FIT FOR AN AUTOPSY: aggressione senza filtri al vaglio della natura dinamica e contemplativa del quinto THE SEA OF TRAGIC BEASTS.

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FIT FOR AN AUTOPSY

 

 

 

 

I FIT FOR AN AUTOPSY sono una formazione deathcore americana da Jersey City, New Jersey, fondata nel 2008. La band è composta da Will Putney, Pat Sheridan, Josean Orta, Tim Howley, Joe Badolato e Peter “Blue” Spinazola. Con una decade di musica alle spalle, hanno messo a segno il quinto capitolo full-length THE SEA OF TRAGIC BEASTS il 25 ottobre 2019 tramite Nuclear Blast Records mostrandosi ancora un band imperturbabile nella furia e inarrestabile nella creatività.

 

 

 

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FIT FOR AN AUTOPSY. THE SEA OF TRAGIC BEASTS.

Panoramica

 

 

 

 

Il quinto album dei FFAA si rivela impenitente, estremo, atmosferico e dinamico attraverso una serie di elementi incastrati all’interno di dieci tracce. Digressioni melodiche, arpeggi, livellamento di tre chitarre, ambience e uso calcolato delle clean vocals all’interno della distruzione ne fanno un capolavoro.

 

Questo album rappresenta un passo in avanti nell’evoluzione del sound, della band e del songwriting che esce dal perimetro strettamente deathcore. Pur adottando tutti gli elementi forti del genere, la formula proposta è ricchissima e raffinata attraverso scenari e atmosfere fatte di una squisita diluizione melodica. Sono ad oggi una delle band di punta del deathcore e destinati a restare una delle identità fondamentali del genere insieme a band di grande affinità sonora come i Thy Art Is Murder o formazioni più dannate come i Carnifex. Difatti è un grande anno d’oro per le release deathcore e questo disco si colloca facilmente tra gli Album of The Year.

 

 

 

 

The Sea Of Tragic Beasts è una pietra miliare di una decade discografica di Fit For An Autopsy e offre uno spaccato sulla direzione intrapresa verso il futuro all’insegna di un potenziamento nella dinamica e nella creatività.

 

L’architettura del disco è composta da brani dotati di una personalità composita ma incredibilmente fluidi nella transizione e brillantemente incastrati nella tracklist. Dotato di nucleo nell’aggressività, il disco approccia diverse influenze che definiscono il mood di ciascuna traccia. Il cemento dell’intera struttura fatta di fibrille dinamiche è l’heaviness e il prodotto finale è un disco ricco e incredibilmente coeso che apre a uno sguardo sulla società odierna veicolando messaggi sociali in linea con l’approccio lirico del marchio Fit For An Autopsy.

 

 

 

FIT FOR AN AUTOPSY. THE SEA OF TRAGIC BEASTS.

Track by track review

 

 

 

 

Il disco apre dalla ferocia con la title track The Sea Of Tragic Beasts che espone senza esitazioni l’aggressione senza filtri radicata nel signature sound della formazione e il filo conduttore di questo nuovo lavoro. Il lavoro combinato di tre chitarre livellate è stupefacente e magnetico nei giri circolari, nel palm muting più fulminante e sul fretwork che accompagna i versi. Il drammatico delle sezioni plumbee si fonde alla sfumatura melodica di un ritornello accelerato nella ritmica, ma accattivante nei cori.

 

Guarda Fit For An Autopsy – The Sea Of Tragic Beasts (Official Video):

 

 

Una delle tracce standout del disco arriva alla seconda posizione: No Man Is Without Fear. Con un crescendo graduale nell’intensità del tremolo in entrata, il brano costruisce un muro del suono blindato strutturato sull’aggressività in diretta manifestazione mediante blast beats serratissimi e linea vocale in sfondamento. Dal verso brutale in growl, il cantato evolve verso un approccio più abrasivo in screaming e verso cori più melodici. L’intensità e la potenza dei bridge si incontrano col ritornello, dotato di fascino bello e dannato, che va ad avvolgere l’intero brano. Il drumming che crivella senza pietà alla precisione del micron, è incastrato superbamente al riffing livellato.  La struttura chiude con un assolo prima dell’ultimo chorus e questo aggiunge un finale elemento glorioso nella dinamica del songwriting. Un gran bel brano.

 

 

 

 

Alla terza posizione il brano che attinge maggiormente al versante melodeath metal in questo disco nella velocità di esecuzione e nella furia tipica della corrente: Shepherd. Il riff melodico con cui il brano apre, scivola verso un approccio tormentato dell’esecuzione, affrettato e sostenuto in un flusso e riflusso di una ritmica frenetica e caotica o più battente lungo l’esecuzione. Dal 2,50 il core è in bella mostra su un’aderenza matematica di palm muting-drumming, prima che il brano chiuda sull’ultimo ritornello cucito nel substrato da quei tediati giri melodici.

