NIOR al secondo album MISFIT: social outsiders e nu metalcore in formula atmosferica.

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NIOR: nu metalcore 100% made in Germany

 

 

 

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Oggi non solo parliamo di metalcore, ma di un sottogenere ancora più niche, il nu metalcore e ci addentriamo nel vasto territorio underground europeo con una band che sta facendo parlare di sé. Sono i NIOR, una formazione tedesca da quattro  con Arnold Karapiperidis, Marius Zschiesche, Kai Junker e Benidikt Jansen, che ha debuttato sulla scena con il primo album NIGHTWALKER nel 2017, acclamato dalla critica e dallo stesso Metal Hammer, che avrebbe ribattezzato la band come “Heros Of Tomorrow”. Dopo una serie di tour internazionali e diversi festival, la band torna con il secondo album in studio MISFIT, in pubblicazione il 27 marzo 2020.

 

 

 

 

Un lavoro da 12 tracce che attinge a numerose influenze e alla nu metal nostalgia di classici come KoRn, Linkin Park e P.O.D. per creare un formato personale in cui si miscelano potenza, atmosfere, groove e un’ampia orecchiabilità. L’album è stato prodotto dall’ex vocalist dei VITJA, David Beule, con la collaborazione di Alyosha Sieg (Eskimo Callboy, Nasty, Any Given Day) nel mixing e mastering. L’album ruota intorno alla tematica dei social outsiders e del punto di vista di chi vive la vita da emarginato, discutendo tutte quelle tematiche di frustrazione sociale, criminalità, lotte interiori e il finto sorriso che le persone indossano.
 

Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con Arnold Karapiperidis per conoscere meglio la band, esplorarne le influenze, il punto di vista sulla scena metalcore e soprattutto approfondire nel dettaglio il nuovo album. Per l’intervista di SICK AND SOUND con i NIOR: www.sickandsound.it/interview-german-nu-metalcore-act-nior-on-sophomore-record-misfit-and-social-outsiders-nu-metal-nostalgia-current-scene-and-more.

 

 

 

 

NIOR. MISFIT.

Track by track review

 

 

 

MISFIT apre da Paranoia, un brano forte tanto quanto esemplificativo del sound messo in vetrina dai NIOR. La produzione ottima del disco è visibile sin da qui, catalizzatrice di tutti gli elementi che compongono i brani. La traccia attacca dal catchy chorus con l’asticella della potenza al massimo. Mostra un’aderenza di palm muting fulminante in doppietta col basso tipicamente nu metalcore. C’è un largo sottostrato di synth che supporta il fascino oscuro e il coinvolgimento del brano con vari effetti tra cui lo scratch. Una serie di atmosfere percorre tutta l’esecuzione; fa da base allo strumentale pulsante in superficie e sublima un ritornello dotato di magnetico sing along. Un brano stand out tanto per cominciare.

 

Guarda Nior – Paranoia (Official Video):

 

 

Tra i brani forti del disco come la traccia di apertura, il secondo 7teen // 11en dove nel riffing entra una gustosa influenza progressive metalcore. Un uso abbondante di harsh vocals sostiene l’aspetto crudele del brano, con un groove massiccio alle fondamenta. Dotato di ritornello accattivante, tende a tirare dentro l’arrangiamento sin dall’attacco, a partire dal giro circolare ipnotico che poi si evolve sul resto dell’esecuzione incastrandosi al riffing affilato e fulminante, specialmente sul ritornello. Potente e mastodontico, il brano molla uno dei refrain più memorabili, con un’impostazione à la Caliban.  Con un giro melodico altrettanto pungente anche Tear It All To Pieces, che arriva più avanti con una ritmica punitiva nel drumming stellare a tutti blast beats e chitarrona down tuned. Alla solita combinazione di clean vocals/harsh vocals, qui si aggiunge un breve cameo di rapping ad attribuire una nuova dinamica. È un brano tediato, ma bello proprio per questo.

 

Oltre ad aver lavorato alla produzione del disco, David Beule è il featuring del brano Witness. Con lo stesso backdrop atmosferico, che è uno degli elementi fondamentali dell’intero album, Witness accosta alla formula heavy, un ampio uso della linea vocale pulita accanto a innesti di screaming più ridotti; è protagonista di un nuovo ritornello orecchiabile e catalizzatrice dell’aspetto melodico-malinconico del brano. Nell’album l’uso del pulito, non è mai forzato e sempre carico di drammatico. In diversi episodi, ricorda la linea vocale in pulito dello stesso Beule. In verità in tutto il disco si sente una forte influenza dei primi VITJA di album come Digital Love o Mistaken.

