NADIR. THE SIXTH EXTINTION. La corruzione terreste e l’estinzione delle specie viventi nel nuovo album dei Nadir.

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NADIR. Chi sono.

Doomcore death metal da Budapest rodato dal live.

 

 

 

 

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I NADIR sono un outfit doomcore deathcore da Budapest, Ungheria dove la band si è formata nel 1993 a partire dal chitarrista e compositore Norbert Czetvitz. Il lineup corrente include: Viktor Tauszik alle vocals, I chitarristi Norbert Czetvitz e Hugó Köves, Ferenc Gál al basso e Szabolcs Fekete alla batteria.

 

I Nadir hanno una solida esperienza dal vivo a ha messo a segno numerosi tour che li ha visti condividere il palco di band come Crowbar, Pro-Pain, Stampin’ Ground, Master, Vader, Krisiun, Napalm Death, Dying Fetus. La discografia dei Nadir include gli album: Tenacity, Those Who bought The Rain, The Underground Heroes cover album, A Lasting Dose of Venom EP, Ventum iam ad finem est e The Sixth Extinction.

 

 

 

NADIR. THE SIXTH EXTINCTION.

Panoramica del disco fra heaviness e catchiness.

 

 

The Sixth Extinction è il sesto album in studio dei Nadir tramite Satanath Records e in co-release con Grimm Distribution e NGC Prod il 4 Dicembre 2017.  

 

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Il disco include la trilogia “Ice Age in the Immediate Future”, ispirata dall’autore ottocentesco Imre Madách appartenente a “The Tragedy Of Man”, un’opera incentrata sul Paradiso Terreste di Adamo, Eva e Lucifero che si estende su un periodo storico attraverso diverse ere. Una selezione breve di brani in contorsione fra il doomcore più brutale, il riffing death metal  più incendiario e guitar riff affilatissimi. L’elemento –core è molto evidente in diluizione della frangia più estrema del metal adottata dai Nadir, con quel tanto di sludge a fondo degli arrangiamenti. Tutti i brani sono cadenzati da un mid a uno slow tempo, con brevi accelerazioni che cadono a picco nel doom con un tappeto ritmico in variazione tra  il sismico e il lento drammarico. Il fulcro del disco è il lavoro di corde. Emerge difatti un riffing complesso e intricato sul layering di chitarre in grado di cospargere la collezione di nove brani di brutalità e una dose di melodioso fascino. La maggior parte dei brani accoglie un catchy chorus memorizzabile che riveste le tracce di alta orecchiabilità come pure inserti melodici in grado di squarciare l’aggressività del disco. Abrasive e ruvidissime linee vocali sono cucite a vivo nel sound prescelto e completano il giro della morte dei Nadir.

 

 

 

NADIR. THE SIXTH EXTINCTION.

L’estinzione umana e delle specie viventi sulla Terra.

 

 

 

Un concept album che apre con la sua tematica principale, l’uomo come predatore: The Human Predator. Un brano che apre con sonorità apocalittiche, un evanescente preambolo sintetizzato in grado di creare notevole attesa e inquietudine. Un vestibolo iniziale che permette una transizione liquida dello strumentale in ingresso. Nel pezzo si materializza esattamente il concetto di doom al quale l’elemento -core è stato assemblato nei giri di chitarra e nelle linee di basso tipicamente reboanti di questi generi con l’aggiunta di sludge mellifluo. Cadono cadenzate le percussioni con istanti non troppo prolungati di accelerazione e un riffing distorto sulla stessa tempistica lenta. Sono distorsioni arroventate quelle della linea vocale in fry screaming, e senza urlare violenta, aleggia graffiante su vocals molto abrasive mentre giri di chitarra circolari spiralizzano intorno ad essa. Ascoltate attentamente e ritroverete anche dei cori oscuri e drammatici nel retro.

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di Nadir – The Human Predator:

 

 

 

Uno squisito arrangiamento di elettrica su tempo lento è stendardo della successiva The Debris Archipelago col suo titolo altamente evocativo. Il fry screaming principalmente utilizzato nella traccia si intreccia a del parlato in voce piena e tende a sprofondare a tratti nel growl medio basso. Il passaggio è molto fluido, ne potete ascoltare una transazione senza difetti dal minuto 1,13 in cui Viktor utilizza tre tecniche differenti in meno di un minuto. La traccia aveva aperto su slow tempo e percussioni scandite, subisce fugaci accelerazioni hardcore nella ritmica successivamente, per poi tornare cadenzata e accattivante. Il ritornello  oltre ad essere orecchiabile è più di forma anthemic, spinge a ricantare con la linea vocale principale e le backing vocals.

 

“The Debris Archipelago – like plastic mire, moving with the ocean flow – caught in the gyre. The Debris Archipelago – toxic garbage islands, moving with the ocean flow – floating along in murderous silence”.

