Il nuovo album degli ESCAPE THE FATE: I AM HUMAN. Una strada maestra con sorprendenti tornanti all’arrivo.

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ESCAPE THE FATE

Bio e discografia

 

 

 

Gli ESCAPE THE FATE hanno pubblicato il loro nuovo album I AM HUMAN, il 30 Marzo 2018 tramite Better Noise / Eleven Seven Music.

 

 

 

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È stato un lineup turbolento quello degli Escape The Fate che ha conservato come unico membro storico il batterista Robert Ortiz, accanto ai successivi membri: Craig Mabbitt alle vocals, TJ Bell al basso, Kevin “Thrasher” Gruft alla chitarra. Sono classificati tra diversi generi principalmente l’emo, l’hard rock, post-hardcore e metalcore. Con post-hardcore e metalcore non aspettatevi però paragoni con mastodonti del genere, lo stile di questo outfit è molto fresco, giovane e orientato alla versione commerciale del -core melodico.

 

Attivi dal 2004 con fondazione a Las Vegas, hanno sei album alle spalle inclusa l’ultima release: Dying Is Your Latest Fashion del 2006, This War Is Ours del 2008, Escape The Fate del 2010, Ungrateful del 2013, Hate Me del 2015 e I Am Human del 2016.

 

Il nuovo I Am Human è stato prodotto da Howard Benson, noto per aver collaborato con My Chemical Romance, Papa Roach, Skillet, P.O.D. e una lunghissima lista che gli ha permesso di concorrere per il Grammy Award come migliore produttore dell’anno. Questa collaborazione sembra aver favorito un ritorno alle origini del sound degli Escape The Fate.

 

“We’re getting older, and we’re changing – so our music should change with us. At the same time, we rediscovered what made us who we are. I felt like I was 17-years-old again. I haven’t been this excited to release something since I first joined the band and we put out This War Is Ours”. Craig Mabbitt.

 

 

 

 

ESCAPE THE FATE. I AM HUMAN.

Una stessa faccia dell’oscurità e della luce.

Overview

 

 

 

Una stessa faccia dell’oscurità e della luce. Appartenente alla prima sfera, la rivisitazione di elementi più pesanti, i chitarroni hard rock, i bassi più intensi e profondi come le rare sfaccettature distorte della voce e gli elementi -core.  Propri della seconda fase, l’abbraccio con il melodico, la ballata acustica, il vocale armonico, la veste pop.

 

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Un album che in alcuni frangenti sembra mancare di una vera direzione e sembra più orientato ad abbracciare più pubblico possibile. Dal nono pezzo la vena d’ispirazione sembra cambiare. Su una linea comune e commerciale-melodico-pop per nove pezzi, esplode sui successivi proponendo qualche momento diversificato che mette benzina al fuoco, incontra gradimento ma genera confusione. Riserva un pezzo hard rock alla sleaze e glam, e per gli amanti del genere qualche chicca metalcore ed electrocore, come pure un pezzo dalle alte fiamme metalcore e post-hardcore in direzione della conclusione. Gli Escape The Fate mostrano sicuramente capacità di abbracciare diversi generi, ma quando la variegatura prende troppe direzioni un poco si perde il marchio di fabbrica che fa presa sul pubblico.

 

 

 

 

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ESCAPE THE FATE. I AM HUMAN.

Recensione traccia per traccia

 

 

 

Vibe energico in apertura. Il disco concede l’ingresso con chitarre in tripudio e occhi che strizzano accattivanti all’ascoltatore nella versione più lucida del radio edit. Un pezzo che incontrerà successo nella promozione dato l’impatto tipicamente mediatico che suggerisce,  Beautifully Tragic. Il lavoro di corde o meglio i chitarroni del brano sono notevoli, accompagnati da una ritmica regolare e saltellante, un catchy chorus gustoso e una bella voce pulita con minimi accenni in backing vocals di distorsione vocale.


Broken Heart è un brano pensato alla sessione live e che accomunerà molti fra i suoi ascoltatori ammassati sotto al palco con un cuore spezzato. Il riffing breve insieme a una ritmica incalzante creano un’atmosfera coinvolgente in apice sull’anthemic chorus. La quantità di pop disciolta nel pezzo è in alta proporzione. Nonostante la tematica malinconica trattata, conferisce un trasporto pieno di vita e piuttosto spumeggiante.


Una traccia ricca nel riffing la successiva Four Letter Word. La formula commerciale  continua a essere ripetuta con gli stessi elementi da groove contagioso e ritornello ricantabile. La palpitazione di base dovuta alla batteria è agevolata dai giri brevi con quel tanto di profondità nei bassi e contribuisce ad aggrappare l’attenzione. Backing vocals in coro copioso e cariche di armonia sono cosparse per tutto il brano.

 

 

 

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L’aspetto punk degli Escape The Fate è lampante nel brano a seguire, I Will Make It Up to You dove il ritmo spedito richiama molto il punk giovanile in voga nell’epoca moderna dal primo ingresso di percussioni e frenesia tra strumentale e cantato.

 

Elementi sintetizzati aiutano l’aspetto strappa lacrime del brano in coda  Bleed For Me che cola di romantico dolce amaro in tempo lento e arrangiamento soffice, emozionale, più intimo e vestito di pop plastico.


Do You Love Me? Un pezzo che si guadagna più punti. Un anthemic chorus che si ricanta sin dalla prima ripetizione ma soprattutto una maggiore heaviness di quel lato oscuro degli Escape The Fate che avevamo preannunciato. Qui si spingono maggiormente nelle versioni melodiche del metalcore e post-hardcore. Un bel basso intenso e finalmente delle harsh vocals seppure non supportate in lunghezza, fugaci e mordaci in mid range growl nel retro. Un paio di assoli notevoli e giri di chitarra più fragorosi di quello che abbiamo ascoltato finora.

