Intervista track by track con i THÆIA: breakouts del progressive metal italiano discutono YŪGEN e la scena live.

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Intervista track by track con i THÆIA: breakouts del progressive metal italiano discutono YŪGEN e la scena live.

 

 

 

 

SICK AND SOUND vi introduce ai THÆIA una formazione progressive metal e djent in attività dal 2015 da Roma, da quando è stata fondata dal bassista Matteo Dondi e il chitarrista ritmico Nicolò Di Lernia accanto all’attuale cantante Jacopo “JP” Pesciarelli, al chitarrista solista Marco “Logan” Zuzolo e il batterista Paolo Conte.

 

Il nostro editor-in-chief Alessandra ha avuto l’opportunità di fare una chiacchierata con i THÆIA per conoscere meglio la band, approfondirne le influenze e il sound. Abbiamo discusso con una track by track interview le ispirazioni tematiche e i dettagli dell’ultima testimonianza di grande perizia tecnica, il full-length YŪGEN, pubblicato lo scorso 23 febbraio 2018. Inoltre abbiamo avuto il piacere di discutere con la band le ultime esperienze live all’Euroblast Festival 2018, la recente data affianco agli Shokran e quelle in arrivo in supporto ai DevilDriver.

 

 

 

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  • Ciao ragazzi e benvenuti su SICK AND SOUND. Cominciamo introducendo i THÆIA ai nostri lettori. Approfondiamo la vostra formazione attuale e le influenze in termini di generi, band o album che hanno contribuito al vostro sound.

 

Ciao a tutta la redazione e ai lettori di SICK AND SOUND. Prima di tutto grazie per l’interesse che ci avete mostrato…

 

Abbiamo da pochi mesi intrapreso un nuovo cammino verso uno stile che cercavamo in vari modi e che forse ora ci rappresenta di più,  grazie all’ingresso del chitarrista Marco “Logan” Zuzolo . Il suono è mutato, complice lo studio approfondito del bassista Matteo Dondi che costruisce i nostri strumenti della Overload Guitars and Basses. Ci stiamo dedicando molto ad avere un sound riconoscibile, soprattutto nelle parti vocali e nei ritornelli cantati da Jacopo “JP ” Pesciarelli che ha un range ampissimo di melodici, growl e scream. La nostra ricerca è dovuta anche da un attento e profondo ascolto di band che sicuramente hanno contribuito a farci raggiungere in parte il nostro obiettivo come i Periphery, gli Architects, i Monuments e i The Contortionist.

 

 

  • Quali sono le origini del vostro nome, THÆIA?

 

Originariamente il nostro nome era THEIA. E con questo nome abbiamo pubblicato il nostro primo album, ma dopo aver notato un aumento spropositato di band e cantanti che lo utilizzano, abbiamo cercato di mantenerlo aggiungendo il dittongo Æ. In sostanza cambia la scritta ma non la pronuncia. Lo scegliemmo ormai 5 anni fa perché simboleggia la dea dell’universo. E forse quello che ci affascina di più è il suo caos e il profondo ignoto che rappresenta anche dentro di noi.

 

 

 

 

  • La vostra formazione si colloca nel panorama progressive metal e djent ruotando intorno a una forte caratura tecnica, attingendo a sottili linee melodiche e una componente di orecchiabilità negli arrangiamenti quanto nei ritornelli. Qual è la formula per trovare un equilibrio del genere tra heavy e catchy e quali elementi rendono riconoscibile il vostro sound?

 

Il primo elemento che prendiamo in considerazione sempre è il dualismo di questo genere e che ci permette di esprimerci al meglio artisticamente. La costante fusion, quasi schizofrenica, tra parti rabbiose e violente e momenti di pace e serenità sonora sono fondamentali nella nostra musica. Alla fine crediamo che rappresentino a pieno quello che ci accade nella vita di tutti i giorni. Incazzature costanti miste a momenti di estasi. Canalizziamo tutto quanto nella composizione dei brani. L’alternanza di questi stati d’animo nella nostra musica è riconoscibile. Chiaramente tutto viene applicato a uno studio incessante di parti strumentali e alla cooperazione fondamentale nella scrittura delle parti ritmiche di Nicolò Di lernia con la chitarra e di Paolo Conte alla batteria. I testi e i ritornelli catchy scritti da Jacopo si adattano perfettamente a tutto il resto.

