GHOST IRIS al terzo album APPLE OF DISCORD: il lato melodico si accosta al lato oscuro.

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GHOST IRIS

 

 

 

 

I GHOST IRIS sono una band danese che ha permeato il panorama metalcore per qualche anno ormai, a partire dall’album di debutto indipendente del 2015 Anecdotes of Science and Soul seguito da Blind World del 2017. La band del cantante Jesper Vicencio Gün, i chitarristi Nicklas Grønlund Thomsen e Daniel Leszkowicz e del batterista Sebastian Linnet torna più determinata che mai col nuovo album Apple of Discord il 22 febbraio 2019 tramite Long Branch Records.

 

 

 

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GHOST IRIS. APPLE OF DISCORD.

Overview

 

 

 

 

I Ghost Iris approcciano la variante technical e progressive con la terza pubblicazione Apple of Discord. Rispetto ai precedenti album, spigolosi e distorti, la band procede su un flusso più tecnico con componente melodica. Non manca il marchio a fuoco di distorsioni vocali mostruose cortesia del cantante Jesper Vicencio Gün, ma c’è una tendenza all’orecchiabilità dispiegata in ritornelli virali e sezioni ad incastro con le clean vocals, ugualmente potenti ed espressive. Con un approccio orecchiabile al metal, il disco si snoda su dieci tracce trainate da un groove impetuoso tra sezioni incendiarie e sussultorie quanto da memorabili passaggi di dinamismo melodico.

 

 

 

 

 

 

GHOST IRIS. APPLE OF DISCORD.

Track by track review

 

 

 

 

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Guarda il video di Ghost Iris – The Devil’s Plaything:

 

 

Da qui la dinamica si evolve su un cambio di tempo con Final Tale, dove il tappeto ritmico crea una struttura del tutto accattivante specialmente negli istanti di martellamento che promuovono l’headbanging, in miracolosa apertura sul chorus brillante, dove Jesper attinge a un registro alto e sonoro. Fantastica commistione di heaviness e melodico, il brano passa dall’ostile all’orecchiabile in modo liquido e del tutto naturale. Occhio al death growl mostruoso in coda al brano!

 

Parlando di cambi di tempo, il pezzo successivo ultra sincopato ed energico regala un momento tellurico del tutto inatteso. Attingendo interamente al djent, After The Sun Sets Pt. II, sbuffa e sussulta sul riffing quanto sull’incalzante batteria. Gli amanti del tecnico avranno molto da gustare in questo brano.

 

 

 

 

Beauty In Expiration continua la strada maestra del progressive metalcore e del djent nel riffing, esponendo anche l’ascoltatore a una dose melodica più abbondante. Il brano si evolve intorno all’emozione del cantato in pulito e su un prevalente registro alto abbraccia lo scenario pop, forse un po’ troppo plastico e non proprio ben collocato nel genere.

 

Se il brano vi ha deluso, i Ghost Iris vi graziano con The Rat & The Snake, gran bel pezzo di metalcore e deathcore con growl tritacarne, che mastica a fauci aperte i versi tra inquietanti linee di chitarra che distendono una coltre di oscurità su tutta la struttura del brano. Questo è complimentato da un retroscena di melodie riempitive e ipnotiche. Sbattere la testa è un MUST! Gloria di blast beats e devastazione da doppio pedale, l’arrangiamento spacca letteralmente voragini sui breakdown, con particolare attenzione alla dannazione della parte centrale. Bello, oscuro e dannato.

 

 

 

 

In nuova virata stilistica, i Ghost Iris si addentrano in un territorio più seducente e mellifluo nel riffing, con innesti di tastiere e ritornello esclusivamente in clean vocals urlate a pieni polmoni, Heaven Was Pure Hell. Non manca l’aspetto più heavy delle cose, ma la veste del brano espone il massimo della bellezza di corde senza sputare fuoco.

 

Cowardly Pride si accoda ai brani da assalto sonoro con componente virale. Il pezzo mena sulle chitarre serrate e sul riffing affilato, con un bel lavoretto di pulsante  basso e battente tappeto ritmico. Oltre al ritornello orecchiabile e ricantabile che ospita con fantastiche arena rock vocals, il pezzo è regolato da un groove di base contagioso.

 

Guarda il video di Ghost Iris – Cowardly Pride:

 

 

Al vaglio chitarroni e bassi nel penultimo pezzo Magenta Moon, con esplosioni di batteria in blast e sfondamento nel perimetro deathcore. L’architettura robusta del brano è dotata di notevole caratura tecnica e accoglie alcune tra le più abissali harsh vocals in growl del disco. In coda un outro buia pesta si porta via il drammatico di cui tutto l’arrangiamento è intriso. Peccato per l’innesto di cantato pulito, che rovinano un’heaviness qui veramente sublime. Dimenticatevi di quel passaggio e godetevi il breakdown e la brutalità adorabile del resto.

 

Le fila del discorso del nuovo lavoro dei Ghost Iris sono tirate con la closer Virus, manifestazione di palm muting e fulminante riffing. Dannata quel tanto che basta, la traccia squarcia di corde vocali ed elettriche. Con un senso di disagio nel sintetizzato retrostante, un arpeggio centrale e un assolo finale, è uno dei pezzi più forti in quanto a un geniale songwriting.

 

 

 

 

I Ghost Iris hanno messo in atto un numero dinamico e miscellaneo, in grado di controbilanciarsi quando l’heaviness viene spenta sul melodico con sezioni altrettanto accattivanti. Tra passaggi da denti serrati e sezioni di orecchiabili melodie, i Ghost Iris hanno creato un amalgama che espone oltre al signature sound caratteristico una volontà di spingersi in territori più rischiosi che potranno incontrare o meno il gusto di chi ama un formato più compatto e blindato. Nonostante il dinamismo possa disorientare, in entrambe le direzioni la potenza non manca.

 

 

Rating: 8.8/10

Brani suggeriti: Final Tale, The Rat & The Snake, Cowardly Pride, Magenta Moon

 

 

 

Ghost Iris – Apple of Discord tracklist:

 

1. Apple Of Discord

2. The Devil’s Plaything

3. Final Tale

4. After The Sun Sets Pt. II

5. Beauty In Expiration (feat. Don Vedda)

6. The Rat & The Snake (feat. Tyler Shelton)

7. Heaven Was Pure Hell

8. Cowardly Pride

9. Magenta Moon (feat. Chad Ruhlig)

10. Virus

 

 

 

 

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