EMUNESS. EQUILIBRIUM. La positività che scaturisce dalle emozioni negative per trasformare la vita.

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Introduzione agli EMUNESS.

 

 

Gli Emuness sono un outfit metalcore nel roster dell’etichetta Luxor Records. Sono un quartetto da Jacksonville, Florida con: Paul Richardson alle vocals, David Damron alla chitarra e vocalsR. J. Roman al basso e Robert Roman alla batteria.

 

 

 

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Sono una band riassemblatasi a partire dalla formazione metalcore I Am The Witness. Gli Emuness hanno lanciato il loro full-length il 26 Maggio 2018, intitolato Equilibrium e la sanno lunga su come si sfonda in quanto al sound col quale si riaffacciano sul genere e il messaggio che vogliono diffondere con la propria musica: la positività che può sorgere da ogni esperienza negativa nella vita.

 

 

 

EMUNESS. EQUILIBRIUM.

 

Panoramica su un disco straordinario

 

 

 

Creativo nella scelta dei titoli. Dinamico e ricco in ciascuna traccia, tutte diverse e ognuna in grado di suscitare un gradimento differente. Arrangiamenti brutali e incendiari su corde affilate, bass slapping evidente e break down massicci. Ausilio di double vocals, due cantanti all’opposto, l’uno cristallino pulito e pienamente armonico, l’altro maestro delle distorsioni vocali. Elementi inaspettati come archi e synth sono riempitivi e livellanti degli arrangiamenti, e talvolta sono inseriti in modo cosi fluido da essere camaleontici. Una produzione ottima permette all’udito di godersi il meglio del meglio del metalcore attraversato da melodico e atmosferico. Equilibrium ospita textures e scenari più che canzoni. Moltissimo gusto all’ascolto.

 

 

 

EMUNESS. EQUILIBRIUM.

 

Un intricato scenario sonoro delle emozioni umane.

 

 

Recensione traccia per traccia

 

 

 

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Il disco degli Emuness mette in bella mostra un cantato in clean e un cantato distorto, e l’effetto è centrato con l’uso di double vocals. Si contorcono su due ugule diverse, una pulita e argentina, l’altra che si esprime in superbo growl dal medio al più gutturale.

 

Al via la seconda traccia Diamond In The Rough. Tanto di cappello al precedente e corrente titolo che sono curiosi e fantasiosi. Questo è un pezzo pesante e testardo che batte nell’arrangiamento da capo a coda con break down di un gusto unico e quel synth che ritorna in eco a solleticare l’udito. Un pezzo veramente bello, che come suggerisce già il titolo del disco, è equilibrio. E qui è realizzato fra sezioni melodiche e di alta armonia negli arpeggi e archi che cullano una splendida voce pulita, e la caduta libera nel gutturale più feroce e rabbia strumentale. Il pezzo è ultra ricco e molto ben costruito.

 

 

 

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The Fall apre e si sviluppa su un riffing variegato e tanto di assolo. La voce in pulito attinge qui a un registro più squillante, e si intervalla al cantato abrasivo. Approcciando la conclusione, into al minuto 2,37 sull’ultimo rimasuglio di screaming si innesta un interludio sintetizzato con qualcosa simile a un vocalizzo prodotto a bocca chiusa, che fa calare un velo di atmosferico ed evanscente sulla coda del brano. Questo consente uno scivolamento liquido verso la traccia successiva, che riprende il filo dallo stesso ambience in entrata, Foreword. Un pezzo dall’introduzione delicata che su leggero arpeggio, tocchi di pianoforte nelle note più alte e di vetro, e un accompagnamento candido in sintetizzato, cresce per esplodere nella furia che a questo punto ci aspetteremmo dagli Emuness. La traccia è un semplice e aeroso intermezzo che lascia la mano alla frenesia stumentale esplosa propriamente nella traccia successiva, Chapter VIII.

 

Molto brillante la scelta di combinare una quantità ancora sovrabbondante di synth e una corsa di chitarra elettrica pulita in volteggio energico con degli archi sinfonici. Il bass slapping nel retro della stuttura ricorda molto il nu metal dei Korn. Un lavoro di corde ancora mirabile accompagna i momenti di nevrosi e brutalità vocale quanto ritmica. La variazione ritmica regala alcuni momenti ipnotici e di gradimento assicurato. Una traccia livellata e dinamica, curata al dettaglio per la quale è stata affrontata la tematica della salute mentale, e l’incoraggiamento a coloro che soffrono di poter comunicare il loro disagio alle persone che rappresentano per loro rapporti di fiducia.

 

“As humans, we all have problems whether it’s a relationship, drug issues, family issues, mental illnesses, and more that we like to bottle up without discussing and fixing the problem. ‘Chapter VIII’ reflects that even though we face these issues alone internally there’s always someone to talk to or some platform that can help guide you through whatever it is you’re facing and come out on top instead of being beaten down by your own thoughts.” Robert Roman, Emuness.

