DIAMOND CONSTRUCT: sfondano il muro del suono con la sperimentazione elettronica nel nuovo DCX2 EP.

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DIAMOND CONSTRUCT

 

 

 

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La terra dei canguri è uno dei luoghi per eccellenza del metalcore. Sì, perché è un terreno fertile per la proliferazione di formazioni raramente deludenti e dotate di grande potenziale tanto sulla scena affermata, che su quella emergente. Proprio a una di quelle frange metalcore, quella più brutale – che per me è l’aggro metalcore – appartengono i DIAMOND CONSTRUCT, che l’anno scorso hanno debuttato con il primo self-titled e tornano il 28 agosto 2020 con il nuovo DCX2 EP tramite Greyscale Records. Conosciuta per la formula aggressiva e drammatica del suono e breakdown tanto tosti da dover essere considerati illegali, la formazione di Kynan Groundwater, Braden Groundwater, Alex Ford e Callum Nicholls, torna a denti serrati a masticare e triturare l’ascoltatore con una mini collezione da quattro brani.

 

 

 

 

DIAMOND CONSTRUCT. DCX2 EP.

Track by track review

 

 

 

Il massacro sonoro insito nel sound marcato e massiccio dei Diamond Construct torna a mietere vittime nel nuovo lavoro, ma per questa pubblicazione, il quartetto sperimenta con soluzioni sintetizzate e d’atmosfera oltre il muro del suono. Questo nuovo elemento attinge all’entrata permanente nella formazione del DJ Callum Nicholls, subentrato a posto del precedente batterista. DJ non è sinonimo di elettronico nel senso stretto del termine però, perché la contaminazione di synth spazia da effetti di disturbo sonoro all’atmosferico evanescente, a una pletora di effetti di distorsione strumentale, a percussioni elettroniche e un flair più industriale o cibernetico con cui vengono rivisitate alcune delle tracce. Qualcosa che certamente trova il proprio filo rosso di continuità con la precedente pubblicazione, ad esempio con il brano Animus, traccia opener del primo disco in cui c’era quello stesso senso di tensione e disagio espresso con l’introduzione di radio frequenze disturbate.

 

 

 

 

Il disco parte proprio da uno scenario elettronico nebulizzato, tanto teso da poter essere sezionato con un bisturi nella traccia di apertura Generic, che è tutt’altro che vaga e generica. Accanto a questa nuova componente atmosferica, un accompagnamento minimalista appoggia l’abrasione di screaming a squarciagola. Non tardano a sfondare la porta a calci corde dissonanti e brutalità viscerale, esposte in vetrina senza compromessi. Il riffing più abissale dell’accordatura bassa possibilmente raggiungibile in down tuned romba sotto a un groviglio di elementi stridenti in superficie. Tra il down tempo e il mid tempo, il brano accumula tensione sullo screaming e un accompagnamento elettronico in crescendo. Raggiunge l’apice sull’esplosione di un prevedibile breakdown al minuto 2,29 dove ritornano il giro di chitarra circolare dell’introduzione e un’elevata dissonanza. In coda, le contaminazioni elettroniche assorbono dal panorama sci-fi l’ultima spolverizzata tormentata del brano.

 

 

 

 

A proposito di profondità e accordature basse, qualcosa che spinto oltre i limiti del nero fa parte dell’aggressive o aggro metalcore, trova la sua manifestazione più ostile nel secondo episodio Enigma. Per l’antagonismo perpetrato senza fronzoli, ha richiamato alla mia memoria i compatrioti Dealer. Tra le intercapedini dell’heaviness più spietata, i Diamond Construct colano una porzione melodica che, se non è bestemmia dirlo, riesce a stabilire un legame con l’ascoltatore facendo leva sulla catchiness. Vocalmente mostruso, Kynan Groundwater, si diletta con transizioni liquide tra lo screaming in versione lacerante, al mid growl più rabbioso e greve, a uno squisito pulito, responsabile dell’accattivante ritornello orecchiabile e di quelle sezioni incastrate ad orologeria lo scenario da giorno del giudizio. Un brano stand out del disco, con un involucro sintetizzato, che strozza e strangola la violenza tipo telo di plastica e che a partire dalla claustrofobia fa piombare nell’apertura di un breakdown sconfinato. Dinamico e strutturato, il brano si pianta direttamente nel cranio per essere collocato tra i preferiti.

 

Tanto quanto il brano affetto da bruxismo stride i denti serrati, allo stesso modo l’ascoltatore trattiene il respiro attraverso la nevrosi ritmica e strumentale del terzo capitolo Psychosis. Sbuffando costantemente sul drumming tra l’esagitato e il regolare, il pezzo succhia direttamente dal cordone ombelicale del nucleo heavy dei Diamond Construct e, saturo, sbotta su deflagrazioni che non conoscono mezzi termini. Trainata da una distorsione vocale caustica, la traccia introduce sezioni in rappato, che sono cariche di un allure un poco nu metalcore, ma che in definitiva trovano la propria collocazione in un brano di caos volutamente non controllato. Il sintetizzato si spinge oltre i confini della terra conosciuta, proponendo un panorama aggrovigliato, vorticante, teso, indistinto e carico di disagio.

 

 

 

 

L’EP si conclude con effetti elettronici cibernetici e robotici con una nuance industriale pennellata in superficie. Si tratta di Scythe, un brano di nuovo inclusivo di rappato e base elettronica palpitante, ma stavolta meglio sfumate nell’heaviness per sostenere l’architettura che viene eretta sopra le atmosfere. Sotto al ritornello, dove harsh e clean vocals trovano nel botta e risposta trovano l’accoppiata perfetta, c’è un giro di chitarra reboante magnetico, che tende ad essere isolato all’ascolto per l’headbanging che suscita. Nonostante la variazione del tappeto ritmico, la regolarità raggiunta in lunghi momenti, crea una continuità che tiene dentro all’arrangiamento senza concedere possibilità di scappare.

 

 

 

 

Con una prospettiva sonora che si allarga alla sperimentazione elettronica più consistente e un soundscape ancora carico di disagio drammatico sul panico suscitato nell’ascoltatore impossibilitato a sottrarsi a tanta brutalità, i Diamond Construct continuano il proprio cammino attraverso le frange più antagoniste del metalcore. Allargano la via maestra e mietono vittime, inglobando nuove influenze e tentando nuove soluzioni con attitudine temeraria. Il rischio di perdersi nella sperimentazione non è qualcosa di valutabile per i Diamond Construct. Non esiste rischio, quando il futuro sembra chiaro nella direzione da perseguire. Non resta che dare fiducia a formazioni come questa, e continuare a tenerle sotto al radar. Speriamo che la parola “Construct” venga mantenuta nel nome, nel songwriting e nella feroce identità della formazione e che a partire da quelle sperimentazioni a volte enigmatiche, venga esclusa ogni possibilità di disorientamento e decostruzione.

 

Rating: 8.8/10

Brani suggeriti: Enigma, Scythe

 

Diamond Construct – DCX2 EP tracklist:

 

1. Generic

2. Enigma

3. Psychosis

4. Scythe

 

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