Il ritorno decisivo degli OH, SLEEPER e la progressione del sound nel nuovo BLOODIED//UNBOWED.

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OH, SLEEPER

 

 

 

 

Sono trascorsi sei anni da quando gli OH, SLEEPER hanno pubblicato l’ultimo materiale e dopo la lunga pausa il nuovo full-length BLOODIED//UNBOWED vede la luce il 12 luglio 2019 tramite Solid State Records.

 

Per chi non li conoscesse, gli Oh, Sleeper sono una formazione metalcore che strizza l’occhio al Christian metalcore dal 2006, da quando si è unita a Fort Worth in Texas e che dopo una serie di cambi di lineup vede la formazione continuare in trio con il cantante e chitarrista solista Shane Blay, il cantante per harsh vocals e programmatore Micah Kinard e il batterista Zac Mayfield. Bloodied//Unbowed arriva per quarto dopo i precedenti tre album in studio When I Am God del 2007, Son of the Morning del 2009 e Children of Fire del 2011, e due EP The Armored March del 2006 e The Titan del 2013.

 

 

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OH, SLEEPER.
BLOODIED//UNBOWED.

Track by track review

 

 

 

 

Non sappiamo cosa mettano nell’acqua della popolazione del Texas, ma le band metalcore (e non solo) di questo stato sono tutte formazioni d’assalto. E così gli Oh, Sleeper tornano dopo un lungo iato e un album distruttivo che ha gratificato una  fan base che da anni aspettava un ritorno. Non solo il trio ritorna, ma lo fa spaccando la porta a calci e con una serie di elementi nuovi. Il viaggio attraverso dieci tracce si fa tra cardiopalmo e melodie minori. Tracce con un tappeto ritmico frenetico e chirurgico espongono l’ascoltatore alla distruzione di nevrotici blast beats e un basso che romba costantemente battendo nel timpano. Gli istanti più aggressivi del disco sono incastrati a passaggi da chitarre serrate e riffing aggrovigliato, ma l’heaviness si apre anche su ritornelli orecchiabili e coinvolgenti come per uno dei primi estratti dal disco: Fissure (Do Not Revive Me). Questa è una traccia iconica della selezione per il catchy chorus che chiede il riavvolgimento. L’arrangiamento è percorso nelle arterie da un esile synth, esposto in particolare su un interludio che spezza l’assalto sonoro poco dopo la metà. Il brano corre pestando il piede sull’acceleratore e versa rancore liquido di distorsioni vocali. Allo stesso tempo si predispone all’orecchiabilità dovuta al groove costante e al ritornello memorabile.

 

 

 

 

Parlando di groove la traccia di apertura Let It Wave annunciata non solo da un’introduzione atmosferica con sonorità binaurali e un ticchettio che distendono un velo di mistero sull’intera collezione, ma regolata anche da una ritmica incalzante che accompagna sull’headbanging insieme a un prepotente basso. L’intero pezzo sembra percorso da una serie di giri circolari, che cambiano, ma tornano costantemente e che all’ascolto è facile isolare. Un misto di screaming abrasivo e backing vocals in orda, sono complementari all’aspetto tedioso e inquietante del pezzo. Al minuto 2,50 c’è un protagonismo di solista, chicca per tutti i chitarristi all’ascolto (vedi anche Mutinous!)

 

Con riffing in attacco che mi ha acceso una lampadina su Overdose, brano della formazione tedesca Vitja feat. Andy Dörner, il mastodonte dei Caliban, la traccia Decimation & Burial. Si introduce sulla circolarità dell’elettrica, che si inserisce sul groove accattivante del brano prima che il martello del basso venga a battere sull’incudine insieme alle percussioni puniche. Il cantato pulito di un certo languore è intrecciato a distorsioni spietate, con growl sia medio che gutturale e istanti di squarciante screaming. Un pezzo dal tiro micidiale.

 

 

 

 

Cola sul disco il metalcore come ogni divinità comanda con Of Bane & Disease, regolato da un mestiere di basso tostissimo e associato a un riffing altrettanto fulminante con reminiscenza Architects e gustosi breakdown. Il cantato distorto qui è spostato sul versante della disperazione ma è associato a un’incredibile presenza scenica del registro pulito ed emozionale tra semi sussurrato e arena rock vocals sul ritornello. La struttura del brano miscela heaviness e melodico in transizione da e verso il catchy chorus. Come se non bastasse, il pezzo è accompagnato da quel tanto di pulsazione elettronica attutita e da un affascinante assolo nella seconda parte come uno strato sintetizzato che strizza l’occhio ai Bad Omens. Sulle stesso orme la terzultima breve traccia Pulse over Throne, che richiama lo stesso riffing à la Architects in entrata e mitragliatore di blast beats prima di evolversi su una serie di cambi di tonalità del giro di chitarra circolare. Un brano carico di una certa oscurità, coinvolgente sul ritornello ma e soprattutto percosso da un lavoro da doppio pedale inarrestabile e battente.

