INTERVISTA: ALESSANDRO DAI WANDERING VAGRANT. “Il disperato bisogno di perderci, per poter ritrovare chi siamo realmente”

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INTERVISTA: ALESSANDRO DAI WANDERING VAGRANT.

“Il disperato bisogno di perderci, per poter ritrovare chi siamo realmente”

 

 

 

 

SICK AND SOUND è orgogliosa di introdurvi ai WANDERING VAGRANT, un outfit progressive rock e metal da Perugia e al loro full-length di debutto GET LOST in release lo scorso 25 aprile 2018.

 

Questo momento li sta vedendo a pieno regime nella promozione dell’album e il nostro editor-in-chief Alessandra ha colto l’opportunità di fare due chiacchiere con Alessandro Rizzuto, frontman, leader e mastermind della composizione dei Wandering Vagrant, grazie al quale ne abbiamo approfondito la progressione sonora, l’ispirazione e le tematiche di questo favoloso disco ai confini della realtà su cui perdersi. GET LOST with it.

 

 

 

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  • Ciao Alessandro e benvenuto su SICK AND SOUND. Iniziamo con l’introduzione della tua band ai nostri lettori.

 

Grazie a voi per lo spazio che mi state concedendo e un saluto ai lettori di Sick and Sound! Dunque, la band nasce anni addietro dal mio sogno di poter offrire un qualcosa di più che fosse della semplice musica: sono sempre stato interessato all’approccio compositivo come un qualcosa che potesse essere in grado di suscitare emozioni forti nell’ascoltatore e di raccontare delle storie. A seguito della mia militanza nei Desert Rider come cantante dal 2012 al 2014, decisi dunque di concentrarmi maggiormente sullo scrivere e arrangiare musica con la mia chitarra piuttosto che adottare un approccio maggiormente virtuosistico allo strumento, come di solito si è portati a fare: lentamente, cominciai anche a strimpellare altri strumenti quali tastiera e basso e ad arrangiare un sempre maggior numero di pezzi. Nel mentre, riuscii ad entrare in contatto con Francesca Trampolini, la nostra attuale tastierista: grazie al suo determinante contributo, riuscimmo a mettere su una formazione stabile che arrivò alla registrazione del debut album della band, intitolato Get Lost. Successivamente, in seguito dell’allontanamento del tutto amichevole dalla band del nostro ex-bassista e batterista, si è giunti all’attuale formazione che vede dietro alle pelli Niccolò Franchi (ex-Atemno) e Andrea Paolessi al 5 corde.

 

 

 

 

I Wandering Vagrant nascono e ruotano pesantemente attorno alla mia figura, ma tutti i componenti del gruppo sono consapevoli di far parte di un progetto dove si può dire la propria opinione e dove si è consci di far parte di un qualcosa che va al di là di una mera proposta di prodotto musicale: la band vuole mettere in mostra una visione filosofica  ed emotiva di un certo modo di approcciare l’esistenza, dove la vacuità viene combattuta a favore di un’empatia e di una vicinanza nei confronti dell’essere umano, quest’ultimo sempre più alienato e disorientato nella società del nuovo millennio. Ambiamo di poter offrire una visione alternativa e rinascimentale di un’umanità sempre più sola e isolata in sé stessa.

 

 

  • Mi piacerebbe discutere con te le influenze che hanno contribuito al vostro sound, le band e i generi che hanno giocato un ruolo fondamentale nella tua cultura personale e all’interno dei Wandering Vagrant in progressione dallo stoner rock dei Desert Rider.

