GROUNDCULTURE: armati fino ai denti e riflessivi sferrano il primo attacco con Hopeless Records.

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GROUNDCULTURE.

Go back to Ground level and recreate a Culture of thought.

 

 

 

“More often than not, we view life through a looking glass built from our traumas and negative experiences, while our eyes paint a picture of weakness and restriction.

What if we could go back to Ground level and recreate a Culture of thought that recognises how our hardest days can be the fuel to ignite a better internal world.

This is our attempt of repainting that canvas. This is GroundCulture.”

 

 

 

 

Oggi teniamo sotto al radar il nuovo contratto della Hopeless Records, la formazione hardcore, metalcore britannica da  Newcastle Upon Tyne, i GroundCulture con il cantante Roy-Daniel Watson, i chitarristi Lewi Shoulder e Mattie Turner, il bassista George Collings e il batterista Andy Lonsdale.

 

 

Hanno siglato il proprio contratto con Hopeless Records il 3 dicembre 2018, tramite la quale hanno ufficializzato la re-release del proprio GroundCulture EP pubblicato lo scorso giugno col quale hanno preso parte al tour dei Crossfaith insieme ai Blood Youth.

 

 

 

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GROUNDCULTURE. SELF-TITLED EP.

Track by track review

 

 

 

 

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I GroundCulture aprono con Derailed e lo fanno tenendo letteralmente sul filo del rasoio con un’introduzione sintetizzata che in crescendo aggrappa l’ascoltatore e lo tiene letteralmente per i capelli. Si innalza progressivamente un muro del suono, sulla struttura sintetizzata a tappeto dell’intero brano lasciando il passo all’intervento degli amati chitarroni metalcore. Il riffing non solo è convincente ma fa un lavoro massiccio insieme ai bassi e al tenace tappeto ritmico, che martellando con regolarità è capace di innescare un circle pit. È un brano opener dotato di carattere fiero e determinato.

 

 

Non a caso parlo di metalcore, seppur essendo una band collocata nell’hardcore, il riffing e il sound che è stato messo in vetrina sin da qui, assorbe moltissimo dalla versione metal del genere e meno dall’accelerazione chiassosa dell’hardcore dietro alle pelli, per nominarne soltanto una caratteristica.

 

Fragore di crunch guitar per la successiva Confessions, e interessanti risvolti che lavorano alla creazione di uno dei brani memorabili dell’EP. La voce, il primo aspetto. Dal mid growl abrasivo che ha percorso l’intero brano di apertura, qui attinge anche al registro pulito. La corposa timbrica di Mr. Roy-Daniel Watson che attinge direttamente dall’arena delle hard-rock vocals, e sugli ultimi fraseggi del chorus ricorda la voce di Brent Smith, esattamente su: “Hey, so we’ve made it here eventually, it’s a little bit late mistakes can taint the page, when you’re looking the wrong way”. Sullo stesso versante vocale, i gang chants che aizzano il cantato principale sul ritornello cantato a tutta potenza. Impossibile non muoversi e non cantare a squarciagola un anthemic chorus del genere. Il secondo aspetto, l’orecchiabilità miscelata alla heaviness. Il formato del brano è impeccabile nel proporre una traccia aggressiva, ma che si fissa istantaneamente alla memoria per essere rivisitata al secondo ascolto del disco.

 

Guarda il video ufficiale di GroundCulture – Confessions:

 

 

Apre con synth ad effetto evanescente Deviate e si barrica all’istante dietro alla cortina blindata che costruisce. È un brano dinamico, con numerosi break down e aperto al centro da un lungo interludio con lungo discorso che supporta la tematica principale. Deviate getta luce sulle azioni e sui pensieri negativi o inibitori, che sono ripetuti nell’esistenza umana. Si parla metaforicamente della presa di coscienza di questi schemi e del potenziale che abbiamo, che rende possibile ridefinirci e riscrivere la sceneggiatura della nostra vita. Allora il cadere in basso è soltanto visto come catalizzatore di forza e rinascita e strumento di consapevolezza del proprio valore.

 

 

Arriva una nuova testimonianza di pura catchiness con il brano Sculptures, che fa un mestiere eccezionale nel tappeto ritmico massiccio nel perpetrare un headbanging e un mosh tra la folla. La congiunzione di prepotente batteria all’unisono con riffing e basso polverizzante crea una regolarità sul ritornello che fa sussultare. Il brano sarà terminato e voi sarete ancora lì a ricantare il ritornello, che è di nuovo in grado di bussare pesantemente sulla memoria. Un altro brano forte del nuovo disco dei GroundCulture, dal tiro micidiale e che travolge con la potenza strumentale e del cantato. In meno di tre minuti ha messo a segno un altro banger con carica d’assalto.

 

Guarda il video ufficiale di GroundCulture – Sculptures:

 

 

La terzultima battuta del disco attinge alla feature melodica dei GroundCulture senza tuttavia risparmiare aggressività. Narrative contiene numerose sezioni melodiche su sola chitarra pulita e voce cosparsa di solo grit, quanto un chorus altrettanto melodico, che in coda al brano sfoggia anche uno squisito assolo. L’armonia è diluita tra i passaggi incendiari e qui, più che negli altri pezzi, è testimonianza di emozione e cantato sincero.

 

 

Un altro pezzone stavolta reminiscente di nu metal e alternative metal: Catalyst. Un pezzo che percuote senza pietà nella sezione ritmica punica e travolge incredibilmente sul chorus sulle orme di Sculptures. Dal 2,24 apre alla sezione hardcore che aspettavate e al via la corsa in cardiopalmo tra nevrosi di batteria, sferragliamento di chitarra e concitato screaming. In coda al brano un passaggio roccioso sul lavoro di basso e corde più scuro e profondo del disco.

 

Guarda il video ufficiale di GroundCulture – Catalyst:

 

 

Siamo al numero di chiusura, e ci siamo arrivati senza accorgerci che è stato preceduto da sei tracce: Compassion, PT.2 . I GroundCulture rientrano qui nel territorio melodico e se ne vanno fieri dell’ottimo lavoro svolto, con un breve pezzo di due minuti presentato da un arpeggio in delay e atmosfere vaporizzate sulla voce che canta insieme ai cori con la totalità dell’emozione possibile. Il climax esplode sul fantastico intreccio di chitarre finale e se ne va sfumando.

 

 

In soli sette brani, i GroundCulture hanno messo a segno uno degli EP migliori di questo anno per la categoria band emergenti. Tutti diversi e ognuno dotato di caratteristiche memorabili sono assemblati all’interno di un EP da massacro sonoro che sa come catturare l’attenzione e restare impresso. Dal riflessivo all’aggressivo, qualunque sia il vostro stato d’animo, c’è un brano e un testo per ogni momento. Con queste premesse, c’è da aspettarsi soltanto il meglio per il full-length che seguirà nel 2019.

 

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Derailed, Confessions, Sculptures, Catalyst

 

 

Tracklist completa per GroundCulture self-titled EP:

 

1. Derailed

2. Confessions

3. Deviate

4. Sculptures

5. Narrative

6. Catalyst

7. Compassion, PT. 2

 

 

 

 

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