BLEED FROM WITHIN. ERA. Il mostruoso metal groove che torna a squarciare senza pietà.

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BLEED FROM WITHIN.

Bio e discografia

 

 

 

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I BLEED FROM WITHIN sono un outfit deathcore melodic death metal scozzese, in attività dal 2005 dove si sono formati a Glasgow e attualmente nel roster della Century Media. La lineup include: Scott Kennedy alla voce, Davie Provan al basso, Craig “Goonzi” Gowans,  Steven Jones alle chitarre, Ali Richardson alla batteria. I Bleed From Within hanno quattro album in studio alle spalle: Humanity del 2009, Empire del 2010, Uprising del 2012, Era del 2018, e tre EP: In the Eyes of the Forgotten del 2006, Welcome to the Plague Year del 2007, Death Walk del 2014.

 

 

 

 

Dopo un intervallo di silenzio lungo cinque anni i Bleed From Within tornano con ERA, la nuovissima release in pubblicazione il 6 Aprile 2018 tramite Century Media Records. Un’attesa agonizzante, ma che ne è valsa interamente la pena. Destinati a scalare le vette del genere fra le band mainstream più iconiche negli States dall’uscita del loro ultimo disco, Uprising, sono stati accostati alle sonorità dei Lamb Of God, avvicinati a leggende quali i Pantera da quando hanno introdotto un monster metal groove e i Machine Head, o ancora ereditieri della stessa ferocia dei Decapitated.  SICK AND SOUND ha recensito ERA per voi.

 

 

BLEED FROM WITHIN. ERA.

The havoc is back.

 

Recensione traccia per traccia

 

 

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Un’apertura gustosa agli amanti del genere. Ecco che incede un brutale cantato infuocato sul growl medio e una sostenutissima sezione ritmica che corre in follia sonora, Crown Of Misery. La velocità di esecuzione del brano è impressionante quanto la tecnica che l’accompagna. Una sezione centrale evidenzia le spesse linee di basso, mentre per il resto del brano sono associate al lavoro di corde feroce da capo a piedi. Scott Kennedy è un esemplare cantante in grado di offrire istanti di fuoco all’apice della violenza dello screaming senza perdere compattezza vocale nella transizione verso passaggi orecchiabili tra pulito e graffiato nei chorus. Non c’è linea vocale pulita in Crown Of Misery, ma il ritornello si appoggia su un arrangiamento molto accattivante che si prova comunque a ricantare. Questo è un pezzo da ferro e fuoco e indubbiamente da mosh pit massacrante.

 

Guarda il video ufficiale di Bleed From Within – Crown Of Misery:

 

 

Un pezzo che spintona muscoloso per tutta l’esecuzione, Cast Down. In questo pezzo c’è della reminescenza dei Trivium senza dubbio. Molto sussultorio spinge all’headbanging nel martellamento di cordofoni, soprattutto corde spesse, e blast beats prepotenti. Un assolo favoloso è accolto dalla seconda sezione in dirittura d’arrivo prima e dopo due passaggi spaccaossa. Un pezzo che si mostra molto brutale in superficie, con una sottile linea melodico-epica dovuta alle chitarre nel fondo dell’arrangiamento.

 

 

 

 

Afterlife è stata una traccia estratta prima dell’uscita dell’album, che reputo un pezzo forte. É in grado di aggrappare l’attenzione e il gradimento totali sin dall’ingresso in binomio percussioni-chitarre, quando l’alternanza mordace fra le due parti getta le premesse al successo del brano. Accattivante, scoppia in un groove massiccio che viene a picchiare come un ossesso all’ascolto mantenendo un alto grado di orecchiabilità. Brillante la sezione di giri in start and stop nutriti dal genere -core dal minuto 3,05 dove il tripudio di corde dà il meglio insieme all’incastro a cubo di Rubik col batterista Ali Richardson. Una nota di merito va alle testualità e al catchy chorus che scuote avanti e indietro suscitando un irrimediabile sing along:

 

Repent, it’s a revolution, believe in me, the world I’ve seen is filled with greed, they say there’s nothing in the afterlife. Repent, It’s a revolution to set me free, the world I’ve seen is not for me, no there is glory in the afterlife”.

 

Guarda il video ufficiale di Bleed From Within – Afterlife:

 

 

In arrivo una chiamata alle armi, dove viene smossa una folla intera nell’anthemic chorus cucito a vivo dalla melodia strumentale, Shiver. Si tratta di un brano con una certa quantità di energia intermittente. I pre-chorus sono tutti preannunciati da un giro melodico di chitarra in ingresso che aprono alla ripetizione corale destinata a coinvolgere in toto il pubblico. Non mancano batteria in blast e riffing super stoppato alla Parkway Drive a trapuntare l’arrangiamento. Forse il pezzo più melodico del disco, ma non da intendersi minimamente come quello pulito dalla distorsione o meno aggressivo nello strumentale. L’arsenale dei Bleed From Within è ancora bello carico.