 

Come già detto, la musica “semplice” non mi ha mai affascinato molto: a dirla tutta, se devo ascoltare un qualcosa di pop, viro su Tori Amos e Björk e già quelli per me sono ascolti più che digeribili eheheh. Sono nato e cresciuto a pane e Pink Floyd, per poi virare verso l’heavy metal più estremo (quando ero più piccolo consumavo dischi di band quali Satyricon, Immortal, Emperor,…). Approdai soltanto durante le battute conclusive della scuola dell’obbligo sui “grandi classici” (Black Sabbath, Iron Maiden, Metallica, Pantera e via di seguito), permettendomi di avere un solido background come ascoltatore di musica. Una volta avvicinatomi alla chitarra, però, non riuscivo ad essere espressivo a livello compositivo come desideravo: a parte militare in qualche cover band come chitarrista, non ho mai approcciato in maniera artisticamente accettabile ai suddetti generi… che dire, probabilmente era destino che andasse così, chissà!

 

 

 

 

Durante i primi anni di università, lo stoner rock si dischiuse prepotentemente dinanzi a me: Welcome To The Sky Valley dei Kyuss mi aveva letteralmente cambiato la vita, finalmente sentivo che anche il rock più “diretto” potesse essere in grado di racchiudere dentro di sé una carica emotiva che andava al di là di ciò che usualmente ci viene offerto dalla musica di massa. Giunto a questo punto, mancava il passaggio fondamentale: come coniugare un qualcosa di ancora più potente narrativamente parlando con un mondo così astratto e onirico come quello dello stoner? Inevitabilmente sapevo che ci sarebbe stato un’altra svolta, quella decisiva, che avrebbe costituito l’anello di congiunzione tra il mio periodo rock e quello prog: il disco dei Riverside, Second Life Syndrome, ebbe l’effetto su di me come quello di un fulmine a ciel sereno quando lo ascoltai. All’interno di quel lavoro, ci ho trovato delle sfaccettature, dei dettagli che difficilmente si riesce a rinvenire all’interno di altri full-length moderni: decisi da quel momento che quel modo di approcciare la musica sarebbe stato il mio modello di composizione. Di lì in avanti, la cosa più naturale per me fu scoprire il progressive rock in tutte le sue dimensioni, dal prog metal dei nostri giorni fino alle grandi formazioni degli anni ‘70.

 

Come vedi, ancora una volta viene confermato il fatto che i Wandering Vagrant sono fortemente legati alla mia persona, non solo come individuo ma soprattutto come ascoltatore e compositore. Ovvio che la band abbia una certa idea di sound maggiormente legata alle ultime uscite, ma è altresì vero che non escludiamo nulla, sicuramente nei futuri lavori tenteremo di contaminarci maggiormente con tutte quelle proposte artistiche che riteniamo potrebbero accrescere l’offerta musicale della band.

 

 

  • ALESSANDRO. Raccontaci qualcosa che parli di te nella normalità di tutti i giorni e quanto devi alla musica la persona che sei oggi.

 

Sempre che a qualcuno interessi eheheheh.
Che dire? Sono uno studente di informatica iscritto al corso di magistrale offerto dall’Università di Trento: in famiglia lavoriamo tutti in quel settore e dunque mi è sembrato giusto perseguire la tradizione ahahah. In realtà, sono sempre stato affascinato dall’idea di un’informatica in grado di poter rendere migliore la vita delle persone che la utilizzano ed in questo senso campi come il Machine Learning congiuntamente ai Big Data mi hanno sempre affascinato per lo spaventoso potenziale che essi offrono. La musica per me è sempre stato un luogo sicuro dove esprimermi e dove poter ritrovare me stesso: gli ultimi anni che ho passato sono stati tra i più difficili in assoluto e la musica mi ha dato la possibilità di praticare una profonda introspezione su me stesso, permettendomi di rigenerarmi e di ricalibrare la mia vita. La notte è sempre stato il momento in cui la mia creatività prende il sopravvento su tutto il resto: la maggior parte dei brani di Get Lost li ho scritti dopo cena, dopo intere giornate passate a studiare o a lavorare. La musica, conseguentemente, è un qualcosa di imprescindibile dalla mia vita: definisce il mio essere e mi aiuta capire dove sono attualmente e in che direzione sto andando.

