L’ascesa dei FAMINEHILL attraverso la formula più infallibile di heaviness e melodico: ASCEND.

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FAMINEHILL.

 

 

 

 

Dal metalcore europeo i FAMINEHILL, una formazione ungherese che da qualche anno sta attirando i riflettori sulla propria determinazione. Hanno debuttato sulla scena nel 2013 con l’EP Heart is The Strongest Bone seguito dalla pubblicazione di alcuni singolo nel 2014 e un nuovo EP nel 2015 intitolato What Have We Done To Each Other. Li ritroviamo in prima linea nel 2019 con l’annuncio della firma con Famined Records e del full-length di debutto ASCEND in release il 5 aprile 2019.

 

I Faminehill hanno condiviso il palco di band come Bury Tomorrow, Kingdom of Giants, Burning Down Alaska, Texas In July,  Dayseeker, Acres, Hands Like Houses e sono: Milan Rockov alle harsh vocals, Tamas Stefan alla chitarra e clean vocals, Gergely Kovacs alla chitarra, Adam Sarog al basso e Zsolt Baranyi alla batteria.

 

 

 

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FAMINEHILL. ASCEND.

Overview

 

 

 

 

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Abbiamo avuto l’opportunità di fare due chiacchiere con Tamas Stefan per approfondire il disco. La nostra intervista con i Faminehill è disponibile all’indirizzo: www.sickandsound.it/interview-tamas-stefan-of-metalcore-act-faminehill-on-the-band-upcoming-record-ascend-tour-and-more.

 

 

 

 

FAMINEHILL. ASCEND.

Track by track review

 

 

 

 

Il disco dei Faminehill parte dalla title track Ascend e l’ingresso è distruttivo. Senza compromessi le harsh vocals spaccano la porta a calci con un’intelligente combinazione ritmica di blast beats e riffing fulminante. La doppietta è particolarmente evidente allo sfiorare dei cinquanta secondi, dove la pulsazione è matematica e soprattutto in coda al brano col meglio del meglio del low range growl. Istanti di reminescenza progressive metalcore nel riffing sono soltanto un ulteriore elemento di celebrazione a un brano molto composito.

 

 

 

 

Il primo giro di chitarra melodica entra subito dopo, ma la vera espressività è raggiunta sul catchy chorus in linea vocale pulita. C’è un brevissimo innesto di tastiere e armonie nebulizzate al minuto che funziona da ottimo preambolo sereno alla distruzione finale. Chiude, come anticipato, sul massimo dell’aderenza di palm muting e lavoretto chirurgico da doppio pedale.

 

Rotten Hearts è un brano più repentino nel passaggio dall’heaviness al melodico. Un tappeto palpitante di basso si dispiega attraverso i versi armonici nella prima sezione, sotto all’esclusiva linea vocale pulita. La rabbia vocale e strumentale è portante delle sezioni più brutali. Adepti del metalcore massiccio aprite le orecchie al breakdown dal minuto 2,05, amanti del melodico, lasciatevi andare sul ritornello e sulle atmosfere candide con quel tanto di guitar licks puliti e riverberati in coda al brano.

 

 

 

 

Tintinnanti tastiere favoriscono l’ingresso a Burden e restano in sospensione sul ritornello. Da non confondere però con un abbassamento dei livelli di aggressività, perché sono soltanto riempitive di una delle tracce con l’arrangiamento più sussultorio del disco. Le harsh vocals mettono in vetrina un numero maggiore di stilistiche. Il boato dei chitarroni con efficace palm muting e prepotente lavoro dietro alle pelli trainano la mattanza ritmica di un brano che si apre miracolosamente su un ritornello ricantabile: diamond in the rough del brano. In chiusura un adorabile blegh e prolungato growl appaga tutto quello che stavo cercando da un pezzo del genere.

 

Un climax ottenuto con un arpeggio lento in delay e un sottile strato di atmosfere sospese introducono Jaded. Si tratta di un brano dinamico nelle accelerazioni e nei rallentamenti ritmici con un lungo ritornello melodico e una formula ormai ben nota. Delle clean vocals va specificato che la timbrica di Tamas è giovane ma espressiva e sonora, è in ideale combinazione con le harsh vocals di Milan (altra comparsa di blegh!) tanto in questo pezzo quanto negli altri. Il sing along del ritornello è favorito dal testo relazionabile e dall’orecchiabilità.