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di Nadir – The Debris Archipelago:

 

 

 

Un gran bel pezzo e il pezzo di punta del disco la terza traccia Fragmented.  Doom spettrale nell’intro di chitarre in tripudio e appagamento all’ascolto istantaneo. Le chitarre sono in evidenza per tutto il brano riuscendo ad aggrappare l’attenzione e il gradimento con varietà di giri circolari e melodici.  Il cantato è molto graffiato e canta insieme a un’orda di seguaci che sembrano almeno dieci linee vocali mentre incombe un arrangiamento funesto nel ritornello. Sono mordaci istanti quelli in cui il cantato si fa più rapido in congiunzione perfetta allo strumentale che lo accompagna, e mi sembra di risentire la voce di Jonathan Davis nella nevrosi del fraseggio. Qui il gusto del growl utilizzato in medio registro e gutturale è alto come pure l’elemento –core che a  tratti si risente tutto nella ritmica e nel fragore di corde grosse e fine. Un brano eccezionale, che spinge ad essere riascoltato più volte.

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di Nadir – Fragmented:

 

 

 

Along Came Disruption apre in gloria di chitarra solista su scia più heavy metal e anche in questo pezzo il lavoro di chitarre è intricato e decisamente livellato. Una traccia che resta sotto ai tre minuti di esecuzione ma che riflette speculare l’aspetto orecchiabile degli arrangiamenti dei Neter. Istanti di metal incalzante suscitano un certo headbanging e spingono alla rincorsa cantata del ritornello che è reso multidimensionale dall’ingresso di tastiere nel retro. Impossibile non ricantare con Viktor, il chorus è troppo memorizzabile e accolto da uno strumentale altamente persuasivo:

 

“It’s not what they are, It’s where they happen to be, It’s not what they are, It’s where they happen to be”.

 

 

 

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Total blast all’apice della potenza e del vigore su un pezzo incentrato sulla tematica naturale. Mountains Mourn. Deathcore liquido nel riffing stoppato e rapidissimo in un incastro a cubo di Rubik con i blast beats irrefrenabili generati alle pelli. Segnalo l’eccezionale passaggio esclusivamente strumentale creato su una texture densa di: massicce bass lines, ritmica mitragliante in frenesia da doppio pedale e giri di chitarra veloci, arpeggiati e melodici in primo piano, e quelli più mordaci e sincopati nel retro dal minuto 2,22. La sezione apre ad una nuova tentazione di cantare sul nefasto ”Mountains mourn left inadorne, mountains mourn bare and forlorn” prima che il pezzo assuma un andamento più spedito in ripetizione martellante sino in chiusura di “Withered away”.

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di Nadir – Mountains Mourn:

 

 

 

Si apre il sipario alla trilogia Ice Age In The Immediate Future con il brano strumentale I. Arctic , che si introduce proprio con una sensazione artica di vento gelido e una percezione fredda ed evanescente a soffiare sul brano per colare dentro ad un delizioso arrangiamento. Tanto di un istante in arpeggio su chitarra acustica, sotto un prevalente tappeto di chitarre elettriche e a quello ritmico. Arctic è preludio melodico della trilogia.

 

Dall’incanto si passa al massimo della crunch guitar nel riffing eseguito a morsi brevi e veloci nei primi secondi della seconda parte, II. To Leave It All Behind. L’effetto distorto della chitarra e il cantato ruvido in profondità sono contrapposti ai giri melodici più puliti e lenti in uno strato più in superficiale dell’arrangiamento. Elaborato assolo quello che compare al centro del pezzo appoggiato su blast beats. Catastrofica e da giorno del giudizio la linea vocale nel ritornello, cantata con ostilità nel growl verso una chiusura del pezzo in sfumando.

 

 

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Terza parte del capitolo Ice Age In The Immediate Future è il brano III. A Matter Of Survival, il brano che suscita il mosh. Si preannuncia con preghiera parlata e rivolta al creatore su seguente solo accompagnamento di elettriche. Il ritmo è in questa traccia molto pulsante. L’headbanging del pezzo è immediato appena corde e batteria iniziano a correre. Se la formula della variabilità ritmica dei Nadir è valida senza eccezioni, eccovi dunque un cardiopalmo e un rallentamento con atmosfera apocalittica dal secondo minuto validato da uno screaming su lunghezza devastante. Multiple backing vocals creano una sensazione da infestazione di non morti, e un fuzz bass che rintocca funereo mette a disagio l’ascoltatore.

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di Nadir – Ice Age In The Immediate Future: III. A Matter Of Survival:

 

 

 

Siamo al termine del viaggio sul corrotto pianeta terra con ausilio di organi da cattedrale gotica ad aprire Les Ruines, il brano closer di The Sixth Extintion. Una traccia con alto songrwriting che nel parlato inquietante in lingua francese si distende su un decadente e drammatico arrangiamento di base. Un tempo lento e cadenzato regala emozione e meraviglia. Le chitarre e il basso plumbeo accompagnate da percussioni trascinate investono di solenne la traccia.

 

L’album ci lascia in eco delle distorsioni che ne hanno dilaniato l’anima.

 

 

Rating 10/10

 

 

Brani preferiti: The Debris Archipelago, Fragmented, Mountains Mourn, Ice Age In The Immediate Future: III. A Matter Of Survival

 

 

 

 

 

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