KILLSWITCH ENGAGE: elevano la furia al cubo dell’emozione nell’ottavo album ATONEMENT.

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KILLSWITCH ENGAGE.

 

 

 

 

20 anni di musica e 8 album, e un sostanziale cambio di lineup alla linea vocale con la dipartita del cantante Jesse Leach, sostituito dall’altro iconico cantante Howard Jones e un successivo glorioso rientro dopo dieci anni. Parliamo del quintetto leggendario del metalcore statunitense, tra i padri fondatori del genere: i KILLSWITCH ENGAGE.

 

La formazione di Jesse Leach, Mike D’Antonio, Joel Stroetzel, Adam Dutkiewicz e Justin Foley varca la soglia dell’ottavo album in studio ATONEMENT il 16 agosto 2019 tramite Metal Blade Records.

 

 

 

 

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KILLSWITCH ENGAGE. ATONEMENT.

Overview

 

 

 

 

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KILLSWITCH ENGAGE. ATONEMENT.

Track by track review

 

 

 

 

Il nuovo dei Killswitch Engage attacca con un brano solido e mette subito in circolo la tipica adrenalina che ci si aspetterebbe della formazione sulle orme di sonorità dal precedente album Incarnate e sulla propria matrice sonora. Estratto come lead single del disco, Unleashed, stabilisce un groove indimenticabile da principio e molla un tappeto ritmico in blast beats ad effetto mitragliatore, chirurgici e intrecciati a una serie di mastodontiche melodie. Il melodico qui attinge alla favolosa linea vocale e ai cori, quanto alla doppietta Joel Stroetzel – Adam Dutkiewicz che mette a segno un’architettura di corde orecchiabile che enfatizza potenza e coinvolgimento. Grande opener, con quella sottile linea oscura nell’arpeggio di apertura e chiusura che lascia col fiato sospeso per quello che deve ancora venire.

 

 

 

 

L’asticella degli elementi più brutali del -core e le influenze più estreme dei Killswitch Engage non tardano ad arrivare con tanto di guest apperance del vecchio cantante Howard Jones, l’altra linea vocale che ha fatto la storia della formazione. Si chiama The Signal Fire ed è una traccia carica di intensità. Non è difficile capirne il motivo: premere play per lasciarsi crivellare da una sezione ritmica esagitata e massiccia – indiscusso lavoretto da doppio pedale nevrotico, riffing rapace e abrasione vocale. La doppia linea vocale regala ricordi nostalgici al fan, anzi stan, tipico della formazione. Ci sono istanti da chitarra epica e virtuoso assolo che sfociano nella melodia del ritornello. The Crownless King, è l’altro brano della selezione ad accogliere un  featuring, stavolta con Chuck Billy dai Testament. E dunque l’influenza dai mostri sacri del thrash metal viene a confluire nell’arrangiamento, sganciando una bomba atomica ad alta distruzione sin dal riff di apertura. Proietta l’immagine dell’headbanging di tutti i veri metallari all’ascolto con chicca nei giri melodici, valore aggiuntivo del riffing selvaggio e incalzante quanto uno spietato drums pattern. Pezzo banger per eccellenza del disco.

 

Guarda il video di Killswitch Engage – The Signal Fire:

 

 

 

In Atonement non mancano numeri all’altro spettro dell’intensità: quello emozionale. Il  caso più esemplare di questo aspetto è Us Against the World con melliflue e seducenti chitarre combinate a un ritornello coinvolgente, che spinge al ricantato spontaneo. Un pezzo bello senza mezzi termini. Sulla stessa scia, un altro grande brano: I Am Broken Too, orecchiabile per intero grazie a una struttura di chitarre melodiche complementari alla linea vocale intrisa di emozione. Il pezzo spinge sulla potenza, ma senza distruggere, piuttosto crea uno scenario straordinario. Regala un momento di magistrale musicianship e affonda le radici tematiche nel problema della salute mentale e la spinta a non sentirsi soli nella propria lotta.

