BURY TOMORROW al sesto album CANNIBAL: capolavoro di furia e seduzione melodica.

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BURY TOMORROW

 

 

 

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Se il panorama metalcore si sta facendo sovraffollato su scala globale, i BURY TOMORROW, sono senza dubbio una delle formazioni di rango più alto sul versante europeo insieme ai compatrioti britannici Architects. Sulla scena da quasi quindici anni, non fanno che esporre la propria fan base a lavori sempre più raffinati che ruotano sulle iconiche double vocals della formazione, la distorsione di Daniel Winter-Bates e l’inconfondibile pulito di James Cameron. Poche altre band hanno una combinazione vocale come questa, e se uno dei due vocalist cambiasse, i Bury Tomorrow non sarebbero più gli stessi. Dopo Black Flame del 2018, un album che ha elevato la formazione all’apice del genere metalcore, tornano con il sesto full-length CANNIBAL, in pubblicazione il 3 luglio 2020 tramite Music For Nations/Sony Music.

 

 

 

 

BURY TOMORROW. CANNIBAL.

Overview

 

 

Cannibal è un album praticamente perfetto, fusione geniale di tutti quegli elementi che rendono i Bury Tomorrow una band con un sound inequivocabile per essere costantemente alimentato da un nucleo anthemic centrale. Degno Album Of The Year, continua quel momentum della precedente uscita alzando la posta in gioco e trovando la formazione britannica nella versione migliore. L’album si distingue per gli enormi ritornelli, che hanno la vocazione di restare impressi a lungo nella memoria sin dalla prima ripetizione, brillantemente collocati nel songwriting tecnico e incendiario con transizioni del tutto fluide. Spesso protagoniste di questi anthemic choruses sono due attrici: la timbrica inconfondibile delle clean vocals di James Cameron e la doppietta di chitarre che la sa lunga di come si riversa il melodico nello scenario caustico dell’heaviness. L’album affronta integralmente la sfera legata alla salute mentale del cantante Daniel Winter-Bates, che in questa creazione mette la propria anima a nudo. Cannibal diventa catarsi stessa del problema personale attraverso la musica, ma anche speranza vicina al sentire comune dell’ascoltatore.

 

 

 

 

BURY TOMORROW. CANNIBAL.

Track by track review

 

 

Cannibal apre da Choke, uno dei singoli più memorabili del disco. Attacca senza troppi fronzoli a partire dalla propulsione di uno strumentale demolitore, di cui è precursore un riff ipnotico che tornerà successivamente in circolarità. L’heavy riffing del brano è il traino portante del coinvolgimento che riesce a mettere a segno e spinge irrimediabilmente a sbattere la testa. Il pezzo spacca quindi la porta del disco a calci, e ci cala un mostruoso low breakdown, delizia per gli adepti al metalcore. Ma in verità fa molto di più, perché provare a non ricantare a squarciagola il primo ritornello plateale sembra impossibile. Allora, ecco servito il preambolo di un album fortissimo.

 

 

 

 

A seguire la title track Cannibal, un brano che ho ascoltato così tanto da mangiare Bury Tomorrow a colazione, pranzo, cena e come spuntino. Colonna sonora indimenticabile di molti dei miei allenamenti, è il pezzo per eccellenza del disco, con un riffing brillante tanto quanto la componente melodica con una manciata di manipolazione elettronica sul ritornello teatrale che rende il brano destinato a essere riavvolto per il resto dell’anno. Tra il mordi e fuggi di palm muting, c’è un interludio vaporizzato con assolo di basso, che funziona da collegamento tra le due sezioni ad alto voltaggio che lo precedono e lo seguono.

 

Guarda Bury Tomorrow – Cannibal (Official Video):

 

 

Quella formula calibrata di heaviness e melodic catchiness che i Bury Tomorrow hanno insita nel DNA è approfondita da The Grey (VIXI). La transizione fluida tra le due dinamiche è resa soprattutto dal lavoro di chitarra melodico, un collegamento immancabile tra le due parti, con apice sul lead che andrete ad isolare all’ascolto durante il ritornello. Istanti di riffing fulminante e alternato spingono a pestare i piedi per bene, ma un istante dopo sopraggiunge l’avvolgente armonia dell’anthemic chorus. A questa serie di brani con nucleo nei magniloquenti ritornelli da sing along istantaneo e coinvolgimento, Better Below che attacca proprio da un lavoro di corde melodiche portante, che torna a bussare in circolarità sul refrain. Ci sarebbe da discutere una giornata sulla combinazione vocale dei Bury Tomorrow, ma brani come questo, parlano da soli. Le clean vocals e le harsh vocals sono due facce  

