DEAD CROWN: tornano oscuri e tormentati con il nuovo EP CRUCIFY ME tramite Stay Sick Recordings.

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DEAD CROWN

 

 

 

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Dopo aver debuttato sulla scena deathcore lo scorso aprile 2018 con COME HELL EP, lo spietato quartetto dall’Oregon DEAD CROWN, torna sotto l’egida della Stay Sick Recordings, che detiene uno dei roster deathcore oltreoceano più feroci. La formazione da Portland di Kendall Johns, Eric Gemme, Brent Sheffield e Bryton Wilson si riaffaccia il 6 dicembre 2019 con CRUCIFY ME EP.

 

 

 

 

DEAD CROWN. CRUCIFY ME EP.

Track by track review

 

 

 

 

Se non siete familiari col sound dei DEAD CROWN, la cosa principale da sapere è che il deathcore che mettono in vetrina è tetro, massacrante e contaminato. Un muro sonoro strumentale e vocale avvolto da  abbondante synth in versione tormentata e accostato a un’anima rap o rapcore. La formula non cambia per CRUCIFY ME, che rispetto alla collezione di brani di debutto, integra però una presenza decisiva di variazioni rappate, sezioni down tempo e una serie di featuring.

 

L’inciso inquietante da cui attacca il disco è un brano di poco meno di un minuto e mezzo: Repent. Il pezzo si sviluppa su una base hip-hop con verso rappato, una serie di effetti riverberati e un prevalente riffing mordi e fuggi, taglientissimo dall’entrata alla conclusione. Si tratta della prima iniezione di hip-hop o rap metal se volete, del nuovo EP e di cui ulteriori testimoni saranno i rappers coinvolti per un paio di brani.

 

 

 

 

Una versione aggro del riffing trapassa l’arrangiamento della seconda traccia Old Friends, accostata a dissonanze e carica di disagio senza mezze misure. La dinamica del brano si contorce su un tempo medio-lento. L’effetto in slow motion è catalizzato da una ritmica flemmatica e una generale atmosfera di synth abissale. Il brano a base di piombo e breakdown, convoglia un senso di pesantezza, legata in parte alla negatività del tema: i vecchi amici che oggi sono nemici.

 

Arriva il primo featuring dell’album per la terza traccia Family con Felipe Aléman dai Brothers Till We Die e l’asticella viene spostata al massimo della brutalità. Si alza un muro del suono sin dall’apertura con down tuned e bassi massicci. Le harsh vocals di trovano in doppietta e dal mid growl prevalente si passa a interventi di low profondamente gutturale. Nel backdrop del brano una serie di elementi elettronici aggiungono inquietudine al ritornello. Family si regge su un’architettura aggrovigliata e spinosa, attraverso una serie di variazioni brevissime di rapping e tappeto ritmico che passa dal sincopato al down tempo più mortale con un breakdown di tipo low and slow, tipico dei DEAD CROWN.

 

 

 

 

L’attacco di Twenty Four è molto convincente, aggancia all’istante nello schema circolare e modulare, una base hip-hop a partire dalla quale si dimena il caos controllato. Le variazioni di arrangiamento che d’ora in poi subentreranno trovano una propria collocazione nell’heaviness maestra. La sezione ritmica è la maggiore evidenza a cambiare con una serie di breakdown, rallentamenti e accelerazioni nel chug costante, aprendosi su un intermezzo esclusivamente rappato e minimalista. C’è qualcosa che fa tornare l’attenzione al suo posto tra le divagazioni del brano, e che rende Twenty Four un brano con la sua ragione di esistere.

