IL FATAL RESPIRO DECENNALE DELLA RIVOLUZIONE: EUPNEA DEI PURE REASON REVOLUTION.

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PURE REASON REVOLUTION. EUPNEA.

 

 

Una recensione di Fabrizio Simile

 

 

 

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Nel panorama artistico del post-moderno si sente spesso parlare di artisti che, prima di ritornare sulla scena, fanno dei lunghi giri di boa, sedimentano le idee per lungo tempo per poi farle esplodere con una potenza tale da spazzare via ogni possibile critica volta a loro sfavore per l’enorme tempo perso tra un’opera e l’altra. La pausa artistica a mio avviso è un bene, perché in quel lasso di tempo l’artista stesso può riflettere sul percorso che ha finora portato avanti, farsi un’idea di quello che ha compiuto fino a quel punto per cercare di riscoprire le proprie volontà e le proprie inclinazioni evitando di tradire la sua personale linea compositiva. Ed è proprio in questa prospettiva di attesa ‘‘rivoluzionaria’’, che ritornano sulla scena i PURE REASON REVOLUTION, ancora più freschi di prima, ancora più decisi e carichi con il loro nuovo disco: EUPNEA.

 

 

 

 

PURE REASON REVOLUTION. EUPNEA.

Track by track review

 

 

NEW OBSESSION

 

 

Il brano che dà il via a questo ritorno rivoluzionario artistico si intitola New Obsession. La first track si apre con una serie di rumori di sottofondo, il bip di una macchina e lo squillo di un telefono, che definiscono il concept di base dell’intero album e si rivolgono direttamente al titolo iconico Eupnea, termine medico che indica il respiro fisiologico di normale frequenza (22-24 atti respiratori al minuto); il rumore è quello emesso dal monitor di una macchina ospedaliera che misura i parametri vitali, in questo caso parliamo di frequenza respiratoria. Dopo un breve giro di chitarra dal sapore post-rock la voce di Jon irrompe sulla scena seguita da quella di Chloe che si va a sovrapporre alle sue frequenze melodiche proprio come le frequenze cardiache fisiologiche si sovrappongono al cuore pulsante. Il primo chorus mostra un’apertura tendente ad un progressive rock in stato di grazia impreziosito dall’intreccio delle due linee vocali e dal songwriting mai banale accompagnato da archi melodici in sottofondo che ricordano quasi un inno corale tendente al sacro.

 

‘‘It’s you, a child, a lover
You’re dead calm and the choir’s so soft tonight
Then rapture falls and all’s decreed divine
The silent dances in mother’s glances
Our love has lasted, now can you bring help?’’

 

Il brano si va sempre di più arricchendo di sfumature melodiche che mostrano una certa tendenza alla sperimentazione sonora seguita da una ripetizione cadenzata di base elettronica, quasi dei motivi synth-pop che rivestono i suoni e i vuoti sonori. Verso il bridge mediano assistiamo per un breve istante ad un accennato assolo di chitarra che però si disperde quasi subito nella ripetizione ‘‘ossessiva’’ del chorus portante. A questo momento meno sospeso segue un bridge molto più pronunciato che annuncia l’outro chiudendo il cerchio delle melodie, mostrando un lato meno tranquillo del solito, quasi come se si fosse perso quel fondo languido che ha seguito l’intreccio delle due voci per tutto il brano.

 

Un’apertura degna di nota che mostra subito senza mezzi termini quanto i Pure Reason Revolution sono in grado di fare. New Obsession è un pezzo solidissimo e inizia quel ciclo di calma mista a tempesta inoltrandosi così nel panorama moderno del progressive rock.

