I BAD OMENS varcano la soglia di un prodigioso secondo album: FINDING GOD BEFORE GOD FINDS ME.

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BAD OMENS

 

 

 

 

Dal panorama statunitense del metalcore, i BAD OMENS, una formazione da Richmond, Virginia che dal 2015 si è imposta sulla scena per un sound inconfondibile e magnetico. Noah Sebastian, Joakim Karlsson, Nicholas Ruffilo e Nick Folio hanno debuttato con l’omonimo album in studio del 2016 Bad Omens, che nel 2019 ha trovato il suo seguito con FINDING GOD BEFORE GOD FINDS ME il 2 agosto 2019 tramite Sumerian Records.

 

 

 

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BAD OMENS. FINDING GOD BEFORE GOD FINDS ME.

Track by track review

 

 

 

 

Il sophomore dei Bad Omens parte dalla traccia opener Kingdom of Cards che consente l’accesso al disco partendo dall’armonia, dal melodico e da uno scenario epico e meditabondo dalle lontane tonalità folk. Cori eterei, fischi, arpeggi e quant’altro possa accompagnare all’interno di un’atmosfera cinematografica, è vetrina del talento multi sfaccettato della linea vocale di Noah Sebastian e del suo registro pulito. Non partono dunque pestando il piede sul pedale dell’heaviness i Bad Omens, ma inaugurano un viaggio che si rivelerà strabiliante nella potenza anche quando navigherà nel melodico come in apertura.

 

 

 

 

L’immancabile synth, tipico delle sonorità di questa formazione, entrano insieme a una dose crescente di energia in Running in Circles. Con un tappeto ritmico più marcato e accelerato, le distorsioni vocali si introducono in screaming insieme ai chitarroni e i bassi. Resta prevalente l’aspetto melodico, veste del metalcore sintetizzato alla base, in tripudio su un ampio chorus che tira dentro all’orecchiabilità dell’arrangiamento con un immediato ricantato. Così come la successiva Careful What You Wish For, estratta come lead single, una traccia che ho ascoltato fino a consumarla. L’arrangiamento fa un uso abbondante di archi e synth che non solo funziona, ma riesce ad affascinare tanto da restarne stregati. È un brano regolato da una ritmica dotata di un forte groove e una serie di elementi che ne supportano l’allure magnetico. Cresce verso il ritornello in climax per esplodere su una versione di anthemic chorus dotato di potenza a profusione, e si distingue come una delle tracce memorabili del disco.

 

Guarda il video ufficiale di Bad Omens – Careful What You Wish For:

 

 

 

Il passaggio al metalcore dalle tonalità sintetizzate e melodiche è stato accompagnato gradualmente dall’apertura con i primi brani, dunque se l’associazione logica ha funzionato anche per voi, saprete che a venire il crescendo molla alcuni dei pezzi più heavy dell’intera selezione. Parte con The Hell I Overcame, un brano supportato da un assalto di cassa, rullante, blast beats e ritmica indiavolata. Altrettanto frenetiche le corde si lanciano nell’assalto di un riffing serrato e nevrotico. Restano le linee melodiche del sintetizzato e di una chitarra melodica che accompagna per mano sul catchy chorus ancora galvanizzante, da non scambiare con qualcosa di luminoso, perché il brano ha una carica oscura. Cori che aizzano la linea vocale distorta, aggiungono alla personalità drammatica.

 

 

 

 

In versione “rancore al cubo” Dethrone, numero massiccio di un aderente mestiere di elettrica e basso, distorsioni vocali di fuoco tra screaming e mid growl e prepotente mestiere da doppio pedale e pelli. Sporca nel riffing e tellurica, la traccia crivella pesantemente mettendo a segno l’episodio più inquietante e infernale della selezione.

