La claustrofobia degli oscuri spazi interiori. HISS SPUN. CHELSEA WOLFE.

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HISS SPUN. CHELSEA WOLFE.

Sonorità

 

 

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Un lavoro ipnotico che spiralizza da sonorità seducenti e ammalianti, quanto sinistre, terrorizzanti e lacrimevoli. Un disco che si addentra negli spazi più labirintici del sentire umano attraverso la voce di una cantante estremamente espressiva, che arriva a perforare l’anima in profondità momenti in cui si cerca nella musica la consolazione e l’empatia dei moti più cupi dell’anima. Hiss Spun è trasfigurazione delle paure e delle follie di cui ci facciamo mentalmente prigionieri nella vita.

 

Sesto album in studio della drammatica e tormentata lady del darkwave Chelsea Wolfe, con uscita il 22 Settembre 2017 tramite Sargent House, prodotto non casualmente in Massacchussets, a Salem, in un villaggio che fu fulcro della caccia alla stregoneria nel 1692. Preceduto da The Grime and The Glow del 2010, Apokalypsis del 2011, Unknown Rooms: A Collection of Acoustic Songs del 2012, Pain is Beauty del 2013 e Abyss del 2015.

 

Hiss Spun include la collaborazione del chitarrista Roy Van Leeuwen dei Queens of the Stone Age, il batterista Jess Gowrie degli Happy Fangs, Aaron Turner degli Old Man Gloom ed ex Isis. Il tutto rifinito dalla produzione a dir poco flawless di Kurt Ballow dei Converge che rende l’album un lavoro infallibile e impeccabile.

 

 

La sacerdotessa delle tenebre. CHELSEA WOLFE.

 

 

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Chelsea Wolfe crea e sfuma il suo stile gotico con elementi darkwave, inquietanti passi predominanti nel doom, in contaminazione elettronica e synth, drone, industrial. Gira il suo fuso da regina cattiva sul suo gusto eclettico e variegato per tessere tappezzerie ricche di emozione e dinamiche dolci amare e violente. Una dicotomia centrale, come emerge anche da questo album e nel percorso discografico dell’artista, quella del melodico evocativo dilaniato da laceranti distorsioni metal.

 

Questa cantante si staglia a sacerdotessa in grado di congiurare una miriade di scorci dell’animo umano che travolgono l’ascoltatore. Una melodia semplice è in grado di esplodere in un pezzo feroce e rancoroso, la tenerezza malinconica sa sfociare nell’ostilità e nella rabbia frustrata.

 

Il suo vocal range è unico, e vede un sapiente utilizzo di falsetto e voce di testa con diluizione impeccabile del flusso d’aria regolato secondo l’atmosfera più o meno sensuale o evocativa che desidera mettere in atto.

 

Evocativa e unica, in sottile variazione fra l’allure ammaliante di fraseggi seducenti all’emozione più istintiva e primitiva al controllo totale nel passaggio da una tonalità all’altra. Un eccellente lavoro vocale, ricco e intriso di devastazione che arriva solido e scuote ogni frangente dell’anima.

 

 

HISS SPUN. CHELSEA WOLFE.

Track by Track

 

 

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Segue 16 Psyche in apertura su soli giri in crunch guitar a cui si accoda una ritmica cadenzata e atmosferica maligna. Una traccia che si fa aggressiva nell’esplosione di riffing sferraglianti che avviene insieme alle vocals in eco. I sentimenti sono pitturati di  pennellate sonore violente in questo brano in sludge-metal extravaganza. Vengono ritratte emozioni come atti di violenza fisica, di una trasfigurazione dell’amore esaurito di ogni fonte vitale, scorre su un senso di malattia mentale legata al romance malato, mentre Chelsea Wolfe guarda ad occhi spalancati negli occhi dei propri demoni personali.

 

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É la volta di Vex, in opening con flanger alla massima distorsione di chitarra e drum beat virale. Una traccia unica e minacciosa, dal sound ossessivo, che accoglie guitar licks ai quali si avvinghiano le cosce di un cantato seducente di Chelsea con intenso allure carnale.  Un sussurrato sinistro e spettrale, in fusione fisica con il cantato di Aaron Turner che risuona luciferante con la profondità dei suoi ruggiti infernali da schiera di anime frustate tra le fiamme. Aaron chiuse la seconda sezione del brano in agghiacciante vocal distortion che affonda i denti nel brutal death metal e nel low range growl gutturale. Vex è il terzo atto che sfiora con le dita il punto più profondo dell’album.

