Intervista con i TIPSY ROAD sul nuovo album BEYOND THE VEIL: oltre il velo del cielo, l’ascesa alle stelle.

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Intervista con i TIPSY ROAD sul nuovo album BEYOND THE VEIL.

 

 

 

 

“Per trovare chiarezza bisogna scavare nella mente e confrontarsi con le proprie paure, a costo di diventare pazzi. Una sorta di purificazione mentale che permette di concludere il viaggio e andare oltre il velo del cielo, ascendendo alle stelle.” Tipsy Road.

 

 

SICK AND SOUND è orgogliosa di introdurvi ad un quintetto poliedrico da Lugano, i TIPSY ROAD, che ha plasmato il proprio sound attingendo da numerosi scenari del rock, dalla versione hard a quella progressive, passando per contaminazioni jazz, fusion e melodico.

 

Il nostro editor-in-chief Alessandra ha avuto l’opportunità di fare una chiacchierata con Anissa Boschetti, Christian Zatta, Simone Geronimi, Elia Heutschi e Mauro Salazar in seguito alla pubblicazione del nuovo album BEYOND THE VEIL, in release indipendente lo scorso 23 Dicembre 2017. Andremo ora a conoscere più a fondo questa formazione stravagante del rock svizzero e con loro esploreremo l’ispirazione dietro ad un disco favoloso che si ascolta tutto d’un fiato dalla prima all’ultima traccia.

 

Per la recensione dettagliata di BEYOND THE VEIL dei TIPSY ROAD di SICK AND SOUND: www.sickandsound.it/tipsy-road-beyond-the-veil-svelano-linvisibile-anima-della-passione-che-brucia-oltre-il-velo .

 

 

 

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Photo credit Gioele Pozzi Photography

 

 

 

 

  • Ciao ragazzi, è un piacere avervi con noi su SICK AND SOUND. Per riscaldarci un po’ vorrei introdurre ai nostri lettori la vostra formazione, saperne di più dell’ispirazione dalla quale sono nati i Tipsy Road e quali influenze musicali, personali o di gruppo, ne hanno accompagnato il viaggio sino ad oggi.

 

I Tipsy Road sono da sempre una band formata da cinque menti diverse, un’eterogeneità alla ricerca di omogeneità; di conseguenza le influenze musicali sono una moltitudine di scelte e direzioni, che hanno come base comune quella di fare Rock ‘n’ Roll! Tra i tanti gruppi che hanno ispirato il nostro percorso possiamo citare i più classici heavy, quali Guns n’ Roses, ACDC, Iron Maiden; una direzione più “prog” come i Dream Theater, gli Alter Bridge, ma anche influenze dal Jazz e dalla musica classica. Ogni membro della Band aggiunge con i suoi gusti personali quel tocco mancante che crea la personalità “Tipsy”. Nel corso degli anni il nostro sound si è sicuramente evoluto, testimoni i due full-length album e l’EP acustico, grazie ai quali trasmettiamo anche la nostra crescita personale e di squadra. Il primo album era infatti più hard rock, l’EP acustico riflesso di influenze più jazz, per poi tornare in un sound più progressive con l’ultimo arrivato Beyond the Veil.

 

 

  • Spiegateci il significato del divertente nome scelto per la formazione.

 

Come ogni band agli esordi abbiamo avuto una serie di nomi provvisori. I membri rimanenti della prima formazione (Mauro – tastierista e Symon – bassista, poco dopo affiancati da Elia – batterista) sono passati attraverso diverse proposte (Blind Frogs e Not Enough), fino a che proprio Symon ha partorito l’idea di raccontarci attraverso una via dissestata, a curve, in salita. E che avrebbe rappresentato appieno lo spirito del gruppo: una strada barcollante (Tipsy Road). Quindi un percorso che traduce in parole l’anima del gruppo, un’anima di ostacoli, sudore, imprecazioni ma soprattutto soddisfazioni! Il riferimento a una bevuta in compagnia (aggiunge Symon, ridendo) è un ovvio sesto componente di un gruppo di amici che suona insieme.

