NORMA JEAN all’ottavo album ALL HAIL tra le pieghe della realtà e della riflessione.

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NORMA JEAN

 

 

 

 

Con due decadi di musica alle spalle e una tormentata lineup, i NORMA JEAN tornano il 25 ottobre 2019 con l’ottavo album in studio ALL HAIL, in pubblicazione tramite Solid State Records. Sono una band metalcore formasi ad Atlanta, in Georgia con il primo moniker Luti-Kriss, che nel corso degli anni, ha subito numerosi cambi di formazione, di cui ad oggi possono essere considerati stabili il solo cantante Cory Brandan e il chitarrista Phillip Farris. Sono stati nominati alla 48esima edizione dei Grammy Awards per la categoria Best Recording Package con il secondo album O’ God, the Aftermath del 2005 e sono oggi alla soglia del nuovo capitolo che lascia alle spalle il precedente lavoro Polar Similar del 2016.

 

 

 

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NORMA JEAN. ALL HAIL.

Overview

 

 

 

 

ALL HAIL è un album profondamente oscuro che ruota intorno alla riflessione, teorica e fisica. Come dichiarato dal cantante Cory Brendan, il disco include rimandi costanti alla riflessione, attraverso i testi e i titoli. Il riflettersi nello specchio, il riflesso della luce, le immagini che si invertono attraverso il vetro, l’illusione e il cambiamento della percezione tramite l’oscuramento della luce. La brutalità classica del sound dei Norma Jean viene esposta alla progressione tematica e sonora, passando per melodie oscure e drammatiche che lasciano aperta una fessura di riflessione criptica. Nessun brano è scontato, seppure la formazione attinga alla polverizzazione insita nel signature sound, ci sono numerosi episodi più sperimentali e dotati di alta musicianship in grado di regalare coinvolgimento attraverso una selezione da 14 brani estremamente fluida. Oltre il muro del suono, il disco sconfina nel melodico, nel malinconico, nel significativo, nell’intensità di ritornelli potenti e orecchiabili, nell’emozione alla stregua di una brillante esecuzione di corde elettriche e vocali.

 

 

 

 

 

NORMA JEAN. ALL HAIL.

Track by track review

 

 

 

 

Premere play e addentrarsi nello scenario di crunch guitar e percussioni puniche che lentamente scandiscono il tempo della traccia opener Orphan Twin. Atmosferica e con quel velo di tensione iniziale, la traccia apre con vocals pulite e trascinate in stilistica grunge bella e dannata, su cui sopraggiungono chitarroni e bassi cubici. Questo è un breve pezzo di apertura alla stregua dei breakdown e che in meno di due minuti perpetra l’assalto sonoro, ma assesta anche un alto grado di orecchiabilità, specialmente sulle ripetizioni del chorus.  

 

A proposito di breakdown scavezzacollo. Ne troverete una quantità abnorme nel disco, continuando con [Mind over Mind]. Estratta come prima traccia, è l’esposizione diretta alla ferocia dei Norma Jean, manifestata sul massimo della demolizione strumentale. Sotto alla struttura corrosiva, sono innestate linee melodiche ritrovabili sul giro circolare di chitarra in doppietta con un orecchiabile ritmica regolare nel groove messo a segno. Dissonanze e blast beats, distorsione di corde da disagio sonoro e lacerazione di corde vocali creano un momento di alto intrattenimento.

 

Guarda il video ufficiale di Norma Jean – [Mind Over Matter]:

 

 

Ecco cosa si intende per caos quando si parla dei Norma Jean. Riparte proprio dall’acido caustico di corde elettriche distorte in stridore totale e screaming feroce Safety Last. Il brano è regolato dall’impressionante muro sonoro innalzato a partire da un riffing fitto e aggrovigliato. L’architettura è sorretta ulteriormente dalla potenza vocale e dal drumming drammatico con istanti di frenesia da doppio pedale. I pezzo chiude gli occhi a ogni forma di melodico, rispetto ad altri brani di ALL HAIL.

 

 

 

 

Volunteer Tooth Filing è un interludio di una quarantina di secondi tra suoni inquietanti e un parlato nel sottofondo. Concede una pausa, ma con brivido lungo la schiena. L’interludio concede l’entrata a una delle tracce standout del disco: Landslide Defeater. Regolata da un tappeto ritmico che pesta il piede sull’acceleratore e randella senza pietà con cortesia di un riffing altrettanto serrato, contiene un nucleo esplosivo sul ritornello. Si tratta di un pezzo incredibile per musicianship e songrwriting. Al minuto 1,30 lo strumentale demolitore si spezza del tutto, in apertura su un intermezzo melodico, fatto di percussioni attutite e affascinanti chitarre pulite, con cantato emozionale à la Architects. Un momento di alto coinvolgimento e climax per il breakdown più mastodontico di questo nuovo disco dei Norma Jean. Arriva al 2,23 con clic di una bomba a mano detonata e mostruoso fretwork da tastiera elettrica. La coda del brano torna a innescare il mosh che aveva stabilito nella prima sezione e chiude in gran finale lasciando un totale senso di appagamento.

 

 

 

 

Con un altro brano per niente scontato, l’aggressività continua il suo viaggio inarrestabile ma esplora il melodico in veste malinconica e flemmatica: Full Circle in Under a Minute. Molto oscura nel riffage, nella profondità scavata dai bassi impressionanti del brano e nel rancore vocale. La ritmica incalza sull’ascoltatore e non escludo la promozione dell’headbanging soprattutto dopo il minuto 2,10 dove l’aderenza del cantato sincopato, dei giri di chitarra e del pattern ritmico scuote a ritmo. In coda la distorsione sconfina sul fuzz bass, tonante nelle orecchie, e un rush di potenza distruttiva proprio alle ultime battute del brano. Altro episodio di grande composizione.

