HEART OF A COWARD: breakdown di piombo in collisione di sensi atmosferica, THE DISCONNECT.

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HEART OF A COWARD

 

 

 

 

HEART OF A COWARD. Sono una formazione metalcore, progressive metalcore inglese da Milton Keynes, con: Kaan Tasan alle vocals, Carl Ayers e Steve Haycock alle chitarre, Vishal “V” Khetia al basso e Christopher “Noddy” Mansbridge alla batteria. Sono correntemente nel roster Arising Empire / Nuclear Blast con cui hanno pubblicato l’ultimo full-length THE DISCONNECT il 7 giugno 2019, primo album a includere il nuovo cantante Kaan Tasan, subentrato nel 2018 dopo l’uscita dalla band di Jamie Graham alla fine dell’anno precedente. Il disco ha alle spalle una serie di altri lavori tra cui: Collisions del 2008, Dead Sea EP del 2009, Hope and Hindrance del 2012, Severance del 2013 e Deliverance del 2015.

 

 

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HEART OF A COWARD. THE DISCONNECT.

Track by track review

 

 

 

 

Il disco attacca dal lead single Drown In Ruin, pubblicato con video alla fine di  marzo e che ha stabilito l’hype del disco. Vetrina dell’uso di elementi atmosferici che si ritroveranno cosparsi sull’intero album, il pezzo è altrettanto trainato da chitarroni profondi e serrati, in interazione con la prepotenza del tappeto ritmico. Il giro di chitarra melodico si innesta nella memoria, da dove aveva aperto, torna circolare in chiusura. Vocalmente mastodontico, la nuova entrata Kaan Tasan, tiene le redini della linea vocale con un ostile utilizzo di mid growl, qui correlato a screaming più abrasivo sul ritornello. Nonostante l’asticella sia rivolta indubbiamente sul versale dell’heaviness, il ritornello diluisce una dose melodica e orecchiabile che conferisce a un brano stand out della selezione il valore aggiuntivo per essere riavvolto.

 

Guarda il video ufficiale di Heart Of A Coward – Drown In Ruin:

 

 

Seconda release prima della pubblicazione del disco e seconda anche nella selezione, Ritual che pesta il piede sull’acceleratore della ritmica correndo indiavolato. Non solo dotato di un riffing nevrotico, ma anche martellante sul lavoro di pelli, il brano si apre su un ritornello inatteso e incredibile. Alle sezioni frenetiche in questo pezzo gli Heart Of A Coward hanno contrapposto il rallentamento del ritornello e di un’altissima dose di armonia. Ne sono responsabili lo squisito lavoro di chitarra e la linea vocale che mostra il suo lato clean, sparkling clean aggiungo. La reminiscenza del pulito ricorda voci come quella di Matt Gelsomino dal metalcore parigino dei Novelists. Che dire di tanta maturità compositiva? Certe volte il melodico in mezzo al brutale funziona senza alcuna transizione, come in questo pezzo, dove lo squarcio di luce nel buio è repentino e funziona alla grande. Uno dei preferiti del disco.

 

Guarda il video ufficiale di Heart Of A Coward – Ritual:

 

 

Il terzo brano in coda, Collapse, era già stato pubblicato l’anno scorso, ma non ufficialmente uscito come singolo tramite Arising Empire. Con un intro sussurrata, esplode quasi subito in carica d’assalto. Sostenuta da un rapido lavoretto in palm muting, la traccia espone anche diversi innesti di corde tipicamente progressive. È un brano blindato che si apre su un catchy chorus trapassato da una serie di effetti sintetizzati drammatici, melodico e chitarra luminescente. In coda al brano gloria di breakdown e massima aderenza di fulminanti blast beats-riffing stoppato. Ebbe sì, fa sbattere la testa a ritmo come fanno gli Heart Of A Coward stessi sulla piattaforma nera nel video.

 

 

 

 

Culture Of Lies è uno di quei brani da breakdown fest con sound attutito in ingresso. Corre sulla frenesia da doppio pedale e un accompagnamento da giorno del giudizio sul ritornello dove le cose si affacciano sul versante anthemic dove una nuance atmosferica sottile e squisita ne corrobora l’ambience. Dal 2,18 un lavoretto fine di chitarra fa da preambolo all’interludio che ovviamente accompagna un prevedibile breakdown. A proposito di elettriche ed effetti onirici, in coda al brano sono associate al synth sulla creativa sezione di chiusura evanescente in grado di creare nell’ascoltatore un senso di incompiuto.