 

 

  • Beyond The Veil è il vostro nuovissimo full-length in pubblicazione indipendente lo scorso 23 Dicembre 2017, allo scoccare del decimo anno dalla vostra unione. Come si sono evoluti musicalmente i Tipsy Road dalla primissima pubblicazione di Breakin’ The Line EP del 2009, attraverso i successivi Somewhere Alive LP, l’acustico Chronicles from Another Sea EP sino al vostro nuovissimo album? Vorrei saperne di più su cosa è veramente cambiato o come si è arricchito il vostro sound nella progressione sonora che ha attraversato questa vostra decade di musica.

 

I Tipsy Road si sono nutriti di ogni nuovo membro del gruppo per plasmarsi nell’anima, nella musica. Siamo cresciuti insieme, siamo cambiati, e il nostro rock è cambiato con noi. Breakin’ The Line è stato il primo approccio, sinonimo di brani spontanei, interamente riconducibili alle diverse passioni musicali dei diversi membri, ancora un po’ “acerbo”, improvvisato, vero. Cinque amici che concretizzavano il loro concetto di fare musica assieme. Già dal secondo album, in cui è arrivato Christian Zatta alla chitarra, il tentativo dei Tipsy è stato quello di generare una linea musicale che avesse un’anima distintiva. Un album che traducesse il bisogno di uscire dalle tenebre, il trovare sé stessi. Con Somewhere Alive abbiamo iniziato il nostro viaggio musicale con suoni Hard Rock e la voglia di crearsi una personalità. Dopodiché abbiamo voluto solcare Chronicles from Another Sea, un EP acustico con sfumature jazz. La particolarità di essere interamente acustico ha permesso al gruppo di scavare nuove fondamenta, trovare un’altra personalità, o meglio, sviluppare quella già esistente. Con questa nuova consapevolezza e con l’arrivo di Anissa Boschetti, che ha cambiato radicalmente il sound sostituendo la voce maschile di Davide De Vita (cantante – membro fondatore), i Tipsy Road si sono poi indirizzati verso Beyond the Veil. Un sound tutto nuovo, che lega insieme le cinque personalità attraverso la musica. Personalità sempre più formate, nonché diverse per città, vita. In questa ultima conquista emerge una nuova anima dei Tipsy Road, che riuniscono oltre 2 anni di composizioni in otto brani.

 

 

  • Beyond The Veil è un disco da dieci tracce incredibilmente diverse e dinamiche, che ruota intorno a tematiche legate alla ricerca dell’ispirazione e al desiderio di oltrepassare il velo, la superficie delle cose. Vorrei approfondire le lyrical themes dell’album con voi, quali sono nello specifico e quale ispirazione le ha unite in questo album strepitoso.

 

