BLOODLINE. INSOLENT. Pericolo: Emozioni umane estremamente infiammabili.

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BLOODLINE.

Bio e lineup.

 

 

 

I Bloodline hanno pubblicato il proprio album di debutto il 23 Marzo 2018 in release indipendente, INSOLENT. Sono un outfit da Dallas, Texas, in attività dal 2014, che nonostante la breve vita ha percorso grandi passi nella scena statunitense collocandosi nel genere alternative metalcore a partire dal primo III EP e una serie di tour con band appartenenti alle frange più dure del metalcore e deathcore come The Faceless, Bad Omens e Kublai Khan. La formazione include: Joseph Todd alle vocals, Matt Dierkes alla batteria, Jake Jones al basso, Titus Kirby alla chitarra.

 

 

 

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“This collection of songs is what I’ve been trying to write for years, and I finally feel like I’ve been able to capture and encompass what I’ve been feeling. The idea of someone extremely important, entering, and exiting your life repeatedly. A revolving door of human emotions.” Joseph.

 

“Bloodline isn’t meant to be just a band, it is meant to be a collective of creative minds”. Joseph.

 

 

 

 

BLOODLINE. INSOLENT.

La porta scorrevole sulle emozioni umane e il caos ordinato.

 

 

 

Un disco che si zavorra a fondo dell’esperienza personale, aspro e sprezzante. Aggressivo ma composto e inquadrato in una rivolta diplomatica contro il controllo e l’assoggettamento specialmente riferito a una relazione sentimentale manipolativa. Rompe le righe del metalcore e si spinge oltre cospargendolo di elementi assorbiti dall’hardcore e una variegatura di metal, dal groove al nu. Con sufficienti elementi incendiari atti a scatenare nel mosh pit dei brani più tosti una guerra mondiale. Avete capito di cosa parlo: break down selvaggi, distorsioni vocali scorticanti, riffing squarciante e lavoro alle pelli brutale. A fondo degli arrangiamenti c’è quel tanto di synth e sottile elettronico a conferire un aspetto a volte più oscuro o sinistro ai brani, accanto alla grande maggioranza dei chorus ricantabili che fanno da frangifiamme ai passaggi più impetuosi.

 

 

 

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BLOODLINE. INSOLENT.

Track by track

 

 

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“I found myself without your help. I’m free from your hold. 
I found myself without your help. I’m free from your hold on me.”

 

 

Guarda il video ufficiale di Bloodline – Insolent:

 

 

 

No Way Out, è un brano frenetico e a velocità sostenuta dove l’hardcore bussa maggiormente. L’arrangiamento è lancinante sugli affilatissimi giri di chitarra stoppati e un incalzante incedere di blast beats. Il brano incoraggia un headbanging istantaneo e fa scoppiare un certo pandemonio. Il basso nel pezzo rintocca pesante e spintona prepotente. Non sorprendetevi se vi ritroverete a cantare con i Bloodline sulla ripetizione di: “No way out”.

 

Un synth elettronico catalizzatore di inquietudine è quello in ingresso sulla successiva N.S.T.B., una delle tracce più tenaci del disco. Nel retro di un arrangiamento altamente incandescente sono cosparsi una serie di elementi eterei e atmosferici alla Veil Of Maya, in grado di far calare sul pezzo un velo oscuro. Sinistro e potente nell’energia, il brano si dimena vocalmente sul mid range growl talvolta appoggiato in lunghezza lacerante. Distorsione che tra le fauci mastica le corde spesse e fine in pulsazione sincrona. Come in altri brani del disco si ritrova qui un’alternanza dinamica di scream e sing-along. I punti a favore del pezzo includono anche eccezionali break down che schiacciano le ossa del brano e lo sferragliamento di giri di chitarra brevi sapientemente combinati a linee di basso polverizzanti.

 

 

 

 

Self Diagnosed è un pezzo sulla linea aggressiva delle precedenti e variazione ritmica, subisce quindi accelerazioni e rallentamenti. Un lavoro forzuto alle pelli. Break down sismici e plumbei si intervallano tra gli istanti rapidi e più lenti della ritmica; segnalo quello in chiusura dove il lavoro di chitarra e basso acchiappano, poi strapazzano in avanti e indietro l’ascoltatore. La linea adottata è ancora d’assalto sonoro finalizzata al caos, che raggiunge un apice di orecchiabilità nel chorus, perchè in grado di trascinare con coinvolgimento sul ritornello.

 

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Guarda il video ufficiale di Bloodline – Faded Memory:

 

 

 

Chiamatela electrocore, chiamatela intro metalcore con elementi sintetizzati, quello che volete. È cosi che apre il brano in coda di Insolent, Lifeless. Un giro melodico e molto sinistro quello che cuce il sottostrato del brano e splendore nella voce ancora clean and clear in convivenza con la distorsione. Lifeless è un pezzo emozionale intrecciato sulla tematica della morte e legato all’esperienza personale di Joseph e la perdita del fratellino. Apocalittico nell’arrangiamento, non risparmia l’assalto sonoro spietato che i Bloodline hanno messo in atto finora, ma regala anche qualche spiraglio melodico nel ritornello.

