DIAMOND CONSTRUCT: debuttano con l’omonimo full-length, concentrato di brutalità colossale e atmosfere drammatiche

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DIAMOND CONSTRUCT

 

 

 

 

Se è vero che il metalcore è un genere sovraffollato nella terra dei canguri dove i breakdown sono talmente tosti da dover essere considerati illegali, è anche vero che la qualità delle formazioni Australiane è raramente deludente. Sia che parliamo di mainstream che di underground, con una band australiana metalcore non si sbaglia mai. È il caso dei DIAMOND CONSTRUCT, formazione da Taree, area straordinaria del Nuovo Galles del Sud, Australia, con Kynan Groundwater alle vocals, Braden Groundwater alla chitarra, il bassista Alex Ford e il batterista Adam Kilpatrick.
Sono parte del roster Greyscale Records, con la quale il 17 maggio 2019 hanno pubblicato il proprio SELF-TITLED di debutto.

 

 

 

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DIAMOND CONSTRUCT SELF-TITLED.

Track by track review

 

 

 

 

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Dreamcatcher mantiene la manopola del voltaggio sullo stesso lato con intro aggressiva e affrettata che si evolve da una percussione attutita prima di pestare il piede sull’acceleratore di corde e pelli. Nella linea vocale qui si estende anche sull’adozione di rapping e screaming altrettanto rapido. È manifestazione di intensità allo stato più martellante ed esemplare episodio di chug metalcore con retroscena atmosferico tetro e inquietante fatto di elementi elettronici e distorti. L’ispirazione per questo brano contrapposto agli altri pezzi meno accelerati, sembrerebbe derivare dai primi Bring Me The Horizon dal riffing veloce e sussultorie linee vocali. Tematicamente invece si ispira all’autoriflessione, alla spinta a rialzarsi e trovare nella musica il proprio canale di comunicazione.

 

Paradox è stato estratto come singolo e come collegamento tra il lato più aggressivo dei Diamond Construct e il loro aspetto più melodico. Parla dell’amore, del desiderio e di tutte quelle sensazioni collegate a questa sfera, i conflitti quotidiani e la dicotomia di luce e oscurità. Con un attacco che attinge direttamente alla traccia precedente, si evolve sulla stessa ritmica punitiva e accoglie una serie di elementi emblematici del nuovo sound dei Diamon Construct come pinch harmonics, delay, uso di pedale whammy. Con una trama intricata e vorticante di chitarra, diluisce interludi di sospensione dove alla rabbia vocale si fonde la linea vocale pulita e armonica, eterea. Attenzione ai mastodontici breakdown, che spingono quanto mai a sbattere la testa nel caos massiccio che mena senza pietà!

 

Guarda il video ufficiale di Diamond Construct – Paradox:

 

 

È la volta di un altro singolo estratto, Submerged, un pezzo dal groove ignorante che si ascolta in cardiopalmo e il meglio del meglio del lavoretto di pelli. Livellata e caotica, esprimere il senso dietro la traccia aggiungendo una serie di atmosferici e accoglie nella ritmica massiccia un lavoro altrettanto prepotente di chitarra e basso intorno al quale evolve insieme a rocciosi breakdown. Tematicamente il brano riflette un momento molto oscuro dal punto di vista personale e pertanto esclude ogni melodia, ogni orecchiabilità e ogni chorus.

 

Come suggerisce il titolo, Night Terrors, discute della paralisi del sonno, la mancanza di sonno e gli incubi notturni. Scritta su una sei corde classica, mette a segno la tipologia di metalcore intenso che a questa formazione australiana riesce meglio. Attacca con un climax atmosferico e vaporizzato con linea vocale impalpabile ed esplode disperata e tormentata per riflettere a specchio l’ispirazione tematica nell’arrangiamento. Il down tuned del pezzo è impressionante quanto il rancore delle harsh vocals. Contiene inaspettatamente un chorus accessibile, squisito e cantato in pulito. Questo arricchisce l’heaviness del brano diluendo una piccolissima porzione di melodia mentre fa pestare i piedi come dannati al tempo stesso. E sì, anche qui i breakdown sono dispensati a profusione.

 

Guarda il video ufficiale di Diamond Construct – Night Terrors:

 

 

A questo punto non è facile scalare il muro del suono eretto dai Diamond Construct, che continuano a costruire in altezza e inaccessibilità. Arriva un brano che attacca con un groove accattivante, che assorbe nel mentre dalla reminescenza djent e segue con un tappeto ritmico sussultorio: Say It To My Face. Alla formula della distruzione è aggiunto l’aspetto selvaggio di vocals impressionanti che aizzano ogni folla nel mid growl incalzante su più linee, miscelato al parlato. Elementi metallici ed elettronici si colano sull’arrangiamento spaccaossa a tutti chitarroni e bassi profondi. Il brano è stato scritto per tutti i dubbiosi, contrari e haters della band stessa e allargato a un concetto più ampio a cui l’ascoltatore medio può relazionarsi in riferimento a tutti i pregiudizi in ogni contesto sociale e personale.