 

 

 

Melodic metalcore tout court, è troppo riduttivo per definire questo album. In brani come Imposter, la proporzione melodico-aggressiva è diluita con rapporto più alto sul lato devastante delle cose, grazie a un esagitato tappeto ritmico, trapassato da un altrettanto audace lavoro di chitarra. Ah, e dal mastodontico breakdown che innesca il caos. Sul lato più attenuato delle cose, un assolo, le linee di chitarra indulgenti che vanno a supportare il ritornello e la linea vocale pulita tra le fauci di quella distorta. Gli tracce banger dell’album includono anche The Agonist, un pezzo dotato di un galoppante e travolgente groove, cortesia della ritmica e del combo di pelli-corde. Un blindato metalcore da true headbangers si scioglie sulla sensibilità del ritornello, mettendo a segno quello che io chiamo un brano bello e dannato.

 

Una spolverata di chitarra acustica introduce un brano, che si evolve in crescendo a partire dal minimal: Quake. Si tratta di un’apertura creativa, che si trasferisce attraverso l’arrangiamento come flusso e riflusso di quel minimalista di spiazzante melodia e sezioni più cariche e antagoniste.

 

 

 

 

Sostenuta nel drums pattern e sulla linea dei brani decantati come i più forti del disco, Gods & Machines dove ritorna la sottile manipolazione di Cannibal sotto al ritornello, ma rispetto agli altri la formula heavy-catchy corre dettata dai tempi di rullante e grancassa. Nella seconda sezione c’è un bridge di corde tecniche in diverse stilistiche, che fa a tutti gli effetti da climax per l’ingresso dell’ultima potente ripetizione del ritornello. Una coda creativa va a chiudere il brano sfumando.

 

Parlando di ritmica possente anche Voice & Truth dove c’è un’influenza thrash à la Trivium con tanto di glorioso assolo. Il tellurico del pezzo lascia spazio a un chorus spazioso e quel tanto dotato di allure languido. Anche qui c’è un intermezzo, ma di chitarra acustica e synth, sulla quale si va a livellare l’elettrica solista con virtuosismi tecnici a spreco.

 

Cold Sleep si colloca tra i brani stellari di questo sesto lavoro dei Bury Tomorrow, in verosimiglianza con il riffing stoppato di Choke e il fascino stregato del riffing ricco di Cannibal. Difatti il lavoro circolare di corde sul ritornello è qualcosa di magnetico oltre alla portata orientata alle grandi folle. Il down tuned di chitarra rampante si abbraccia con bassi di granito e contribuisce a creare un brano emozionale e indimenticabile.

 

 

 

 

A volte scrivere un album comporta la difficoltà di trovare un’efficace traccia di aperture e di chiusura, beh non credo che i Bury Tomorrow siano incappati in un ostacolo del genere. Dark, Infinite è la closer che vorreste trovare alla fine di un album metalcore come questo, a dispensare un’ultima dose di fury e finesse. Non solo molla un ritornello da stadio finale, ma del metalcore blindato a tutti blast beats e palm muting in accordatura bassa di aderenza chirurgica, il tutto trapassato dall’abrasione di cantato e da una melliflua chitarra che lavora sul lato della seduzione.

 

Restare obiettivi come recensore è difatti impossibile con un disco di questo calibro, come non risultare ripetitivi. È un capolavoro dal primo all’ultimo pezzo, potenzialmente irraggiungibile per il resto delle pubblicazioni metalcore del 2020. Il senso di coinvolgimento e trasporto emozionale sono talmente alti, che all’undicesimo brano,  fremono le dita per premere di nuovo play e riavvolgere l’intero disco.

 

Rating: 10+ /10

Brani suggeriti: Choke, Cannibal, The Grey (VIXI), Better Below, The Agonist, Cold Sleep

 

Bury Tomorrow – Cannibal tracklist:

 

1. Choke

2. Cannibal

3. The Grey (VIXI)

4. Imposter

5. Better Below

6. The Agonist

7. Quake

8. Gods & Machines

9. Voice & Truth

10. Cold Sleep

11. Dark, Infinite

 

 

 

 

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