 

“This song is for my little brother Alexander. Born on March 21, 2005, several weeks premature, he passed away shortly after on April 30, 2005 due to a congenital heart disease called hypoplastic right heart syndrome. I wrote this song as an open letter to my brother about what dealing with his death was like for me. Alexander is my motivation and I try to live my best life for the two of us but this song isn’t just for us. This song is for anyone that has lost a loved one too early. I hope you can find peace and growth in loss.” Joseph.

 

 

Guarda il video ufficiale di Bloodline – Lifeless:

 

 

 

Born to Lose è una traccia incalzante e adrenalinica. Il lavoro di basso è notevole nel brano a stabilire un andamento tosto ad incastro ad orologeria con l’elettrica. Nel backdrop uno strato evanescente si distende a fondale oscuro della belligeranza in primo piano. Nella seconda metà del brano troverete il tripudio dei blast beats, e un preambolo che apre al minuto 3:20 a uno dei break down più marcati e impetuosi dell’intero disco. Cattiva e arroventata senza particolari accelerazioni, la traccia mantiene un passo cadenzato e apocalittico, chiudendosi in stridore e delay prolungato con qualche elemento elettronico di voci in eco spettrale .

 

 

 

 

Corde fine e grosse si vantano introducendo il brano Stress Case. I giri di chitarra circolari in apertura sono gli stessi che percorrono il brano in diversi istanti, vi ritroverete ad isolarli con l’udito. Sembra un brano pensato per la folla in sessione live, il cui ritornello ancora immancabilmente orecchiabile, accoglie linee vocali multiple. Un breve climax sopra a un energico lavoro di chitarra dal minuto 2:30 conduce a un crescente vigore strumentale che stimolerà un irrimediabile mosh pit dal vivo. Stress Case è una traccia frenetica che smuove un alto coinvolgimento nel ritornello di massa.

 

 

 

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Let Me Go si presenta con una trentina di secondi di sintetizzato sci-fi, che sono camera vestibolare per l’heaviness a venire che qui per me tracanna del deathcore puro. Il pezzo tocca lo strato più profondo di ogni gutturale del low range growl e assieme allo strumentale ricade in un abisso senza fine. Un giro di chitarra inquietante e pungente percorre le arterie dell’intero brano. Si tratta di uno dei pezzi più corazzati del disco con meno orecchiabilità e più sfondamento sonoro. Let Me Go si nutre del flusso e riflusso di un’esecuzione alla velocità supersonica e istanti in cui si placa puntando i piedi massicci.

 

Crescendo di crunch guitar e distorsione strumentale in apertura per Dissipate, un pezzo che si alimenta di percussioni nevrotiche hardcore in corsa sfrenata, miscelate a blast beats più blindati del metalcore e un catchy chorus che alla ripetizione finale è seguito da un glorioso assolo, perla rara nel disco.

 

 

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Schizo è un mastodonte del peso di una tonnellata di metal. Uno dei pezzi che mi è piaciuto di più con un ritornello in grado di smuovere una folla di migliaia di fan durante un festival statunitense. Un pezzo quasi in chiusura, che non manca di placare la brutalità e continua testardo a mitragliare per bene sulle sue percussioni, e spintonare forte tra chitarra e basso in formula matematica. Break down di una robustezza adamantina sfondano il muro del suono per tutto l’unfolding. Schizo fa pestare piedi e sbattere la testa prima, durante e dopo. Dal minuto 3:10 il “Bring me back to life” mostruoso avanzerà fino al termine con incedere pesante e creando un sisma ad ogni passo grazie alla congiunzione dei commilitoni cordofoni.

 

 

 

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Giunti al termine della belligeranza sonora, vorremo abbandonarci come suggerisce il titolo della closer, Abandoned. Ma non ci è concesso. Deathcore psicopatico nelle distorsioni vocali e mitragliata di blast beats violentano e perturbano l’animo. Il massimo del growl tra alto screaming, medio e gutturale, urla insieme alla seconda voce anch’essa abrasiva. L’arrangiamento è spedito e non risparmia alcuna pietà nel dispensare ostilità. Il ritornello accoglie ricantabilità nonostante sia animoso e nevrotico. Il brano è spietato, più infuocato dell’inferno e molla l’ascoltatore dentro a una voragine quando sugli arpeggi tintinnati del pezzo restava sospeso. Una manciata di secondi alla conclusione e il mostro sbrana dal profondo del crepaccio assaporando la vittima in caduta libera fra le fiamme. Chiude esattamente come voleva aprire Insolent, e blinda ogni accesso al proprio sound compatto e altamente infiammabile. BLOODLINE. INSOLENT.

 

 

Brani suggeriti: Insolent, N.S.T.B, Faded Memory, Lifeless, Schizo

 

 

 

 

 

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