 

/with_errors. Apre con un arpeggio riverberato che al darkwave gli passa dieci giri. Inquietante e buio, lascia sopraggiungere i giri distorti. Quello che creano qui le chitarre è ipnotico e grandioso perché nella violenza è calata una dose altissima di catchiness, cortesia proprio delle corde in evoluzione stilistica ma sempre alla stregua di qualcosa che si aggrappa con l’udito e non si molla più. Sono colpita di come gli interludi minimalisti di linea vocale pulita e arpeggio vadano a deflagrare sul ritornello o sul breakdown. Il pezzo mette in scena un atto ad alto coinvolgimento, potentissimo nel ritornello e magnetico da inizio a fine.

 

Niente è prevedibilmente scontato in questo nuovo lavoro dei Norma Jean. Trace Levels of Dystopia è una montagna russa di variazioni ritmiche e cambi di tempo che attingono decisamente al pedale dell’acceleratore del punk. Martellante e affrettata, è catalizzatrice di un circle pit garantito. Dal minuto 2,06 sul palm muting si stoppa del tutto e subisce una transizione verso uno scenario più grandioso, grazie a un nuovo giro circolare di chitarra diluito proprio alla fine, maestoso e melodico. Un uragano di inarrestabilità che trova la pace in conclusione e che si merita il plauso totale per songrwriting.

 

 

 

 

Con un arpeggio sospeso, riverberato e uno sfondo etereo si introduce Translational e richiama sonorità come quelle dei compagni di etichetta Silent Planet. Con cantato pulito e retroscena di cori attenuati, la traccia è un flusso e riflusso di melodie e distruzione, alternando strumentale minimalista e aggrovigliato costantemente, accendendosi e spegnendosi. Un altro breakdown pantagruelico del discco è ritrovabile qui dove spacca una voragine. Lo trovate al minuto 3,10 e da qui seguirà l’eccellenza del fry screaming, del tormento di chitarre, di finali bassi al titanio. Brano epico.

 

Segue un altro interludio, esattamente come il precedente di una trentina di secondi: suoni inquietanti, parlato disturbato e breve accozzaglia sonora: Extra Dimensional Palate Cleanser.

 

Ammiccante al melodic metalcore If [Loss] Then [Leader], a partire da un uso più abbondante rispetto agli altri brani di clean vocals, armonie e melodie e in evoluzione verso l’heaviness ma sempre circoscritta in un perimetro di orecchiabilità soprattutto grazie al catchy chorus. Questo è un tentativo sperimentale ben riuscito e ben calato nella sequenza delle tracce.

 

 

 

 

Parlando di sperimentazione, un pezzo inquietantissimo: Careen. Introdotta da suoni robotici e una distorsione metallica della voce tendente al registro femminile, la traccia si regge sul minimal di un arpeggio e percussioni ultra attutite con il massimo della bellezza espressiva della linea vocale pulita, trascinata e sussurrata a fianco al potentissimo screaming del ritornello. Indossando una veste decisamente bittersweet, resta ovattata e nebulizzata su un arrangiamento evanescente e malinconico. “Trip mentale” è l’espressione più corretta per esprimere quello che mettono in scena qui i Norma Jean.

 

In penultima posizione il brano più lungo e significativo: Anna, che ospita la guest appearance di Garrett Russell dai Silent Planet. Una storia dolorosa che attinge a una fan, amica della band, deceduta il giorno in cui il processo di scrittura del disco sono iniziati. Il brano è intenso e accompagnato da una serie di atmosferici, arpeggi dolci amari e un’ampia varietà di stilistiche di corde. Si verifica una forma di sospensione spazio temporale sulla tematica accompagnata, anzi, manifestata appieno da una sofferta esecuzione. La doppietta vocale Russell-Brandan aggiunge un plus valore incredibile alla portata già di per sé distruttiva e lacerante della formazione. Di 2,47 l’apoteosi dell’adorazione delle distorsioni vocali al top! Uno scenario plumbeo è fondamentalmente al centro dell’arrangiamento, ma una profonda bellezza è diluita attraverso il ritornello ricantabile.

 

 

 

 

Il brano di chiusura arriva con un senso di stupore per un album tanto complesso e profondo. E lo fa con un interludio, The Mirror and the Second Veil, interamente in chitarra acustica e arpeggi che se ascoltati con attenzione, se ne vedono le dita pizzicare le corde. Senza altro strumentale e senza linea vocale, la chiusura del disco è talmente espressiva da essere completa così com’è, semplicissima. Fa viaggiare non poco e chiude un disco collocato tra le pieghe della realtà e della riflessione degno di essere conservato e rivisitato come uno dei migliori album metalcore del 2019 e decisamente una nuova pietra miliare della discografia dei temerari Norma Jean. Un album in cui, oltre alla musica, c’è veramente tanto di più. The Almighty Norma Jean.

 

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Orphan Twin, [Mind over Mind], Landslide Defeater, /with_errors, Trace Levels of Dystopia, Translational, Anna

 

 

Norma Jean – All Hail tracklist:

 

1. Orphan Twin

2. [Mind over Mind]

3. Safety Last

4. Volunteer Tooth Filing

5. Landslide Defeater

6. Full Circle in Under a Minute

7. /with_errors

8. Trace Levels of Dystopia

9. Translational

10. Extra Dimensional Palate Cleanser

11. If [Loss] Then [Leader]

12. Careen

13. Anna

14. The Mirror and the Second Veil

 

 

 

 

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