 

 

  • Parliamo del vostro full-length YŪGEN, pubblicato lo scorso 23 febbraio 2018. In che misura è pertinente il collegamento del titolo al concetto di estetica giapponese legata al fascino del misterioso e dell’oscuro?

 

Esattamente. Cercavamo una parola sola che ci aiutasse a esprimere un concetto articolato e che rispondesse alle domande che costantemente ci poniamo e che ci affascinano terribilmente. Serviva qualcosa di potente insomma per intitolare il nostro disco.

 

 

 

 

  • Discutiamo brevemente le tematiche affrontate nei brani e qualche dettaglio con una breve track by track iniziando dalla traccia di apertura ZOE.

 

Zoe è stata scritta dal nostro ex chitarrista anche nel testo. Parla di una ragazza completamente fuori di testa, che si chiama appunto Zoe. Lui ha voluto, per rabbia immaginiamo, identificarla come se fosse un cane. Le pene d’amore aiutano a far urlare.

 

 

  • FAILED PROTOTYPE

 

È il brano a cui siamo più legati. È il nostro tormentone e concludiamo sempre i nostri live con questa canzone. Nell’insieme ci rappresenta di più perché affronta una forte autocritica all’impossibilità di agire di fronte a tante avversità che il mondo ci presenta. Ci sentiamo smarriti, impauriti ma estremamente incazzati ad avere il più delle volte le mani legate paradossalmente da noi stessi. Per questo: “Day by day, We’ll fade away, dreams are dying”.

 

 

  • ESSI VIVONO

 

È un brano omaggio al film di Carpenter che tutti noi adoriamo. Non ha bisogno di tante spiegazioni. Se non lo conoscete GUARDATELO. È un capolavoro. Amiamo molto il cinema d’autore e traiamo ispirazione molto spesso da ciò che ci colpisce in alcune pellicole. Sopratutto dal cinema nord europeo.

 

 

  • CACTUS

 

È una canzone d’amore che Jacopo ha dedicato alla sua ex. La quale lo ha aiutato e riemergere da un periodo di dipendenza da molte cose dannose…

 

 

  • DISSONANCE THEORY

 

È il brano il cui testo è stato scritto dal nostro batterista Paolo. L’idea è nata per raccontare un dilemma di un futuro indefinitamente vicino ma inevitabile, in cui le intelligenze artificiali raggiungeranno il loro apice evoluzionistico. Dissonance Theory, in particolare, parla della prima I.A. super intelligente che diventa auto-cosciente, sperimentando per la prima volta i pensieri fantastici di una mente creativa, ma anche i suoi incubi e relativi lati oscuri.

 

 

  • ROYAL CREAM

 

Royal Cream è uno dei tanti urli di protesta verso quest’epoca moderna che sta soggiogando la maggiorparte della gente. Un’epoca in cui non si riconosce più l’amore nella sua purezza. Non ci si interessa più di nulla. Tutto è veloce. Odiamo la gente superficiale che ha la possibilità di cambiare e di cambiarsi e se ne fotte. Ecco questo è il nostro personale “Vaffan*ulo” a tutti loro.

 

 

  • MOBY DICK

 

Questo è stato il primo brano che hanno realizzato i THÆIA quando era poco più di un’idea. 5 anni fa. Ad essere sinceri è il brano più “de core” che abbiamo perché è stato scritto da Matteo e Nicolò sotto erbone, la Moby Dick per l’appunto.

 

 

  • REDUNDANT DISASTER

 

Anche questo brano era contenuto nel vecchio EP, THEIA. Ed il testo è stato scritto da un nostro amico anni e anni fa. Il testo è interamente ispirato alla storia che abbraccia l’arco dei videogames di Dark Souls, di cui alcuni di noi sono appassionati.

 

 

  • UNGRATEFUL CHILDREN

 

Forse il brano più difficile che abbiamo. Un vortice di progressive cattivo come poche cose che ci rappresenta molto anche se non ha ritornelli. Volutamente. Questo perché come il testo è un urlo forsennato di odio verso il nostro paese che sta affrontando un momento buio di perdizione totale di menefreghismo politico e sociale. Nel testo lanciamo una fune a tutte le persone terrorizzate, dicendo loro che noi THÆIA offriamo la nostra voce per aiutarli a ribellarsi prima a loro stessi. Poi agli altri. Grazie alla nostra musica noi sopravviviamo e vogliamo che questo brano sia un salvagente. Incattivisce molto chi l’ascolta. “Hate is the answer, hate is the law” si sente alla fine…è indicativo.

