I GIDEON al vaglio della sperimentazione e del distacco dalla fede nel quinto album OUT OF CONTROL.

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GIDEON

 

 

 

 

Dal roster Equal Vision Records, i GIDEON, formazione originariamente Christian metalcore dall’Alabama che raggiunge il traguardo del quinto full-length l’11 ottobre 2019 con OUT OF CONTROL. Lo squadrone del cantante Daniel McWhorter, il chitarrista Tyler Riley, il bassista Caleb DeRusha e il batterista Jake Smelley era già tornato all’assalto a gennaio di quest’anno con fulminante EP da due brani: No Love/No One, seguito da un tour sul palco di Polaris e The Devil Wears Prada e infine con il nuovissimo album in studio. Alle spalle i full-length Costs (2011), Milestone (2012), Calloused (2014) e Cold (2017).

 

 

 

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GIDEON. OUT OF CONTROL.

Track by track review

 

 

 

 

La formazione da Tuscaloosa aveva già intrapreso la via della sperimentazione di cui aveva dato un assaggio col primo EP dell’anno. Con un graduale abbandono della strada Christian, nel nuovo OUT OF CONTROL, i Gideon sfondano decisamente il perimetro metalcore verso territori nu metal, metal hardcore e contaminazioni varie tra synth, synth, rapping e influenza beat down. La furia di dodici brani ostili si snoda su punti di vista antagonistici dell’attuale società moderna e su tutte quelle domande collegate al distacco dalla fede. Senza rinnegare del tutto le proprie origini, i Gideon hanno effettuato un cambio direzionale, imboccando una strada più frastagliata dell’heaviness e una serie di virate in derapata.

 

La selezione dà uno spaccato sulla nevrosi sperimentale dell’album stesso sin dalla traccia di apertura, un pezzo da una cinquantina di secondi intitolato Welcome to S town, per lo più un preambolo di tensione sul rumore di qualcuno che scende dalla macchina e cammina nella notte aprendo a chiave un cancello chiuso a catena e dirigendosi verso un armonica in sottofondo assieme a un battito che ha tutta la parvenza di essere quello di un cuore.

 

 

 

 

Dalla stessa pulsazione attacca il primo vero brano con toste linee di basso: Sleep. La sperimentazione non tarda ad arrivare sull’introduzione sintetizzata con rappato, in evoluzione su un evidente nu metal alla Limp Bizkit. Il basso è protagonista difatti dell’intero arrangiamento e blinda una struttura battente dotata di un certo groove di base. La critica è rivolta a tutti coloro che hanno additato i Gideon per aver abbandonato le vecchie tematiche religiose.

 

Ritrovare il signature sound più tipico della formazione è possibile nonostante la sperimentazione, come nel lead single del disco, Take Me, preferito di molti in fase di pubblicazione e imperniato su un affilatissimo riffing in palm muting e non solo. Innesti melodici, arpeggi e giri di chitarra pulita arricchiscono una trama essenzialmente incendiaria. Oltre alle centrali chitarre, lo screaming di Daniel McWhorter e i breakdown rocciosi che aprono voragini sul brano sono altrettanto notevoli. Con un ritornello orecchiabile di cui il melodico è il plus valore, il brano si colloca tra quelli di risalto nel disco.

 

 

 

 

2 Close apre in scratch e preannuncia una virata sonora. Accoglie la guest appearance di Drew York dai Stray From The Path, iconico nella linea vocale per l’abrasività, l’insolenza e la potenza hardcore che aggiunge un elemento in più al brano sul concetto di rivolta al sistema, per altro tanto centrale nei SFDP.  Il sintetizzato, il basso e quella serie di elementi psicopatici tipicamente à la Korn o se vogliamo à la Linkin Park del catchy chorus suggeriscono la diversità del pezzo. Il ritornello è accessibile e non spinge sull’incendiario e sul boato di chitarroni reboanti, quanto stabilisce più un contatto con l’ascoltatore sul sincopato della ritmica, incluso il coinvolgimento dei gang chants nell’ultimo ritornello.

 

Dal sincopato al martellante. Parlo di Low Life che si rifà ancora alla psicosi à la Korn, per introdurre un lavoro di chitarre down tuned più ignorante, con una serie di dissonanze e giri brevi in adesione al basso che vanno a suscitare un certo grado di headbanging. Anche qui il groove manifestato sul tappeto ritmico favorisce un momento di intrattenimento.

 

Uno dei mie preferiti del nuovo Gideon è Southwind, gran bel brano fin dall’attacco in crescendo. Battente nel drums pattern e fulminante nel riffing, si scioglie come neve sull’armonia del catchy chorus, intriso di melodico e capace di incoraggiare il ricantato man mano che entra ogni volta in progressione sonora. Un brano bello e dannato, con chitarre melodiche squisite, elementi in synth stregati e uno dei ritornelli più memorabili del disco da un lato, accanto a una dose concentrata di corrosione di corde vocali, elettriche e drumming tosto dall’altro. Una formula complessiva bilanciata al microgrammo.

