Il nuovo Jaggernaut spaccaossa e tritacarne dei KUBLAI KHAN TX: ABSOLUTE.

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KUBLAI KHAN TX al quarto album ABSOLUTE

 

 

 

 

Sono attivi dal 2009 e sono inarrestabili. Provengono da Sherman, nello stato del Texas, dove ancora mi chiedo cosa mettano nell’acqua per far spuntare ogni giorno band metalcore di calibro impressionante. Sono una formazione da quattro che trita come una da sei e si chiamano KUBLAI KHAN TX. I bonecrushers per eccellenza del metalcore, metal hardcore e aggro metalcore.

 

 

 

 

Con il primo EP Youth War e i tre album in studio Balancing Survival and Happiness, New Strength e Nomad, la band del mastodonte della rabbia vocale Matt Honeycutt e dei commilitoni Nolan Ashley, Isaac Lamb ed Eric English, torna con il quarto album in studio ABSOLUTE in pubblicazione il 4 ottobre 2019 tramite Rise Records.

 

 

 

 

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KUBLAI KHAN TX. ABSOLUTE.

Panoramica

 

 

 

 

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KUBLAI KHAN TX. ABSOLUTE.

Recensione traccia per traccia

 

 

 

 

Il nuovo Jaggeranut spaccaossa dei Kublai Khan TX apre con Armor of Goddamn, una traccia introduttiva con atmosfere tese e tediate che si evolve sul caos istantaneo di un abrasivo metal hardcore. Da qui il disco procederà tritando vittime attraverso dieci tracce. Un assalto iniziale che trova piena espressione nella traccia a venire, Boomslang, che sprofonda invece nel metalcore dotato di groove da sbatti testa. Il tappeto ritmico suscita l’headbanging tra efficaci cambi di tempo. Si passa da sezioni regolari e accattivanti, a sezioni più affrettate, a passaggi flemmatici a tutti bassi e chitarroni down tuned. Flusso e riflusso di prepotenza e drammaticità, il brano è spaccato da una serie di breakdown ultra massicci, spartiacque della ritmica in evoluzione.

 

La psicosi della ritmica adottata per questo album è esplicitata nella terza traccia Us & Them, dove si passa da istanti di coinvolgimento per la struttura regolare e martellante, e istanti in cui si viene travolti faccia a terra dalla furia ritmica inarrestabile che mette sotto e calpesta senza pietà. Nota di merito del brano sono le linee di basso, enormi e distorte al massimo, si sentono risuonare in mezzo a pinch harmonics di corde, dissonanze, tra il growl feroce di un Matt Honeycutt alla stregua di una quantità spropositata di “fu*k” attraverso tutto il disco.

 

 

 

 

Per il prossimo numero in coda, The Truest Love, la velocità di esecuzione è ancora esasperata nella variazione ma incastrata genialmente per mettere a punto una struttura memorabile e un brano riavvolgibile. Il drumming procede violento e prepotente sulle nuance conosciute del metal hardcore. Breakdown devastanti e un sincopato di ritmica punitiva e vocals altrettanto cadenzate sono i punti forti del brano, che sbuffa proprio sul ritornello, regalando un momento tra i più alti e coinvolgenti della selezione. Sfido a non ricantare il chorus con la stessa ostilità!

 

Guarda il video ufficiale di Kublai Khan TX – The Truest Love:

 

 

Segue il lead single del disco, Self-Destruct, dove la corrosione di corde fine e grosse si accosta alla claustrofobia con cui si ascolta il brano tutto d’un fiato. Il monumentale palm muting si accosta a linee di basso in protagonismo, isolate in diversi passaggi rispetto al resto dello strumentale, promuovono la profondità buia del brano in doppietta con il drums pattern. Questo pezzo ospita degli innesti di spoken work come estratti da discorsi sulla divisione sociale moderna, nell’aspetto individuale, politico e umano. Con un simile discorso in entrata, un brano più avanti nella selezione, High Hopes, che pesta i piedi fin dall’inizio, non troppo diversa dalle altre ma con variazioni ritmiche più evidenti. Il brano colloca però la parte parlata a mo’ di discorso su una sezione di riffing breve apocalittico e rallentato e un quasi-solo di basso in coda al brano. Termina invece con un solo di batteria in lontananza.

