell il pianoforte entra in scena con le tastiere, e fa da preambolo al tanto adorabile fretwork di chitarra, con una reminiscenza di riffing à la Architects e al muro del suono innalzato poco dopo. Il pianoforte resta nel sottofondo del ritornello sognante, un catchy chorus bello in cantato pulito, squisito proprio perché collocato prima o dopo passaggi cataclismici. Occhio al breakdown al 2,43! Il bello degli Auralist, sembra proprio la dinamica compositiva, e come dall’heaviness più massacrante riescano a scivolare sul melodico e viceversa in naturalezza totale.

 

Capaci di cambiare soundscape con la stessa resa, gli Auralist propongono una variazione interamente melodica. Apre in guitar licks lenti e riverberati Rama, accompagnata da uno strumentale minimalista in uno scenario attutito. Si evolve da ballata al melodic metalcore e viceversa restando sul lato della sensibilità melodica e armonica con accompagnamento al piano e interludi essenziali.

 

 

 

 

La title track Between The Devil And The Sea è uno dei brani stand out del disco, capace di aggrapparsi al gradimento dell’ascoltatore sin dai primi secondi per il groove virale. Chitarre rampanti e un tappeto ritmico, cortesia di riffing breve e drumming in doppietta, da sbattere la testa. Grande materializzazione di heaviness ma anche di catchiness, il brano nasconde nel ritornello manipolato elettronicamente il contagio e l’orecchiabilità. Polverizzante, bello e dannato.

 

Guarda Auralist – Between The Devil And The Sea (Official Video):

 

 

Si sa con certezza che ogni brano con titolo Deadweight è sempre un mastodonte del metalcore senza mezze misure. Non fa eccezione la penultima traccia, un adorabile chug costante che viene attraversato da una serie di divagazioni melodiche, ma solo per lasciare che il caos deflagri a venire. High screaming e mid growl, sono la chiamata alle armi dei versi demolitori, e il pulito la potenza del ritornello.

 

Si arriva all’ultima traccia tutto d’un fiato e senza un singolo episodio saltato. Ecco Mother Moon che chiude il disco degli Auralist sulla nota più heavy. Non solo progressiva, ma orientata al djent, la traccia sbuffa costantemente riuscendo a creare una sezione ritmica dotata di una certa capacità di headbanging. Dalle harsh vocals infernali, il cantato glissa sul pulito appassionato e ancora sul ritornello in arena rock vocals, contagioso e virale. Per sigillare il tutto, la coda drammatica del brano arriva con atmosfere buie peste e breakdown a non finire che scivolano sul down tempo più inquietante.

 

 

 

 

Gli Auralist debuttano così, con un album dinamico che consente una traversata sonora divertente e appagante, tenendo l’asticella della potenza sempre al massimo e offrendo tracce poliedriche. Lunga vita a band emergenti come i cinque da Copenhagen, in cui è stato un piacere imbattersi con un album destinato a essere riavvolto.

 

Rating: 9.5/10

Brani suggeriti: Failed State, Digital Misery, The Lives We Live, Inner Hell, Between The Devil And The Sea, Mother Moon

 

 

Auralist –  Between The Devil And The Sea tracklist:

 

1. Failed State

2. Digital Misery

3. Emerald

4. The Lives We Live

5. Eye Of The Storm

6. Inner Hell

7. Rama

8. Between The Devil And The Sea

9. Deadweight

10. Mother Moon

 

 

 

 

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auralist.bandcamp.com

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