L’intero disco parla di un viaggio. I testi sono stati scritti da Elia, Mauro e Anissa, riadattati e ricalcati ognuno sulla propria canzone, tentando di dare una sorta di concept trasmissibile non solo musicalmente, ma anche liricamente. The Storm è ambientata in un luogo avverso, ventoso, tempestoso, in cui ci ritroviamo a brancolare alla ricerca di una luce. Un purgatorio in cui il desiderio è quello di spiccare il volo, bloccati a terra dal terrore di bruciare nelle fiamme infernali. Un ottimo incipit riassuntivo. Double Dice tratta del destino, del gioco di dadi casuale da cui poi partire. L’abilità di giocare a carte contro i demoni e sfruttare le occasioni. Call of the Road è il richiamo della strada, è il bisogno di andare avanti nonostante tutto. Liberarsi dalle catene, essere finalmente liberi, ancora, di poter scavalcare questo velo. Una canzone che si accompagna di suoni più groove in linea con il rock “vecchio stile”. Endorphin è un dialogo da parte delle endorfine con la persona, l’adrenalina che scorre nelle vene e grida al soggetto di andare avanti. Ballad for a Shadow è un invito a considerare il proprio “lato oscuro”, la propria ombra, un invito ad accettarlo e renderlo parte integrante della propria persona, della propria musica. L’ombra di questa canzone emerge anche con la sua conseguente Ghost Track, una poesia che riprende quella di apertura del nostro primo full-length album. Una poesia scritta da Mauro che descrive il nostro viaggio, i nostri cambiamenti, il nostro navigare. Where my demons die è un brano eseguito con la chitarra a 7 corde, una dedica all’ispirazione e alla raffigurazione di riflessioni interiori ed esperienze, personificate in un Jaded Angel – un angelo di Giada. Mad Girl è una metafora che tocca la pazzia, una prigioniera che scappa, una pazza che forse è l’unica ad aver davvero trovato la libertà. Una riflessione sull’importanza della prospettiva. Il disco si conclude con Clarity: un’esperienza introspettiva dolorosa e terrificante. Per trovare chiarezza bisogna scavare nella mente e confrontarsi con le proprie paure, a costo di diventare pazzi. Una sorta di purificazione mentale che permette di concludere il viaggio e andare oltre il velo del cielo, ascendendo alle stelle.

 

 

  • Possiamo considerare Beyond The Veil un concept album o magari il veicolo di un messaggio che i Tipsy Road vorrebbero diffondere con la loro musica?

 

Beyond the Veil è un concept album in parte. Conclude un viaggio intrapreso con Somewhere Alive, passando per il mare acustico di Chronicles from Another Sea, verso l’ispirazione e la ricerca di sé stessi oltre il velo. Ha definito in maniera chiara chi siamo e la nostra identità musicale. Sicuramente è però la nostra anima, le nostre difficoltà, le nostre differenze tradotte in musica legate dall’idea di superarci, di trovare l’ispirazione dietro al velo. Un modo per conoscere la nostra strada barcollante, ma soprattutto scoprire cosa la nostra eterogeneità è in grado di creare. Crediamo di aver creato un veicolo di musica nuovo, intenso, che non ha una sola radice, ma che crea un’unica voce. Un modo per ascoltare le prime note e dire “questi sono i Tipsy Road”.

 

 

  • Vorrei rivolgere questa domanda a Christian Zatta, che ha interamente arrangiato queste dieci tracce eterogenee e poliedriche. Quali sono state le difficoltà maggiori riscontrate nell’arrangiamento di Beyond The Veil e da cosa deriva la scelta di questa elevata sperimentazione dell’album, che sappiamo essere talvolta rischiosa, ma che nel vostro caso colloca ogni brano al suo posto rendendolo unico e speciale nella variegatura.

 

Ad essere sincero mi sono molto divertito ad arrangiare l’intero album. Ho investito tanto tempo ed energie, ma é stato molto importante, per un disco di questo genere, che l’arrangiatore fosse solo uno. In questo modo mi é stato possibile rendere più coerente l’insieme delle tracce che altrimenti sarebbero state ancora più differenti tra loro. In un album così variegato il fatto che solamente una persona si sia occupata dell’arrangiamento ha permesso di creare un filo conduttore che unisce le idee portate da tutti. Inoltre, avendo studiato anche composizione e arrangiamento, é stato molto arricchente per me poter arrangiare l’intero disco e soprattutto imparare a valorizzare anche le idee scritte da altri. Conoscere molto bene i musicisti per i quali stavo arrangiando mi ha inoltre permesso di sviluppare delle parti che ritenevo “adatte” per loro, conoscendo i gusti e punti di forza. Spero davvero di essere riuscito nel mio intento, ovvero di proporre delle versioni finali dei brani che possano non solo stupire l’ascoltatore, ma anche far divertire chi li suona.

