INFINITE ILLUSION: solido debutto nel metalcore australiano con ILL INTENT EP.

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INFINITE ILLUSION

 

 

 

 

La terra dei canguri ospita uno degli scenari più affollati di metalcore del pianeta insieme alla grande nazione a stelle e strisce. Oltre alla vasta offerta mainstream, anche il panorama underground lascia a proposte emergenti valide di affacciarsi. Tra queste gli INFINITE ILLUSION, una band da cinque formatasi recentemente a Sydney che apre la porta del genere il 28 giugno 2019, mettendo in vetrina l’EP di debutto ILL INTENT.

 

 

 

 

Gli Infinite Illusion sono: Liam McDonald alle vocals, i chitarristi Sam Waterhouse e Seán Dalton, il bassista Jack Kershaw e il batterista Tate Paul. Con un sound radicato su linee di chitarra tipicamente progressive metalcore e atmosferici a profusione, hanno mollato una collezione di tracce banger che pone le basi di una solida carriera se verranno calati i giusti assi. D’altronde si sa: you never get it wrong with an Aussie band.

 

 

 

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INFINITE ILLUSION. ILL INTENT EP.

Track by track review

 

 

 

 

La collezione di brani degli Infinite Illusion non attacca come tante altre con intro evanescenti e preamboli pre-distruzione. La distruzione è sparata direttamente in faccia non appena viene premuto il tasto play. Attacca con un frenetico mestiere da doppio pedale e percussioni che pestano direttamente sul pedale dell’acceleratore a manetta. Si chiama Saviour e mette in bella mostra un riffing reminiscente di progressive metalcore con del fretwork da tastiera non indifferente, rapido e tecnico in combinazione con i classici chitarroni che il genere comanda. Il groove blindato del pezzo è trapassato dal synth atmosferico che di tanto in tanto emerge specialmente sul ritornello che difatti risulta coinvolgente e orecchiabile nelle ripetizioni. In cima un brano stand-out del disco. Avanti.

 

 

 

 

Dissonante sulle corde e psicotica nella ritmica Burn, un brano che promuove un caos meno controllato del precedente. Blast beats incendiari si insinuano su un riffing aggrovigliato e sul boato di bassi plumbei che battono altrettanto sull’incudine dell’arrangiamento. Rivolto interamente sul versante dell’heaviness senza filtri.

 

È la volta di Bloom dove le abissali harsh vocals che si sentono nella seconda metà sono quelle dovute alla guest appearance di CJ McMahon dai Thy Art is Murder. Il pezzo apre con candore di cantato pulito, e intro melodica che si va miscelando all’aggressività. Come per questo terzo brano restano in evidenza due elementi centrali del sound degli infinite Illusion: gli elementi atmosferici e le linee di chitarra progressive. Questo è un pezzo composito e strutturato dove l’heaviness fa spazio al melodico non solo dell’intro, ma anche del ritornello e soprattutto dell’interludio arpeggiato in apertura dal minuto 2,36 in seguito al quale la linea vocale pulita si lascia sbranare dal mostro. E come si fa a non riconoscere questa timbrica? Choose your fighter: CJ McMahon.

 

Guarda il video ufficiale di Infinite Illusion – Bloom feat. CJ McMahon:

 

 

 

Ritorno nel baratro del chug metalcore con Dawn, dove si pesta i piedi come dannati sulle aderenze di riffing e pelli che, precise al micron, menano per bene. Il synth che si estende come formula fissa anche nel retro di questo brano corrobora il fascino del brano. Apocalittica voragine quella che si apre con i breakdown, in entrambi i casi ospiti di un affamato growl gutturale. Nel primo caso anche preludio di virtuosismi di corde: passare al minuto 2,42 per la caratura tecnica e la perizia di elettrica. Nel secondo caso chiude in voracità l’arrangiamento. Altro brano forte della selezione.

 

 

 

 

Lo spessore delle distorsioni vocali si muove su registri più abrasivi in alto e più gutturali in basso per il penultimo pezzo The Reckoning, prepotente specialmente nel low growl. Un brano fondamentalmente martellante con un senso di fretta ritmica in evoluzione dal secondo minuto sul down tempo fino a un finale rallentamento drammatico. Qui ci sono due dosi di atmosferico: una oscura, un’altra più mistica con qualcosa che sembrano tastiere.

 

Con un attacco decisamente à la Architects, Afterthought una traccia closer che miscela linea vocale pulita e distorta con la stessa proporzione con la quale carica l’heaviness sul verso e l’orecchiabilità melodica sul ritornello. Incastra bene le due componenti, con supporto da parte del filler sintetizzato. La traccia si spezza su un interludio interamente armonico dal 2,17 dove un arpeggio riverberato è accompagnato a una palpitante base elettronica che restano fino a chiusura sotto al fragore sovrastante. Per il brano di chiusura l’architettura è praticamente impeccabile e funziona a innescare un riavvolgimento immediato.

 

 

 

 

La collezione di debutto degli Infinite Illusion è un classico esempio di quanto funziona il metalcore in Australia, quello che chiamo Aussiecore. Un EP con un’ottima produzione e una serie di elementi che rendono la selezione ricca e memorabile inclinata esattamente sulla tipologia di metalcore che un adepto del genere cerca. Dopo il primo ascolto, riavvolgere i brani è una naturale conseguenza. Questa è una di quelle young metalcore bands che hanno tutto il potenziale per essere il futuro del genere.

 

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Saviour, Bloom, Dawn, Afterthought

 

 

 

    Infinite Illusion – Ill Intent EP tracklist completa:

 

 

1. Saviour

2. Burn

3. Bloom (feat. Cj McMahon of Thy Art is Murder)

4. Dawn

5. The Reckoning

6. Afterthought

 

 

 

 

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