LOATHE: tra catarsi e alienazione, la sinfonia caotica del secondo album I LET IT IN AND IT TOOK EVERYTHING.

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LOATHE

 

 

 

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Dopo l’acclamato debutto in versione lunga intitolato The Cold Sun del 2017, i LOATHE hanno innescato una nuova corrente del metal, che dal baluardo metalcore ha lasciato confluire una serie di influenze miscellanee dal panorama progressive, alternative, elettronico, nu metal, shoegaze e non solo. Il risultato è un prodotto eclettico e sperimentale, che viene impacchettato nel secondo album I LET IT IN AND IT TOOK EVERYTHING in uscita il 7 febbraio 2010 tramite SharpTone Records. 

 

 

 

 

LOATHE. I LET IT IN AND IT TOOK EVERYTHING.

Overview

 

 

 

La formazione da Liverpool con Kadeem France, Erik Bickerstaffe, Sean Radcliffe, Connor Sweeney e Feisal El-Khazragi sembra più interessata a creare un’arma di distruzione di massa tetra e glaciale, che a identificarsi con un solo genere. Il secondo lavoro è difatti una vendetta servita su un piatto freddo, un album visionario, atmosferico, sperimentale, oscuro e caotico che si stanzia tra la catarsi e l’alienazione.

 

 

 

 

LOATHE. I LET IT IN AND IT TOOK EVERYTHING.

Track by track review

 

 

 

Il nuovo dei Loathe è un disco ambizioso, che introduce all’ascolto con un crescendo di tensione, un pezzo strumentale intitolato Theme. Poco più di un minuto e venti di synth e atmosfera nebulizzata aprono facendo da soundtrack del disco. Un fruscio finale molla sul primo vero pezzo, che a partire dal titolo preannuncia già il caos non controllato a venire. Distorta e stridente, Aggressive Evolution, tiene col fiato sospeso sugli istanti più fastidiosi di crunch guitar e growl rabbioso, allentando la tensione su un ritornello in cantato pulito di velluto, fluido ed etereo come se il melodico fosse la cosa più naturale del mondo all’interno di un groviglio di corde ruvide. L’effetto del brano è un costante tira e molla tra la tensione e la sedazione, dicotomia che torna attraverso tutto il nuovo disco dei Loathe. Il ritornello è indubbiamente trainato da un certo groove per il meccanismo ritmico a orologeria con cui lavorano tutti gli strumenti.

 

In questo disco c’è una chiara reminiscenza à la Deftones, già nota nel signature sound dei Loathe, ma personalmente risento anche le tonalità oscure e tediate dei Norma Jean, specialmente dell’ultimo album All Hail. Il preambolo atmosferico e poi aggressivo dei primi capitoli sfocia nell’assalto sonoro di Broken Vision Rhythm, una traccia esagitata nel tappeto ritmico e demolitrice sulla macchina infernale dello strumentale. Si schiera dalla parte delle tracce bangers del disco insieme al titano del metalcore Gored e Heavy Is The Head That Falls With The Weight Of A Thousand Thoughts, sconfinata in echi black metal. In questi episodi il marker della brutalità è definito dalla batteria in full blast e dal riffing incendiario. Sono dotate  di una propulsione strumentale ad altissima distorsione, dissonanza e screaming lacerante.

 

 

 

 

In questo lavoro i Loathe hanno una grande abilità nel passare dall’heaviness più stridente a brani che si spogliano interamente di intensità e aggressione allo stato grezzo, per abbracciare il lato emozionale e mellifluo del suono. Questo vale per l’onirica Two-Way Mirror e per Is It Really You? dove la combinazione dei due cantanti tocca l’apice della performance emozionale in diverse stilistiche pulite. Una ballata bittersweet, che regala un momento di coinvolgimento mediante tastiere e sintetizzato con flair vintage e innesti di chitarra acustica in chiusura. Il brano si evolve su una prevalente impronta melodica, che lascia entrare soltanto un flusso di heaviness sottile al solo scopo di intensificarne l’emozione e mai aggredire.

