BETRAYING THE MARTYRS. THE RESILIENT. La resilienza del metalcore sinfonico tra fiamme e atmosfere.

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BETRAYING THE MARTYRS.

Soundscape, lineup, discografia

 

 

 

 

La scena francese si sta impegnando a dare alla luce band che sono di punta del panorama –core, ricordiamo i parigini Novelists di cui siamo seguaci. Di notevole spessore e degni di altrettanta attenzione sono i Betraying The Martyrs, un outfit metalcore, metalcore sinfonico, e deathcore dalla stessa capitale francese in attività dal 2008. Il lineup corrente include membri francesi e inglesi: Aaron Matts alle harsh vocals, Victor Guillet alle tastiere e voce pulita, alla chitarra ritmica Baptiste Vigier e quella solista Lucas D’Angelo, al basso Valentin Hauser e il batterista Boris Le Gal. La discografia dei Betraying The Martyrs include tre album in studio: Breathe in Life del 2011, Phantom del 2014, e l’ultimo album The Resilient del 27 gennaio 2017 in release tramite Sumerian Records. Tra i loro lavori anche un EP: The Hurt the Divine the Light del 2009.

 

 

 

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BETRAYING THE MARTYRS. THE RESILIENT.

Overview

 

 

 

 

The Resilient è il terzo lavoro dell’outfit metalcore parigino, nel quale è stata introdotto un uso maggiore di linea vocale in clean rispetto agli altri album, favorendo uno scivolamento più marcato nel metalcore rispetto al deathcore e progressive del quale si erano investiti pesantemente in passato. L’album è vetrina di atmosfere create grazie al melodico intriso di inquietudine, senza risparmiare l’heaviness che è il marchio a fuoco di questa band. Questa fusione è messa in atto attraverso l’uso di arrangiamenti orchestrali e sinfonici. Ci sono brani che accolgono sezioni di pianoforte struggente e brillantemente intrecciato allo strumentale da metal più polverizzante. Ausilio di archi, tastiere, synth a creare immagini e atmosfere visive a partire dalle note. Si tratta di un album consistente negli elementi prescelti e molto compatto nel sound senza virate sperimentali. Intenso ed espressivo, viaggia su testualità mature e impegnate sulle labbra di distorsioni vocali mostruose di Matts e l’armonia del cantato pulito di Guillet.  I Betraying The Martyrs continuano a guidare il loro timone nella stessa direzione, e durante la traversata raccolgono elementi di pura bellezza dal flusso e riflusso della musica che impavidi attraversano e li riversano nella loro terza creazione. THE RESILIENT.

 

 

 

 

 

BETRAYING THE MARTYRS. THE RESILIENT.

Track by Track

 

 

 

 

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Guarda il video ufficiale di Betraying The Martyrs – Lost Words:

 

 

Take Me Back è una traccia dove il piano e la chitarra solista sono rifulgenti. Un pezzo che apre in linea vocale clean and clear e pianoforte, ma lascia subito il passo alla ferocia delle distorsioni vocali e la furia massacrante dello strumentale anche grazie ad effetti epici aggiunti nel retro. La miscela del melodico è proporzionale al massacro sonoro in evidenza nella serie di break down strumentali che si aprono dal minuto 2:13 di sola voce pulita e sbranamento successivo in distorsione.

 

 

 

 

Un crescendo nel giro di chitarra con percussioni attutite da guerra punica aprono la traccia The Great Disillusion. Un pezzo con un lavoro di corde squarciante assieme ad drumming tecnico e tellurico che ne crea il passo accelerato di base. Un meraviglioso e sognante break down apre alla calma ma per solo per un istante. Sono numerosi gli elementi atmosferici e synth che si ritrovano in tutti i brani e che sono corredo del sound di questo ultimo album dei Betraying The Martyrs, e se siete fan di band come i Veil Of Maya ne ritroverete simili elementi da suspance e pathos oscuro. L’associazione vocale Aaron Matts e Victor Guillet è superba, concede quel tanto di riossigenazione nei brevi istanti di linea vocale pulita e lacera sulla brutalità delle sue harsh vocals.

 

 

Guarda il video ufficiale di Betraying The Martyrs – The Great Disillusion:

 

 

Il lavoro di corde nell’album è predominante, vigoroso e in evoluzione costante dà sfoggio del talento dei propri chitarristi in tracce come Dying To Live. Questa è una traccia che già dal primo solo minuto di esecuzione può essere inquadrata. Apre evocativa in keyboards e numerosi elementi sintetizzati, tintinnio e cori eterei in crescendo. I guitar riffs sono affilatissimi, stoppati, reboanti, rapidi e regalano istanti di gloria delle chitarre insieme alle compagne di corde grosse, che conferiscono molta profondità nei bassi. Vi segnalo la sezione di chitarra solista che si apre dal secondo momento con assolo degno di nota. Il ritornello è talmente coinvolgente da essere in grado di smuovere una massa intera di fan in visibilio ed headbanging davanti ai Betraying The Martyrs. Ascoltate quello che dal 2:50 sono state capace di fare le chitarre, isolerete un giro melodico circolare che cattura l’attenzione senza fronzoli e il riffing stoppato che se lo mastica nel frattempo.