 

 

 

 

  • Parliamo della vostra solida esperienza live e della partecipazione all’Euroblast Festival 2018 lo scorso ottobre. Avete condiviso il palco di alcune delle formazioni mainstream più popolari del prog come Monuments, Kadinja VOLA, Vildhjarta, Long Distance Calling e molti altri. Raccontateci di questa esperienza.

 

È stato incredibilmente emozionante quanto costruttivo. Interfacciarsi con i giganti del genere che abbiamo sempre ammirato e che sono uno dei tanti motivi per cui amiamo tutto quello che facciamo, non ha bisogno di tante parole. Diciamo solo che la realtà dell’Euroblast è un’esperienza che chiunque ascolti il genere deve fare almeno una volta nella vita. Perché non è un festival. È una famiglia. Ci siamo sentiti a casa veramente, coccolati da un pubblico che non avevamo mai visto. Abbiamo riempito il second stage. C’erano almeno 600 persone. Non le avevamo mai viste tutte insieme. Abbiamo avuto la pelle d’oca per tutto il live e gli occhi lucidi davanti a quella folla che si scatenava per 45 minuti sulla nostra musica. Ci siamo divertiti come non mai e abbiamo lasciato un bel ricordo, almeno così crediamo.

 

 

  • Avete appena preso parte al Road To Dissonance Festival in supporto agli Shokran, insieme a Sharks In Your Mouth, Discoveries e Achrome il 18 maggio 2019 presso l’Atelier Montez di Roma. Quali emozioni e ricordi avete portato con voi in seguito a questa data?

 

È stato il miglior live a livello tecnico che abbiamo mai fatto. Siamo stati molto coesi, precisi. E spesso il nostro palco nella nostra città soprattutto quando suoni con tanti altri gruppi locali, non perdona niente e sa essere molto spesso spregevole. Ma così non è andata. Anzi, siamo rimasti senza parole nel vedere ragazzi di appena 18 anni saltare come fossero indemoniati sui nostri breakdown. Hanno interagito molto  e hanno riso, visto che live abbiamo una linea comica che viene apprezzata. Alla fine siamo dei ca*zoni eh.

 

 

  • Avrete quindi il piacere di affiancare gli iconici DevilDriver il 24 settembre 2019 al Legend di Milano e il 25 settembre all’Orion di Ciampino. Quali aspettative ci sono dietro queste due date in arrivo?

 

È cosi e stiamo contando i giorni che ci separano da quello che sicuramente sarà uno dei passi più importanti della nostra storia. Molti di noi THÆIA da piccoli amavano i Devildriver e Dez Fafara, il frontman. JP in camera aveva i suoi poster quindi immaginate come può stare ahahah.

 

Ci sentiamo onorati di condividere per due giorni il palco con queste leggende del metal insieme con i Methedras, ma possiamo assicurare che siamo pronti e convinti che sarà uno spettacolo raro. Ci stiamo fomentando e questo non può che portare a tanta grinta sul palco e fuori.

 

 

 

 

  • Che cos’altro possiamo aspettarci dai THÆIA nel 2019, anticipazioni su nuovi materiali, altri festival e date live?

 

Abbiamo intrapreso una collaborazione che amiamo giorno dopo giorno con il nostro nuovo manager Alessandro Castelli della K2 Music Management. Siamo contenti che ci abbia scelto perché crede in noi e nella nostra musica, e noi crediamo molto nel lavoro che sta facendo per noi e per altre band. È concreto perché ci offre sempre tante opportunità e questi e tanti altri live che annunceremo sono stati ottenuti grazie al suo prezioso aiuto. Quello che vi possiamo dire è che ora stiamo scrivendo il secondo album. E solo perché siete stupendi e vi leggiamo sempre, vi diciamo che sarà un concept album. Uscirà…presto.

 

 

Grazie del vostro tempo e oltre ai miei complimenti per un disco straordinario il team vi fa un grande in bocca al lupo per la vostra musica. Siete una band da tenere sotto al radar, vi continueremo a seguire. A presto!

 

 

A voi e grazie di tutto.

 

 

 

 

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