 

 

 

 

SILENT GENESIS

 

 

Siamo solo all’inizio ma già dal secondo brano possiamo notare la strada che questo ‘‘respiro artistico’’ prenderà. Con la seguente Silent Genesis, il disco continua il suo percorso attraverso un andamento musicale sinusoidale di pura bellezza, prendendo fiato verso un’apertura al post-rock elettronico tracciando una linea artistica ancora più solida e definita. Silent Genesis è un brano che non lascia alcuna interpretazione in sospeso, ricco di sfaccettature musicali e ricco di pathos melodico. Per 10 minuti veniamo travolti dalla sua atmosfera onirica di pura leggerezza. L’intro, così come il resto del brano, è solenne ed elegante, oserei dire profetica. Come sempre i Pure Reason Revolution lasciano molto spazio alle linee vocali che proseguono per la loro strada lasciandosi dietro una scia di melodie che mostrano un tappeto sonoro che fa da sfondo alle sezioni cantate. Nel suo andamento il brano propone delle rinnovate soluzioni melodiche, spaziando tra il post-rock e il progessive rock moderno fino ad approdare ad un synth-pop dai ritmi coinvolgenti ma mai troppo stucchevoli, costruendo un’atmosfera sempre più intima, onirica, solenne,  quasi come se fosse un respiro proveniente dall’anima di un cuore ferito e morituro, sfoggiando nel concept un senso di malinconia misto a speranza agognante. Il verso iniziale, che squarcia l’atmosfera strumentale dell’intro, mostra ancora una volta un songwriting molto ispirato:

 

‘‘There’s faith here but lost devotion
Don’t touch or cry, don’t feel
Thunder dies, heart beating
You take it with no emotion
You’re breathless, cold & tight, there’s a vacancy’’

 

Le linee vocali di Jon e Chloe si intrecciano ai riff melodici del basso e alla batteria sincopata, mentre la base melodica continua a scorrere come un flusso perpetuo mostrando un basso in stato di grazia. Una genesi silente, il brano è proprio questo, un continuo salire e scendere sulle varie tonalità vocali dagli intrecci melodici raffinati, senza mai risultare ripetitivi o assillanti. Il chorus è solamente una pausa riflessiva che si riavvolge su se stessa, definendo lyrics toccanti e attente all’andamento sonoro dell’intero brano:

 

‘‘Cloud ahead
Broken meaning
Climb the thread
Under breeding’’

 

Il break down strumentale prima del terzo verso fa da intermezzo con un riff vigoroso, ma mai troppo pesante per non rompere l’intera architettura del brano che si muove tra bridge più vigorosi e momenti di pacata delicatezza vocale. E lì dove finisce la musica si apre l’atmosfera generata dall’intreccio delle due voci di Jon e Chloe che si inseguono, squarciano la scena riportando la calma melodica, si aggrovigliano, si cercano di continuo senza mai trovarsi, eppure appaiono sovrapposte per dare una sensazione di unione momentanea. Questo doppio intreccio vocale rappresenta la cifra stilistica principale dei Pure Reason Revolution. L’outro definisce una linea melodica molto forte, segna un momento unico all’interno del brano, rivela la sua natura in potenza e lascia dietro di sé un istante di forza dirompente ripetendo le lyrics del chorus, ma con molta più convinzione e forza.

 

 

MAELSTROM

 

 

Il terzo brano, Maelstrom, si potrebbe definire un momento di ampio respiro verso un’atmosfera più distesa nel suono e nella voce che pervade ogni cosa, mettendo da parte ogni durezza sonora. Maelstrom è un pezzo unico e mostra tutta la verve compositiva e la forza stilistica dei Pure Reason Revolution, una band che continua sempre di più a stupire con un progressive rock in salsa pop che non si vuole adagiare su lidi tranquilli, ma preferisce affrontare una tempesta di emozioni immergendosi in essa, cercando di non soffocare, respirando profondamente.