 

 

Guarda il lyric video ufficiale di Escape the Fate – Do You Love Me?

 

 

 

Synth e ausilio di pianoforte, elementi digitali e atmosfera emozionale. I Am Human. Un pezzo che si muove su un ritornello memorizzabile e in grado di guadagnarsi ricordo a lungo termine, coinvolgente ed energico conserva un aspetto fragile sulla testualità intorno alla natura umana poliedrica che accomuna tutti gli esseri viventi. Anche questo è un brano collocato nella cornice del pop, e pensato per l’inclusione nella setlist dal vivo.

 

“I am strong I am weak, I am everything between, I am proud to be me, I am human. I am weird I’m a freak, I am different I’m unique, I will love who I please, I am human. You are just like me. You are just like me”

 

Qualcosa di completamente differente e che si discosta dalla linea adottata finora è la ballata in chitarra acustica If Only. L’inclusione di un brano tanto diverso non disturba se lo si vede nella stessa ottica mediatica, e che stona all’interno delle cornici –core per via del solo ausilio di chitarra e voce linda e cristallina. Il brano mostra un aspetto più chiaro e spontaneo della band. Penso a versioni acustiche come Into The Fire degli Asking Alexandria, per menzionare un caso in cui sono state proposte versioni acustiche di brani heavy con successo. Dunque mi chiedo come sarebbe questo pezzo se fosse carico di elementi metalcore e post-hardcore.


Effetti digitali e moltissimo synth sulla stessa pedissequa impronta dell’outfit Dead By April il pezzo EmpireIl groove è virale e contagioso e propone qualcosa che ci si sarebbe aspettato proprio dagli Escape The Fate. Ricantabile a pieni polmoni e piena potenza quanta impiegata dal suo frontman, si contorce su un arrangiamento che spintona energico e vigoroso. Si spinge nel territorio electrocore, qualcosa come i Crossfaith se volete. Un riffing squarciante e un coinvolgimento integrale all’ascolto. Il pezzo è stato definito dal chitarrista Kevin “Thrasher” Gruft come un “party anthem with a dark undertone”.

 

 

Guarda il video ufficiale di Escape the Fate – Empire:

 

 

 

Da Empire in poi, sembra che il disco prenda una virata dentro al –core, e ne ripropone elementi anche nella successiva Recipe for Disaster e per fortuna. Il pezzo è assurdo, diluito interamente nell’electrocore e metalcore dai bassi profondi e il riffing stoppato che il genere comanda. Molti elementi ancora synth, incastrati ad una tellurica ritmica. Ricantabile e molto azzeccato nel soundscape, ignorante e massiccio nella seconda sezione con il break down su solo strumentale dove la mitragliata di heaviness si fa sentire.  Avrei voluto un intero album del genere per conferire il massimo del rating.


Un’altra curva in direzione di uno scenario che stavolta corteggia l’hard rock del genere sleaze è il successsivo pezzo, Riot . Chitarroni in muro in ingresso e lavoro heavy di chitarre con un aspetto glam rock a proseguire. Il pezzo è notevolmente energico ed esplosivo nella ritmica vigorosa alle pelli.

 

 

 

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Le fiamme di questa piccola collezione di bravi diversificati nella variegatura dal nono in poi, bruciano alte, altissime in Digging My Own Grave. Rabbia, rancore e lacerazione nelle distorsioni vocali che non hanno pietà dell’ascoltatore in questo passaggio del nuovo album degli Escape The Fate. Qui il riffing è sferragliante e i blast beats menano come assassini nella nervosi da doppio pedale. Mid range growl a spreco colato in rocciosi break down e linee di basso granitiche che piombano come massi nell’arrangiamento. Il chorus è ricantabile nella versione melodica del melodic metalcore. Il pezzo ha un grande potenziale incendiario e va assolutamente promosso, perché rara perla nera del disco.

 

 

Guarda il lyric video ufficiale di Escape the Fate – Digging My Own Grave:

 

 

 

L’hard rock che prende a pugni e calci stabilisce un groove che spinge a battere il piede si presenta in Resistance. La traccia galoppa sull’arrangiamento di chitarre con  passo incalzante nelle percussioni, ritmica marcata e in grado di regalare un bel coinvolgimento senza dubbio. Un pezzo molto orecchiabile .


La closer di questo viaggio in linea diretta fino a un certo punto e ricco di tornanti in conclusione si introduce ancora differente, Let Me Be. Chitarra acustica in apertura e rientro nel porto sicuro del pop vocale e strumentale. Torna sui passi iniziali e sfonda ogni plasticità accostata a quelle boy bands moderne che forse poteva essere risparmiata e che troverà lo sfavore di molti ascoltatori. Per curiosità ho sfogliato i video sul noto canale di video online, e trovato questa versione audio con tanto di foto in posa aggressiva degli Escape The Fate. Simpatico l’accostamento dei musicisti in versione tatuata e dark con questo pezzo tintinnante in esecuzione sotto. Non sarebbe stato male chiudere con la precedente traccia per spiazzare l’ascoltatore. L’effetto è stato raggiunto comunque in negativo seppure l’album accoglie alcuni brani che meritano. Dimenticatevi della closer e concentratevi su quelli che suggeriamo.

 

 

 

Rating: 7.5/10

 

Brani suggeriti: Do You Love Me?, Empire, Recipe for Disaster, Riot, Diggin My Own Grave

 

 

 

 

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