 

 

 

 

Dalla claustrofobia al cardiopalmo, Lower Level, perché questo pezzo corre scoordinato tra una ritmica massiccia e ponderata e istanti di repentina accelerazione. Tanto imprevedibile, il pezzo ospita double vocals distorte a incastro e nella seconda sezione un sincopato vocale talmente in down tempo che per un istante si è portati a pensare che il brano sia difettato e faccia diversi skip. Il passaggio singhiozza e spezza le sillabe con istanti di silenzio sul cantato e tiene la tensione alta e il fiato sospeso fino alla fine, dove un rallentamento ritmico drammatico trascina via il pezzo.

 

Cloth Ears riprende la corsa pestando il piede sull’acceleratore dopo un intro accattivante che alterna bassi di corde e rullate rapide, speculare anche in coda. Intorno al minuto e mezzo il brano costruisce una struttura orecchiabile grazie a un giro di chitarra circolare che ne regola il gusto, e una sezione finale di riffing stoppato che fa sbattere la testa, o il piede a seconda di come preferite. Cloth Ears si accoda ai brani più dotati di groove di questo nuovo lavoro dei Kublai Khan TX, qualcosa che è stato messo in vetrina maggiormente rispetto al precedente album.

 

 

 

 

Il ruolo di retroguardia dell’assalto frontale è affidato ai due capitoli Beneath a Crescent Moon e Before It’s Too Late di cui la prima è regolata da un accompagnamento da true headbangers capace di smuovere un’intera folla di metallari con gli occhi iniettati di sangue per essersi svegliata all’alba per fare la fila al concerto brutale dell’anno. Ed è veramente un’orda quella delle backing vocals, che cantano con questo mostro della distorsione vocale. Dissonanze, pinch harmonics e linee super profonde di fuzz bass procedono e si propagano all’interno di una struttura ritmica che stavolta non vede accelerazioni di nessun tipo, ma assesta mazzate regolari al povero ascoltatore in balia del rancore liquido che avanza lento. Per la closer niente di più niente di meno che una randellata finale, sulle stesse orme della precedente con orde in coro sulla linea vocale polverizzante ad aizzare osmoticamente anche l’ascoltatore. Attenzione perché il contagio delle ripetizioni è pandemico! I passaggi più sincopati scuotono per bene e distendono un ultimo tappeto di groove attraverso l’intero brano. In aggiunta una chiusura con gong finale.

 

 

 

 

ABSOLUTE è un album che non cala nuovi assi né rimescola le carte in tavola. Ma espone le emozioni umane alla stregua di una linea vocale senza filtri, tanto quanto lo strumentale tipico dei Kublai Khan TX. Un “absolute” tritacarne e tritaossa del metal hardcore e del metalcore. Un ascolto consigliato agli amanti delle frange più heavy del genere, senza aspettarsi episodi eclatanti, ma un unico formato organico nella brutalità che fa da filo conduttore senza sperimentare né deviare dalla strada battuta finora, con qualche incastro di groove apprezzabile. Il nuovo dei Kublai Khan TX è un disco compatto e blindato. Se solo si ha il coraggio di arrampicarsi per superarne il muro del suono.

 

 

Rating: 8.8/10

Brani suggeriti: Boomslang, The Truest Love, Cloth Ears, Beneath a Crescent, Before It’s Too Late

 

 

         Kublai Khan TX – Absolute tracklist:

 

1. Armor of Goddamn

2. Boomslang

3. Us & Them

4. The Truest Love

5. Self-Destruct

6. Lower Level

7. Cloth Ears

8. High Hopes

9. Beneath a Crescent

10. Before It’s Too Late

 

 

 

 

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