DEEP AS OCEAN: formula calibrata di heaviness e melodic catchiness nel nuovo CROSSING PARALLELS.

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DEEP AS OCEAN: formula calibrata di heaviness e melodic catchiness nel nuovo CROSSING PARALLELS.

 

 

 

 

DEEP AS OCEAN, una formazione metalcore italiana da 5 membri, fondata nel 2016 a Milano, con Alberto Buttò (chitarra), Riccardo Buttò (batteria), Matt Bonfanti (cantante), Matteo Acquati (basso) e Manuel Panepinto (chitarra). Hanno debuttato sulla scena con il primo EP Lost Hopes | Broken Mirrors del 24 novembre 2017, seguito dal primo full-length CROSSING PARALLELS in uscita lo scorso 13 dicembre 2019.

 

 

 

 

Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con la formazione per approfondire il processo creativo e tutti i dettagli del nuovo album. Per l’intervista di SICK AND SOUND con i DEEP AS OCEAN: www.sickandsound.it/intervista-con-i-deep-as-ocean-il-full-length-di-debutto-crossing-parallels-il-concept-e-i-dettagli.

 

 

 

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DEEP AS OCEAN. CROSSING PARALLELS.

Track by track review

 

 

 

 

CROSSING PARALLELS è un viaggio che si snoda attraverso nove tracce e il sound dei DEEP AS OCEAN: una formula calibrata di heaviness e catchiness. Il disco apre direttamente dalla title track Crossing Parallels, un brano strumentale che consente un accesso graduale al disco passando per il melodico e l’atmosferico. Nel brano di apertura sono infatti disciolti due degli elementi fondamentali della formazione milanese, di cui sin dalla opener danno uno spaccato, e successivamente in manifestazione diretta sul melodico dei ritornelli e sulle atmosfere corroborate dal synth.

 

 

 

 

Segue una delle tracce forti del disco che ospita la guest appearance di Mattéo Gelsomino dai Novelists FR: Hourglass. Oltre alla collaborazione, che ha consentito un incastro naturale delle double vocals, l’influenza della formazione parigina per eccellenza del melodic metalcore si risente attraverso tutto l’arrangiamento. Il brano fa un bel lavoro nell’aggrappare e tirare dentro l’esecuzione a partire dal riffing circolare in entrata, quanto con l’allure del sintetizzato che lo accompagna. Questo resta sotto forma di atmosfera nebulizzata a tappeto dell’intero brano integrando un’alta dose di suggestione. Il brano costruisce sezioni antagonistiche di palm muting fulminante e harsh vocals. Glissa sul ritornello in pulito passando per istanti di protagonismo di chitarra solista e interludi di armoniosa sospensione. I Deep As Ocean mettono a segno il primo brano riavvolgibile, cortesia di un catchy chorus memorabile e dove la diluizione del melodico è in proporzione due a uno.

 

Guarda il video ufficiale di Deep As Ocean – Hourglass feat. Mattéo Gelsomino:

 

 

In coda Knives and Flames. Per ciascuna volta che ho riascoltato questo brano, ho trovato un’influenza à la Wage War. Si stanzia fra le tracce banger del disco, con un tappeto ritmico decisamente massiccio, battente nelle percussioni. L’arrangiamento è trainato dall’impeto delle chitarre rampanti, che attraversano le arterie del brano in diverse stilistiche supportandone la brutalità, quanto la tensione. Il brano livella una serie di cori e harsh vocals con una transizione liquida verso il cantato pulito, di registro sonoro ed espressivo, voltando le spalle a quelle voci plastiche e un po’ cheesy che a volte si ritrovano nei generi -core melodici. Al 2,39 la chicca nel breakdown!

 

 

 

 

Il quarto capitolo è un pezzo di cui è un piacere disquisire. Non so bene se qualche forma di droga sintetica possa essere liofilizzata chimicamente nei megahertz di un brano con reticolato invisibile, so solo che il ritornello di Oblivion dà la dipendenza, punto. Basta premere play per accorgersi della portata orecchiabile e anthemic del chorus, e non mi sorprenderebbe se a un live questo brano si guadagnasse il ricantato del pubblico all’istante. In entrata c’è un alto sintetizzato reminiscente di Betraying The Martyrs o meglio, The Royal, in doppietta con la catchiness dispensata fin dalla prima ripetizione del ritornello. Il brano guadagna tutto da una produzione ottima, che valorizza tutti gli elementi che lo compongono, sono tanti e livellati senza perdere consistenza o aggrovigliarsi. Da, e verso il ritornello, fluiscono sezioni incendiarie di growl e un lavoretto squisito di chitarroni che emergono nel down tuned e nel mordi e fuggi di palm muting. Oblivion è una delle tracce fondamentali del disco per l’alto groove. E occhio all’esplosione del breakdown al 2,10!

