FU MANCHU. CLONE OF THE UNIVERSE. I VETERANI DELLO STONER ROCK ALLA SOGLIA DEL DODICESIMO ALBUM.

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FU MANCHU. CLONE OF THE UNIVERSE.

I VETERANI DELLO STONER ROCK ALLA SOGLIA DEL DODICESIMO ALBUM.

 

 

Fu Manchu Photo Credit- John GilhooleyFu Manchu Photo Credit- John Gilhooley, Fu Manchu, Fu Manchu band, Fu Manchu Clone Of The Universe, Fu Manchu Clone Of The Universe review, Fu Manchu Clone Of The Universe recensione, Listen to Fu Manchu Clone Of The Universe, Stream Fu Manchu Clone Of The Universe, Fu Manchu Clone Of The Universe track by track, latest album by Fu Manchu, At The Dojo Records, Scott Hill, Bob Balch, Brad Davis, Scott Reeder, Gigantoid, hard rock, stoner rock, sludge, Jim Monroe, Andrew Giacumakis, Alex Lifeson, Rush, Intelligent Worship, (I’ve Been) Hexed, Don’t Panic, Slower Than Light , Nowhere Left To Hide, Clone Of The Universe, Il Mostro Atomico, Clone Of The Universe World Tour 2018, Fu Manchu World Tour 2018, Secret Service PR, Secret Service Publicity, Austin Griswold, sickandsound, No One Rides for Free ,Daredevil, In Search Of..., The Action Is Go, Return to Earth 91-93, Eatin' Dust, King of the Road, California Crossing, Go for It... Live!,Start the Machine, We Must Obey, Signs of Infinite Power, Fu Manchu interview, John Gilhooley

Photo Credit John Gilhooley. Right to use permitted by courtesy of Secret Service Publicity.

 

 

La storica band dell’hard rock sud californiano di Scott Hill (voce e chitarra), Bob Balch (chitarra), Brad Davis (basso) e Scott Reeder (Batteria e percussioni), i FU MANCHU, annuncia il suo dodicesimo album Clone Of The Universe.

 

Il disco è in release ufficiale il 9 Febbraio 2018 tramite l’etichetta di proprietà della band, At The Dojo Records. In attività dal 1990, i Fu Manchu ne hanno macinata di strada nella musica. Si tratta del primo album in quattro anni per la band e follow up del precedente Gigantoid del 2014 che vede la speciale collaborazione con Alex Lifeson, chitarrista e compositore della leggendaria formazione del prog rock canadese, i Rush. Assieme alla pubblicazione dell’album, i Fu Manchu hanno reso note le date del loro Tour 2018 in supporto alla promozione del disco, partendo con due release shows nella California del Sud prima di imbarcarsi per l’Europa nel Marzo 2018 e rientrare negli States nel successivo mese di Maggio.

 

L’album è stato inciso e prodotto dai Fu Manchu, Jim Monroe e Andrew Giacumakis presso due studi differenti in California.

 

“We are excited to get out and play this stuff, especially “Il Mostro Atomico,” says founding guitarist, Scott Hill. “We think it’s some the strongest music we’ve ever done. We really love the overall sound of the album and having Alex (Lifeson) play on it is just incredible. It gives it that special validation for the idea that we had to try something like a side long song.” 

 

 

 

FU MANCHU. CLONE OF THE UNIVERSE.

Track by track review

 

 

 

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Clone Of The Universe apre con Intelligent Worship, una traccia che proclama istantaneamente il killer groove che scorre all’interno di tutte le 7 tracce del disco. Un brano contagioso si dalla sua opening dove il piede si batte istintivamente a tempo, con quel tocco di punk, su ritmica energica ed formidabile lavoro di chitarra, in solista e ritmica, centrale nel pezzo. Le percussioni sono impeccabili con fill rapidi e passaggi di piatti intensi, con qualche istante di campanaccio a supportare il vibe vivo ed energico. Anche le linee di basso sono di degna profondità, vi faccio notare la loro intensità dal primo minuto in poi dove sono più evidenti e di tanto in tanto tendono a essere isolate dall’udito. I guitar riff sono spinti oltre il limite della distorsione e risultano molto fragorosi all’udito con assoli reboanti e piede che preme a fondo del pedale wah-wah. È un brano travolgente, che trascina sulla voce pulita di Scott Hill. Non vi sorprendete se vi troverete a ricantare con lui.

