CROSSFAITH. WIPEOUT EP. Il metalcore ad alta sperimentazione futuristica ed elettronica.

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CROSSFAITH. Chi sono.

 

 

 

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Un band criticata nel panorama metalcore, e un quintetto che proviene dall’Oriente, i CROSSFAITH. Vengono dal Giappone, dove si sono formati ad Osaka nel 2006 e la loro formazione include: Kenta Koie alle vocals, Kazuki Takemura alla chitarra, Hiroki Ikegawa al basso, Tatsuya Amano alla batteria, Terufumi Tamano alle visuals, programmazione e sintetizzatore. Hanno alle spalle  quattro full-length e una quantità superiore di EP, per un rilascio costante di musica dal primo disco.

 

 

 

 

Tra gli album in studio: The Artificial Theory for the Dramatic Beauty del 2009, The Dream, the Space del 2011, Apocalyze del 2013, Xeno del 2015. Tra gli EP: Zion del 2012, New Age Warriors del 2016, New Age Warriors Remix del 2017, Freedom del 2017, e Wipeout del 2018.

 

Al centro di molta risonanza mediatica e mirati per la loro fusione di metalcore ed elettronica (il cosiddetto electronicore), il metal e l’hardcore e ancora elementi drum ‘n bass, techno, e visuali fantascientifici. Una formazione molto tenace seppure contaminata nel sound e senza un’unica direzione che ne contraddistingua dei tratti costanti, i Crossfaith hanno collaborato con produttori del calibro di per il loro album Xeno, che ricordiamo aver lavorato con Hatebreed, Lamb Of God, Avenged Sevenfold, e sono supportati dalle etichette UNFD e Sony Records.

 

 

 

 

CROSSFAITH. WIPEOUT EP.

 

 

 

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La traccia opener Wipeout, apre mollando il freno a mano. Energetica e contagiosa nel chorus che spinge al sing along, scoppia all’istante nella furia vocale e in un riffing rapido e impetuoso tinto di elettronica ad alto dosaggio a riconfermare i tratti distintivi dei Crossfaith. Il synth è ancora fulcro intorno al quale il sound vorticoso della band gira in ellissi concentriche. Un equilibrio perfetto nella grammatura tra la quantità di distorsioni vocali e cantato pulito. Un break down esclusivamente elettronico accoglie le clean and clear vocals in linea vocale multipla e fa da cuscino alla scudisciata seguente di heaviness che arriva in faccia col suo muro sonoro blindato. Una traccia radio edit e di impronta  molto commerciale.

 

 

 

 

La successiva Inside The Flames è la traccia perno dell’EP, con un anthemic chorus in grado di trascinare sulle sue parole e sull’arrangiamento, come in grado di inocularsi nel cervello a lungo. L’headbanging è garantito sin dall’apertura grazie alla ritmica martellante e il metalcore più incalzante che vi aspettate. Il groove è fortemente virale e contagioso, e lascia immaginare la scena di una sessione live dentro a un auditorium con tanto di balconata sotto effetto sismico. Il brano ha un bel lavoro ricco nella strumentazione col meglio dei giri di chitarra. Il brano rispetto al precedente è tintura di metalcore più puro, dove l’elettronica è switchata ai minimi livelli. Le distorsioni vocali sono perforanti con una serie di fry screaming sparsi nel brano e appoggiati  in lunghezza eccezionali, ad intrecciarsi col pulito del ritornello e qualche altro fraseggio in clean nei bridge.

 

Se la seconda traccia è il pezzo forte, il brano closer Vermillion Gold è il pezzo heavy. L’apertura è regolata da una ritmica rapida e supersonica alle pelli e un riffing molto audace. Trapuntato su tutto l’arrangiamento è l’ausilio di un organo elettronico che fa da filling, fin troppo pieno a mio parere talvolta distoglie all’ascolto l’attenzione dal cantato o dal brillante lavoro di corde. Il brano risulta potente e vigorosamente energetico, in poco meno di due minuti e mezzo e un alta quantità di elettronica si compatta, esplode e si trascina via l’intero EP.

 

 

 

 

Questo extended play vale la pena di essere ascoltato per i curiosi del metalcore in sperimentazione elettronica, e i fan della dinamica sonora del genere. Non mi è dispiaciuto, ma mi è un scivolato via tra le mani per la brevità che lo caratterizza e l’alto ausilio elettronico, essendo un amante del metalcore allo stato più grezzo e più adepta alle sonorità heavy dagli States. Se fosse stato un album più lungo, forse sarebbe rimasto più gustoso all’udito, perché il grado che riesce comunque a conferire di curiosità proprio nelle sperimentazioni nelle quali si addentra non è poco. Non annoverato fra le uscite più brillanti del metalcore del 2018, resta comunque un valido ascolto a cui prestare un’orecchio e della curiosità.

 

Brano preferito: Inside The Flames

 

Crossfaith – Wipeout EP tracklist:

 

1. Wipeout

2. Inside The Flames

3. Vermillion Gold

 

 

 

 

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