Bellum ferox infernum invocat. I BLACK MOTEL SIX.

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La guerra feroce, invoca l’inferno.

 

 

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Avete presente un cingolato da combattimento della seconda guerra mondiale? Uno di quei carri armati blindati delle forze armate di terra. 

 

Aggiungeteci una rivisitazione della corazzatura con grancassa e rullante da robusti blast beats, sospensioni a barre di torsione su manico e corde capaci di impavide basslines, armamento offensivo da riff impetuosi con sonorità da teeth-grinding, che libera il fuoco montando una mitragliatrice con vasto munizionamento di distorsioni vocali brutali degne di diaframma di ferro.

 

 

Black Motel Six. La prima offensiva.

 

 

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Ho avuto occasione di assistere per la prima volta al concerto dei Black Motel Six come opening act dei Lacuna Coil, lo scorso 1 Agosto 2017 a Treviso, al Suoni di Marca Festival. Si è trattato di un must-see live act, appartenente alla militia degli spettacoli belligeranti di rare band che come questa sanno mettere a ferro e fuoco un palco. In quell’occasione i Black Motel si sono trasformati in uno Juggernaut che ha preso il pubblico d’assalto.

 

Nello scambiare due chiacchiere con il lead singer di questo esercito dall’artiglieria pesante, ho trovato umiltà, totale trasparenza e volontà di ferro nell’essere se stessi fino in fondo. Il tutto cucito sul petto di una passione ribollente per la musica, esplosione di emozioni forti, di moti che aggrovigliano l’animo finché essa stessa non diventa il veicolo ideale per la loro manifestazione esteriore. Li abbiamo voluti conoscere meglio. Meritano.

 

 

Black Motel Six. Chi sono.

 

 

La formazione corrente, che ha avuto origine a Roma, dispiega: Emanuele Calvelli al basso, Alessio Brancati alla batteria, Stefano Calabrese alle vocals, Marco Zuzolo e Andrea Angelini alle rispettive chitarre.

 

 

Black Motel Six. For a Long Time EP.

 

 

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Un sound talvolta macchiato di scuro, che si evolve direttamente dal trash metal e sfocia nella sua contaminazione groove sulla scia di band che essi stessi enumerano tra Sevendust, Machine Head, Pantera, Down, Korn, Killswitch Engage.

 

Su questi brani i Black Motel Six propongono vocals devastanti e rabbiose che spiralizzano intorno a distorsioni vocali prevalentemente growl e sanno sapientemente scivolare nella controparte melodica in diluizione osmotica sulle sei tracce. Ritmiche meticolose di una precisione clockwork su riff ardenti. I brani sono di solida coesione dovutamente ad un cemento fondamentale: la tecnica strumentale considerevole, a livello individuale, come pure nell’ensemble.

 

 

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For a Long Time apre il sipario con Never Enough che uncina l’attenzione all’istante e uno screaming appoggiato in lunghezza, brano dal sapore trash su riff taglienti come rasoi. The Fool al sapore di Machine Head. Until I’m Gone con una ritmica incalzante e che spinge irrefrenabilmente all’headbanging sin dall’attacco.

 

Stone In The River, un brano ricco e bellissimo che mi ha fatto perdere la testa con vocalità post grunge in apertura su arpeggio, sfiorando i Creed,  esplode nella parte centrale alla Corey Taylor negli Stone Sour, si allunga su sonorità nu metal. Uno dei grit nella voce che mi piace di più, screaming, breve sussurrato, backing vocals altrettanto distorte, ritmiche in evoluzione quando il caos si placa creando atmosfere di sospensione per poi riprendere fuoco.

 

Low Life bellicoso ed impulsivo. Mosquito un altro brano da audace ritmica in chiusura.

 

Un EP che ha gettato il tappeto rosso ai piedi dei Black Motel Six, ne ha preparato la traversata verso sonorità ancora più blindate, maggiormente mature e personali verso un perimetro d’identità più delineato nel full-length album successivo.

 

 

Black Motel Six. Everything In Its Place LP.

 

 

Everything In Its Place è l’esplosione di napalm degli acidi di cui già era cosparso For a Long Time. I Black Motel Six ritornano più dannatamente potenti che mai, guerrieri con i denti serrati, e tra l’altro uno di loro, è davvero un combattente di MMA.

 

Il secondo masterpiece in studio della band capitolina riversa il suo groove metal liquefatto su dieci tracce, compone forme geometriche e le incastra nella perfezione tecnica e sonora. Se non avete visto la geniale copertina dell’album, guardatela.