 

 

 

 

Style è un brano strumentale a vaglio dell’elettronico con una base di bassi attutita e complessivamente rappresenta un interludio con sottili effetti di tensione che non trova una solida collocazione tra gli altri brani.   

 

Outlaw è il prossimo capitolo in coda, dotato di una carica al tritolo esplosiva e un’architettura creata a partire da una ritmica vigorosa e un riffing audace. Stridente e sferragliante non solo sulle corde, quanto negli effetti sintetizzati aggiuntivi che riempiono la struttura fino all’orlo, mette a segno un numero ad alto voltaggio, a tutto screaming e strumentale demolitore dietro a un muro del suono.

 

Con la perdita della fede legata all’esperienza sull’orlo della morte al centro, Life Without che si colloca nella selezione come un pezzo rap metal/nu metal dovutamente al cantato sincopato e alla ritmica di supporto. Le sezioni a base di rappato e dissonanze e quelle più a fondo degli elementi -core, sono alternate al ritornello dove l’elettrica solista è responsabile di un certo allure melodico.

 

 

 

 

Denial è un brano riavvolgibile, fondato sul chug metalcore caro agli affezionati del genere, con breakdown magistrali e chitarroni serrati. Ruota intorno alla tematica di coloro che lasciano alla religione il controllo di ogni decisione. Il metalcore più blindato si evolve su accelerazioni ritmiche da frenesia di rullante e uno dei ritornelli stand out del disco. Il giro di solista getta luce nel buio nel ritornello aggressivo. Il riffing breve è combinato al micron con i bassi e fa un lavoro matematico nella transizione verso le impennate della ritmica, di cui l’indiscusso protagonista è il drumming. In coda al brano un famigerato breakdown, il meglio del meglio del mid growl di un Daniel McWhorter tanto carico da abbaiare letteralmente e sottili linee altrettanto ostili e tediate sull’ultimo arpeggio.

 

Sulle stesse orme, la title track collocata alla penultima posizione, Out Of Control. Ancora tra  i numeri da chug metalcore – e meno male – la traccia accosta a una ritmica solida le accelerazioni reminiscenti di radici metal hardcore mai dimenticate dai Gideon. Difatti la struttura di base non è diversissima dalla traccia precedente che alternava gli stessi flussi e riflussi di ritmica. L’heaviness si apre sulle ripetizioni di un ritornello spazioso e orecchiabile, che non spegne la furia, ma crea un momento coinvolgente, cortesia del giro circolare di chitarra melodica nel backdrop. Nella seconda parte del brano c’è un interludio sospeso e  pulsante, che fa da climax tout court a un enorme breakdown, sintomo dell’episodio finale di brutalità (anche qui McWhorter abbaia aprendo le fauci!).

 

 

 

 

Un po’ in claustrofobia, un po’ in affanno si arriva all’ultima Bite Down che attacca martellando e procede sbuffando su bassi ultra distorti insieme alla chitarra rampante al confine del down-tuned. Questi massacrano con regolarità insieme alle vigorose percussioni per la maggior parte dell’esecuzione e si spezzano inaspettatamente sull’ultima sezione dove la sola rabbia vocale, lacerante, procede in avanguardia da rappato solitario fino alla conclusione. Il pezzo è un assalto brutale all’ascoltatore, senza esplosioni, ma una mattanza regolare e che procede cadenzata chiudendo gli occhi a ogni forma di melodia..e che chiude con un senso di alto disagio.

 

Il nuovo dei Gideon è un album di non facile digestione per la similarità delle tracce e un po’ per la sperimentazione. Il formato non è più chiaramente quello di un prodotto metalcore tirato a lucido, ma altamente contaminato. Alcuni brani si distinguono per aver trovato una giusta combinazione di heaviness e catchiness grazie agli innesti melodici e ai ritornelli memorabili, ma necessitano di più ascolti e la selezione complessiva non raggiunge un appagamento totale tanto da voler riavvolgere l’intero disco fino a saturazione. OUT OF CONTROL è una release con energia e potenza allo stato grezzo e volutamente non rifinita, buona come prodotto a sé stante, ma che non riesce ad emergere nei confronti delle altre pubblicazioni forti del metalcore del 2019.

 

 

Rating: 8/10

Brani suggeriti: Sleep, Take Me, Southwind, Outlaw, Denial, Out Of Control

 

 

Gideon – Out Of Control tracklist:

 

1. Welcome To S Town
2. Sleep
3. Take Me
4. 2 Close
5. Low Life
6. Southwind
7. Style
8. Outlaw
9. Life Without
10. Denial
11. Out Of Control
12. Bite Down

 

 

 

 

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