 

In questo vortice di passione delicata e melodica si fanno spazio i motivi portanti di tutto l’intero lavoro. La linea vocale principale questa volta è quella femminile di Chloe, che si mostra in tutta la sua delicatezza e sensualità, intimando l’ascoltatore a concentrarsi sulla frequenza sonora prodotta dalle parole più che sul suono generato dagli strumenti. Alla voce acuta di Chole, che marca con delicatezza le atmosfere lounge, si affianca un motivo ricorrente di piano leggero come se fosse un monito, mentre in sottofondo si percepisce un motivo di batteria d’accompagnamento che rende più solido il giro vocale donando spessore alla parte cantata e non facendola disperdere nel vuoto. Mentre il frame vocale procede, gli intrecci melodici delle due voci si assottigliano. e dopo un bridge solenne, si apre in solista la voce maschile di Jon, scambiandosi di posto anche solo per un istante con quella di Chloe, prendendo il controllo sull’andamento vocale. Questo vortice di voci continua per tutto il resto del brano, creando delle soluzioni vocali accattivanti, come se fossero due respiri che si susseguono senza mai perdersi nel vuoto, ancorandosi ai riff di chitarra accennati in sottofondo e mai imperanti. Chorus, bridge, outro, ogni cosa sembra pervasa da questi intrecci vocali. L’outro lascia spazio alle melodie della batteria e del pianoforte che conducono il brano verso la sua fine, in un silenzio di sospiri vibranti.

 

 

 

 

GHOSTS & TYPHOONS

 

 

Arrivati al quarto brano del disco, Ghosts & Typhoons, ci ritroviamo ancora una volta all’interno di un paradigma musicale che difficilmente si riesce a concepire. Il continuo lavorio stilistico prosegue imperterrito, la delicatezza e la leggerezza continuano ad imperare, le linee vocali dettano ancora legge anche se si abbandonano i lidi rassicuranti di una calma appena raggiunta attraverso il vortice. I Pure Reason Revolution si fanno desiderare sempre di più e arrivati alla seconda parte del disco sembra ancora tutto avvolto nel mistero, una nuova esperienza da provare come una piacevole scoperta. Portando avanti gli stilemi portanti della loro arte, i Pure Reason Revolution ci regalano un brano che ancora una volta riesce a stupire, riesce a farci innamorare di ogni sua parte, ci emoziona nel profondo. In apertura si sperimenta con una base elettronica che segue un motivo di piano reiterato all’infinito, mentre la batteria di Andrew Courtney inizia il suo giro melodico e la linea vocale si amalgama ai suoni, prima quella maschile di Jon, seguita a ruota da quella femminile di Chloe. Ma a questo momento di limpidità melodica, che segna una prima ‘‘mini-suite’’ seguono un break down e un bridge che ribaltano l’intera atmosfera rovesciando il senso di leggerezza verso la forza e la possanza raggiungendo delle sonorità meno morbide e più decise. Il tutto è inframezzato da momenti più delicati e melodie più vigorose, seguite da motivi elettronici accompagnati da un coro di archi. La parte finale è una delle sezioni melodiche più vigorose e forti che ci sono state finora, le voci si susseguono senza una precisa traiettoria andandosi a disperdere quasi come a voler scappare dai suoni, mentre le melodie si sovrappongono tra di loro non lasciando scampo alla leggerezza, seguendo una linea melodica più dura e opprimente.

 

 

 

 

BEYOND OUR BODIES

 

 

Quinto e penultimo brano di Eupnea, che consolida l’intero concept, ma questa volta i Nostri si vogliono prendere una vera e propria pausa in vista dell’ultimo brano che segna il minutaggio più lungo, 13 minuti. Beyond Our Bodies è l’esatta continuazione che ci saremmo aspettati, eppure ci spiazza, ci colpisce e ci affascina per la sua semplicità e la sua leggerezza. Il dubbio ormai è scomparso, questo brano appare sulle scene come una rivelazione che ci era già stata consegnata sin dall’inizio dai Nostri, come un segreto tenuto in bella vista. Prima di poter scrivere il loro testamento finale i Pure Reason Revolution ci fanno il dono di un brano che si trova nel mezzo, tra la forza dirompente di una rock-opera e la leggerezza di  una ballad appena accennata ritornando sui lidi rassicuranti della recente Maelstrom. Le linee vocali sono sovrapposte alla perfezione e non si abbandonano mai, descrivendo delle aperture sonore tendenti alla musica corale seguita da motivi catchy e classicheggianti nell’approccio. Non c’è molto altro da dire, l’animo leggiadro e orecchiabile del brano fa da apripista al seguente ed ultimo che, all’interno di tutta l’architettura compositiva dell’intero lavoro segna un passo molto importante, una summa del concept finora mostrato; questa pausa era dovuta, direi doverosa. I Pure Reason Revolution ci dovevano preparare psicologicamente per affrontare l’ultimo brano, l’ultimo dono prima di lasciarci ancora una volta dopo ben dieci anni di silenzio.

