AVERSIONS CROWN: tornano con uno Jaggernaut di spietata brutalità, HELL WILL COME FOR US ALL.

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AVERSIONS CROWN

 

 

 

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Gli AVERSIONS CROWN si riaffacciano sulla scena con un nuovo vocalist dopo tre anni dall’ultimo album Xenocide del 2017 e il quarto full-length  HELL WILL COME FOR US ALL in pubblicazione il 12 giugno 2020 tramite Nuclear Blast.

 

La formazione deathcore da Brisbane con Tyler Miller, Chris Cougan, Jayden Mason e Mick Jeffery torna con nove tracce e un’aumentata brutalità, tanto a ricordare senza mezze misure che, a detenere lo scettro o la corona della brutalità, non sono solo soltanto i compatrioti Thy Art Is Murder, o i colleghi Fit For An Autopsy, Suicide Silence, Whitechapel, Carnifex e via discorrendo. Certo è che il quartetto dal pugno di ferro indossa la corona dell’avversione.

 

 

 

 

AVERSIONS CROWN. HELL WILL COME FOR US ALL.

Overview

 

 

 

Gli Aversions Crown mollano un album che cola rancore liquido sull’ascoltatore, scorrendo sulla lama di uno squarciante riffing, travolgendo e mietendo vittime traccia dopo traccia sull’assalto di prepotenti blast beast e sulla sconfinata ostilità di harsh vocals spietate, cortesia di un mastodontico Tyler Miller. Nove brani strutturati, si compongono di sezioni di apertura e chiusura spesso atmosferiche, all’interno di un incastro che in meno di 40 minuti stringe e stritola chiunque sia all’ascolto. Un vero Juggernaut demolitore, con una manciata di sci-fi, scenari evanescenti, innesti blackened e fragilissime linee melodiche che trovano ciascuno la propria collocazione nella transizione fluida.

 

 

 

 

AVERSIONS CROWN. HELL WILL COME FOR US ALL.

Track by track review

 

 

 

Tritacarne o assalto sonoro a scelta, l’album apre da The Soil, con le sue belle atmosfere melodiche e suggestive ai confini dell’epico à la Fit For An Autopsy, presto in evoluzione su una nervosi di corde e pelli. Mai appaiate o quasi, le prime procedono spesso languide e melliflue, le seconde esagitate e inarrestabili. Il drumming è chirurgico, vedesi le mitragliate di blast beats di precisione sovrannaturale in coda.

 

L’introduzione al disco fatta di una texture densa e vischiosa, presto lascia il passo alla seconda traccia Born In The Gutter. Con una serie  di giri di chitarra tormentati sotto allo spietato lavoro di doppio pedale e rullanti, il brano mette in vetrina l’intera pletora del registro vocale di Tyler Miller, supportato da un backup di cori. Dal minuto 1,37 lascia temporaneamente alle spalle la furia ritmica per la creazione di una breve sezione di tappeto ritmico accattivante. Questo si verifica ancora  in sezione di chiusura dopo il breakdown prima di tirare le fila dell’arrangiamento con quegli esili suoni tra l’alieno e il sovrannaturale.  Va menzionato che l’album affronta tematiche legate alla condizione umana, qui gli Aversions Crown discutono della divisione sociale, ricchi e poveri ai due lati della discussione o come nella successiva venga affrontata la perdita dell’innocenza nei bambini.

 

 

 

 

Con un arpeggio stregato, Paradigm incede con una iniziale sfumatura melodica, prima di irrompere nel territorio del technical deathcore. Da notare che gli Aversions Crown usano una otto corde. Un mestiere sopraffino di drumming e costanti evoluzioni nel riffing, consentono l’alternanza del tappeto ritmico. Un brano che si ascolta tra la furia e la finesse delle sue corde, specialmente nella seconda parte, dove i giri circolari sono ipnotici, lasciandosi andare quel tanto su un ritornello bello e dannato.

 

È il momento di Caught In The System. Intrappolati nel sistema, o nella claustrofobia di un riffing tanto serrato quanto l’esecuzione rapace di batteria, qui gli Aversions Crown spalancano le porte alla fuliggine. Sì perché in vetrina c’è del blackened deathcore che cola pece su tutte le pareti. La psicosi si evolve su quelle ritmiche di tipo low and slow, avviluppate dentro a soffocanti involucri neri e senza ossigeno. Del tipo Carnifex per capirci. Il brano si fa lento e abissale nel down tuned e nel crepaccio dentro al quale vorticano i suoi scenari bui, prima di andarsene su un pianoforte decadente.

 

 

 

 

Continua il presagio infausto con l’apertura scenica di Hell Will Come For Us All. Mistura di growl in registro medio e gutturale, il pezzo mastica sulle fauci, gustando la preda con corde languide e flemmatiche. Mai accelerate, sorvolano la carcassa come corvi, mentre il lavoretto di pelli viaggia su diversi tempi. Nella seconda sezione torna il breakdown di tipo low and slow a espandere quelle atmosfere già sconfinate nell’oblio di un arrangiamento del quale non si vede la fine.

 

Ecco qualche secondo di sci-fi o aliencore – passatemi il termine – degli Aversions Crown per Scourge Of Violence. Interamente dinamica, la traccia si contorce su un interessante ritmica e una serie di livellamenti che evolvono dal metalcore sbatti testa al tecnico, a qualcosa come il melodic death. La nota di merito tra diversi stili e soundscapes differenti è la transizione fluida. Poco conta se sia un assalto scavezzacollo di rullante a entrare, un glorioso assolo o un breakdown sussultorio.

 

Non restare intrappolati nel fascino misterioso delle corde orientaleggianti che introducono Hymn Of Annihilation è alquanto difficile. Non diversamente dagli altri episodi di dinamismo, anche questo si svolge su diverse tempistiche. Vicina a riprodurre la marcia di un esercito di anime dannate, e ascoltando capirete perché, il brano si fa coinvolgente sul ritornello e su quei passaggi regolari , con un valore supplementare sul riffing che nella circolarità spiralizza intorno all’ascoltatore finché non resta il solo in evidenza a chiudere.

 

 

 

 

 

Alieni o fantasmi che siano, si muovono eterei attraverso le atmosfere di Sorrow Never Sleeps, che restano nel retro con cori da cattedrale gotica. Diversa ed evocativa, la traccia esce dal perimetro della brutalità indiscussa con una forte componente mistica, fragile negli arpeggi, infausta nel sinfonico sintetizzato.

 

Un introduzione sul filo dell’horror consente al giudizio finale di essere pronunciato. Si chiama The Final Judgement e si snoda tra l’epico e il fiato corto. Sul primo versante i cori, le linee melodiche di chitarra e l’atmosferico, sul secondo fronte la frenesia tecnica. L’album chiude così, sul flusso e riflusso di riverberi con pianoforte lontano, tanto quanto il decadente arpeggio che l’accompagna. Si resta in sospensione spazio temporale all’interno di quel cerchio che era stato innescato proprio ai confini dell’epico nove tracce fa, ora sigillato in eterno.

 

Rating: 8.8/10

Brani suggeriti: Born In The Gutter, Paradigm, Scourge Of Violence, Hymn Of Annihilation, The Final Judgement

 

AVERSIONS CROWN – HELL WILL COME FOR US ALL tracklist:

 

1. The Soil

2. Born In The Gutter

3. Paradigm

4. Caught In The System

5. Hell Will Come For Us All

6. Scourge Of Violence

7. Hymn Of Annihilation

8. Sorrow Never Sleeps

9. The Final Judgement

 

 

 

 

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