 

 

 

 

  • GET LOST- TEMATICHE. Questo momento sta vedendo i Wandering Vagrant a pieno regime nella promozione dell’album di debutto. Mi piacerebbe esplorare le lyrical themes discusse in GET LOST e la tipologia di approccio alle tematiche, se generico o dal tuo vissuto personale.

 

Come avrai capito dalle precedenti risposte, Get Lost tratta prevalentemente di tematiche personali, in riferimento al mio vissuto degli ultimi 2-3 anni. Ciò che ho tentato di fare è stato di razionalizzare il tutto all’interno di un percorso, avente il proprio apice in una vera e propria epifania: tutti noi abbiamo il disperato bisogno di perderci, per poter ritrovare chi siamo realmente. Ci circondiamo nel corso della nostra esistenza di tanto ciarpame, sia in senso materiale che figurato: ci siamo completamente dimenticati della nostra essenza di esseri umani, del fatto che al mondo non siamo gli unici a soffrire e che la solitudine dovrebbe essere una scelta atta a sopraelevare l’individuo e non un’imposizione dettata da una società sempre più egocentrica e complice di un costante degrado delle relazioni interpersonali. Si parte, dunque, al voler ritrovare un contatto con un qualsiasi essere umano (Human Being As Me), passando al contemplare le varie fasi della vita e delle peculiarità che ognuna di esse porta con sé (The Hourglass), fino ad arrivare all’essere completamente dimenticati (Forgotten), divenendo dei fantasmi all’interno di una società che premia soltanto l’individuo che consuma e appare, senza alcuna sostanza. Il viaggio si sublima, dunque, con il perdersi (Get Lost Part I e II): scomparire dai luoghi e dai ricordi per ritornare più forti di prima o, semplicemente, più consapevoli di noi stessi. Si conclude con il rientro a casa (Home), non senza però dimenticare che ci si ritrova nuovamente all’interno della società dei mass media, facendo riemergere inevitabilmente tutta quelle serie di problematiche a cui si è tentato di far fronte nel corso di questo lungo percorso. Unica canzone che va fuori dagli schemi del concept è Struggle, che tratta della guerra analizzata dal punto di vista delle ingiustizie sociali che essa genera.

 

I temi dei testi risultano racchiudere, dunque, tutto ciò che un periodo duro può generare all’interno della mente di una persona sensibile e fragile, che si sente incompresa e diventa dunque oggetto di bersaglio da parte della feroce società occidentale moderna.

 

 

 

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  • Quale messaggio vogliono comunicare i Wandering Vagrant con questo album?

 

Alla luce della domanda precedente, il messaggio diventa ancora più evidente: questo sistema di vita vacuo che viene adottato dalla stragrande maggioranza delle persone, senza alcuna sopraelevazione spirituale ed intellettuale, è divenuto ormai insostenibile. Il pianeta offre delle sfide urgenti da affrontare: il clima impazzito, un sistema economico sempre più iniquo, la sanità e all’istruzione divenuti un lusso per pochi, …  Per affrontare tutto ciò, abbiamo bisogno di ripartire anzitutto dal comprendere e coltivare il nostro io. Accettare le nostre fragilità,  ribellarsi a tutti i dettami che ci vengono imposti dal sistema culturale moderno in cui viviamo, esprimere liberamente il nostro essere: sono tutti piccoli atti rivoluzionari che vanno adottati il prima possibile. Serve un’umanità nuova che parli con la lingua dell’inclusione e non con quella dell’esclusione, che utilizzi il contatto diretto e non i social media per i rapporti interpersonali, che sia in grado di concepire la vita e la morte come le due facce di un’unica bellissima medaglia anziché temere il ciclo dell’esistenza.

 

In poche parole: tornate ad essere voi stessi, perché abbiamo un disperato bisogno di esseri umani, non di consumatori dal guscio vuoto. Perdetevi e ritrovatevi!

 

 

 

 

  • Il disco è molto ricco e intricato attraverso i numerosi elementi che ne compongono la trama. Intreccia atmosfere e crea scenari, lunghi interludi armonici tra gli istanti di furia strumentale. Qual è la tua visione sulla struttura generale del disco?