 

 

 

 

Inquietante chiusura di Shiver quella che in verità sta a preannunciare la seguente distruzione sonora di Bed Of Snakes. Con qualcosa come una chitarra acustica in parallelo all’elettrica pulita in evidenza accompagnata da effetti sintetizzati oscuri. Si tratta del termine in sfumando di questo brano allacciarsi conseguenzialmente alla traccia successiva. Appena premerete play per Bed Of Snakes non vi saranno lasciati istanti di curiosità o riflessione. Il pezzo apre al massimo del mid range growl ostile con un furioso accompagnamento da parte di Ali Richardson e un nevrotico lavoro di chitarra elettrica. Il brano assurge da flussi e riflussi di un tappeto ritmico frenetico e istanti in cui rallenta per farsi più regolare. Una performance vocale ancora perfetta con discese negli abissi del gutturale. Il brano adotta una veste sinistra e oscura nei giri di chitarra in grado di conferire notevole disagio per tutto il brano. Break down di piombo spaccano l’arrangiamento. Un brano infernale e meno orecchiabile, senza un ritornello memorabile e un rampage da apertura a chiusura.

 

 

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Non c’è nessun limite ai territori nei quali i Bleed From Within per esperienza e maestria nel domare a puntino la propria musica possono spingersi. Capacità testimoniata dall’eccezionale  I Am Oblivion Pt. II . Una traccia bellissima che si introduce con un arpeggio stregato in esplosione su groove virale e un affascinante guitar lead che pennella di tenebroso ma incantato la traccia. Per tutta l’esecuzione l’effetto reboante di chitarra-basso echeggia nel cranio. La linea melodica è qui marcata regalando alcuni momenti di fascino oscuro nel ritornello e non solo. Un pezzo eccezionale tra istanti aggressivi e sezioni più misteriose e suggestive con una forma vicina al pulito nei pre-chorus e un ritornello in numerose linee vocali che vanta di essere coinvolgente. Rievoca esattamente la visione di un’orda di esseri non-morti a cantare con Scott.

 

 

 

 

Martellante e dal passo accelerato la successiva Alone In The Sun. Un bel blocco granitico di heaviness che qui ospita vocals clean and clear come in rari casi nel disco sono state ascoltate. Bello il giro funesto di elettrica a fondo dell’arrangiamento che tende a essere isolato dall’udito, torna circolare. Break down robusti e sezioni melodiche di chitarra nei ritornelli prima di lanciarsi nel groove che insiste a battere più forte. Un epico assolo gustoso splende in gloria vicino al terzo minuto e mezzo nell’accostarsi alla fine.

 
L’incalzante Gatekeeper ospita dei chorus ancora pensati per la massa in linea vocale pulita e multipla, parva scintilla nella ferocia predominante del brano arricchito da un effetto sinistro dovuto alle chitarre.  Un pezzo tosto ma che non resta a lungo nella memorabilità dell’album.

 

 

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Crunch guitar con forte effetto di ritardo in crescendo nel volume per Ruina. Un riffing stoppato in superficie crea una texture stregata e quanto mai contemplativa per l’introduzione del penultimo brano. Il pezzo è in grado di far pestare pesantemente i piedi dal minuto 1,46 dopo un preambolo alquanto tedioso, si fa incalzante alla batteria. Una sottile linea melodica è cucita anche qui nello sfondo su reminescenza dell’apertura. Attenzione perché dal minuto 2,32 la sezione ritmica cambia completamente aprendo a una sezione strumentale interessante con assolo finale.

 

Alive è la traccia closer e un altro pezzo forte del disco. Tripudio di guitar riff breve e rapidissimo, quanto successivi arpeggi ultra veloci e accompagnamento battente di percussioni in apertura. Un successivo stridente giro di corde apre al cantato rancoroso quanto a un’esecuzione frenetica di tutto lo strumentale. Il giro breve in apertura resta per tutta l’esecuzione nel backdrop se l’ascolterete bene, come pure la sorellastra di corde elettriche pungente e perforante torna circolare. I Bleed From Within chiudono con l’headbanging e il tasso più alto di coinvolgimento dei brani dalla versione da stadio in Era. In conclusione di un album da metal incendiario, si stamperà nella memoria il fraseggio:

 

Weakness in me, I wear on my sleeve, offer your true light to the world, weakness in you, a taste of the truth, this mask you wear will slip away, and all will become clear”.

 

 

 

 

Il disco si chiude con Alive, ma se volete un’ulteriore chicca, include due bonus tracks: State Decay e Drag You To The Ground. State Decay riprende il vibe della traccia di chiusura, con un accesso in chitarra acustica ed elettrica misterioso ed evocativo. Un gran bel pezzo davvero che esplode come una bomba atomica dopo la camera vestibolare costruita su ritmica nervotica e follia da doppio pedale quanto la ferocia vocale cara alle corde vocali dei Bleed From Within. I break down sono di un plumbeo unico e nella potenza evocata il brano si merita in pieno il ruolo di traccia bonus. Segnalo la seconda sezione del pezzo che accoglie tutti gli elementi da capogiro della formazione scozzese al vertice della tecnica e del deathcore più accattivante per chiudere su accompagnamento in sola chitarra acustica. Non c’è fill né pausa al massacro sonoro, neanche nei materiali extra. Questo vale anche per Drag You To The Ground che incontrerà gradimento totale sin dall’introduzione. Un pezzo psicopatico nell’andamento ritmico, mentre le chitarre risplendono sulla superficie e all’interno. Vi piacerà quel giro di elettrica nel ritornello che sgomita per venire in primo piano. La canzone si spezza dal minuto 2,31 e crea un forte effetto suspance e tensorio, che preannuncia proprio il caos finale. Arriva a esplodere come un’attacco nucleare senza pietà. Una bomba.

 

Ecco come si torna dopo 5 anni di assenza.

 

 

Rating: 9/10

 

Brani suggeriti: Clarity, Crown Of Misery, Afterlife, I Am Oblivion Pt. II, Ruina, Alive

 

 

 

 

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