 

 

 

 

Wither Away include la collaborazione di Sven Int-Veen dai Liotta Seoul e ruota intorno a un nucleo di metalcore che sconfina nell’arena rock del ritornello, o se vogliamo più orientato all’alternative, su passaggi più minimalisti e sul costante ambience tormentato. Non manca quell’orientamento aggressivo dei NIOR, ma si allarga a palati più ampi del metal e non solo, per la catchiness. Scivola quasi naturalmente verso la title track Misfit per la stessa parvenza rockeggiante del ritornello, ma permeata da un lavoro di corde più tecnico e in evoluzione dalla metà su un serratissimo stoppato.

 

Run With Me attacca con una sezione più melodica, che si evolve successivamente su un’architettura dove il sound marcato e delineato dal chug, attinge proprio a quella porzione armonica per lasciare entrare orecchiabilità in veste radiofonica. Non si distingue particolarmente, ma è sicuramente un pezzo ben costruito che trova nel melodic metalcore la forma di espressione migliore.

 

La cosa più notevole di I Fall Asleep I Cry è il riffing. A fondo del nu metal e di una doppietta basso-elettrica complice delle alternanze e del groove del brano, traina l’intero arrangiamento con istanti di palm muting protagonista. Tutto il pezzo fa un lavoro chirurgico nell’aderenza degli strumenti per creare il tappeto ritmico sincopato. Il punto a sfavore è il cantato pulito, che perde di potenza sulla tonalità alta e rende la metà di quello che potrebbe in distorto o nella zona di comfort ascoltata fin’ora, capace di alimentare l’aspetto contorto di certi brani. Peccato perché difatti sul ritornello la melodia di base è apprezzabile.

 

 

 

 

Per la prossima Doomsayer, niente di meno che la collaborazione del cantante degli acclamati Loathe, Kadeem France. Attacca con un giro circolare ammaliante che lascia presto spazio al rapping, sul genere dei migliori Linkin Park, e a una serie di elementi da disagio. Il brano ha un tiro micidiale senza mezzi termini, assurdo nel grado di coinvolgimento del chorus e attraversato per intero da una manipolazione elettronica che spinge dentro al nu metal per intero. Il rapping si interseca al ritornello in mid growl e arricchisce un passaggio già efficace di suo per la chitarra con sensibilità noir che aleggia nel sottofondo. Il featuring di Kadeem France è quel plus valore che rende tutto più completo.

 

Il giro circolare sentito in Doomsayer viene rivisitato leggermente nel brano a seguire, Medicate, ed è aderentissimo a quello di XOXO, penultimo della selezione. Punto a favore o sfavore del songwriting, perché da un lato non c’è che dire, è un giro allettante che supporta l’involucro stregato dei brani, dall’altro è una ripetizione che abbassa di un poco l’asticella della creatività. Passiamo a Medicate, dove questo appare insieme a chitarroni rampanti mordi e fuggi. L’ambient spacing continua a essere il perno di un arrangiamento che si stanzia esclusivamente nel perimetro dell’heaviness. Ecco quindi XOXO, dove sembra di risentire Doomsayer in quella circolarità. Il brano si accende e si spegne, o meglio si aggroviglia e si distende, con interludi più essenziali e sezioni più esplosive. C’è un botta e risposta di mid growl e clean vocals costante che crea un interplay interessante. La chiusura creativa del brano prevede una coda elettronica in base hip-hop. Per similarità di arrangiamento rispetto alle altre tracce, questi due brani restano meno impressi, anche se non per questo meno forti.

 

 

 

 

Acuta e stridente in ingresso la traccia closer Deadbeat, interessante cambio di songwriting con una ritmica in variazione e atmosfere dense al confine dell’esposizione sinfonica sulla scia di Betraying The Martyrs e The Royal. Istanti di batteria in full blast in modalità mitragliatore, con innesti robotici assestano la crivellata finale. Non c’è spazio alla melodia, quanto alla straight heaviness nella forma più abrasiva del cantato e dello scenario più ostile. Chiudono sulla nota più brutale i NIOR, mostrando di avere la stoffa per emergere nel panorama. Se sapranno giocare gli assi del mazzo che hanno messo in tavola con MISFIT e progredire arricchendo la formula heavy-yet-hooky di nuove dinamiche, se ne parlerà ancora a lungo sulla scena.

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Paranoia, 7teen // 11en, Tear It All To Pieces, Wither Away, Doomsayer, Medicate

 

 

 NIOR – MISFIT tracklist:

 

1. Paranoia

2. 7teen // 11en

3. Witness (feat. David Beule)

4. Tear It All To Pieces

5. Wither Away (feat. Sven Int-Veen)

6. Misfit

7. Run With Me

8. I Fall Asleep I Cry

9. Doomsayer (feat. Kadeem France)

10. Medicate

11. XOXO

12. Deadbeat

 

 

 

 

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www.nior-official.com

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