 

Ottima domanda! La visione che ho del disco è a dir poco “progressiva”, poiché si parte da pezzi più metal-oriented per arrivare alle battute conclusive del disco con brani maggiormente “sperimentali” come le due Get Lost e Home: è stato un qualcosa che non ho deciso subito, ma una struttura che si è venuta spontaneamente a creare una volta ultimati gli arrangiamenti delle tracce. Credo che la cosa, oltretutto, dia una forte carica di coerenza e di organicità all’intero lavoro: sicuramente ha i suoi difetti, ma sono molto orgoglioso di ciò che abbiamo ottenuto! E’ un lavoro di cui vado molto fiero perché mi ci rispecchio al 100%, le canzoni che sentirete rappresentano realmente ciò che volevo esprimere quando furono scritte.

 

 

  • DOUBLE VOCALS. Sono rimasta molto colpita dall’incastro trovato tra la linea vocale maschile, la tua e femminile, di Francesca, talvolta in armonizzazione vocale, talvolta in sdoppiamento. Vorrei esplorare con te la scelta delle double vocals nei tuoi componimenti e la sua ispirazione?

 

Allora, ti dirò la verità e nient’altro che la verità: la maggior parte delle armonizzazioni vocali non le ho scritte io ahahah. Originariamente dovevano esserci molte più sovrapposizioni tra me e Francesca, ma all’epoca eravamo agli sgoccioli e bisognava registrare il prima possibile: mi concentrai maggiormente sulle linee vocali di Human Being As Me e Forgotten, il resto è farina del sacco di Francesca. Tralasciando le mie influenze, di cui abbiamo parlato prima, Francesca possiede una formazione da classicista, cantando attivamente in un coro sinfonico: le sue principali fonti di ispirazione risultano essere Bach e Mozart, soltanto per citare i più importanti. La sua ottima preparazione vocale ha fatto risplendere maggiormente alcuni passaggi compositivi e il lavoro in fase di registrazione, assieme all’incisione di alcuni vocalizzi da parte di Christian, sono stati determinanti per una buona resa lirica del disco.

 

 

 

 

  • SEZIONI DI CHITARRA. Ho ritrovato un lavoro di chitarra molto intricato che mi piacerebbe esplorare nel dettaglio con te, particolarmente evidente in The Hourglass ma non solo. Come si trova la formula perfetta di una transizione tanto fluida da giri melodici, al riffing stoppato, dal crunch guitar, all’acustico e gli arpeggi puliti attraverso le atmosfere con cui è stato diluito il disco?

 

Generalmente mi trovo a mio agio con i pezzi maggiormente strutturati poiché mi permettono, partendo da un canovaccio, di esplorare più strade possibili e, quando sento di potermi ritenere soddisfatto, il percorso che reputo maggiormente coerente a livello compositivo lo riporto sulla partitura: prendendo spunto dal brano che hai citato, sono partito da 3 riff aventi la stessa tonalità, due per chitarra e uno per pianoforte. Da lì, con lo strumento in mano, ho continuato a suonarci sopra, vedendo dove potevo andare e se c’era un qualcosa che potevo apportare per dare continuità alla mia idea: cambio giro di accordi sulla stessa tonalità,  modifico la tonalità con un intervallo regolare o applico una modulazione “importante”, in grado di dare una discontinuità netta all’orecchio dell’ascoltatore? Da un certo punto in poi, come avrai capito, tento di porre dei “paletti” alla mia creatività, a seconda del sentiero intrapreso: è difficile modificare successivamente l’arrangiamento di un brano arrivati a un certo punto della struttura. Per questo tento di vagliare tutte le alternative possibili, rispettando delle mie regole ben precise: si può dire che la mia “ricetta” sia quella di mantenere un equilibrio tra la creatività senza limiti e la rigida disciplina.

