COUNTERPARTS: disperazione ed emozione si fondono nel sesto album NOTHING LEFT TO LOVE.

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COUNTERPARTS

 

 

 

 

Dopo dodici anni di furia hardcore, cinque album in studio alle spalle e un costante pogo distruttivo dal vivo, i COUNTERPARTS, schietta ed energica formazione metalcore e hardcore dall’Ontario, pubblica il follow up di You’re Not You Anymore del 2017. Il sesto full-length NOTHING LEFT TO LOVE arriva il 1 novembre 2019  tramite Pure Noise Records.

 

 

 

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COUNTERPARTS. NOTHING LEFT TO LOVE.

Overview

 

 

 

 

Conosciuti per la propria schiettezza e onestà, in questo lavoro i Counterparts non si distaccano dal rifiuto di prendersi sul serio, né tanto meno dal signature sound che ha caratterizzato i precedenti album, mantenendone le caratteristiche più forti e inconfondibili. Restano dunque in un territorio sicuro, e come dichiarato, l’album non cerca di reinventare la formula ma di proporre un prodotto coeso e consistente con la discografia.

 

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I Counterparts si mostrano ancora una delle formazioni con arsenale più consistente del panorama, senza sorprese.

 

 

 

 

 

COUNTERPARTS. NOTHING LEFT TO LOVE.

Track by track review

 

 

 

 

Il ruolo di apripista è affidato a un pezzo da poco meno di un minuto e mezzo, Love Me, che attacca proprio dalla disperazione e disillusione, fili conduttori dell’intero album e da uno scenario dalla tensione vischiosa ed esclusivamente atmosferico. Che il signature sound non sia cambiato, non fa veramente differenza, tanto è il talento di questa formazione in vetrina attraverso un brano tanto corto, eppure carico e capace di agganciare l’ascoltatore.

 

Un traino fondamentale del disco è il riffing, dove la doppietta di corde Re-Hardman espone caratura tecnica, ferocia nel palm muting scoppiettante e una gran quantità di apprezzabili lead melodici. Non tardano a mostrarsi interamente i chitarroni dal secondo brano Wings of Nightmares, esposizione per altro di un assurdo breakdown finale. Correndo nelle percussioni, il brano ruota intorno al formato da frenesia ritmica hardcore con un ritornello melodic hardcore e un brillante mestiere di corde.

 

 

 

 

Altra caratteristica del disco sono i ritornelli, di cui la massima espressione è ritrovabile in brani come Paradise and Plague. Regolato dal groviglio ritmico e di corde vocali alla stregua dello screaming, è intrecciato al melodico nella forma più orecchiabile con apice sull’anthemic chorus. Un mini breakdown al minuto 1,37 apre a un’aderenza tecnica di blast beats-riffing breve notevole. Nel brano la formula aggressiva è sublimata dalla catchiness e mette a segno uno dei  pezzi forti della selezione.

 

Separate Wounds ne riprende la struttura heavy-melodic e aggiunge un preambolo atmosferico suggestivo in entrata. Si tratta di qualche secondo di ossigeno, prima che spacchino la porta a calci le harsh vocals, con un Brendan Murphy spietato e uno strumentale concitato. Piena di emozione e strutturata su un livellamento complesso evolve ritmicamente, ma senza discontinuità. Il ritornello spazioso e ancora in formula da folla e contagio virale, combina i cori puliti in sovra incisione con lo screaming e una linea di chitarra luminosa. Altro pezzo stand-out del nuovo dei Counterparts.

 

 

 

 

Non mancano brani esagitati nelle percussioni e quasi interamente alla stregua dell’hardcore più furioso con elemento -core. È il caso di The Hands That Used To Hold Me, con riffage altrettanto sostenuto e intricato. Corre sin dall’attacco e non si arresta di fronte a niente ma dietro alle chitarre rampanti stende una consistente pennellata melodica che aggiunge al down tuned e all’assalto delle elettriche.  Si tratta di un brano carico di emozione e nonostante porti una tematica oscura, la controbilancia con l’armonia di chitarra che si strappa la sua parte di protagonismo.

 

La devastazione integra nel prossimo brano Your Own Knife una serie di elementi che favoriscono il disagio e la tensione. Il massiccio mestiere down tuned e la ritmica psicopatica trovano collocazione in atmosfere drammatiche e profondamente oscure. Il brano si allunga immancabilmente sul metalcore più denso e vischioso con interludi sintetizzati che tengono incollati col fiato sospeso all’ascolto.

 

 

 

 

Sulla scia heavy e melodica di Paradise and Plague e Separate Wounds anche la prossima Cherished, che si accoda alle precedenti per un bellissimo anthemic chorus. Rispetto alle altre espone un palm muting mordace, qui combinato alla precisione al micron di blast beats mordi e fuggi e a una dose più abbondante di metalcore. A sorpresa, al minuto 1,33 il brano si spezza interamente su un intermezzo di armonia e atmosferici combinati a leggeri guitar licks e arpeggi puliti, parlato e percussione attutita. Con un glorioso assolo, si passa al ritornello finale al massimo dell’emozione e della passione vocale. Un altro pezzo da riavvolgere.

 

Sulla percussione punica e cadenzata dei primi secondi, Imprints fa un bel lavoretto nel catturare l’attenzione. Questo è un brano che racchiude tutti gli elementi del disco e forse risulta fin troppo pieno, perché è alternanza di frenesia ritmica con muri sonori massici di tipico metalcore, istanti di melodic hardcore, interludio ambience ed esplosione emotiva sul ritornello.

 

Ocean of Another ruota sulla struttura metal hardcore, niente più niente meno che le precedenti attingendo a  un concitato mestiere da rullante e grancassa con iniezione melodica. Però il ritornello orientato alla versione anthemic, è contagioso nel ricantato. Al minuto 2,23 subentra uno scenario armonico, di languidi giri di chitarra pulita e melodica, seducenti e accompagnati da sussurrato e strumentale minimalista. Il climax va a crescere in esplosione sull’ultimo ritornello, in ripetizione più disperata e potente rispetto al resto del brano e mette a segno un pezzo altrettanto memorabile della selezione.

 

 

 

 

Il ruolo di chiusura è assegnato alla title track, Nothing Left To Love, che è anche il brano più lungo. Attacca con un arpeggio riverberato che procede da solo prima che entri gradualmente il rullante. Incredibilmente le clean vocals si aggiungono malinconiche, rarità da ascoltare. Per quasi tre minuti il brano resterà sospeso tra atmosfere e scenari, prima che la linea vocale guadagnerà di intensità per un finale all’apice della sofferenza e disperazione vocale, senza spingere mai sullo strumentale.

 

Una chiusura suggestiva sigilla un disco che non intraprende strade sonore rischiose ma riprende la formula base rinforzandola e definendola. Nothing Left To Love è album che affonda in tematiche significative, proposte attraverso una selezione di dieci brani con nucleo heavy, arricchito dal melodico sul versante emozionale e atmosferico. La violenza e la potenza si fondono alla disperazione e all’emozione. COUNTERPARTS. NOTHING LEFT TO LOVE.

 

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Love Me, Paradise and Plague, Separate Wounds, Cherished, Ocean of Another

 

 

Counterparts – Nothing Left To Love tracklist:

1. Love Me

2. Wings of Nightmares

3. Paradise and Plague

4. The Hands That Used To Hold Me

5. Separate Wounds

6. Your Own Knife

7. Cherished

8. Imprints

9. Ocean of Another

10. Nothing Left To Love

 

 

 

 

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