 

 

  • Restando sulla tematica, vorrei discutere con l’intera formazione un momento memorabile o entusiasta che vi piacerebbe condividere durante una sessione live o di recording dell’album e un momento che invece vi ha messi alla prova lavorando al disco.

 

Di momenti di difficoltà ne abbiamo avuti moltissimi e di memorabili ancora di più! Essere in una band dove ognuno ha una vita molto diversa e nella quale praticamente tutti i membri vivono in un cantone diverso (e a volte anche in nazioni diverse) non è per niente facile. È stata molto dura trovare il tempo necessario per preparare questo disco e per registrarlo, poiché i momenti nei quali potevamo trovarci tutti e cinque di persona erano davvero pochi. La genesi di questo album é stata molto difficile ed il processo molto lungo.

 

Chris: Come momento memorabile posso sicuramente citare l’ascolto finale delle demo per la pre- produzione, poco prima di entrare in studio. Quella sera, cenando con tutta la band ed il nostro tecnico di fiducia, abbiamo ascoltato tutte le idee che sarebbero poi diventate parte del disco. In quel momento ho realizzato che eravamo finalmente pronti per registrare “Beyond the Veil”. Tutti erano entusiasti della musica e non vedevano l’ora di mettersi all’opera: dopo tutto quel lavoro di preparazione mi sono sentito davvero appagato e motivato.

 

Sym: L’entusiasmo è la linfa vitale per produrre musica e arte in generale. Nella musica, ed in particolare in una band di amici, si trova entusiasmo in qualsiasi cosa, a cominciare dai ritrovi al locale o a cena per discutere del progetto che sta nascendo, ai primi ascolti delle canzoni che prendono forma, ecc. Un mio personale ricordo memorabile è senz’altro la mia sessione di registrazione; ero abituato a incidere la linea di basso subito dopo la batteria, ma a causa di forze maggiori ho dovuto registrare per ultimo, e la cosa mi ha piacevolmente sorpreso…era tutto così FIGO e sentivo proprio la sensazione che stavo inserendo l’ultimo pezzo del puzzle!

 

Elia: il sudore più ripagato è stato in seguito ai due giorni consecutivi di registrazione! Lavorare con Stefano Scenini (il nostro produttore n.d.r) è stato un piacere, e questo momento rimarrà sicuramente con me!

 

Any: Non posso citare un solo momento memorabile, l’album è stato un percorso che mi ha accolta come una persona e fatta uscire come suo completo opposto. Musica e storia personale hanno contribuito affinché la crescita del gruppo, di difficoltà, di passione, di unione, cangiassero il volto che mostravo al mondo. Quello che resterà per sempre nel mio cuore è stato il momento in cui Chris mi ha semplicemente detto “hai preso la tua copia dell’album?”. Una frase così semplice che ha reso tangibile il lavoro che abbiamo creato. L’album che avevamo scritto. La mia prima impronta nel mondo musicale.

 

Mauro: Per me è stato molto bello sentire come Chris sia riuscito a trasformare, con arrangiamenti molto ingegnosi, delle idee vaghe che avevo improvvisato al pianoforte, in canzoni di spessore. È poi stato magnifico sentire come Ste sia riuscito a trovare una mescola sonora così forte e ben definita. Ha fatto davvero un lavoro impressionante.

 

La scrittura dei pezzi e dei testi è stata molto faticosa. Essendo cinque persone creative e con personalità piuttosto forte, spesso ci capita di essere in disaccordo. Per fortuna abbiamo raggiunto un buon livello di maturità che ci permette di mettere da parte l’ego e lavorare per il bene del pezzo – quasi sempre (ride n.d.r.). Alla fine del lavoro è sempre bello guardarsi indietro e realizzare quanto insignificanti fossero alcune discussioni, malgrado siano un indicatore importante.

