BREAKING BENJAMIN. EMBER. Il cerchio di fuoco che brucia nell’oscurità dell’animo umano.

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I BREAKING BENJAMIN prima di EMBER.

 

 

 

I Breaking Benjamin tornano col nuovo album EMBER in release lo scorso 13 Aprile 2018 tramite Hollywood Records.

 

 

 

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Si tratta di un outfit che non necessita di grandi introduzioni, pertanto vi lancio soltanto qualche cenno. I Breaking Benjamin sono la formazione alternative metal fondata dal cantante e compositore Benjamin Burnley nel 1999 a Wilkes-Barre, in Pennsylvania, con il nome iniziale di Plan 9. Il sound dei Breaking Benjamin ha assorbito negli anni influenze nu metal e metalcore. A partire dal 2014, dopo qualche anno turbolento, il lineup si è riassemblato interamente grazie al suo capostipite. La formazione attuale vede in prima linea: Benjamin Jackson Burnley alle vocals, Keith Wallen alla chitarra ritmica, Jasen Rauch alla chitarra solista, il bassista Aaron Bruch e il batterista Shaun Foist.

 

Alla soglia della pubblicazione del proprio sesto album, i Breaking Benjamin si sono fatti largo a partire da Saturate del 2002 seguito da We Are Not Alone del 2004,  Phobia del 2006, Dear Agony del 2009 e Dark Before Dawn del 2015.

 

 

 

BREAKING BENJAMIN. EMBER.

Sound overview

 

 

 

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Ember apre sin dalla prima traccia all’approccio testuale optato per il disco che fa perno su lyrical themes brillanti e magniloquenti. Le parole visitano i territori dell’introspezione, la sofferenza, la commiserazione del passato, l’esame di coscienza, il vuoto lasciato dal dolore, il rimpianto,  la speranza di redenzione.

 

Il disco si snoda su una tracklist pensata e assemblata per non deludere le aspettative sonore dell’ascoltatore: ogni brano sembra legato all’altro, con naturale evolversi dal precedente e fluido sfociare nel successivo.

 

Il nuovo album dei Breaking Benjamin è intenso ed espressivo, malinconico e a tratti tetro, ma ricco di pennellate melodiche rasserenanti in progressione dall’oscurità verso la luce.

 

 

 

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BREAKING BENJAMIN. EMBER.
 

Track by track

 

 

 

Dieci brani sono la collezione di cui si compone il disco con intro e outro, due tracce strumentali di natura melodica che incorniciano il nuovo Ember. Incantevole apertura quella di Lyra, l’intro di trenta secondi che culla l’udito su pianoforte. Un preambolo melodico stregato che fa da climax all’ingresso graduale della chitarra distorta verso un crescendo che si veste di metal in stratificazione. Un brano fin troppo paterno del successivo Feed The Wolf. Si, perché l’arrangiamento al piano è lo stesso del brano che preannuncia.

 

Feed The Wolf attacca esattamente dove Lyra aveva smorzato improvvisamente il songwriting sull’apice della crunch guitar. Apre a uno dei brani di presentazione di Ember estratti prima della sua pubblicazione. È anche uno degli estratti che incontrano maggiore gradimento del disco. Insieme al successivo lead single Red Cold River, introduce al groove energico e allo spaccato di un Benjamin Burnley più rancoroso e determinato che mai, in coppia con i suoi commilitoni cordofoni in grado di aizzare e domare il pezzo a puntino. Feed The Wolf concede un primo assaggio delle nuove frange estreme dei Breaking Benjamin senza escludere una carica di catchiness virale. C’è un lavoro di basso notevole nel pezzo, profondo e intenso dietro al muro principale di chitarroni. Nella seconda sezione del brano dal minuto 2,00 si riversa in un intermezzo con sezione parlata. Un monologo che fa da bridge tra due ritornelli dall’altissimo potenziale da sing along. Onestamente è impossibile non ricantarlo, l’orecchiabilità, ma soprattutto la memorabilità del chorus è immediata dalla prima ripetizione:

 

 

“Carry me through this world alive, I feel no more the suffering, bury me in this cold light, I feed the wolf, and shed my skin”.

