NORTHLANE, ALIEN: il tormento e la liberazione personale attraverso scenari visionari ed elettronici.

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NORTHLANE alla soglia dei dieci anni di metalcore

 

 

 

 

Dopo aver mollato con MESMER uno dei migliori album metalcore del 2017 incentrato sul magnetismo fra le creature, una delle formazioni più forti del roster UNFD, i NORTHLANE, varcano la soglia del quinto album in studio, ALIEN, in pubblicazione il 2 agosto 2019. Il nuovo lavoro vede all’opera la new entry al basso, Brendon Padjasek, accanto al cantante Marcus Bridge, i chitarristi Jon Deiley e Josh Smith e il batterista Nic Pettersen. Da quando si sono formati nel 2009 a Sydney, i Northlane hanno costruito e consolidato un nome iconico attraverso dieci anni di discografia dalla terra dei canguri e dei koala all’oltreoceano.

 

 

 

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NORTHLANE. ALIEN.

Overview

 

 

 

 

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Un’esperienza sinistra e carica di aggressività che si avventura fuori dal perimetro metalcore e progressive metalcore dei Northlane, speculare nel sound ai conflitti interiori di Marcus Bridge, di un passato di abusi e di crescita in un ambiente domestico dipendente dalle droghe. L’album non è soltanto catarsi del tormento, ma colloca all’interno di tracce diversificate la stessa confusione che arriva all’ascoltatore attraverso flussi emozionali diversi. Il disagio vira tanto quanto il formato sonoro su scelte stilistiche altrettanto giustapposte.

 

 

 

 

 

NORTHLANE. ALIEN.

Track by track review

 

 

 

 

Details Matter è la traccia di apertura del nuovo Northlane, o meglio di esplosione. Un lungo screaming misto a una base che trae dall’EDM e da generi come la drum ‘n bass il massimo dei bassi e del fragore, squarciano il disco a partire dal principio. Un’alta distorsione elettronica e strumentale si associa all’abrasione vocale. Una traccia nevrotica, segno evidente del cambio di rotta a partire dall’approccio al metalcore adottato nell’ultima decade. Furiosa, ostile e in grado di suscitare un grande disagio sull’ascoltatore, afferra per il collo e urla direttamente a pochi centimetri dalla faccia con quanta potenza vocale sia possibile.

 

La seconda in coda, è uno degli estratti prima della pubblicazione e brano senza dubbio standout di questo Alien: Bloodline. Istantaneamente diventata una delle tracce preferite è miscela perfetta di melodico, orecchiabile e heavy. Dotata di uno dei catchy chorus più virali del disco, parla dell’esperienza di Marcus Bridge, cresciuto in un contesto dove nessun bambino dovrebbe farlo, un inferno di abusi dal quale però è riuscito a uscire. Chissà quanti di noi hanno ricantato quel ritornello fantastico? “I was raised in hell, I made it out by myself, I was raised to bleed, Bad blood runs wild and free. Con una sezione ritmica in grado di strappare l’attenzione sin dall’attacco regolata da una pulsazione ipnotica e le clean vocals, apre al caos più orecchiabile e controllato dell’intero disco, crescendo verso un mastodontico ritornello. Sulla traccia sono cosparsi quei tocchi da drum pad set elettronico che aumentano il coinvolgimento del brano completandone il groove.

 

Guarda il video ufficiale di Northlane – Bloodline:

 

 

Proprio sull’innesto elettronico e sullo scenario futuristico all’insegna del synth più abbondante, la successiva 4D. Qui c’è una reminescenza nu-metal alla Linkin Park, che si sente sul verso melodico prima di esplodere sull’electronicore più massiccio e su una base che ammicca alle accelerazioni dei The Prodigy. Veloce, spigoloso, corrosivo, il brano discioglie nell’architettura una vena melodica affascinante, che trova la sua collocazione in un genere non naturalmente predisposto all’emozione vocale.

 

Contrattacco alla melodia, Talking Heads che non ci pensa su un istante a riportare l’heaviness a bruciare alta. Sterzata stilistica verso il metalcore di chitarroni e bassi plumbei, che rombano con una profondità abissale, cortesia della nuova presenza al basso. I chitarroni mettono a punto la struttura dell’arrangiamento, blindata e tosta senza avere una necessaria regolarità, ma spingendo sul riffing down tuned e sul massimo del crunch. Qui, il registro vocale di Marcus Bridge è in bella mostra, dal growl più corrosivo, glissa sul pulito più corposo ed espressivo. Ma non solo, la transizione torna allo screaming urlato in altezza e a pieni polmoni. Il tutto con una capacità liquida e impercettibile. Una traccia inquieta e rancorosa quanto il protagonista, che combatte rabbioso in un ambiente domestico di genitori tossicodipendenti. In coda un breakdown in down tempo chiude il brano risucchiandolo per intero in una voragine.