 

Gli aspetti molteplici del disco sono intervallati da pezzi strumentali come 451 Days e A Sad Cartoon (Reprise), momenti in cui ci si lascia cullare tra la sospensione e l’ambience elettronico sull’orlo dell’ipnosi e del trip mentale.

 

Con un tratto più decisamente metalcore, New Faces In The Dark, psichedelica, furiosa nello sferragliamento delle sezioni più arroventate e in dissolvenza sulle decelerazioni. Le harsh vocals, talvolta manipolate con un tratto inquietante sono portavoce della disperazione e del tormento del brano. La loro manifestazione più spaventosa è ritrovabile  nella seconda sezione, dopo un passaggio buio e ad alto disagio, preludio della terrificante coda del brano con breakdown.

 

 

 

 

Il sound dei Loathe è polarizzato in modo esemplare in un pezzo breve e fulminante: Red Room. La traccia è letteralmente spaccata a metà. In ingresso, inquietudine e tensione atmosferica da tagliare col coltello fanno da padrone, dalla metà invece, subentra una miscela scorticante e caustica di strumentale e harsh vocals.

 

Tra i mille aspetti dell’anima sonora della formazione da Liverpool c’è anche un’influenza indie e alternative sul lato rock, messa completamente in vetrina su Screaming. Una strana combinazione che forse nessun altro sarebbe riuscito a mettere a punto, ma che qui i Loathe fanno funzionare. L’alternative si incontra col riffing ruvido trovando il modo di fluire da e verso la furia senza sforzo.

 

Nelle battute di chiusura, una chitarra pulita introduce A Sad Cartoon dove c’è un gusto post punk e le amate clean vocals attutite e sognatrici, risentite spesso attraverso l’album, diluite stavolta su passaggi in nuance jazz. Questo è un brano visionario, in grado di aprire e chiudere scenari tra l’emozione e la suggestione. Come per Screaming, l’intensità si innesta ma con gentilezza, restando sul lato più armonico, riverberato e dolceamaro del sound.

 

 

 

 

La title track arriva per ultima, I Let It In And It Took Everything…, con giri circolari che traggono dal riverberato post-grunge una forma di disagio claustrofobico, la cui oppressione è catalizzata dalla dissonanza del riffing e da un’ultima masticata di distorsione vocale alla stregua dello screaming. In ingresso si risente la suddetta influenza Norma Jean. La doppietta di basso-elettrica procede attraverso il brano in aderenza, creando una pulsazione che carica sul brano anche un certo groove. Nell’episodio finale i Loathe si dimenano sull’aggressione senza filtri e al contempo, strisciano sul minimalismo.

 

Il nuovo dei Loathe è un album altamente sperimentale, incollocabile in un solo genere. Radicato sugli aspetti più caustici e abrasivi del sound, si espande dentro ad atmosfere dense, oniriche ed evanescenti. All’ascolto si resta in bilico tra il galleggiare a mezz’aria e lo sprofondare in picchiata. Una sinfonia caotica di emozioni e sensazioni tende a catturare e rilasciare costantemente. I Let It In And It Took Everything è un disco di musicianship indiscussa, ma che bisogna ascoltare, interiorizzare, capire e digerire. O si ama o si odia.

 

 

Rating: 8.8/10

Brani suggeriti: Aggressive Evolution, New Faces In The Dark, Is It Really You?, Gored, Heavy Is The Head That Falls With The Weight Of A Thousand Thoughts, I Let It In And It Took Everything…

 

 

Loathe – I Let It In And It Took Everything tracklist:

 

1. Theme

2. Aggressive Evolution

3. Broken Vision Rhythm

4. Two-Way Mirror

5. 451 Days

6. New Faces In The Dark

7. Red Room

8. Screaming

9. Is It Really You?

10. Gored

11. Heavy Is The Head That Falls With The Weight Of A Thousand Thoughts

12. A Sad Cartoon

13. A Sad Cartoon (Reprise)

14. I Let It In And It Took Everything…

 

 

 

 

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