 

 

 

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L’album è imperniato su una tematica che è quella dell’unità del popolo francese, allargata anche a livello globale contro gli attacchi terroristici, riflessi dalle testualità scelte per i propri brani. Nella traccia The Resilient, i Betraying The Martyrs cantano:  “They’ll never break us down. No, we stand strong” . Non a caso la traccia apre con fanfara apocalittica di guerra, e sonorità tipiche da soundtrack di film belligerante. In questa traccia la mitragliata hardcore della ritmica è esplosiva. Ci sono istanti in cui le percussioni prendono a fucilate nei blast beats, mentre il riffing altrettanto tenace e animoso dispiega la sua controffensiva. Le death vocals sono in discesa vertiginosa nel gutturale, scosse dal cantato pulito e backing vocals che sembrano quelle di un’orda in marcia nel ritornello che è ancora orecchiabile. Fantasia di corde in lungo assolo dal terzo minuto prima di un break down senza il quale il metalcore dei Betraying The Martyrs non potrebbe essere lo stesso.

 

Guarda il video ufficiale di Betraying The Martyrs – The Resilient:

 

 

Unregistered apre in guitar riff distortissimo e veloce, tanto quanto la ritmica battente alla batteria che prende a pugni per tutto il brano. Linee di basso vibranti e molto plumbee con momenti di pesante bass slapping si infilano nell’arrangiamento ricco e infuocato. La traccia è chiaramente inferocita e violenta, il riffing è pesantissimo e spinto al massivo della heaviness, grazie anche alla voce distorta. Il ritornello si beve la voce pulita, senza eccezione. L’outro del brano è sfumatura e diminuendo dello strumentale nel volume, che poco a poco va ad affievolirsi lasciando solo il tintinnio delle tastiere effettate.

 

 

 

 

La tematica della resilienza agli attacchi terroristici ritorna nel brano Won’t Back Down, dove il riferimento al rifiuto della resa è evidente già dal titolo, mentre nel corpo del testo si ritroverà il fraseggio: “Won’t back down. We won’t back down. We stand united as one and forever. We won’t back down. You ain’t so clever when we stand together”. In Won’t Back Down prende piede anche una variazione consistente nella ritmica che permette al brano di investire una veste più drammatica, anche grazie alle lyrics mature. È un brano che apre con pianoforte e tanto di archi che trascineranno l’intero pezzo a conferire un aspetto dolce amaro in contrasto alla rabbia che urla nello strumentale e con la voce sul songwriting. Il ritornello è quello di linee vocali multiple in piedi a battersi il petto, dopo essersi rialzate dalle ginocchia ancora sanguinanti e senza più ombra di paura negli occhi.

 

 

Guarda il video ufficiale di Betraying The Martyrs – Won’t Back Down:

 

 

Dis(Connected) è una traccia hardcore che apre in percussioni eseguite alla velocità della luce e uno screaming appoggiato in lunghezza. Apre e chiude le fauci nei giri di chitarra incalzanti e martellanti. Tastiere che hanno tutto l’aspetto di organi elettronici alquanto horror cospargono elementi tetri nel brano grazie anche ad effetti sintetizzati nel backdrop, ancora sinfonici,  corali e archi. È un brano che contiene una prevalenza di harsh vocals ostili e in diversi passaggi lunghe nel mid range growl.

 

Un carillon di tastiere ad alta tensione sembra aprire Behind The Glass, brano bellissimo e intriso profondamente di orchestrale. Chitarre reboanti e sferraglianti accendono il vigore della traccia quanto il cardiopalmo delle percussioni in blast mentre le tastiere corrono in scale alte, specialmente nel chorus dove sono in primo piano. Faccio notare la sezione dal minuto 2:51, dove il basso rintocca ignorante con l’elettrica prima di chiudere un brano variegato e stupendo.

 

 

 

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L’intro di Waste My Time ha un crescendo di batteria velocissima e giri di chitarra distorta a basso volume. La traccia è rovente ma incentrata su un pianoforte di fondo che guida l’arrangiamento principalmente sussultorio in varietà di growl medio, basso, fry screaming, clean and clear quanto un bel pandemonio di chitarre e bassi rombanti.  Al centro del brano c’è una breve sezione sfrenata di percussioni, che rientra poi nei margini del piano, perla del pezzo, e dell’andamento principale.

 

 

 

 

Non a caso il prossimo brano in coda si chiama Ghost. Ecco qui un altro carillon di tastiere elettroniche su note alte con sonorità da infestazione di spiriti e casa diroccata. Sulla scia della precedente, la composizione è trapuntata dalle tastiere di fondo che sono in variazione di arrangiamento nel pezzo e si associano all’orchestra sinfonica. L’anthemic chorus è veste del ritornello memorizzabile e ultra orecchiabile, non vi sorprendete se vi ritrovate a cantare anche voi: “You’ll always be a ghost to me, I swear we’ll be even one day, You’ll be nothing but a ghost to me, Won’t see no pain in my eyes, To me you’re dead inside, Now I see you’ll never mean anything to me, I’ve got just one thing to say, I swear we’ll be even one day.” Un intermezzo di solo pianoforte malinconico e stregato apre al secondo minuto e assorbe gli archi, mentre i cori fanno la loro comparsa spettrale. Il pezzo ha un alto grado di coinvolgimento.

 

Ascolta la release audio ufficiale di Betraying The Martyrs – Ghost:

 

 

La traccia closer Wide Awake assolve alla sua funzione di chiusura con le features più orientate alla heaviness dei Betraying The Martyrs. Include tutti gli elementi sinfonici e ambience riverberato delle precedenti con groove tenace e in grado di trainare con forza l’arrangiamento. Ci sono mitragliate allucinanti nei blast beats e una fusione di cantato pulito e distorto proporzionale.

 

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Lost For Words, The Great Disillusion, The Resilient, Won’t Back Down, Behind The Glass, Waste My Time, Ghost

 

 

 

 

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