 

Come il melodico possa entrare nel chug metalcore e viceversa è messo in vetrina in The Sinking Ship. Un brano bello non solo sul ritornello melodico – intriso di synth – ma anche sugli istanti in boato. C’è un prepotente mestiere da doppio pedale ad appoggiare il sussulto del brano e degli istanti più tenaci, quanto una serie di apprezzabili dissonanze di corde. Squisito sul ritornello che arriva dopo i passaggi più  arroventati e si squarcia spazioso, questo numero è un altro candidato alla grande folla dal vivo per la formula heavy-yet-hooky. E visto che mangio distorsioni vocali tutti i giorni a colazione: grazie di aver mollato un BLEGH fantastico! Solo per questo vi siete già guadagnati metà del rating.

 

 

 

 

Underwater si accosta al versante dei brani che attingono al melodico. Ma melodico non vuol dire che i Deep As Ocean abbiano abbassato l’asticella dell’heaviness, quanto che la proporzione sia aumentata in favore del primo. Il brano interseca istanti di chitarra pulita e un poco riverberata, melliflua come nei Novelists FR, a corde più fragorose e quegli interventi di chitarra in dita frenetiche da fretboard a cui scappa il virtuosismo progressive. Adoro. A fondo del melodico emozionale, il pezzo riflette la suggestione del cantato che oltreoceano chiamerebbero heartfelt, di armonia e istanti riflessivi.

 

Il nuovo dei Deep As Ocean include un’altra guest apperance, dai compatrioti del metalcore con sfumatura sinfonica, gli Sharks In Your Mouth. Per Feels Like Nothing la linea vocale prevede anche il cantante Andy Pali. Il riffing circolare in ingresso con sottilissimo atmosferico aggancia dal secondo zero, e si lascia sovrastare dal top dei blast beats. La stessa circolarità di chitarra resta nel backdrop e tende a restare ipnoticamente nell’orecchio. Un altro grande ritornello in versione anthemic con sintetizzato e archi si colloca tra passaggi violenti dove la doppietta batteria-chitarra è chiara responsabile del tellurico.

 

 

 

 

Floating Anchor è un brano dotato di un certo fascino, grazie a pianoforti, archi e una serie di elementi posti nel retroscena dell’heaviness. All’apice della performance vocale, il brano riesce ad esprimere quanta emozione sia stata riversata nel cantato a pieni polmoni, potente e appassionato, privilegiato rispetto alle harsh vocals, con presenza extra di semi parlato. Al centro si apre alla sospensione spazio temporale di pianoforte e clean vocals.

 

I Deep As Ocean tirano le fila di un discorso complesso e completo con l’ultimo capitolo Black Rose dove il romanticismo delle lyrics si riveste di tutti gli elementi che hanno caratterizzato il viaggio. Il sintetizzato si nebulizza attraverso tutto il brano, mettendo in atto un alto grado di sensibilità melodica. Si viaggia attraverso l’armonia della sovra incisione di tipologie di vocals, cori, voce di testa e falsetti che si coalizzano sul versante luminoso. Un brano sperimentale e costruito con una certa brillantezza, dove il melodic metalcore trova l’espressione più alta di Crossing Parallels.

 

 

 

 

Il nuovo dei DEEP AS OCEAN segna una delle prime pietre miliari della discografia della formazione milanese. Un disco intricato e curato al dettaglio, che consente un viaggio tra atmosfere e  scenari dotati ciascuno di una personalità unica. Mette a segno ritornelli che tendono a restare con l’ascoltatore di brano in brano e oltre, rendendo alcune tracce riavvolgibili all’istante. I ragazzi sono molto determinati e hanno una chiara idea del sound che vogliono perseguire, già marcato e definito nel nucleo. Un formato metalcore molto vincente nella scena corrente. Nella rarità del panorama underground europeo, i DEEP AS OCEAN sono una formazione che va necessariamente tenuta d’occhio per potenziale e talento.  Dimostrano quanto nella terra della buona cucina, siamo altrettanto capaci di alzare il volume del metalcore, quanto i colleghi degli hamburger e quelli dei canguri e dei koala allo stato brado.

 

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Hourglass, Knives and Flames, Oblivion, The Sinking Ship, Feels Like Nothing

 

 

DEEP AS OCEAN – CROSSING PARALLELS tracklist:

 

 1. Crossing Parallels

2. Hourglass (feat. Mattéo Gelsomino)

3. Knives and Flames

4. Oblivion

5. The Sinking Ship

6. Underwater

7. Feels Like Nothing (feat. Andy Pali)

8. Floating Anchor

9. Black Rose

 

 

 

 

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