I PROSPECTIVE al terzo full-length ALL WE HAVE: tecnica, antagonismo e coinvolgimento sensoriale.

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PROSPECTIVE

 

 

 

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Accanto alle etichette che detengono i roster più forti del genere metalcore oltreoceano, in Europa la label tedesca Long Branch Records, all’apice con la collega Arising Empire, ha esposto la scena a una serie di formazioni da denti serrati. A entrare sotto l’egida, i PROSPECTIVE, formazione da Bologna dal panorama progressive metalcore con il cantante Pietro Serratore, il cantante e chitarrista Luca Zini, il chitarrista Davide Ruggeri, il bassista Stefano Baldanza e il batterista Flavio Cacciari.

 

 

 

 

Dal primo EP Chronosphere del 2015, DJENTlemen italiani ne hanno percorsa di strada, superando la soglia delle due pietre miliari con gli album in studio BEYOND e UNREAL. Oggi tornano a varcare il palcoscenico il 17 gennaio 2020 con il terzo full-length ALL WE HAVE

 

Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con i PROSPECTIVE per approfondire nel dettaglio il nuovo album. Per l’intervista di SICK AND SOUND: www.sickandsound.it/intervista-esclusiva-ai-prospective-il-processo-creativo-e-tutti-i-dettagli-del-nuovo-album-all-we-have.

 

 

 

PROSPECTIVE. ALL WE HAVE.

Track by track review

 

 

 

ALL WE HAVE è un album da dieci tracce, che si nutre del nucleo insito nel signature sound dei Prospective, rivisitato per questa pubblicazione, alla luce dell’intero spettro delle emozioni. Viene aperto uno spaccato più vivo e profondo sul vissuto personale, rispetto al sophomore Unreal, favorendo ancora la perizia tecnica ma calibrandone maggiormente la formula sulla sensibilità melodica e sull’atmosferico drammatico.

 

 

 

 

L’heaviness si diluisce sul melodico indulgente di catchy chorus, avvolgenti sezioni di chitarra, cantato pulito e strutture orientate al coinvolgimento emotivo e mentale. La capacità di coinvolgimento dei Prospective passa necessariamente attraverso la catchiness sin dall’apertura del disco con Kill Me. Un brano che ruota intorno a un ritornello magnetico e che mette in vetrina un’incredibile forma di chug metalcore, sintetizzato noir e un plumbeo lavoro di chitarroni e basso. Non mi sorprende che la formazione abbia accompagnato gli appuntamenti live di band come i Betraying The Martyrs e che siano reminiscenti di quel suggestivo synth di colleghi di etichetta come i From Sorrow To Serenity e i The Royal.

 

Guarda Prospective – Kill Me (Official Video):

 

 

Lo stesso sfondo ambience è diluito su numerosi altri brani, tra cui il successivo Alone I Stand che sul ritornello bello e rincantabile, ricorderà immancabilmente il chorus di Overthrow dei Veil Of Maya.

 

Una caratura tecnica, quella dei Prospective, che si esprime su virtuosismi di elettrica attraverso tutto il disco, appaiata a una formula proporzionata di heaviness e melodic catchiness in agile transizione, vedesi il brano Liar, schierato sul breakdown belluino e sulla mattanza ritmica, che si dissolvono di fronte a fantastici passaggi in clean vocals e strumentale minimalista. Against All Odds, dove il botta e risposta dei due cantanti in pulito e distorto, attinge all’uno o l’altro arsenale del sound e mette a segno un coinvolgimento diverso in ciascun caso con una componente extra nell’atmosferico tetro. Lasciarsi andare al sing along del ritornello sembra una naturale conseguenza. Occhio perché al 2,02 molla uno dei breakdown più adorabili del disco!

 

 

 

 

Sul versante della brutalità si schierano, come anticipato, immancabili breakdown, istanti di frenesia ritmica, di corde elettriche e fretwork, quanto un corrosivo mestiere di corde vocali in versione harsh. Ne sono testimonianza le cosiddette tracce bangers del disco, tra cui la supersonica All We Have che sbuffa sui suoi tempi aggrovigliati e spara a pieni cilindri su tutto lo strumentale con ampio ausilio di synth. Non molto diversamente da un brano più avanti nella tracklist, ariete da sfondamento di down tuned e tappeto ritmico tellurico, Nobody’s Safe. I brano è lacerante nel riffing, e seducente nel retroscena di atmosfere belle e dannate, apre e chiude le fauci sulla brutalità spietata. E molla sull’orlo del precipizio, dove si cade a occhi chiusi e all’indietro, lasciandosi guidare esclusivamente dal pulito che poche volte ho trovato, un clean di padronanza, agilità e dinamica vocale pregevole.

 

 

 

 

Al contrario, sul versante del melodico spiazzante, Losing Control, una traccia che è un twist interessante da parte dei Prospective. Sublimazione di clean vocals, il brano distende un tappeto armonico ricco, cori, archi e atmosfere attutite. Istanti minimal sono flusso e riflusso della potenza del ritornello che arriva mastodontico e senza mezze misure. Un brano bello e fluido, testimonianza di una notevole musicianship. Restando in territorio melodico, Dust And Memories, la cui composizione si spinge alla stregua dell’emozione. Una trama tecnica evidente sin dall’attacco assorbe una dose abbondante di melodia di piano, espressività vocale e dinamiche nebulizzate.

 

La doppietta di chiusura mette in vetrina il top della tecnica in Disobey, dove il traino di corde è massiccio, calcolato e livellato. Un’aderenza al micron di blast beats, riffing breve e bassi lascia trasparire il talento di questa formazione 100% made in Italy, tanto visibile soprattutto dopo il breakdown nella seconda sezione. Con apice sull’emozionale e potente catchy chorus, il brano sussulta tra istanti di fulminante palm muting e virtuosismi da tastiera di corde. Un grande brano.

 

 

 

 

Al vaglio l’ultima crivellata di colpi senza pietà né mezze misure: Battlefield, campo di battaglia reale o interiorizzato, dove i Prospective danno il via all’ultimo assalto sonoro e all’ultima struttura che spacca ogni cornice del chug metalcore all’interno delle cui intercapedini, scorre un fluido nero, quel tanto drammatico e quel tanto seducente nella maledizione.

 

Il viaggio si percorre attraverso scenari che si aprono e si chiudono su i diversi mood di ciascuna traccia con incastri incredibili tra l’antagonismo e il coinvolgimento sensoriale di uno strumentale calibrato, calcolato, tirato a lucido. Una timbrica in pulito rara, commilitone compiacente di una controparte distorta spietata tiene le redini del versante melodico e orecchiabile, frustata dalla compagna. C’è un lavoro che cura il dettaglio dietro questo album, dove il singolo riff è stato curato, la densità dell’atmosferico, la scelta del lead sintetizzato. Una terza pietra miliare nella discografia dei Prospective, che spero di ritrovare ancora a lungo sul palco di una meritata acclamazione e un lavoro eccezionale che merita attenzione. E numerosi riavvolgimenti. Formazioni come queste mi ricordano perché il metalcore continua a essere il mio genere preferito.

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Kill Me, Alone I Stand, Against All Odds, Nobody’s Safe, Disobey, Battlefield

 

 

Prospective – All We Have tracklist:

 

1. Kill Me
2. Alone I Stand
3. Liar
4. Against All Odds
5. All We Have
6. Losing Control
7. Dust And Memories
8. Nobody’s Safe
9. Disobey
10. Battlefield

 

 

 

 

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