 

 

  • SYNTH E EDWARD R. MURROW. Parliamo della scelta geniale di introdurre del synth atmosferico all’interno di un disco tanto ricco e di questa scelta dinamica, in particolare per il brano Home, dove è stato utilizzato a tappeto del discorso del 1958 di Edward R. Murrow alla RTNDA Convention.

 

Addirittura geniale, ma grazie! Sono davvero contento che ti sia piaciuta Home! Sono molto orgoglioso di quel brano: l’approccio alla composizione è stato totalmente improvvisato e il risultato è stato inaspettato quanto sorprendente. Per fartela breve: ho semplicemente preso la tastiera e mi sono messo a fare zapping in TV per trovare un film su cui suonare. Per puro caso, mi sono imbattuto in Goodnight And Good Luck: soltanto allora sono venuto a conoscenza della figura di Murrow. Facendo una breve ricerca su di lui, sono rimasto incredibilmente affascinato dalla sua figura di giornalista e reporter: è stato letteralmente un pioniere dell’informazione americana, nonché uno dei primi a sottolineare il fatto che la televisione di per sé è un media vuoto, se non addirittura “svuotante”, se non lo si riempie di contenuti autentici e veri. Non a caso, è stato grazie a figure come lui che si è riuscito ad abbattere definitivamente un periodo nero della storia americana come lo era il Maccartismo. Insomma, mi sembrava appropriato per sottolineare il messaggio di “rinascimento umano” che auspico nel disco inserendo il discorso di Murrow alla RTNDA Convention, che ho trovato illuminante e quanto mai attuale. Per quanto riguarda la scelta dei synth: mi sono semplicemente messo a cazzeggiare con i VST che avevo a disposizione mentre guardavo il film eheheh. L’idea di partenza era semplicemente fare un qualcosa di pinkfloydiano, in seguito credo che il brano abbia assunto una connotazione del tutto a sé stante, grazie anche al contributo fondamentale di Christian con il suo incredibile assolo: ascoltare per credere!

 

 

  • Quali sono stati gli aspetti più semplici con cui ti sei confrontato durante il processo di songwriting e pubblicazione del disco, e quali quelli più complessi?

 

Di sicuro l’aspetto puramente creativo è stata la fase più semplice in assoluto: mi trovo a mio agio davanti a un computer a scrivere la mia musica, se sono ispirato riesco anche ad arrivare al 50% del lavoro di composizione di un brano in una serata. Gli aspetti che ho trovato più complessi sono principalmente due: la gestione dei file da inviare per il mastering finale e la rifinitura di tutti i dettagli degli arrangiamenti. Le ragioni sono semplici: il problema è che sono fortemente disordinato e pigro, dunque capisci che catalogare tutto il materiale necessario per l’ultimazione del prodotto per me è sempre stato un’impresa ahahahah. In più, una volta conclusa la scrittura di una canzone, detesto doverci rimettere costantemente mano, di conseguenza tutti i lavori di perfezionamento dei pezzi sono stati un vero e proprio parto per me. Aggiungi a tutto questo pure una buona dose di sfortuna: durante le ultime sessioni di registrazione, il computer di Francesca ci fece un brutto scherzo, restituendo schermata blu e facendoci perdere un buon numero di ore di lavoro. Per un attimo abbiamo temuto davvero il peggio!

 

 

 

 

  • Un momento memorabile con i Wandering Vagrant che desideri condividere riguardo una sessione live o di recording.

 

Nel momento esatto in cui sto rispondendo a questa intervista, affronteremo stasera il terzo live al Free Revolution di Città di Castello con una peculiarità: suonerò seduto per tutta la durata del concerto! Ahahahah Mi sono appena operato al legamento crociato anteriore del ginocchio, poiché me lo sono rotto giocando a calcetto: sarà sicuramente una situazione “surreale” e da annoverare tra i momenti memorabili della band! Per quanto riguarda la registrazione: durante l’incisione delle parti di chitarra, io e Christian abbiamo passato più tempo a mangiare che effettivamente a suonare ahahahah. Ma la colpa è stata soltanto la sua: il padre era rientrato da una trasferta di lavoro con le tipiche leccornie del centro Italia (insaccati, formaggi, …). È stato impossibile resistere a tutta quella bontà!

