HOLLOW FRONT: emozione alla stregua di impeto e melodie avvolgenti nel nuovo LOOSE THREADS.

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HOLLOW FRONT

 

 

 

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Gli HOLLOW FRONT sono una di quelle band da tenere a portata di orecchio. Non so cosa mettano nell’acqua del Michigan, ma le formazioni metalcore di questo stato sono tutte solide. Provengono da Grand Rapids e sono un quartetto attivo dal 2016. Si sono affacciati sulla scena con il primo EP Homewrecker nel 2017 e un secondo EP intitolato Still Life l’anno successivo, un lavoro che mi aveva colpito per la cura al dettaglio e una brillante fusione di melodico introspettivo e brutalità, a partire dalle quali ho ho iniziato a tenere questa band sotto al radar.

 

Nel 2019 hanno annunciato di essere entrati nel management di Ryan Joseph Kirby dei Fit For A King, occasione che ho preso al volo per fare una chiacchierata con il cantante Tyler Tate. Per l’intervista di SICK and SOUND con gli HOLLOW FRONT: www.sickandsound.it/interview-hollow-front-on-still-life-ep-and-new-collaboration-with-ryan-joseph-kirby. Li ritroviamo nel 2020 con la prima versione lunga: LOOSE THREADS, che è stato pubblicato il 19 giugno 2020. Un album da non perdere.

 

 

 

 

HOLLOW FRONT. LOOSE THREADS.

Track by track review

 

 

 

In Loose Threads torna la stessa cura al dettaglio della precedente versione breve, un’attitudine che consente agli Hollow Front di aprire e chiudere scenari fatti di trame atmosferiche all’interno di quello che si può definire a tutti gli effetti un hell-scape. La componente aggressiva del sound si traduce nei breakdown di granito e nell’instancabile groove che traina un album coeso nel solido metalcore per le grandi masse. Non mancano infatti gli anthemic choruses da riavvolgere dopo il primo ascolto del disco, il primo dei quali viene mollato proprio in apertura con Afflicted, un esemplare immediato dell’intera portata del disco. Del brano si afferra all’istante un giro circolare di chitarra, che torna attraverso l’intera esecuzione specialmente sul ritornello, complice dell’orecchiabilità di una formula di heaviness e catchiness perfettamente calibrata, equilibrio non solo di distorsioni vocali e cantato pulito, ma di melodico intrecciato a una componente aggressiva madre.

 

 

 

 

Tra gli episodi di sintetizzato suggestivo che strizza l’occhio all’ambience di trame dense e inquietanti il secondo brano Nameless. Il boato di bassi e chitarroni in accordatura abissale sono portavoce della prima componente del pezzo: la brutalità, qui avvolta dall’involucro atmosferico. Non c’è melodico, ma solido metalcore senza fronzoli con un flair à la Before I Turn.

 

Il sintetizzato non è solo un elemento da ambience metalcore all’interno di questo disco, quanto anche un veicolo di armonia rivestita di emozione. La title track Loose Threads, è un esempio ideale di melodico riversato nelle intercapedini del rancore tout court. Qui non solo attinge al synth quanto a una serie di elementi dettagliati come arpeggi, piano, cambi di registro vocale in pulito. Un altro brano forte si eleva al di sopra di un mastodontico ritornello e di una transizione da melodico a brutale pressoché perfetta. A questa avvicino Falling Apart, che nell’intro attutita propone a sua volta arpeggi e pianoforte. Spazioso e squisito nelle linee melodiche che lo attraversano, questo è un brano che si snoda tra uno strumentale minimalista con screaming emozionale e sezioni enormi di anthemic chorus ricche nello strumentale, specialmente di corde, con transizioni ultra fluide tra le due componenti del suono e un’altissima catchiness.

 

 

 

 

Tra le tracce più ostili e preferite Left Behind, esplosiva sin dall’attacco e numero magistrale di chitarra down tuned e low growl con un altro indimenticabile ritornello da stadio. Solido e coinvolgente, il brano riassume l’intero nucleo del suono tipicamente Hollow Front. Occhio perché al 3,20 si apre una voragine sul breakdown!

 

Vagabond si ricorderà per il groove dell’arrangiamento. Massiccio e battente, è un brano reboante, blindato da capo a fondo, con quelle linee tediose di chitarra retrostanti, cori che aizzano costantemente la rabbia vocale e un costante chug. A questo insieme di brani brutali, si introduce Wishful Thinking che alla formula prepotente, aggiunge un riffing orientaleggiante, che si fa ipnotico nel ritornello e sulla pulsazione costante di basso e down tuned. Tra i brani esclusivamente incendiari anche Ghosted, che attinge a un brutalissimo tappeto ritmico attraversato da un pianoforte decadente. Forse il più oscuro e dannato in assoluto. “Inquieto e inquietante”, molla un breakdown di tipo low and slow, tra rallentamenti da pelle d’oca e un costante growl che apre e chiude le fauci da una profondità mai vista.

 

 

 

 

Vale la pena aggiungere a questo elenco di brutalità spietata il penultimo pezzo: The Itch, che riprende le stesse orme di drumming stellare, tra il rallentato e l’impennato con una componente di tormento elevata, breakdown tellurici e accordature così basse da rombare costantemente negli auricolari.

 

Furiosa con innesti melodici, di cui la responsabile indiscussa è la chitarra solista, P.A.N.I.C., trainata dall’impeto di chitarre, come dal flusso e riflusso di interludi sospesi ed esplosioni di potenza. Nella seconda sezione il bridge funzionerà da catalizzatore per un breakdown plumbeo.

 

Il viaggio tra l’impeto e l’indulgenza melodica, si conclude su un ultimo brano stand out: Serendipity. Un finale ritornello vasto e ossigenante, frange le fiamme dell’aggressività e seduce con un mellifluo lavoro di chitarra melodica, che in chiusura integra una serie di virtuosismi progressive.

 

 

 

 

Gli Hollow Front sono senza dubbio una delle mie formazioni preferite del panorama emergente, con un sound che eleva la band al di sopra del sovraffollato panorama metalcore e orientato al mainstream per la produzione cristallina che valorizza la miriade di componenti che lo compongono. Talento, tecnica e sapiente lavoro di corde, si accostano alla maturità compositiva, alla dinamica e alla capacità di creare micro soundscapes dentro a ogni brano, passando dal lato oscuro a quello melodico della forza senza sforzo. Le aspettative che avevo a partire dal precedente Still Life EP sono state superate. Loose Threads è un album imperdibile e brillante, che lascia all’ascoltatore numerose tracce riavvolgibili, ritornelli memorabili e una forte carica emotiva.

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Afflicted, Nameless, Loose Threads, Left Behind, Falling Apart, Serendipity

 

Hollow Front – Loose Threads tracklist:

 

1. Afflicted

2. Nameless

3. Loose Threads

4. Left Behind

5. Vagabond

6. Wishful Thinking

7. Falling Apart

8. P.A.N.I.C.

9. Ghosted

10. The Itch

11. Serendipity

 

 

 

 

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