Dalle profondità dell’ABYSS dei non-morti, il sound unico e sperimentale dei MEMBRANCE.

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MEMBRANCE. Sound overview.

 

L’eccezionale debutto splatter del death ‘n roll veneziano.

 

 

 

 

Provengono da Venezia e si propongono con una formazione in trio a fondo di un genere che miscela il death metal old school con elementi horror e rock ‘n roll. Sono i Membrance con Davide Lazzarini alla voce e basso,  Pietro Battiston alla chitarra e Giovanni De Fraja alla batteria. E col nuovo album Abyss, pubblicato al termine del 2017 grazie all’entrata nel roster dell’etichetta ucraina Envenomed Music, lanciano il genere death ‘n roll  in modalità splatter alla stregua di una evidente passione per l’horror, zombie, non-morti e quantaltro.

 

 

 

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Un progetto polimorfo e sfaccettato quello dei Membrance, che affonda le radici nel 2012, quando ha iniziato a muovere i propri passi e progredendo, ha creato quella che sarebbe stata la matrice del proprio output sonoro corrente. Abyss è l’album di debutto, preceduto da una serie di extended play in rigorosa autoproduzione.

 

Il perimetro del death metal viene deformato ad accogliere elementi carichi di orecchiabilità e groove che si colano all’intero di una struttura aggressiva. Le fiamme incendiarie del genere sono dunque smorzate e arricchite di una nuova componente ad incastro perfetto. Del resto, per emergere nella musica, una carta vincente è proprio dovuta alla creazione di un sound unico e originale, che si discosti dall’essere una brutta copia dei mastodonti mainstream del genere di appartenza. I Membrance hanno una giusta mano di carte da giocarsi dunque, e la dispiegano sul tavolo sin dal primo full-length di debutto.

 

 

 

MEMBRANCE. ABYSS.

Track by track review

 

 

 

 

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L’eccezionale incastro di corde fine e grosse è struttura portante della traccia e non solo. Fin dal primo brano esteso, si ha già una panoramica di quello che è un nobile lavoro di elettrica per il resto del disco. I giri di chitarra si alternano sul flusso e riflusso di regolari istanti di circolarità, assolo e variazioni ritmiche sostenute dalla compagna di percussioni, che stabiliscono la componente di orecchiabilità del brano prima di un’inaspettata chiusura in frenesia di pelli e corde.

 

 

 

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Il groove dei Membrance è veramente un elemento perno intorno al quale l’arrangiamento di tutte le tracce ruota vorticosamente con gli altri elementi. Questo è particolarmente evidente in Rotten Broken Bones, che si snoda su un tempo medio e medio-lento. Nel suo incedere cala una cortina di dannazione sull’ascoltatore, ma non manca di coinvolgerlo con una sezione che acquisisce velocità dal centro e ne promuove l’headbanging. La linea vocale che fa da traino alle dieci tracce si contorce essenzialmente sull’ausilio di un mid range growl, con cadute abissali nel gutturale del low range growl e dalla profondità risale allungandosi ad una versione più abrasiva e corrosiva di screaming, il tanto amato kvlt screaming degli adepti al black metal. Se ne trovano delle inserzioni sin da questo pezzo, e la capacità di transizione tra una distorsione vocale e l’altra, merita una lode per l’appoggio e l’impiego sapiente che talvolta le associa, talvolta le scinde.

 

 

Ascolta la release ufficiale di Membrance – Rotten Broken Bones:

 

 

È una danza di dannazione, come suggerisce il titolo quella di The Devil’s Dance, un ipnotico vorticare di corde e regolare tappeto ritmico nel quale si inserisce un altrettanto sincopato cantato distorto. Dalla sezione centrale è in vetrina l’incastro perfetto delle percussioni e dei giri di chitarra brevi, mentre il brano avanza assorbendo nella chitarra elementi inquietanti e sfoggiando un assolo da capogiro. Al via poi un’accelerazione con frenesia da pedale corredata da stravagante chiusura cinematografica.

 

Curiose chiusure e aperture. Nella successiva Tarantula, sono urla di donna a precedere la voracità dell’insistente fraseggiare in growl famelico. Il death metal si cosparge di quel tanto di thrash e procede verso Endless Torture del quale ho particolarmente apprezzato il riffing in ingresso e portante. Bellissimo lo sdoppiamento delle corde nella prima porzione del brano, quando si biforca nella variegatura di assoli proposti. Un brano forte di Abyss senza dubbio, del quale è evidente anche il lavoro di basso che rintocca con profondità in tutte le sezioni del brano. Questo fa si che si stabilisca un tappeto ritmico massiccio e che il brano si vesta di blindatura. All’ascolto si viene letteralmente avvolti dal tetro della composizione aiutata da un sottile filo di synth oscuro nel fondo e cullati dai suoi lead gloriosi di chitarra in primo piano. 