 

Per quel che riguarda i live, è sempre faticoso trovarsi a prepararli e il giorno dell’esibizione è piuttosto stancante – soprattutto a causa di viaggio, soundcheck, carica-scarica, ecc. – con conseguenti liti e discussioni. Tuttavia una volta che saliamo sul palco e iniziamo a suonare, siamo completamente ripagati dei nostri sforzi. Troviamo la nostra sinergia.

 

 

  • Esploriamo qualche traccia di Beyond The Veil. The Storm, il brano di apertura anche selezionato come lead single dell’album. Un brano forte di questa selezione. In che misura vi rappresenta tanto da estrarne una promozione tramite video? È un brano completo: di sensuale melodia che passa anche per un tappeto ritmico da headbangers, cosparso di armonia nel pianoforte e con interludio atmosferico. Qual’è il processo che ha portato alla composizione di un brano tanto sfaccettato?

 

The Storm è il brano che in questo album (insieme a Clarity, che però risultava forse troppo progressive per essere scelto come lead single) rappresenta al meglio lo spirito che tentiamo di trasmettere. Le parole e i suoni accompagnano un viaggio. A nostro parere l’ascoltatore si fa travolgere sin dai primi accordi da questa tempesta di emozioni, di personalità, di ispirazione. Un brano che essendo così frastagliato eppure così unito, è in grado di dare un assaggio “gourmet” a quello che sarà il susseguirsi di energie. Il testo e l’idea iniziale della canzone è stato pensato da Mauro, che insieme ad Anissa ha dato la prima sfumatura di colore a questa tempesta. Sapevamo di volerlo caricare di energia. Abbiamo cercato nei suoni quello che più potesse contraddistinguere un percorso burrascoso alla conquista della vetta del purgatorio, quindi del paradiso, e pensiamo di esserci riusciti!

 

 

  • Double Dice è un pezzo carico di energia, che sa travolgere sul sussulto del proprio arrangiamento e regala istanti di puro divertimento all’ascolto. Ho ritrovato sonorità legate al southern rock nel brano e vorrei discuterne con voi le caratteristiche principali.

 

La prima caratteristica del brano è che si tratta di un brano in Drop D che ha avuto una genesi travagliata: per anni ci siamo portati sulle spalle le sue orme. Un insieme di suoni che avevamo chiamato con affetto “Drop D”. Un brano che fino all’ultimo non eravamo certi di inserire in quanto incompleto e da sempre risultante spezzato e poco “Tipsy Road”. Sentivamo le sue potenzialità ma non eravamo coscienti dei frutti che ci avrebbe potuto dato, sempre insoddisfatti. Il tutto fino a che finalmente Chris è riuscito a costruire una strofa più adatta ad essere cantata, e da cui poi ha costruito il tratto strumentale tra i più progressive dell’album. Il titolo ed il testo sono figli diretti della sua caratteristica principale citata precedentemente: essere in “Drop D”, abbreviato in DD, l’ha trasformato in “Double Dice” (idea del nostro batterista Elia). Da lì il processo è stato veloce e amato da tutti: il testo (scritto da Anissa) è stato tra i meno rielaborati dell’intero album! Tanto da farci nascere il dubbio se proporlo o no come lead single.

 

 

  • La selezione include un’armoniosa e delicata ballata, Ballad For A Shadow con un monologo finale. Qualcosa che ricorda i tratti più stregati ed eleganti di voci femminili da gothic metal al pianoforte. Che cosa mi dite di più riguardo il brano e il discorso che contiene?

 

Ballad for a Shadow è stato il brano con cui Anissa è stata accolta nella band. Mauro aveva ideato una base al pianoforte, e il giorno in cui Anissa è venuta a provare il brano, le abbiamo chiesto di abbozzare una melodia di voce al microfono. L’intera canzone è stata poi rimodellata per trattenere al centro dell’attenzione l’assolo di pianoforte prima della coda finale, e questo tripudio di cori nei ritornelli e coda. Riteniamo si tratti di una ballad non convenzionale, e per questo l’amiamo, per questa è fatta su misura per noi. Anissa può mostrare le sue abilità canore in toto, e ogni strumento trova il suo ruolo concludendo con la descrizione in ghost track del nostro percorso.

