FOR THE FALLEN DREAMS. SIX. Un’infallibile equazione aggressivo melodica.

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FOR THE FALLEN DREAMS.

4 artisti.  2 demo. 1 EP. 6 album. 1 capolavoro finale.

 

 

 

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I For The Fallen Dreams sono un outfit metalcore proveniente dal Michigan, dove si sono formati a Lansing nel 2003 e correntemente attivi da Detroit. Sono nel roster dell’etichetta Rise Records e precedentemente in quello della Artery Records. I For The Fallen Dreams sono una formazione turbolenta che ha subìto numerosi cambi di lineup mantenendo come unico componente il solo chitarrista originale Jim Hocking. La band è correntemente composta da: Chad Ruhlig alle vocals, Jim Hocking alla chitarra, Brandon Stastny al basso e Navid Naghdi alla batteria. Inizialmente più influenzati dal deathcore, si sono poi progressivamente addentrati nel metalcore di oggi.

 

La loro discografia ha alle spalle due demo: Dead As The Rest del 2004, For the Fallen Dreams del 2005, un EP: New Beginnings del 2007, e sei album in studio: Changes  del 2008, Relentless del 2009, Back Burner del 2011, Wasted Youth  del 2012, Heavy Hearts del 2014, Six del 2018.

 

 

 

FOR THE FALLEN DREAMS. SIX.

Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

 

 

 

L’outfit metalcore del Michigan torna dopo quattro lunghi anni con una collezione di dieci tracce in esplorazione sonora fra devastazione –core, elettronico, melodico. Ritornelli mastodontici si snodano all’interno della maggior parte dei brani e si diluiscono su arrangiamenti eccezionali tra picchia duro e armonico. Una formula impeccabile quella che hanno trovato i For The Fallen Dreams in Six tra i due aspetti del metalcore: feroce e melodico, che come e dove si mettano, rispettano una matematica proprietà commutativa.

 

 

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FOR THE FALLEN DREAMS. SIX.

Una per una e tutte d’un fiato.

 

 

 

Stone il brano opener, è un pezzo forte dell’album in apertura melodica, con groove che in rapidità di pelli spintona sul mosh pit e un anthemic chorus in grado di smuovere migliaia di fan. Non oso immaginare la portata atomica di questo brano su sessione live. Heaviness allo stato puro della materia su distorsioni vocali potenti, sapientemente miscelate al cantato pulito e break down evanescente nel mezzo del brano. Stone è una traccia dove vengono assorbiti elementi in synth ed elettronico ad arricchire l’arrangiamento di atmosferico. Impossibile non ricantare il ritornello in sing along, tanta è l’energia che sprigiona nel travolgimento totale:  

 

 

“(We are) we are undead and unwanted

(we are) we are the shadows, the taunted

(we are) we are the ghosts and the haunted

Will we live through the night

Will we live through the night”.

 

 

Guarda il video ufficiale di For The Fallen Dreams – Stone:

 

 

 

 

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Deliziosa linea vocale intrecciata a un’intro di metal fine quella in Unstoppable. Una formula banging heaviness vs. clean melodico in proporzione matematica specialmente nelle vocals tirate a lucido e ripulite con transizione impercettibile verso il growl feroce quanto disperato. L’intensità con cui è prodotto è in bilico fra l’altezza e la gutturalità. Unstoppable è un brano ancora coinvolgente nel ritornello e in grado di trasmettere emozione, incalzante nelle backing vocals distorte contro il cantato principale pulito in registro vocale alto.

 

 

 

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Organi elettronici sintetizzati sono quelli che tetri e cadenzati scandiscono il mood oscuro del successivo pezzo, Forever. Inquietante patina quella che offusca la traccia e che viene potenziata da low range growls rancorosi e nevrotici. Un sussurrato funesto che dal minuto 1,38 crea una texture densa e claustrofobica in crescendo verso la massima ferocia sulle parole: “To those of you who hate me, don’t wait for me, to give a fu**”. Una traccia quanto mai tinta di sludge e cadenzata dagli elementi elettronici quanto da plumbee linee di basso che creano una voragine nella profondità dimensionale del brano.

 

Giri di chitarra rapidi e fusione di corde ritmiche e soliste in apertura per Burning Season.  Il chorus del brano spegne l’animosità generale del pezzo che sbrana ancora tra la varietà di un growl più basso e un fry screaming più alto. Linee vocali multiple catturano la preda all’ascolto sul ritornello e in coro di voci che sembrano almeno dieci, riprende il concetto dell’anima che avvampa nel ritornare a un posto caro, quello che chiamiamo casa:

 

“When the fire burns out how will we know, will we get back to the place that we called home, when the smoke clears from everything we’ve known, will we get back to the place that we called home”.

 

Il lavoro di corde è qui predominante. Il riffing stoppato resta in evidenza in tutta l’esecuzione, come pure alcuni giri melodici in leggero effetto delay condotti fino alla conclusione. Basslines rocciose si accodano a blast beats e break down distillati dal metalcore riversato liquido nell’arrangiamento.