 

 

  • Come vedi i Wandering Vagrant in più di cinque anni di tempo? Che cosa ti piacerebbe realizzare e sperimentare musicalmente?

 

Non so dove questa formazione sarà diretta, ma sento finalmente di far parte di un qualcosa in grado di poter andare molto lontano: la tecnica c’è, il progetto pure e la formazione è più unita che mai. Andrea e Niccolò si sono integrati perfettamente all’interno delle meccaniche di gruppo e abbiamo una sezione ritmica pressoché invidiabile per coesione e timing. Francesca e Christian sono due musicisti con una preparazione sulle spalle formidabile e fino ad ‘ora le idee compositive non mi sono mai mancate. Certo, bisogna riuscire a compiere una svolta vintage nel sound di Francesca, ma vedrete che pian piano riuscirò ad educarla in tal senso eheheh. Quello che vorrei riuscire a creare è un progetto artistico in grado di non risultare mai banale, di poter comunicare sempre qualcosa di interessante: questi aspetti, a mio avviso, dovrebbero essere la priorità numero uno di un qualsivoglia artista. Poi ovvio, ci potranno essere lavori ben riusciti ed altri meno, ma non vorrò mai  che questa band diventi autoreferenziale o, peggio ancora, una sottospecie di caricatura di sé stessa. Finché ci saranno le idee e la poetica, tra cinque anni ci vedo sicuramente con almeno un paio di album in più sulle spalle… per il resto, non mi azzardo a fare previsioni di alcun genere eheheh

 

 

Mi piacerebbe sicuramente sperimentare attingendo a più generi diversi, magari facendo come i Rush che erano soliti realizzare tre dischi di fila in un certo determinato stile per poi cambiare, ma rimanendo fedeli al sound e al nostro modo di fare musica: essere in grado di spaziare mantenendo inalterata la nostra identità, sarebbe un sogno ad occhi aperti e la migliore realizzazione a cui un musicista può aspirare!

 

 

  • Quali anticipazioni desideri condividere con i nostri lettori su appuntamenti live e progetti nel 2019?

 

Sicuramente posso dirti che vorrei suonare molto meno nel 2019 e soltanto in situazioni ben specifiche, come ad esempio in posti nuovi in cui non siamo mai stati prima o in festival medio-piccoli: vorrei avere più tempo per potermi concentrare sulla composizione di un nuovo disco. Mi sono confrontato con Christian e siamo già riusciti a imbastire un’idea di quello che potrà essere il nuovo disco: sarà molto più “progressivo” di Get Lost e tenteremo di osare di più in termini di soluzioni di armonizzazione e composizione. Ti dico solo che sto scrivendo una canzone che attualmente ha raggiunto la durata di 17 minuti, e non è ancora terminata ahahah.

 

Purtroppo non posso anticipare alcun appuntamento ben preciso poiché ormai il preavviso per poter suonare live è divenuto minimo: tentiamo di vivere un po’ alla giornata. Ci sono un paio di cose in ballo molto interessanti, ma che purtroppo non dipendono da noi, perciò non posso parlartene ulteriormente.

 

 

Alessandro, grazie del tuo tempo e di aver condiviso un viaggio con noi all’interno del nuovo album dei Wandering Vagrant. Vi facciamo un grande in bocca al lupo per la sua promozione e vi continueremo a supportare con entusiasmo.

 

Grazie a te per lo spazio concesso e per la bellissima intervista! Speriamo che la promozione prosegua bene e di poter incontrare sempre più persone come te interessate ad approfondire tutto ciò che gravita intorno a Get Lost! Un saluto e un abbraccio a te e a tutti i lettori di Sick and Sound.

 

 

 

 

 

 

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