 

 

Guarda il video ufficiale di Emuness – Chapter VIII:

 

 

 

Se dell’atmosferico gli Emuness ne hanno fatto un asset, non può che essere confermato procedendo all’ascolto. In The Rise l’armonia apre la porta sonora con un arpeggio squisito e sintetizzato, mentre gradualmente si inseriscono la percussione e il basso. Il tutto in punta di piedi e senza fragore, crescendo verso un apice di energia melodica e non incendiaria. Anche questo, come il precedente Foreword, è un intermezzo strumentale che fa da ponte in vista del brano in coda: Dreamcatcher.  Questo è un altro pezzo preferito per la capacità di lasciare senza fiato sin dall’ingresso che mostra la vista di un paesaggio sonoro. Uno scenario messo in atto dalla voce pulita volteggiante su ensemble di archi e una transizione cosi fluida verso il metalcore che l’ascoltatore non se ne rende neanche conto. Un pezzo assurdamente bello dove il basso picchia così forte insieme alle stoppatissime chitarre che ci ritroviamo spinti a fare headbanging. La catchiness diluita nel pezzo acconsente l’ascoltatore di godersi il ritornello e ricantarselo in gaudio. 

 

 

 

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Perception si introduce con un andamento regolare e martellante. A partire da un tempo medio, dal primo minuto e venti su stridore di chitarra introduttorio, si farà rapido e correrà insieme alla frusta delle distorsioni vocali in growl famelico. Il ritornello del brano in voce pulita con quei piccoli preziosi elementi elettronici riempitivi regala orecchiabilità e apprezzamento. Anche per questo pezzo i break down sono tumultuosi, ma aprono a sezioni ossigenanti. Meraviglioso l’assolo al minuto 2,49 che trascina l’ascoltatore nel viaggio mentale con un accompagnamento melodico di base. La melodia difatti è disciolta in dosaggio alto in Perception e funziona alla grande nella miscelazione con le distorsioni vocali e i momenti più arroventati. Chiude su solo pianoforte in sfumando e si porta via il gradimento totale.

 

 

Guarda il video ufficiale di Emuness – Perception:

 

 

 

Un senso di tedioso e urgente richiama l’ascolto nell’arrangiamento costruito per il terzultimo brano Avarice, dove l’incastro di corde fine e grosse è geniale. Il basso rintocca nel pezzo mentre la chitarra lucida la lama fina del suo riffing tagliente. Ospita break down che aprono  ai catchy chorus per via della melodia che abbraccia l’heaviness, ma anche momenti di buio e growl affamato. Ogni traccia è davvero diversa dall’altra in questo album, dove il talento di una formazione ben assemblata si nota in tutti i dettagli adoperati per ognuno dei pezzi.

 

Conseguenzialmente alla rabbia preannunciata dal pezzo precedente, il crescendo si compie in What Is Real. Il muro del suono in fiamme appiccate dalle corde elettriche e vocali di questo pezzo, si spegne su interludi atmosferici e carichi di buio, di sospensione eterea ma inquietante. I break down creano attesa e tensione prima che il pandemonio esploda sul mid-low range growl incattivito e sul fragore di crunch guitar. Si tratta del pezzo più heavy, più oscuro nelle testualità e nell’arrangiamento con occhi chiusi alla melodia del disco. Approfondisce la tematica dei problemi che tutti noi affrontiamo ogni giorno, riallacciandosi ancora alla salute mentale e la schizofrenia come squilibrio chimico della persona. Robert Roman ha scritto il testo di questo brano per dipingere l’aspetto oscuro della mente di qualcuno affetto da questo squilibrio.

 

 

Guarda il video ufficiale di Emuness – What Is Real:

 

 

  
Siamo giunti alla conclusione del disco quando gli Emuness ci concedono ancora un regalo su un rombante arrangiamento perforato da una stridente chitarra con la closer Crisis . È nel mosh pit che vogliono salutarci con la ritmica sostenuta del brano e con il coinvolgimento sognante di un ritornello orecchiabile. La sezione che si apre sull’elettrica in lead favoloso e combinazione di harsh e clean vocals dal minuto 2,42 è forse il modo più eccezionale di chiudere un disco sulla migliore formula che gli Emuness hanno trovato tra heaviness e catchiness.

 

 

 

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Non c’è un singolo istante di noia in cui si pensa che le tracce siano simili. Gli Emuness hanno trovato elementi in grado di tenere l’attenzione alta da capo a piedi del loro Equilibrium. Sono molto appagata da questo ascolto e devo ammettere che quando l’ultima traccia è giunta al termine, ha lasciato un senso di vuoto. Una spinta a voler riavvolgere il disco o rivisitare le tracce più forti della collezione. Equilibrium è uno dei migliori album metalcore del 2018 e lunga vita agli Emuness per aver creato qualcosa di tanto curato e perfetto.

 

 

 

Rating 10/10


Brani suggeriti: Diamond In the Rough, Chapter VIII, Dreamcatcher, Perception, What Is Real

 

 

 

Tracklist completa per Emuness – Equilibrium:

 

 

1. Silver Tongue Savior

2. Diamond In The Rough

3. The Fall

4. Foreword

5. Chapter VIII

6. The Rise

7. Dreamcatcher

8. Perception

9. Avarice

10. What Is Real

11. Crisis

 

 

 

 

 

 

 

 

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