 

 

EUPNEA

 

 

Siamo giunti alla fine di questo lungo respiro durato ben dieci anni d’attesa. L’ultimo brano è la title track del disco, Eupnea. In sé è il brano più complicato, complesso, criptico che ci potessimo aspettare dai Nostri, bravissimi architetti di soluzioni artistiche e melodiche ricercate, dei veri artigiani del suono e delle emozioni. Eupnea è un vero e proprio gioiello di rara bellezza, un diamante finemente levigato, un istante di assoluta meraviglia sonora e di meccanismi melodici ad incastro perfetti, un sublime caleidoscopico specchio che racchiude in sé vari generi musicali e passaggi melodici assolutamente perfetti e coerenti con l’intera architettura compositiva della band. La parola d’ordine di questo brano è: please breath, così come recitano le lyrics. Dunque dobbiamo respirare, solo così il nostro cuore può battere, sempre più forte, proprio come il ritmo scelto dai Pure Reaso Revolution per questo lascito artistico e sentimentale. I suoni e la sezione ritmica della batteria ricordano il battito del cuore, le linee vocali rappresentano i sospiri e i respiri dell’uomo, un intreccio che trasmette un senso di straniamento e di meraviglia al tempo stesso. Per tutta la durata del brano veniamo continuamente inondati da un senso di pace e di calma interiore misto ad attimi di forza cadenzata. All’interno del brano si fanno spazio sezioni ricche di pathos melodico che portano all’assoluta catarsi da ogni distonia possibile. I Pure Reason Revolution ci regalano un sogno nel sogno, il brano si arricchisce di ogni melodia possibile mano a mano che procede verso i suoi tredici minuti, descrivendo traiettorie sonore che passano dalla musica classica al progressive rock, dal jazz fusion al catchy pop. Alla fine possiamo dire che la traccia di chiusura Eupnea non rappresenta solo la fine di questo lungo respiro durato ben dieci anni ma in sé il brano vuole essere la summa di tutto il lavoro finora portato avanti in questi momenti di pausa artistica, come se un singolo brano potesse contenere dentro di sé un intero album e tutta la sua carica rivoluzionaria. Insomma un ‘‘album-ception’’, passatemi il termine.

 

 

 

 

CONCLUSIONI

 

 

In conclusione possiamo brevemente dire senza alcun dubbio che la pausa artistica durata ben dieci anni non ha giocato negativamente sulla qualità del lavoro svolto dai Pure Reason Revolution, anzi ha ancora di più arricchito quest’ultimo definendo una novità nel concept intero portato avanti dalla band. L’anima di Eupnea è assolutamente personale, intima, schizofrenica, ambivalente, sperimentale. Con la sua proposta melodica che riesce a mescolare un progressive rock moderno finemente levigato ad un synth-pop misto ad assonanze post-rock questo disco potrebbe diventare uno dei nuovi baluardi del progressive post-moderno.

 

 
Fabrizio Simile
 

 

Pure Reason Revolution – Eupnea tracklist:

 

1. New Obsession

2. Silent Genesis

3. Maelstrom

4. Ghosts & Typhoons

5. Beyond Our Bodies

6. Eupnea

 

 

 

 

Sono onorata di ospitare questa recensione di EUPNEA dei PURE REASON REVOLUTION da parte di Fabrizio Simile, musicista, cantante e redattore. Per sapere di più su di lui, sbirciate nel suo music background:

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