 

Ogni cosa al suo posto.

 

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Il brano di apertura On My Wounds è un brano da super blast beats sui quali la band si lecca le ferite strizzando gli occhi e guardando l’ascoltatore dritto nelle pupille, death vocals sul cui refrain è impossibile non cantare in chorus. Sulla successiva Scream il true ogre in Stefano si strappa la camicia ed esce fuori in screaming, cantanta tutta in rasp vocals mi ha lacerato la pelle, un profondo low growl gutturale e un ritornello memorabile.

 

 

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Handful of Dust gran bell’intro nella ritmica e riff geniali da capogiro, vocals strappate dalle corde vocali di Sully Erna dei Godsmack, delizia addirittura di voce di testa e una timbrica clean and clear inaspettata e sconcertante. Pezzo strumentale dal terzo minuto in poi degno di alta elevazione tecnica di drums e chitarre, ancora impeccabili in ogni pattern e riff. A questo punto di confusione totale di timpani per certe sonorità, non si può che seguitare l’ascolto chiedendosi: Ma che roba sono i Black Motel Six?

 

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Through a New Phase, pezzo dinamico e che ha una maggioranza di cantato pulito rispetto al resto del disco in dispersione nelle distorsioni più contenute. Brano che libera la timbrica più bella di Stefano in voce piena. Che dire, pezzo da promuovere mediaticamente, davvero orecchiabile.

 

Segue Everything in Its Place. Arpeggi suggestivi e una certa poetry nella dolcezza del cantato, esecuzione strumentale e backing vocals con anima in vista dei Black Motel Six, prima di riavvolgersi in un mantello nero e cospargersi di benzina, e io me lo canto in sing along. GN’R che scivola verso la conclusione, trascina a fondo con riff di chitarra assurdi e prepotenti su drums scatenate durante tutto lo svolgimento del brano.

 

Shame on You è un eccellente brano di chiusura. Anche se non siamo adepti alla fonazione tecnica delle distorsioni vocali, siamo irrimediabilmente spinti a cantare “Shame on you, shame on you, shame on you” in chorus.  Brano che lancia una corda intorno agli altri brani e tira il cappio a stringere il disco intero perché include tutte le tecnicità di cui abbiamo disquisito e le sonorità di una band tanto incursiva.

 

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Mai avuto un onore cosi grande di recensire una band autoctona di questo spessore e i loro prossimi live acts sono da inserire nella to-do list perché come strappano l’anima del pubblico e la portano sul palco a morsi, nessunaltro. E se la guerra feroce invoca l’inferno, mi ha trascinato tra le fiamme con loro.

 

 

Recensione tecnico strumentale a cura di Adriano Pigna:

 

 

Le canzoni mi ricordano molto le ritmiche dei Pantera, riff semplici e diretti ma con un impatto molto incisivo, in grado di dare ai pezzi un groove pazzesco. Soprattutto si incastrano alla perfezione con gli altri strumenti e con la voce. Globalmente emerge proprio la cosiddetta economia del pezzo, a convogliare una sensazione di compattezza e di bilanciamento. Sicuramente c’è l’utilizzo di chitarre a 7 corde o a 6 corde accordate in SI, data la maggior parte del riffing che volge proprio intorno al SI basso. Riescono a mentenere una buona definizione di suono delle note singole anche a basse frequenze. Noto l’utilizzo di una Gibson e Paul Reed Smith guitars, che sono chitarre versatilissime, utilizzate da Santana ad Alter Bridge a Periphery, dunque mi viene spontaneo associare l’esecuzione da paura anche a questo. Si tratta di un’esecuzione potente, diretta e molto pulita.

 

 

Sono onorata di ospitare una recensione tecnica da parte del fenomenale chitarrista Adriano Pigna. Per sapere di più su di lui, sbirciate nel suo music background:

www.sickandsound.it/meet-my-editors

 

 

 

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I Black Motel Six sono nei nostri player Video of The Week con il brano On My Wounds, Song Of The Week con Handful of Dust e faranno parte della Top 10 Songs of the Week con Shame On You in uscita il 21 per la quarta settimana di Agosto:

 

 

 

 

Per tutte le recensioni e gli articoli disponibili sui BLACK MOTEL SIX di SICK AND SOUND:

www.sickandsound.it/category/artists/black-motel-six

 

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