 

 

Ascolta la release ufficiale di Membrance – Endless Torture:

 

 

La formula in stravagante apertura cinematografica si ripercuote nell’intro di Groovy e non posso che dare una nota di merito per questa tipologia di scelte fatte dai Membrance,  perché riversando una passione tanto evidente per la cinematografia horror nella musica, cospargono il proprio output sonoro di un prezioso valore aggiunto. Groovy ha degli elementi fondamentali in evidenza prepotente: un lavoro di corde grosse roccioso, elementi in synth e tastiere corroboratori di alta tensione e inquietudine su un possente drums pattern. Un brano ricco e dinamico che ha guadagnato un apprezzamento totale.

 

 

Ascolta la release ufficiale di Membrance – Groovy:

 

 

Nessuna traccia è simile alla precedente nè alla successiva, altro elemento che fa guadagnare punti in fase di recensione per la padronanza di un genere coniato personalmente e che sa sconfinare in arrangiamenti del tutto dinamici. Goat’s Guts è un brano blindato e compatto nella heaviness prescelta. Con qualche breve accelerazione in nervosi ritmica, procede avanzando passi pesanti che negli istanti di linea vocale distorta su doppietta mid growl e kvtl screaming accoglie il sudore freddo dell’ascoltatore. Un geniale inserto di chitarra melodica al centro apre a una porzione di brano in cui il basso è capace di mettere in atto la sonorità del rintocco di una campana funesta ed elementi sintetizzati sci-fi che arricchiscono il brano di una certa bellezza dolce amara. Gran bella traccia davvero.

 

Pensavate che i Membrance avevano escluso la pura componente death metal? Vi sbagliate. Vi sparano Acid Satanism a sangue sul top dell’abrasione di corde vocali ed elettriche e psicosi di batteria come piace a voi con chicca nel protratto assolo di chitarra dal minuto 1,38. Il fraseggio del ritornello è immancabilmente un catchy chorus, vi ritroverete a ricantarlo contro la vostra volontà, tanta è l’orecchiabilità della ripetizione da annidarsi nella memoria.

 

Sono arrivata all’ultimo brano e non me ne sono accorta. Questo è un disco che si merita il massimo del rating per il coinvolgimento che staglia sull’ascoltatore e che nella varietà dei brani proposti tiene l’attenzione e l’appagamento alti dal brano uno al brano dieci. Ecco il decimo, High-Tide dove il decantato elemento sci-fi è protagonista di una lunga apertura squarciata dall’ingresso della crunch guitar. C’è un crescendo in progressione sonora che aggiunge man mano elementi, quali un tintinnio di base dovuto ai tocchi di vetro di un pianoforte. Un brano sperimentale, lentissimo, trainato talvolta dai soli rintocchi del suo basso e che lascia attoniti per la genialità. Quella che sento è una linea vocale che oltre lo screaming si va tingendo di un confidenziale sussurrato che dosa una buona quantità di voce intimidatoria. Si accoda ai brani preferiti di Abyss, per l’anticonformismo. Non a caso lo dico, e la testimonianza di non essere per niente un brano scontato scoppia dal minuto 3,59. Extravaganza strumentale alla stregua di una repentina accelerazione e sferragliamento di elettrica entrante aprono ad un’ultima parte ignorante nella giusta misura. Le distorsioni si sbranano l’ultimo appagamento rimasto nell’ascoltatore, che fagocitato dai Membrance, se ne resta felice e cullato nelle loro viscere.

 

 

Ascolta la release ufficiale di Membrance – High-Tide:

 

 

Dieci per la variegatura, dieci per l’orecchiabilità, dieci per un sound unico che DEVE essere necessariamente protratto verso ulteriori release discografiche. Dieci a questo trio, i Membrance, che hanno fatto il lavoro di un quintetto in Abyss.

 

 

 

Rating: 10/10

 

Brani suggeriti: Rotten Broken Bones, Endless Torture, Groovy, Goat’s Guts, High-Tide

 

 

 

Tracklist completa per Membrance – Abyss:

 

1. Chasm of Blood

2. Shreds of Flesh

3. Rotten Broken Bones

4. The Devil’s Dance

5. Tarantula

6. Endless Torture

7. Groovy

8. Goat’s Guts

9. Acid Satanism

10. High-Tide

 

 

 


 

 

 

 

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