 

 

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Il prossimo brano in coda è (I’ve Been) Hexed. Apertura drammatica e sincopata nello strumentale quanto nelle vocals, in vigorosa esplosione. Muro di chitarroni anche in questa traccia, dove le corde si dimenano sapienti nell’arrangiamento, e splendono nel giro melodico di fondo che accompagna il ritornello. Il chorus è ricantabile sin dalla seconda ripetizione, molto memorizzabile. La ritmica di base è virale grazie all’intreccio pulsante di chitarre e percussioni, come pure alto è il coinvolgimento all’ascolto. Outro del brano in vocals con effetto eco.

 

La terza traccia è la più breve dell’album a sfiorare i due minuti, Don’t Panic. L’arrangiamento torna su un tempo più spedito, in cui i guitar riff circolari strapazzano mentre la chitarra solista ancora emerge. Dal primo minuto e venti godetevi il tripudio delle chitarre. Il brano chiude con solo accompagnamento di batteria e sul sottofondo Scott Hill che lancia l’ultimo: “Don’t Panic!”.

 

Slower Than Light apre in rullo di tamburi da sospensione, e si introduce come un brano mellifluo e quanto mai bluesy. Le vocals sono sensuali e intrise di espressività. Il brano seduce e aleggia etereo nella prima sezione indulgendo al trip mentale con chitarre rivereberate in effetto delay. Ho ritrovato dello sludge e doom nell’arrangiamento trascinato e cadenzato. Il pezzo abbandona la mano al secondo minuto e trenta, quando lo strumentale si spezza nel bridge per lasciare le sole linee di basso in evidenza. Palpitanti e tonanti risuonano nella scatola cranica e gettano il terreno perfetto per un cambio di tempo e l’ingresso di una sezione vigorosa di pelli e riffing incalzante che ritorna sul groove dei brani precedenti prima di chiudere improvvisamente in corsa sfrenata.

 

 

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Slow tempo per la terzultima Nowhere Left To Hide, flusso e riflusso di sezioni calme e aggressive come nella precedente. Un abulico lavoro di pelli accende la miccia del brano, restando su una ritmica rilassata, e resta fluttuante nell’atmosferico senza esplodere di polvere pirica, ma lasciando accesa una fiamma a bruciare lenta.  Il riffing è distorto, stridente e decisamente sludge, denso e liquido si discioglie nel songwriting mentre i licks in chitarra pulita conferiscono quel tanto di ambience al cantato che qui si distende affascinante. A fondo della dimensione del brano sono zavorrate le basslines, che pesanti cadenzano l’arrangiamento e conferiscono delle accentuazioni spesse.

 

La titletrack Clone Of The Universe è dinamica e complessa con un alto senso estetico. Il guitar riff in apertura tira il laccio intorno alla testa e tira e molla verso un certo headbanging. Ci sono giri di chitarra distorti e successivamente armonizzati nel pezzo. In variazione di velocità e ritmica, soprattutto dal minuto e quaranta, dal quale le cose si fanno molto più scottanti e accolgono successivamente un assolo notevole mentre le pelli spedite corrono accompagnate dai giri di chitarra, e poi improvvisamente si fanno più oscure rallentando assieme alle compagne di corde.  Il groove virale del brano rallenta nel riffing sino a metà della velocità che aveva acquisito, conferendo al brano una chiusura cupa con colpi di cassa cadenzati.

 

 

Guarda il lyric video ufficiale di Fu Manchu – Clone Of The Universe:

 

 

 

 