 

È quindi il momento di Down con la guest appearance di DaBoiJ dai colleghi trap metal di etichetta Bone Crew e di Fronz degli Attila, a cui in parte i Dead Crown si rifanno nel sound, e titolare della label stessa. Estratta come prima traccia prima della pubblicazione del disco, è un pezzo blindato e trainato dal lavoro di chitarra rampante, breve e fulminante, dissonante e decisivo nel comunicare nell’alta distorsione il disagio del brano. Ma il riffing non è l’unico responsabile del tormento di Down. Nel retro, una serie di elementi elettronici in loop, aggiungono la loro dose di tedio e se vogliamo di orecchiabilità alla formula heavy-yet-hooky. Il featuring vive il suo momento di protagonismo su una sezione riservata al rapping, incastrata a marchingegno dannato di atmosfere nere all’interno delle quali si dimena un mostro vocale che apre e chiude le fauci.

 

 

 

 

Subito dietro l’altra collaborazione vocale per rapping da parte di Iamjakehill per il brano Comin’ Up. In attacco mi ha ricordato le stesse sonorità dei Before I Turn, che fanno anche un simile uso di elementi sintetizzati per creare atmosfere e textures dense, specialmente per quel lead che si sente in attacco. Il brano è un vero e proprio breakdown fest, si accende e si spegne tra intermezzi rappati sospesi e passaggi cataclismici di harsh vocals e strumentale antagonista. Dal minuto 2,17 un rallentamento oltre il limite del down tempo propone tutto lo strumentale a rallentatore, esattamente come se la vista fosse annebbiata dal trip mentale. Drammatico, l’arrangiamento assorbe una serie di elementi horror. La tensione del pezzo si taglia col coltello e si percorre col fiato sospeso fino a conclusione.  

 

Con un lead simile ma più riverberato si introduce Crucify Me, un mastodonte del rancore sordo, che consuma la vendetta fredda e a morsi lenti. Torna la versione del breakdown lento e il brano procede a passi cadenzati e pesanti tanto nella ritmica, quanto nel riffing. La title track è impiccata a un filo, nera come la pece e forse per questo dotata di un fascino bello e dannato a modo suo. Nel retro torna il solito giro circolare tormentato mentre la trama tesse le fila della storia in primo piano.

 

 

 

 

Per la closer è previsto il cantante di una delle mie formazioni aggro metalcore preferite. Provengono dall’Australia e mettono al vaglio un assalto frontale senza filtri, autentici e dominanti con i breakdown più memorabili del genere. Sono un supergruppo meno conosciuto ma che vale la pena approfondire, i Dealer, che troviamo con lo screamer Aidan Holmes in Worse Than Death. Per questo capitolo la ritmica si fa più affrettata nei limiti di quanto concesso dalla formazione. C’è un lavoretto chirurgico di blast beats mordaci che emergono dalla regolarità flemmatica tipica. La collaborazione porta un valore aggiunto al brano, dove il rapping è più uno spoken word e non si distacca dal resto dell’ostilità per il brano di chiusura, ma complementare all’esecuzione.

 

La formula proposta dai DEAD CROWN si accosta maggiormente al mondo del rap metal dalle tonalità oscure rispetto al precedente lavoro e resta nel perimetro drammatico e flemmatico delle cose. La brutalità resta, tanto quanto gli involucri oscuri del synth, che come bozzoli aspettano di schiudersi per liberare una falena nel buio. L’impatto che l’EP lascia è sicuramente nel disagio e nel tormento che restano all’ascoltatore. Non si guadagna numerosi riascolti per similarità degli arrangiamenti, oltre che all’evoluzione oltre il perimetro –core che può disorientare taluni ascoltatori. Al lascito restano comunque i brani più tosti della selezione, in attesa di vedere dove e come i DEAD CROWN arriveranno ad esprimere di nuovo la propria dannazione in una prossima uscita discografica in versione lunga.

 

Rating: 8.8/10

Brani suggeriti: Family, Twenty Four, Down, Comin’ up, Crucify Me

 

DEAD CROWN – CRUCIFY ME EP tracklist:

 

 1. Repent

2. Old Friends

3. Family feat. Felipe Aleman of Brothers Till We Die

4. Twenty Four

5. Down feat. DaBoiJ of Bone Crew

6. Comin’ Up feat. Iamjakehill

7. Crucify Me

8. Worse Than Death feat. Aidan Holmes of Dealer

 

 

 

 

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