 

Blood resta nel perimetro del muro sonoro edificato progressivamente finora. Un gran bel brano, che mette in vetrina il metalcore più tosto dei Bad Omens, con quel plus valore melodico-orecchiabile sul ritornello. Impressionante mestiere di riffing down-tuned e bassi di piombo, bussa non poco. Il ritornello si tira intorno un mantello atmosferico con cori retrostanti e si guadagna il sing along dell’intera folla alla quale è destinato. La dose melodica qui è diluita dentro a un boato costante, oscuro e profondo attuato soprattutto dalle corde. Avvicinandosi alla chiusura una sezione creativa inserisce giri di chitarra dalle nuance orientali, dentro a una struttura ricca e accattivante, destinata come gli altri brani forti ad essere riavvolta.

 

 

 

 

È la volta di Mercy che parte con un’atmosfera evanescente e clean vocals. Un preambolo emotivo ed etereo che si lancia nel metalcore con collisione di sensi. Le orchestrazioni sinfoniche sono un punto fisso nel sound dei Bad Omens, e regalano al ritornello e alle altre sezioni la caratteristica di essere epiche. Il lavoro di batteria qui si spegne e si accende insieme all’arrangiamento, che picchia forte su riffing impetuoso e blast beats e si spezza sugli interludi eterei con una giustapposizione heaviness vs. melodic calibrata al micron.

 

Sulle stesse orme di Careful What You Wish For, Said & Done, che ne riprende lo stile e l’arrangiamento con un’esposizione potente al tratto catchy dei Bad Omens su un ritornello ultra accattivante, spazioso e una ritmica coinvolgente. Il verso quasi sussurrato si accosta allo screaming a pieni polmoni del chorus in una struttura di luce e buio costante per tutto il pezzo, senza giustapposizione ma miscelandola. Il brano ospita l’assolo glorioso di Christian Thompson, ex componente dei Falling in Reverse.

 

 

 

 

Il brano glissa naturalmente su un altro numero facente parte della stessa categoria esemplare del signature sound dei Bad Omens, a tutto synth, cori angelici, orecchiabilità e massimo dell’esposizione da anthemic chorus: Burning Out. Tra istanti più carichi di impeto e potenza, e passaggi più melodici e delicati, lascia esplodere il ritornello sull’ascoltatore.

 

Con una virata guidata da pianoforte e archi sul versante della ballata melodica, arriva la closer If I’m There. La parola d’ordine qui è armonia, con il massimo della delicatezza vocale con cori femminili e un arrangiamento ricco di emozione nebulizzata costantemente su ciascuna nota. L’ultimo capitolo arriva a chiudere un cerchio partito da sonorità tutt’altro che heavy e a confermare un percorso di maturazione e progressione sonora da parte di una formazione capace di prodigi.

 

 

 

 

Finding God Before God Finds Me è un viaggio che si snoda attraverso un formato di metalcore tra aggressivo e melodico, capace di smuovere lo stesso coinvolgimento su entrambi i versanti. Ma, raffinato, è un offerta di synth colorato e dinamico, ritornelli geniali, architetture catartiche e paradisiache nel melodico quanto negli istanti in cui si passa dall’altro alto dell’inferno col metalcore più blindato. I Bad Omens hanno messo a punto nel tempo, e qui perfezionato, un sound ricco di numerosi elementi che si sta rivelando sempre più coeso e inconfondibile, e che viaggia propagandosi per onde sonore dagli amplificatori, all’udito e dritto all’emozione di chi ascolta.

 

 

Rating: 9.5/10

Brani suggeriti: Running in Circles, Careful What You Wish For, The Hell I Overcame, Blood, Said & Done, Burning Out

 

 

 

Bad Omens – Finding God Before God Finds Me tracklist:

 

1. Kingdom of Cards

2. Running in Circles

3. Careful What You Wish For

4. The Hell I Overcame

5. Dethrone

6. Blood

7. Mercy

8. Said & Done

9. Burning Out

10. If I’m There

 

 

 

 

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