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di Breaking Benjamin –  Feed The Wolf:

 

 

 

Sono entrambi brani simili nella sezione ritmica e nel lyrical approach, ed equazione perfetta tra melodico e aggressivo.

 

Red Cold River è un pezzo che apre in cantato limpido e delicato, agguantato da un arroventatissimo  growl. Con una veste sinistra e oscura il brano si aggroviglia intorno alle parole disilluse e lo sconforto di Benjamin sulla tematica del vuoto e del gelo che la vita ha elargito con la sofferenza. In entrambi i brani è incredibile la combinazione di voce in clean and clear in transizione impeccabile verso passaggi più arroventati di distorsione vocale, carichi di rabbia, ostilità e animosità di chi resta ferito o vuole difendersi contro il dolore del passato.  In pulito l’agilità vocale è fantastica, la ritroverete nei giri della voce sulle note alte vicine e in variazione. In questo pezzo la batteria è più chiaramente in blaste nell’arrangiamento complessivo si sentono influenze metalcore.

 

 

Guarda il video ufficiale di Breaking Benjamin – Red Cold River:

 

 

 

Lo scivolamento nel prossimo brano in coda sembra naturale, aprendo proprio con la stessa tipologia di growl, parliamo di Tourniquet. Un interessante lavoro di chitarre livellate si snoda nel brano gradevole all’ascolto, ma standard, non troppo capace di aggrappare il ricantato sul ritornello anche se maggiormente melodico rispetto ai precedenti.

 

Interessanti ingressi di chitarra distorta start and stop in apertura su Psycho, dove ho ritrovato forte somiglianza con gli Chevelle nella loro Door To Door Cannibals, con altrettanto gustoso incastro di batteria e linee di basso molto massicce. La veste alternative metal è gloriosa quanto  mai in assorbimento dell’elemento –core nei giri stoppati di chitarra, nei blast beats martellanti e nella potenza dei bassi. Ospita anche un assolo oscuro e rara perla nera nell’album. Un catchy chorus che è più un anthemic chorus in grado di smuovere ogni emozione dal vivo. Brano complesso, coinvolgente, bello.

 

 

 

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The Dark Of You. Un pezzo che apre su temporale e un malinconico pianoforte dolce amaro, cosparso di synth. Qualcosa che dà la pelle d’oca appena Benjamin inizia a cantare toccando ogni confine dell’emozionale ed espressivo. Si tratta di un brano interamente trainato dal piano in backdrop e capace di rendere la variegatura della tracklist ricca e preziosa. Ricorda l’incredibile capacità dei Breaking Benjamin di squarciare con arrangiamenti affilati e roventi, e accarezzare con sezioni armoniche e squisitamente melodiche. Qui possiamo ascoltare bene il range vocale di Benjamin nella versione pulita, che regala istanti di magnetico falsetto, voce di testa, un caldo aspetto sensuale e uno più intimo nel quasi sussurrato agevolato testualità brillanti con quel tanto di ermetico. Un pezzo incredibile e inaspettato, che fa innamorare anche un adepta dei generi -core più pesanti come me.

 

 

“Fade away to the wicked world we left, and I become the dark of you, say a prayer for the wounded heart within, as I become the dark of you”.

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di Breaking Benjamin –  The Dark Of You:

 

 

 

Down. Apre con sonorità sci-fi esattamente come una colonna sonora di uno dei film più moderni di fantascienza che abbiate visto. Effetti digitali e synth e quantaltro, con successiva immersione in un arrangiamento di nuovo tipicamente sulle corde dei Breaking Benjamin. Il pezzo racchiude sezioni di cantato su incalzante lavoro di corde, con prevalenza di giri brevi e ritornello con alta catchiness e capace di coinvolgimento di massa. Dal minuto 2,52 il brano include brevi istanti di sferragliamento elettrico e screaming di fuoco, ma sono rari momenti di un pezzo dalla veste commerciale che abbraccerà una vasta gamma di ascoltatori meno estremi.

