BROWBEAT: tornano più ostili che mai contro il sistema nel nuovo REMOVE THE CONTROL.

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BROWBEAT.

 Caos corazzato e denti digrignati.

 

 

 

 

Torniamo a parlare di Indelirium Records che dispone di un roster hardcore autoctono da caos corazzato e pugni stretti, e dei BROWBEAT da Modena che il 1 marzo 2019 tornano sulla scena della distruzione con il nuovo album REMOVE THE CONTROL.

 

 

 

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Parliamo di una formazione rodata che attinge al panorama hardcore e hardcore metal anni ’90 con il cantante M.V., i maestri di corde Luca Cocconi e Mirco Bennati, il bassista Dimitri Corradini e il batterista Nicholas Badiali. Hanno due decadi di musica alle spalle e una discografia di tre album: No Salvation del 2000, Audioviolence del 2003, Eve Of Darkness del 2005, si sono quindi presi una lunga pausa per tornare a testa alta sulla scena con Remove The Control nel 2019.

 

Un ascolto consigliato agli adepti di Hatebreed, Madball, Merauder, Lionheart, Biohazard e Machine Head delle prime sonorità e un disco attraverso il marchio a fuoco dei Browbeat, l’hardcore old school e una miscela distruttiva di metal moderno.

 

Con Remove The Control, i Browbeat tornano a denti digrignati e sparano dieci tracce che urlano a pieni polmoni e senza compromessi messaggi sociali e impegnati; portabandiera di una rivolta contro un sistema malato, contro la corruzione che aliena l’essere umano e la perdita di fiducia totale nei meccanismi sociali. Ritornelli incalzanti e cattivi, cortesia di MV, e arrangiamenti potenti si snodano su un disco che attinge al signature sound dei Browbeat, riproposto qui in formula reloaded moderna.

 

 

 

 

 

BROWBEAT. REMOVE THE CONTROL.

Track by track review

 

 

 

 

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Con l’avanzare del brano The Labor Blackmail è lampante la produzione del disco. Pulita e tirata a lucido risalta lo strumentale nell’ensemble quanto nell’individuale. L’influenza metal moderna è altrettanto esplicitata in questa prima traccia dove un certo metalcore stomp prende a calci senza pietà. Mena senza pietà nel tappeto ritmico con retroscena di tediosi e languidi giri di chitarra sul ritornello. La traccia è ostruita su un’architettura che prevede anche un assolo al minuto 1,21 e su un arrangiamento da pogo senza mezze misure.

 

Faccio notare la scelta dei titoli, e un messaggio che attinge alla rivolta – mazze da baseball alla mano – contro un sistema e una società dannatamente corrotti. When The Profit Kills corre in cardiopalmo su una ritmica accelerata e su un altrettanto audace mestiere di corde. In formula fissa vengono riproposte backing vocals che incitano e aizzano l’ascoltatore e un’esecuzione granitica, condita da un gustoso giro melodico e breakdown scavezzacollo. La potenza con cui arriva questo frontman è unica, è una di quelle presenze vocali che si potrebbero visualizzare in perfetta collocazione in una formazione hardcore. Big up!

 

 

 

 

Convincente fin dai primi secondi, A Forgotten Number, che spara un adorabile Blegh in entrata. Il brano sussulta sul sincopato del suo tappeto ritmico e carica energia su un prepotente riffing breve. Dal minuto 1,17 entra un tormentato giro di chitarra pulita che si cuce a vivo sul muro del suono dei chitarroni serrati. La traccia ruota intorno alla tematica dell’ingiustizia e lo sfruttamento subito nell’ambiente lavorativo. Se non ne avete visto il video, fatelo. Ritrae esemplarmente il concept del brano, il numero dimenticato, che altro non è che l’individuo per il suo datore di lavoro ammorbato dalla sete di potere. A denti digrignati, è la mia traccia preferita del disco.

 

Guarda il video ufficiale di Browbeat – A Forgotten Number:

 

 

Al via una mosh inducing track: Underpaid, un brano immancabile nella versione dal vivo e in grado di aprire un circle pit sin dall’apertura. Breve e intensa, trainata da un riffing rapido, non fa in tempo ad attaccare sulla chitarra distorta che sbatte faccia a terra sulla carica d’assalto cataclismica delle sue percussioni. Rancore liquido che corre senza coscienza da apertura fino a chiusura.

 

Nothing More And Nothing Less. A questo punto del nuovo disco dei Browbeat, arriva un estratto da un film premiato al festival di Cannes I, Daniel Blake del 2016, e la commovente storia della solidarietà umana tra due personaggi che si trovano a subire la mancata assistenza di uno Stato ammorbato da scelte politiche e forze burocratiche a discapito dell’essere umano. Un interludio sul monologo di Katie, che legge l’ultima lettera lasciata da Daniel prima di morire, appoggiato sul solo pianoforte e che regala al disco un plus valore. E parla di Daniel che chiede di essere trattato con dignità e rispetto, per non essere un cane, ma un uomo e un cittadino, come tutti. La scelta stilistica dei Browbeat qui è la musica che abbraccia la cultura, e guarda in faccia alla triste realtà di una società corrotta. Dieci punti per i Browbeat per un excursus tanto significativo.

 

 

 

 

Con una pausa riflessiva e riossigenante, si è pronti per A Personal War, un brano sussultorio alla stregua di un groove tenace e martellante. Su una ritmica complessivamente regolare e un insistente ripetizione dei fraseggi  molla un alto grado di coinvolgimento e spinge irrimediabilmente a sbattere la testa. Tanto quanto il pezzo in coda, The Power Of The Few, che pesta  i piedi  pesanti su pulsanti linee di basso e distende un giro di chitarra languido all’interno del caos. Del brano ho adorato la combinazione corde-batteria, dinamica accattivante di un lavoro impetuoso da doppio pedale e chitarre vorticanti in superficie e un brevissimo solo di basso centrale.

 

La formula hardcore dei Browbeat è distillata in dose metal come abbiamo già decantato, e tanto nu metal, come in The Suffocated Rights. Qui sono centrali un mastodontico ritornello da sing along carico di energia rabbiosa e un elemento stand out nel giro di chitarra drammatico che per un paio di volte almeno si diluisce nel groviglio. Il ritornello di questo brano è una bomba, memorizzabile dalla prima ripetizione, e capace di restare dannatamente impresso nella memoria.

 

La traccia closer si snoda su sonorità industrial metal e un’attutita percussione che crea uno sfondo al monologo soprastante, trapassata da uno stridente e oscuro giro di chitarra: Remove The Control…Till Death!! Ed è così che chiudono i Browbeat, con gli ultimi versi di rivolta urlati a pieni polmoni.

 

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: When The Profit Kills, A Forgotten Number, A Personal War, The Power Of The Few, The Suffocate Rights

 

 

 

Browbeat – Remove The Control tracklist:

 

1. The New Slavery Nations (INTRO)

2. The Labor Blackmail

3. When The Profit Kills

4. A Forgotten Number

5. Underpaid

6. Nothing More And Nothing Less

7. A Personal War

8. The Power Of The Few

9. The Suffocated Rights

10. Remove The Control…Till Death!!

 

 


 

 

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