Ed ecco il pezzo forte in chiusura con i suoi ben 18:08 minuti di esecuzione, la traccia epica di Clone Of The Universe e la più lunga dell’intero disco, Il Mostro Atomico. Il brano apre in crunch guitar da disturbo sonoro, ruvidissima e abrasiva. Per tutta la prima sezione la predominanza esclusiva e il focus è sul layering di chitarre. A queste si aggrappano con uncini di acciaio giri di basso massicci e prepotenti. La traccia vede il featuring con il leggendario chitarrista Alex Lifeson dei Rush, che conferisce con i suoi assoli una rivisitazione del prog rock del quale la band canadese è iconica, imprimendone a fondo le features con trasferimento di elementi fuzz rock, stoner, groove. Lo strumentale è in gloria e predominante rispetto al cantato che non fa la sua apparizione se non dalla metà del pezzo, intorno ai nove minuti, per non restare poi a lungo. La linea vocale entra in quella che può essere definita come seconda sezione nel frame di questa traccia ricca e intricata. Introdotta da alcuni minuti in eco mistiche e atmosferiche con le sue chitarre fortemente effettate da delay. Ronzio spettrale e alta tensione dal quinto minuto con aggiunta di rullo di percussioni dal settimo minuto. Ecco che le vocals si introducono e rimbomberanno nella testa con la voce di Scott Hill echeggiante sul suo “light the throttle” . Tintinnio a trapuntare una cortina inquietante che cala sull’esecuzione prima di strappare il sipario con un riffing vivido e accompagnamento più stoner dall’11:37 e al minuto successivo il bridge con soli bassi ed effetti in percussione soffusa accarezzano in allure e incanto totale con tanto di raganella. Un brano ricchissimo, multimensionale e dinamico.

 

La traccia closer è showcase della tecnica di una band che dispensa all’ascoltatore intrattenimento puro con Clone Of The Universe sul suo groove travolgente e una quantità di elementi che incontrano il gradimento totale per quello che si può definire l’ultimo capolavoro dei Fu Manchu. Niente di più azzeccato come chiusura per elevare su carro di fuoco una band tanto leggendaria, che continua a guidare e frustare dalla sua auriga in corsa nell’arena californiana dello stoner rock .

 

 

Brani preferiti:  (I’ve Been) Hexed, Slower Than Light, Clone Of The Universe, Il Mostro Atomico.

 

 

 

 

 

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Il Tour promozionale di Clone Of The Universe dei Fu Manchu è in detonazione a Febbraio, con la pubblicazione del disco e i due release shows californiani. A seguire tutte le date del Tour 2018:

 

 

9.Febbraio – Los Angeles, CA – The Troubadour

10.Febbraio – San Diego, CA – The Casbah

2.Marzo – Paris, France – Le Trabendo

3.Marzo – Hengelo, Netherlands – Metropol

5.Marzo – Berlin, Germany – Festsaal Kreuzberg

6.Marzo – Copenhagen, Denmark – Pumpehuset

7.Marzo – Oslo, Norway – Rockefeller

8.Marzo – Stockholm, Sweden – Debaser Medis

10.Marzo – Helsinki, Finland – Nosturi

11.Marzo – Riga, Latvia – Meina Piekdiena

13.Marzo – Warsaw, Poland – Poglos

14.Marzo – Prague, Czech Republic – Klub 007

15.Marzo – Vienna, Austria – Arena

16.Marzo – Budapest, Hungary – A38

18.Marzo – Zurich, Switzerland – Mascotte

19.Marzo – Bern, Switzerland – Dachstock

20.Marzo – Munich, Germany – Hansa 39

21.Marzo – Wiesbaden, Germany – Schlachthof

23.Marzo – Hamburg, Germany – Markhalle

24.Marzo – Cologne, Germany – Bürgerhaus Stollwerck

25.Marzo – Haarlem, Netherlands – Patronaat

26.Marzo – Leuven, Belgium – Depot

27.Marzo – London, England – 02 Academy Islington

1.Maggio – Phoenix, Arizona – Rebel Lounge

3.Maggio – Dallas, Texas – Curtain Club

4.Maggio – Austin, Texas – Barracuda

5.Maggio – Houston, Texas – White Oak

7.Maggio – Atlanta, Georgia – Vinyl

8.Maggio – Raleigh, North Carolina – Kings

9.Maggio – Washington, DC – Rock & Roll Hotel

11.Maggio – Philadelphia, Pennsylvania – Underground Arts

12.Maggio – New York, New York – Bowery Ballroom

13.Maggio – Boston, Massachusetts – Brighton Music Hall

15.Maggio – Cleveland, Ohio – Grog Shop

16.Maggio – Columbus, Ohio – Ace of Cups

17.Maggio – Detroit, Michigan – El Club

19.Maggio – Chicago, Illinois – Bottom Lounge

22.Maggio – Denver, Colorado – Streets of London Pub

 

 

 

 

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