 

 

 

 

Con As Sure as the Sun Will Rise si ritorna nel perimetro del signature sound, dove i KSE riabbracciano il metalcore blindato di un ignorante lavoro di pelli e voraci distorsioni vocali con sfumatura melodic metalcore sul ritornello. In sovra incisione tra la linea vocale pulita e distorta, le double vocals prendono a pugni e medicano allo stesso tempo un arrangiamento fatto per restare impresso. Così glissa naturalmente su un altro pezzone incendiario, il successivo Know Your Enemy, dove il traino dei giri circolari è qualcosa che mi ha ipnotizzato. Con una ritmica piuttosto accelerata e battente, vortica intorno alla doppietta di corde in gradi di affascinare non poco. Il chorus è perforato dal riffing, lo stesso che c’era in entrata, e dal meglio del meglio del mid growl che aizza gli altrettanto roventi cori e si propaga sul coinvolgimento dell’ascoltatore.

 

Mastondotiche clean vocals, o meglio arena rock vocals, sulla potenza vocale unica di Leach, aprono Take Control e tengono le redini di un catchy chorus, la cui orecchiabilità sconfina anche suI verso. Capitolo inclinato al melodico, trova il suo apice sull’epico assolo nella seconda metà del brano e affronta la necessità di conoscere sé stessi per raggiungere il controllo dell’ansia diventando più forti.

 

 

 

 

Breve rientro nel perimetro metalcore che pesta sul pedale dell’acceleratore ritmico senza arrestarsi per un solo istante: Ravenous. Un plumbeo lavoretto di basso stabilisce la profondità del brano, così come spiccano le immancabili chitarre melodiche. Clona un nuovo ritornello in versione da stadio, ma stavolta lo colloca in una struttura più oscura e drammatica, che attinge interamente al –core e tanto visibile sul breve arpeggio della seconda sezione e per intero sulla furia complessiva dello strumentale.

 

Non troppo diversa da Take Control e sulla vena moderna del metalcore tinto di hard rock, I Can’t Be The Only One che mi ha ricordato gli ultimi lavori di Atreyu e All That Remains, reminescenza sigillata dal ritornello. Attinge al bittersweet nella testualità e lo propone dentro a un’architettura potente dotata di un muscoloso groove dei passaggi più martellanti. Incredibilmente, questi si aprono grazie alle chitarre sull’emozione del ritornello. Dal minuto 2,40 il brano costruisce un crescendo, affrettandosi e facendosi sempre più deciso in direzione della seconda parte, con apice sull’interludio strumentale. Se ne va in ultima volata con un innesto incendiario finale.

 

 

 

 

Si chiude in cerchio un disco altamente coinvolgente. Così come aveva aperto, chiude. E lo fa con un pezzo bangerBite The Hand That Feeds. Con una profondità multidimensionale dovuta al magistrale uso dei bassi e un riffing dannato, il pezzo procede tutto d’un fiato e mette a segno l’ultimo capito heavy di Atonement. La linea circolare retrostante non fa che aggiungere del drammatico a distorsioni vocali tra lo screaming abrasivo e un mid growl più rancoroso, con tanto di urla vere e proprie. Un pezzo tra i preferiti in assoluto che nel breakdown e sul down tuned ha conquistato l’ultima goccia del mio gradimento.

 

ATONEMENT è un viaggio attraverso scenari, emozioni e adrenalina. Un album consistente che fa della furia e dell’emozione i cardini della totalità degli arrangiamenti, trovando una proporzione di miscelazione perfetta. Un’altra pietra miliare si aggiunge a una discografia d’oro, mostrando che i Killswitch Engage sono ancora on top of the game, come direbbero oltreoceano, e che con gli anni non fanno che raffinare una musicianship che sa come mettere a segno composizioni brutali in grado di agganciare l’ascoltatore esplorando il territorio dell’orecchiabilità melodica.

 

 

Rating: 9.5/10

Brani suggeriti: Unleashed, The Signal Fire, I Am Broken Too, As Sure As The Sun Will Rise, Bite The Hand That Feeds

 

 

Killswitch Engage – Atonement tracklist:

 

1. Unleashed

2. The Signal Fire

3. Us Against The World

4. The Crownless King

5. I Am Broken Too

6. As Sure As The Sun Will Rise

7. Know Your Enemy

8. Take Control

9. Ravenous

10. I Can’t Be The Only One

11. Bite The Hand That Feeds

 

 

 

 

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