 

 

 

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Ruin parte minimalista dal sintetizzato gentile, arpeggio in backdrop e linea vocale pulita. Ancora all’insegna delle relatable lyrics e del groove malinconico, esplode su un distruttivo breakdown e ferocia a pieni cilindri. Ruin è stato pubblicato insieme all’annuncio della nuova etichetta e del disco. Non a caso, perché espone la vetrina migliore del suono dei Faminehill. Il ritornello si accoda a quelli più coinvolgenti della selezione e non mi meraviglierebbe un ricantato dalla seconda ripetizione. Entra nei meandri della memoria, appassionato e significativo. E squarcia quella che è una cortina sonora di bassi spessi, chitarre serrate e abrasione vocale. Rabbia e amarezza, malinconia nella perdita. Uno dei brani preferiti in assoluto di Ascend.

 

Guarda il video di Faminehill – Ruin:

 

 

 

A questo punto la pausa riflessiva si manifesta su un interludio strumentale, Everchanging, guidato da un esclusivo sintetizzato, ambient spacing e arpeggio, voci femminili manipolate e un’attutita pulsazione elettronica. Da Everchanging a Everlasting dove il passaggio non è soltanto efficace nei titoli, quanto nell’ossigeno concesso in poco più di un minuto. Questo pezzo bussa su un tappeto ritmico accelerato e martellante incastrando un giro di chitarra oscuro nel nucleo. Dopo il primo minuto apre a una sezione essenziale di basso palpitante, gentile percussione e cantato pulito molto sentito. Ma principalmente spinge sul versante heavy delle cose, con high screaming e growl medio-basso. Nella seconda sezione si evolve dinamico su reminescenza del melodic hardcore, dove accoglie anche il ritornello finale in cori di voci femminili, collegamento alla traccia introduttoria.

 

 

 

 

Grave è la traccia più melodica in assoluto e attinge per interamente al melodic hardcore con centrale lavoro di elettriche. Un brevissimo intervento di massiccio metalcore con breakdown si innesta dopo un minuto e mezzo, prima che il brano rientri nel perimetro prescelto. È un brano accessibile senza troppe pretese con ritornello in cori.

 

In chiusura un altro gran pezzo sul meglio della mattanza di distorsione vocale e passaggi altamente emotivi sui passi dei brani forti del disco, Ascend e Ruin. In Torn, tra i cubi più solidi del metalcore dei Faminehill il fluido melodico è riversato su un ritornello che funziona ancora a catalizzare il coinvolgimento dell’ascoltatore. Ma il melodico è molto livellato, nel senso che qui non è esclusivo come nero-bianco, ma incastrato. Sul ritornello il cantato pulito e il giro melodico di chitarra sono livellati all’aggressività che non sparisce, ma resta nella struttura. Del pezzo è esemplare l’esecuzione in doppio pedale e blast beats che crivellano costantemente l’arrangiamento.  

 

Guarda il video di Faminehill – Torn:

 

 

Per la closer, i Faminehill scelgono di ritirarsi sul metalcore stomp più deciso e Illusion, un brano brevissimo. Un minuto e trentasette di concentrato di break down, mid e low range growl mastodontico che chiude le fauci orgoglioso e infuocato sull’ascoltatore.

 

Ascend è un disco che scorre all’ascolto e che lungo la strada lascia delle pietre miliari con i brani riavvolgibili e memorabili della selezione. La formula sonora aggressiva e melodica funziona benissimo e pone le basi di un futuro solido che permetterà ai Faminehill di fare strada.

 

 

Rating: 9.5/10

Brani suggeriti: Ascend, Burden, Jaded, Ruin, Everlasting, Torn

 

 

Faminehill – Ascend tracklist completa:

 

1. Ascend

2. Rotten Hearts

3. Burden

4. Jaded

5. Ruin

6. Everchanging

7. Everlasting

8. Grave

9. Torn

10. Illusion

 

 


 

 

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