 

Two Ships è una perla, che collocata al centro sella selezione espande luce sul resto delle tracce. Apre con un’atmosfera lontanamente sciamanica di quei wind chimes che tintinnano nel retro e melodie. Scivola liquido mediante il solo cantato pulito nell’armonia, con arpeggio e scenario di totale candore. Ma attenzione perché gli Oh, Sleeper riversano sul melodico la distorsione di corde, vocali ed elettriche, dal minuto 3,08. Ecco come accendere le fiamme quando l’ascoltatore proprio non se lo aspetta. Cullati dall’armonia si viene risvegliati dalla paralisi del sonno e da uno squadrone di harsh vocals che in growl vengo a turbare ogni riposo con l’incubo più agghiacciante.

 

 

 

 

Ci sono momenti oscuri e drammatici nel disco dove si materializzano atmosfere in synth tra le intercapedini di un cantato disperato reminiscente dei compagni d’etichetta Silent Planet. È il caso dell’attacco e degli interludi di The Island. Questo è un brano con backdrop sintetizzato, arpeggi e passaggi di riffing stoppato rombante o fretwork da tastiera. Alla linea vocale distorta sui versi e pulita sul ritornello spazioso, memorabile e ricantabile, sono associati gang chants in grado di aizzare qualunque buon metallaro.

 

Questo e gli altri brani contribuiscono al seguito della cornice tematica dell’ultimo lavoro The Titan EP, riprendendo il concetto del ritorno della band dopo la lunga pausa con la metafora del naufragio, dell’ammutinamento, dell’isola e di marinai insieme a una serie di elementi legati al mare.

 

Guarda il video ufficiale di Oh, Sleeper – The Island:

 

 

Del quartultimo Mutinous ci sono due aspetti fondamentali da risaltare: il lavoro di corde, centrale e trainante a cui scappa un evidente virtuosismo progressive, e la sperimentalità esaltata dal secondo minuto, dove il verso è accompagnato da una base elettronica. E funziona alla grande.

 

Un’atmosfera spettrale e pungente trapassata dall’elettrica va gradualmente aggrovigliandosi nella penultima Oxygen. Oltre al metalcore a tutti chitarroni e bassi che ogni amante del genere brama, il brano mette in vetrina un anthemic chorus magnetico per il ricantato e non a caso accompagnato da cori ne rinforzano la potente ripetizione. Un gran bel brano che lascia masticare con piacere il down tuned e ammaliare da tutti i dinamismi di chitarra che ne trainano la forte orecchiabilità.

 

 

 

 

Per ultimo un brano che chiude coi fuochi d’artificio una delle migliori release metalcore dell’anno: The Summit e non ha niente a che vedere col metalcore. Questo rende vero che se una band trova la giusta collocazione per un  brano acustico o semi acustico in una selezione spaccaossa, troverà nella maggior parte dei casi l’approvazione totale della fan base. Questo è un pezzo incantevole, inclinato al post-grunge, arpeggiato in ingresso e avvolto da una serie di sintetizzati, archi, pianoforti, ambient spacing e quant’altro si abbracci con una linea vocale espressiva e carica di emozione. È capace di ammaliare fino alla fine quando se ne va lasciandosi lo strumentale alle spalle, lascia anche uno spunto di riflessione sull’ispirazione tematica del brano: la montagna che ciascun essere umano deve scalare ogni giorno per raggiungere la cima e che fa terribilmente paura.

 

 

 

 

Una band che torna con un lavoro del genere fa dimenticare a tutti gli effetti la pausa con la quale ha lasciato in sospeso i propri fan assetati di nuova musica per sei anni. Pietra miliare della discografia, Bloodied//Unbowed segna il ritorno decisivo della formazione ritemprata che miscela a un signature sound maturato la novità nel contesto della progressione: BENTORNATI OH, SLEEPER.

 

“Black out the sun you’ll see I can be the light” Oxygen.

 

 

Rating: 9.2/10

Brani suggeriti: Let It Wave, Fissure (Do Not Revive Me), Of Bane & Disease, The Island, Oxygen, The Summit

 

 

Oh, Sleeper Bloodied // Unbowed tracklist completa:

 

1. Let It Wave

2. Decimation & Burial

3. Fissure (Do Not Revive Me)

4. Of Bane & Disease

5. Two Ships

6. The Island

7. Mutinous

8. Pulse over Throne

9. Oxygen

10. The Summit

 

 

 

 

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