 

 

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Un’apertura arpeggiata in chitarra pulita quella di un brano melodico, Two Graves. L’arpeggio seguita in tutte le sezioni armoniche e atmosferiche del pezzo, specialmente nel refrain. La traccia è flusso e riflusso di ritornelli confessionali e delicati su passaggi incendiari al massimo dell’ostilità nell’arrangiamento e linea vocale lacerante. La ritmica è in variazione fra frenesia da doppio pedale a toccare il post-hardcore e rallentamenti. Il contrasto è qui più evidente che in altri brani, linee vocali mortali lasciano il passo alla grazia del ritornello.

 

Ten Years  è una traccia tra le più heavy di questo nuovo album dei For The Fallen Dreams, insieme al brano predecessore e quello seguente. Un pesante e reboante basso crea una struttura solida nel pezzo, dove il layering di chitarre crea il giusto headbanging in crunch e armonia nei giri melodici del ritornello, la batteria in blast blinda interamente il pezzo. Energia grezza e ultra carica scorre da tutte le arterie del brano mentre lo screaming crea il flusso in piena a irradiarla nell’intera esecuzione. Con tanto di bridge incantevole al minuto 2,47 su sole chitarre pulite e una chiusura squisita in delicatezza di archi. L’intensità del brano è eccezionale e la resa dal vivo come per il brano in apertura, è garantita al massimo del coinvolgimento.

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di For The Fallen Dreams – Ten Years:

 

 

 

 

Eccola qui la traccia più pesante in assoluto con gli intermezzi melodici più sognanti: Hypnosis. Esplosiva e immensamente capace di aggrapparsi al sing along istantaneo dell’ascoltatore. L’opening sprigiona ferro e fuoco nelle distorsioni vocali gutturali quanto nel caos dello strumentale, e a seguire le fiamme si spengono su esalazioni di fumo nell’intermezzo melodico in arpeggio. Questo passaggio non può che essere una perfetta introduzione al fantastico ritornello. Un chorus contagioso all’ennesima potenza in questo brano è disciolto fra sezioni di basso tonante e riffing fragoroso, mentre si lascia prendere a pugni dal lavoro al rullante.  Veramente irrefrenabile l’istinto che il ritornello è in grado di scatenare mentre Chad in clean se lo canta carismatico e siamo sulle sue parole nell’immediato. Il melodico del refrain si avvia quindi su una corsa sfrenata nelle percussioni e nei giri di chitarra incalzanti, per ritornare in loop poco dopo. Gran bel pezzo che incontrerà compiacimento in molti adepti al genere.

 

 

“Whatever happened to the things we cared for

Whatever happened to the things we use to love

Whatever happened to the long nights sleepless

  I thought it’d never end, we thought it’d never end”

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di For The Fallen Dreams – Hypnosis:

 

 

 

 

Siamo al penultimo brano con Void quando un’incursione a mano armata per trenta secondi mitraglia sul metalcore più affilato dei For The Fallen Dreams, prima di cadere nel vuoto di un arpeggio che aleggia sulla bellezza del cantato pulito e sulla pace dell’intermezzo. Questo tipo di passaggio tornerà nel brano intervallato a sezioni laceranti di harsh vocals e arrangiamento squarciante nei giri di chitarra taglienti. Il ritornello è invece qui investito di un chiaro orientamento punk in grado di trasportare sull’emozione che sprigiona dalle parole su cui molti si ritroveranno: “You said you’re running running out of time, you said you’re running running out of lies, you told me, that some days, you feel like running away, you told me, that some days, you feel like running away”. A chiudere la traccia è lo stesso arpeggio in apertura.

 

 

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La traccia closer The Storm è tempesta di nome e di fatto. E calma dopo la tempesta. Un riffing accattivante in crunch guitar è quello che ne apre le prime note e che senza fronzoli aggredisce sulla linea vocale infuocata. Un cambio di tempo drastico esplode su un songwriting da cardiopalmo e ferocia nel mid range growl in crescente incattivimento e low range growl.  Il ritornello è ripetizione della formula pulita e melodica. Cosmici sono i break down nell’occhio del ciclone di un brano corazzato. Compaiono in sequenza dal minuto 2,15, numerosi e vicini ricoprono il ruolo di inciso del fraseggio: “But I keep falling down, but I keep falling down, but I keep falling down, my knees are weak I’m losing sleep, but I keep falling down”. La tempesta è scoppiata e dopo la tempesta si sa, è la quiete a venire. Un outro in veste stregata smorza la violenza. È melodia emostatica di arpeggio e accompagnamento al piano ed estasi dopo che tanta adrenalina ci aveva scossi, sconquassati e deliziati in collisione di tutti i sensi corporei.

 

 

Rating: 10/10

 

Brani preferiti: Stone, Ten Years, Hypnosis, The Storm

 

 

 

 

 

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