 

Se l’aspetto lampante di questo nuovo disco degli Heart Of A Coward è l’atmosferico, lo sono anche i breakdown e i catchy choruses, memorabili in tutte le forme. Caso senza eccezione anche nel prossimo brano In The Wake dove la linea vocale pulita è intrecciata allo screaming brutale e a sottili backing vocals in supporto al ritornello, funzionali all’aspetto orecchiabile dell’intero brano con il meglio del meglio delle elettriche. Il pezzo è spazioso sul ritornello e compresso nel resto delle sezioni da riffing serrato.

 

 

 

 

Con un arrangiamento simile il prossimo numero Senseless, dove le chitarre livellate per l’apertura confermano il traino fondamentale delle corde. Rapido e affrettato, o ponderato e apri-voragine sui breakdown (attenzione al minuto 3,00!) ha istanti di riffing down tuned memorabili e visualizza un’orda intera cantare con Kaan Tasan sul ritornello.

 

Suggestiva quanto il titolo, Return To Dust, una traccia a fondo dell’elemento atmosferico tipico del signature sound degli Heart Of A Coward, un semi acustico se vogliamo, cosparso di arpeggi, ambient spacing nebulizzato e percussione attutita. Non spinge MAI sul lato dell’heaviness. Vera vetrina della bellezza del pulito di questo cantante, il brano apre totalmente gli occhi alla melodia in cameo nel disco. Difatti la pausa ossigenante fa da cuscinetto al caos controllato in esplosione senza mezze misure con la successiva Suffocate. Si riassume come chug metalcore puro e roccioso, arricchito da un ritornello notevole e memorabile alla Architects dell’ultimo disco Holy Hell. Simile anche nello screaming in fry per la linea vocale, qui gli Heart Of A Coward mettono in scena uno spettacolo niente male e lasciano stupore nel mastodontico break down (in bass!) finale.

 

 

 

 

Se gli elementi di base sono granitici e mantenuti come architettura fissa per la maggior parte dei brani, all’ascolto attento si percepiscono quelle variazioni uniche del nuovo degli Heart Of A Coward. Visibili in Parasite dove l’arrangiamento si fa più dannato e scuro spezzandosi in numerosi episodi in favore non solo dei breakdown, ma di una serie di brevi interludi etereo-apocalittici. Difatto più oscuro nella linea vocale distorta e rinforzato nel plumbeo delle backing vocals risponde perfettamente al rancore della tematica.

 

Con qualcosa come un richiamo al riffing e all’elemento elettronico ai The Royal del nuovo lavoro Deathwatch nei versi, il brano closer Isolation con un fantastico finale in emersione dalla mattanza ritmica e dagli istanti di incontenibile headbanging. Ospita un crescendo centrale e all’altro spettro un decrescrendo finale, un pre-chorus minimalista prima dell’ultima ripetizione galvanizzante del ritornello.

 

 

 

 

Il nuovo degli Heart Of A Coward è senza dubbio uno dei migliori album metalcore recensiti in questo 2019, in grado di restituire ali amanti del genere l’esatto formato di metalcore che chiedono: tasty breakdowns a profusione, chitarroni, ritornelli super catchy e quel plus valore di atmosferici ed elettronici stregati. La nuova entrata alla linea vocale, Kaan Tasan è una collocazione più che perfetta, carismatica e potente. The Disconnect è uno di quegli album metalcore vincenti e blindati, cosparsi di elementi sofisticati che fanno la vera differenza nel mainstream.

 

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Drown In Ruin, Ritual, Collapse, Culture Of Lies, Suffocate, Parasite

 

 

 

Heart Of A Coward – The Disconnect tracklist completa:

 

1. Drown In Ruin

2. Ritual

3. Collapse

4. Culture Of Lies

5. In The Wake

6. Senseless

7. Return To Dust

8. Suffocate

9. Parasite

10. Isolation

 

 

 

 

 

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