 

 

  • Qual è il brano preferito di ciascuno e per quali motivi?

 

Chris: É molto difficile scegliere un brano “preferito”, ma credo che “Ballad for a Shadow” e “Clarity” siano i pezzi dei quali sono più orgoglioso, anche se ogni brano contiene delle parti che adoro e delle quali sono molto fiero. “Ballad for a Shadow” è una vera e propria storia, ha un inizio molto delicato e si evolve continuamente, alternando potenza e dolcezza. Questo brano inoltre mi sta molto a cuore per l’assolo finale di chitarra. Mi sono molto divertito a sviluppare un assolo adatto e con la giusta drammaturgia per concludere questa ballata. “Clarity” invece é un brano che ho composto quasi interamente da solo, ma che comunque rappresenta, a mio parere, molto bene i Tipsy Road. Questa traccia contiene quasi tutti gli elementi musicali che ci stanno più a cuore: il groove, i power-riffs, un ritornello epico e potente, una sezione strumentale estesa con degli assoli e una struttura imprevedibile, ma allo stesso tempo coerente.

 

Symon: Difficile dirlo, ma scelgo The Storm. A parer mio rappresenta bene l’album ed è il brano che più ci ha unito in fase di stesura.

 

Elia: Anch’io concordo con Chris dicendo che Clarity sia la canzone più rappresentativa dell’intero album. Come gusto personale, mi riconosco al meglio nelle sonorità di Call of the Road, ma la canzone di chiusura è il coronamento di tutte le nostre personalità.

 

Any: Forse il mio preferito per quello che sono riuscita a dare, per quello che mi rappresenta a livello di testo e per vissuto (raccontando le sfaccettature del mio carattere, oltre che della mia voce), metterei al primo posto Ballad for a Shadow. L’apprezzamento, l’accettazione del nostro lato oscuro non è solo il veicolo che ha permesso ai Tipsy di arrivare fino a qui. Se avessi il diritto di sceglierne un’altra, sicuramente Clarity!

 

Mauro: senz’altro Clarity, sia per la sua potenza, che per la sua varietà. È stato un testo sul quale ho sputato sangue, ma sono fiero di essere riuscito a trovare un significato profondo. Ha anche una caratteristica importante che mi piace moltissimo: il titolo. Lo abbiamo scelto per ultimo, dopo mesi di riflessione.

 

 

  • Che cosa c’è all’orizzonte dei Tipsy Road? Avete qualche anticipazione per i lettori di SICK AND SOUND riguardo il lancio di un tour o progetti incombenti?

 

Trovandoci in ambienti e città diverse, la programmazione dei concerti e del tour ha tempistiche dilatate; ma non temete: al momento abbiamo in programma due concerti in Svizzera nel periodo invernale (nel mese di febbraio), e qualche Open Air per la stagione estiva. Vogliamo dedicarci a far conoscere il nostro repertorio, dalle origini a Beyond the Veil. Performance energiche, elaborate, in cui noi sicuramente ci divertiremo un mondo e il cui scopo è far scatenare tutti voi. Ogni informazione verrà rivelata sui nostri canali: i social network (Facebook, Twitter, Instagram – Tipsy Road), e sul nostro sito web www.tipsyroad.com. Quindi seguiteci e assaggiate insieme a noi il nostro Rock!

 

 

Grazie del vostro tempo e della piacevolissima chiacchierata. Vi facciamo un grande in bocca al lupo per Beyond The Veil e la sua promozione. Continueremo a seguire tutte le novità dei Tipsy Road e supportarvi su SICK AND SOUND in Europa e negli States.

 

 

 

 

 

 

 

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