 

Your Pain Is Mine è un brano dinamico che accanto all’heaviness fa leva sull’altro elemento che può rendere forte un disco: la catchiness. Spingendo il piede sulla brutalità di uno strumentale demolitore e di harsh vocals infernali, questo pezzo assorbe uno squisito elemento melodico bittersweet senza perdere di intensità e lo fa integrando la linea vocale pulita attraverso un ritornello intriso di emozione. Il lavoro della chitarra solista sul chorus è pura bellezza diluita in dose abbondante. Il pezzo è testimonianza del talento, della versatilità e della musicianship dei Fit For An Autopsy e accoglie un breakdown apocalittico in coda al brano che arriva dopo il cardiopalmo.

 

 

 

 

Si scivola nell’atmosferico dalle tonalità epiche con Mirrors, riflessione della condizione umana convogliata attraverso un’alternanza di sezioni malinconiche e passaggi più aggrovigliati nel caos. Si introduce con un arpeggio buio e leggermente riverberato con linea vocale lontana. Il passaggio claustrofobico dell’attacco glissa gradualmente verso la violenza per raggiungere l’apice della fretta dal centro verso accelerazioni supersoniche.

 

Tra i brani atmosferici anche Unloved, che apre su uno scenario sospeso e nebulizzato, con arpeggio e altissima componente drammatica. Le chitarre restano sul versante inquietante durante tutta l’esecuzione, flemmatiche e trascinate su tutte le stilistiche. Senza grosse accelerazioni, il brano procede a passi pesanti per due minuti, riservando un attimo di caos soffocante soltanto alla fine.

 

Se è vera l’affermazione che ciascuna traccia attinge a strutture diversificate, questo è tanto vero per Mourn che parte dal ritornello. La linea  vocale preferisce per questo capitolo un uso più ampio delle clean vocals incastrandole con disperazione alle harsh vocals. Questa scelta stilistica, non solo promuove l’aspetto melodico del brano, tanto quanto quello atmosferico. Sul fascino del ritornello il pulito è dotato di una dose aggiuntiva di leggera eco che rinforza la melodia ambience e distende una pennellata tragica. Il brano si spacca su un bridge brutale con breakdown dalla metà in poi per poi rientrare in circolo nel mood malinconico e oscuro con cui aveva aperto, geniale variazione della composizione che ruota su una triplice struttura ambience melodrammatico – heaviness – ambience melodrammatico.

 

 

 

 

Warfare è un brano che si regge sull’estrema precisione tecnica del riffing brevissimo, rapidissimo e del mitragliatore ritmico che l’accompagna da dietro le pelli e il doppio pedale. Assesta una randellata tipicamente metalcore e deathcore, con lead melodici epici sul ritornello e gustosissimi breakdown mordendo e fuggendo da capo a fine.

 

Birds Of Prey attinge insieme alla traccia di chiusura all’atmosferico e ai cori. Parte con una chitarra dai licks riverberati che rintocca funesta con un suono di sirena lontana retrostante. La struttura del riffing iniziale è traslata nell’accompagnamento del chorus che sopraggiunge, dove un’orda intera canta rancorosa e solenne. Il ritornello sfonda ogni forma di tragico, attingendo al versante più dannato del sound, dove una folla di adepti sono in procinto di pratiche oscure. Ci sono anche del notevole shredding, giri circolari magnetici che si innestano nella memoria e climax su un favoloso assolo dal minuto 3,42. Il brano riprende la struttura del rallentamento atmosferico dell’inizio per chiudere in cerchio.

 

 

 

 

Napalm Dreams si apre su un’introduzione dotata di fascino stregato, a partire dallo stesso minimalista della precedente traccia. Attacca quindi da una chitarra atmosferica con synth aggiuntivo. Il cantato in cori qui si affaccia di nuovo sul ritornello pulito in grado di catturare il coinvolgimento dell’ascoltatore, ricco di emozione e malinconia com’è. Le ultime due tracce, le più atmosferiche in assoluto del nuovo dei Fit For An Autopsy, mettono a segno l’incanto finale dell’intero disco.

 

THE SEA OF TRAGIC BEASTS è un viaggio trionfale che si snoda attraverso l’aggressività e la contemplazione dei Fit For An Autopsy plasmata attraverso una composizione evoluta mediante la creatività. La diversità dell’approccio vocale, strumentale e compositivo a partire dall’imperturbabile identità aggressiva della band ne fa la più grande virtù di questo album e una delle migliori release deathcore del 2019.

 

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: The Sea Of Tragic Beasts, No Man Is Without Fear, Shepherd, Your Pain Is Mine, Mourn, Napalm Dreams

 

 

Fit For An Autopsy – The Sea Of Tragic Beasts tracklist:

 

1. The Sea Of Tragic Beasts

2. No Man Is Without Fear

3. Shepherd

4. Your Pain Is Mine

5. Mirrors

6. Unloved

7. Mourn

8. Warfare

9. Birds Of Prey

10. Napalm Dreams

 

 

 

 

 

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