 

 

 

 

Un repentino cambiamento che lascia inizialmente disorientati è quello messo in pratica in Morphine Eyes, con un’apertura sintetizzata di pianoforte influenzato dalla musica EDM, particolare se non bizzarra. Rallenta un andamento percorso finora col fiato corto con uno strumentale più attutito e un sound completamente diverso dal resto. Principalmente elettronica, si snoda su una linea vocale pulita in voce di testa e falsettata e una presenza più parsimoniosa di distorsione, con una serie di nuance evanescenti e parlato elettronicamente disturbato. Il melodico è qui prevalente con tanto di chitarre pulite ed influenza melodic hardcore e melodic metalcore sul ritornello accessibile e ricantabile. Il brano è stregato e quanto mai affascinante nell’armonia a sorpresa che inietta nell’udito.

 

Ritorno alla corrosione e al potenziale distruttivo con Hypno che incede con intro molto accattivante dal versante rapcore delle cose.  Trae la sua forza da serratissime chitarre e una fortissima influenza elettronica senza rinunciare al metal. Robotica e spaziale aggiunge quel flair rappato a suo agio nell’arrangiamento. Si tratta di un chiaro attacco ai social media. Hypno è un brano diversificato, tosto e animoso con un backdrop electronicore che non guasta nella sperimentazione sonora ben riuscita.

 

 

 

 

Un brano scritto per tutti coloro che abbiano mai pensato di mollare: Hailstorm. Il pezzo prende a pugni in faccia e lo fa con un caos controllato. Retroscena di riffing progressive e assalto sonoro alle percussioni sfrenate, procede accendendo la miccia della deflagrazione. Sugli interludi eterei e armonici alla Silent Planet si prende fiato ma dura poco. I giri di chitarra circolari e dannati sono qualcosa che resta impresso a lungo nella memoria e che si tende ad isolare all’ascolto. Cavo di trazione dell’intero brano, si associano alla mattanza strumentale e vocale. Come anticipato, la distruzione viene intervallata da istanti in cori angelici ed evanescenti verso cui il brano transiziona in modo naturale e ben concepito.

 

Tra gli ultimi numeri del disco Wildfire, un pezzo brutale supportato da una follia inarrestabile cortesia del riffing spedito quanto il lavoro di batteria. Il giro circolare di chitarra e il preponderante ausilio di chitarroni ultra bassi sono in accoppiata alle esplosioni costanti del brano. Brutale anche nei cori distorti e nelle urla di questo mastodontico screamer associa un utilizzo di linea vocale pulita in crescendo di cattiveria. Wildfire è uno dei brani più blindati del disco.

 

 

 

 

Non differisce dalla linea principale del disco la successiva Attitude. Nell’aggressività perpetrata senza filtri accoglie una certa dose di orecchiabilità quando la ritmica si fa sincopata spingendo a sbattere la testa. Le chitarre non sono semplicemente in accordatura bassa in questo pezzo, ma bassissima, il riffing è in double drop C. Come pure la ritmica è in variazione con un breakdown ai confini della landa del doom. È esemplare il riferimento contro coloro che hanno tentato di screditare e distruggere i musicisti dal punto di vista personale.

 

Gloom è un ritorno al marchio metalcore di fabbrica dei Diamond Construct e parla della storia della formazione e della provenienza da un piccolo paese, discutendo della sensazione di sentirsi intrappolati e voler scappare. Con un attacco drammatico, Gloom si evolve sulla mattanza ritmica ben consolidata nel disco. Dissonante e in high pitching di corde, crea un effetto di disturbo avvolto da un’atmosfera incredibilmente affascinante nella nebulizzazione del cantato pulito. Sono incredibili gli elementi distesi sul retro, che alzano sipari oscuri, drammatici ma intriganti nel retro della violenza allo stato grezzo in primo piano. Gloom chiuderà proprio su questi effetti suggestivi, tirando le fila di un’architettura sonora blindata e impressionante.

 

Ascolta la release audio ufficiale di Diamond Construct – Gloom:

 

 

Diamond Construct non è un album per i deboli di cuore. 12 tracce racchiudono un nucleo esclusivamente fatto di riffing down tuned e breakdown. È un colosso di brutalità, ma che va ascoltato e riascoltato per afferrare ogni volta anche tutti quegli elementi che lo rendono unico dietro alla cortina blindata dell’heaviness. Lasciarsi andare all’oblio di atmosfere sottili ed evanescenti, cori nebulizzati o al trip di certi istanti elettronici o lasciarsi devastare dal massimo dell’accordatura bassa di elettrica e di breakdown drammatici è facile. A voi la scelta.

 

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Animus, Paradox, Night Terrors, Morphine Eyes, Gloom

 

 

Diamond Construct self-titled album tracklist completa:

 

1. Animus

2. Dreamcatcher

3. Paradox

4. Submerged

5. Night Terrors

6. Say it To My Face

7. Morphine Eyes

8. Hypno

9. Hailstorm

10. Wildfire

11, Attitude

12. Gloom

 

 

 

 

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