 

Strain è una traccia da film dell’orrore. Aprono una chitarra in eco, suoni striduli e percussioni sincopate che passano da un canale all’altro in cuffia e cadenzano il ritmo di un cuore terrorizzato dentro a una stanza claustrofobica e buia. Un brevissimo pezzo da poco più di un minuto che prepara a The Culling. Un brano che accoglie una squisita voce in grado di deliziare sul controllo sapiente della fuoriuscita di aria dalle corde vocali, un poco più che sussurrato, sospira un airy falsetto. Un brano che si macchia di doom, di industrial drone, in flusso e riflusso tra la tagliente tensione strumentale e la pace melliflua delle sezioni che lo compongono.

 

Arriva Particle Flux che mischia il fragore che si sente in backdrop a un cantato ancora seducente che si adagia ad arpeggi e synth in riverbero dentro una melodia ipnotica e cupa.

 

Twin Fawn è una delle tracce più bittersweet dell’intero disco. Apre su soffici percussioni a mano, guitar licks in strumentale pulito e acustico, assieme alla voce più svenevole che si insinua nei tortuosi meandri della mente e dell’udito umano. Chelsea utilizza ancora del sussurrato e un leggero quanto carezzevole vibrato che suscitano un brivido spinale prima di sguinzagliare un chorus feroce. L’improvviso cambio di sound prende d’assalto sulle sue chitarre tonanti e scuote la calma anestetica del brano.  La traccia torna subito a morire e a spegnere il fuoco sulle labbra di Chelsea Wolfe, per poi farsi rapida nel drums pattern in blast beat in chiusura con gli ultimi striduli frangenti di chitarra stridente.

 

 

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Un brano differente l’ottavo atto, Offering, in voce piena vellutata, di testa e falsettata. Una traccia intarsiata di gemme di manifattura pop e quella che abbraccia sonorità più positive. Un elisir sonoro gradito che offre uno scenario visionario e surreale nella ricca testualità.

 

Static Hum si affaccia al disco in percussione e successivo ingresso di un riff semplice e circolare. Una traccia che si alimenta di tira e molla dolce-violento tra un sentimentalismo sfiorito ed esplosioni sonore e pungenti. Una traccia bella, ma che rispetto ad altri brani mi è scivolata fra le dita senza restare troppo impressa.

 

Un breve intermezzo fantascientifico in neon guitar e sonorità laser che apre consegnando ai tasti di un malinconico pianoforte Welt, una delle ultime tracce del disco. Un breve pezzo di meno di due minuti che fa da camera vestibolare alla penultima Two Spirit. Questo è un brano inconsueto, dove Chelsea Wolfe abbraccia la sua chitarra acustica in sonorità lacrimevole nel solo accompagnamento prescelto su voce. All’interno di un soundscape darkwave e gothic folk, si fluttua in aria su sezioni strumentali scarnito, laddove l’anima si distacca dal corpo. Nella seconda sezione della traccia Chelsea Wolfe utilizza il suo pitch vocale più alto e perforante a scivolare sulle corde di chitarra elettrica in ingresso, ma per un brevissimo istante.

 

Una traccia di altissimo fragore, la closer Scrape, narrazione di giovani ninfe profanate.  Il brano accoglie ancora un’estensione vocale altissima e pungente nella migliore performance di Chelsea Wolfe, nelle conclusive tetre urla di un corpo che, volatile, si dimena convulso all’intero di una stanza riecheggiante di sonorità di disturbo e assordanti. Una traccia fra battenti percussioni e chitarre frantumate, lasciata per ultima a mollarci la mano afflitta che ci teneva aggrappati all’orlo del precipizio. E ci lascia cadere nel vuoto verso un groviglio di oscuri spazi interiori e il tetro labirinto mentale delle più intense follie e fobie umane. Get lost with it. HISS SPUN.

 

Brani preferiti: Vex, Twin Fawn.

 

 


 

 

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