 

L’apertura di Torn In Two picchia duro sulle linee di basso che sono macigni per tutto il pezzo. Un arrangiamento più spedito, più incalzante e più fragoroso, quanto più acceso pur mantenendo una veste accessibile nel ritornello.

 

 

Guarda il video ufficiale di Breaking Benjamin – Torn In Two:

 

 

 

Un altro riffing alla Chevelle è quello che preannuncia Blood. Gran bel pezzo di Ember sulla scia di Feed The Wolf. Qui l’incastro di corde grosse e fine è ancora per mano al metalcore. Il basso è slappato con un certo vigore e lo risentirete battere pesante durante l’esecuzione. Questo è un brano che ha un tiro micidiale e che: si canta, si ricanta, si ascolta, si riascolta. Decisamente adattato alla scena live, smuove animi e folle intere sull’anthemic chorus dove il growl sbrana il cantato in clean.  C’è un interludio su solo basso e voce in dirittura d’arrivo come pre-chorus finale e tripudio di riffing stoppato. Incendiario e potente, trasporta inesorabilmente sulla sua energia di fuoco.

 

 

“It’s over now (are you running away?), I come apart (as I lie awake), It’s in my blood (let the sky fall down), I won’t let go (my oblivion)”

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di Breaking Benjamin – Blood:

 

 

 

Sulla stessa scia di Blood, Save Yourself.  A testimonianza di una tracklist pensata e assemblata per non deludere l’udito dell’ascoltatore, ogni brano sembra legato al precedente e successivo. Ottima scelta. Il pezzo è sostenuto, grazie al suo arrangiamento che batte insistente e smuove un certo headbanging in ingresso. Save Yourself ospita un falsetto eccezionale da parte di questo condottiero che ha voluto far valere la propria formazione Breaking Benjamin fino all’ultima goccia di sangue. Giri di chitarra mordaci si appaiano a un battente basso e ancora una formula melodica nel ritornello che spezza le sezioni più incendiarie del brano. Un alternative metal accessibile e ammiccante, orientato all’edizione radiofonica.

 

Close Your Eyes ha una bella introduzione con giro di chitarra stridente quanto mai inquietante e pungente, che porta una veste nu metal. La voce pulita se la canta sopra a un accompagnamento di basso che rintocca insieme a fugaci guitar riff arricchiti da passaggi veloci. Questa sezione è riproposta in loop nel brano, intersecata a una parte più melodico-accattivante del ritornello. La chiusura del brano è la stessa che viene ripresa nell’ultimo pezzo, specularmente a quella che fu l’intro di Ember.

 

“Take away the dark inside and lead me to the light, all will fade before your eyes as we turn the tide, I will bring the dream to life. hold on, just hold on, I will keep you here inside, hold on, just hold on, I will keep you here inside, just close your eyes “.

 

Save Yourself e Close Your Eyes aprono dopo tanta rabbia e frustrazione, a uno scenario di maggiore speranza e coraggio nel lacerare il buio per avanzare nella luce.

 

Se i Breaking Benjamin avevano deciso di regalare un’apertura strumentale al piano con Lyra, chiudono questo cerchio di fuoco con i carboni ancora caldi di Vega. Una chiusura che spiralizza sulle sue chitarre ed ipnotizza con la quantità di elementi sintetizzati usati per rendere l’outro palpitante e altamente atmosferica. Pulsanti percussioni restano in primo piano quando gradualmente le chitarre si stanno lentamente ritirando sulla coda degli effetti digitali, e concedono gli ultimi sprazzi di luce in esalazione dalle braci di Ember.

 

 

Rating 9/10

 

Brani suggeriti:  Feed The Wolf, Red Cold River, Psycho, The Dark Of You, Blood

 

 


 

 

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