 

 

 

 

Al vaglio Freefall, dove l’attacco duale di chitarre fa un lavoro eccezionale, vetrina di notevole tecnica. Il basso in sottofondo fa un lavoretto altrettanto marcato per la profondità del brano. Sullo screaming e sul ritornello spazioso si risentono gli Architects dell’ultimo album Holy Hell. Intriso di emozione e altamente coinvolgente sul ritornello, il pezzo fa un uso atmosferico del sintetizzato in grado di distendere monumentali scenari di dolore e bellezza melodica.

 

Più potente e rabbiosa sin dall’attacco Jinn, che bruciando tra le fiamme, concede un incantato istante di ossigeno nel quale si resta appesi alla candida voce di Marcus Bridge, su un magistrale registro in voce di testa, sottile ed etereo. Luce nel buio di un brano che subisce una forte manipolazione elettronica, ma riserva anche un catchy chorus memorabile. La seconda sezione interamente elettronica e robotica chiude il pezzo con il senso claustrofobico di trovarsi confusi in mezzo a una folla rumorosa e angusta.

 

Con intro industriale, Eclipse ricorda band come i Rammstein e non solo. Accompagnata da un prevalente vibe da rave nel retro procede martellante e pienissima di elementi che si distaccano del tutto dal metalcore. Non c’è spazio alla melodia, ma solo alle distorsioni vocali più spietate e a un serrato groviglio di corde fine e grosse. Il brano bussa con una certa regolarità prima di evolvere come in precedenza verso il rallentamento finale.

 

 

 

 

L’EDM fa da padrona per il brano Rift dove l’atmosfera procede evanescente sul cantato confidenziale e un accompagnamento esclusivamente elettronico. Emerge dalla selezione come il brano melodico più inclinato all’armonia e l’unico ad escludere del tutto lo strumentale metal, testimonianza della forte volontà di sperimentazione assecondata dai Northlane per il quinto album.

 

Siamo al terzultimo capitolo con Paradigm dove risento i Linkin Park una seconda volta sul ritornello tanto nell’arrangiamento quanto per lo screaming impiegato. Il brano rintroduce la miscela melodic-heaviness che funziona all’interno di questo disco e ripete una formula di ritornello orecchiabile e magnetico. L’elettronico supporta la profondità del brano con il basso e il riffing in accordatura bassa. Una coda atmosferica che si propaga per onde sonore si porta via un certo grado di gradimento.

 

 

 

 

Il primo ad arrivare dopo la pubblicazione del precedente MESMER, quasi un anno fa, e qui collocata prima della chiusura: Vultures. Avvoltoi rapaci come nemici si aggirano sui Northlane, i quali rispondono con altrettanto rapace riffing. Il messaggio del brano è proprio questo, contro gli haters, e attacca proprio da sonorità inquietanti di versi di avvoltoi e molla un mastodonte del metalcore che diventerà uno dei brani preferiti. Tutti gli elementi iconici che il genere comanda sono incastrati nel brano. Da un rombante riffage circolare a un prepotente tappeto ritmico, un basso percosso a puntino, ogni grazia di Dio di distorsioni vocali e un ritornello ricantabile dall’intera folla in ascolto. Sottili linee di chitarra drammatiche miste a synth sono infilate nelle intercapedini a effetto riempitivo di un brano praticamente infallibile.

 

La nota su cui i Northlane scelgono di chiudere un disco tanto sperimentale è l’armonia. Per la closer, Sleepless c’è un pianoforte che ruba la scena insieme alle vocals pulite con un accompagnamento in sola pulsazione elettronica in up tempo sul genere drum ‘n bass. Rispetto alla precedente Rift, lo strumentale metal qui subentra ma resta intrappolato nella molteplicità di elementi inseriti, dove risentirete anche un sax e quindi un flavor fusion. Emozionale sulla linea vocale e accompagnata con base gentile, la traccia regala il massimo dell’ambience e chiude le fila di un discorso temerario attraverso 11 brani diversificati, dinamici e futuristici.

 

 

 

 

Alien è una creazione artistica, un amalgama da palcoscenico che narra la storia del tormento e della liberazione del cantante Marcus Bridge. Molti risuoneranno col sentirsi “alieni”, soli e diversi per schemi di crescita personale che si cerca di superare traendo forza dalle peggiori esperienze legate all’alienazione personale. Un lavoro potente nei messaggi veicolati, che necessita di essere capito e studiato da tutte le prospettive per l’alta sperimentazione e per la personalità data a ciascun brano. Una sperimentazione questa, che forse non sarà gradita da tutta la fan base dei Northlane, ma che di certo nessun altro sarebbe riuscito a metter a punto allo stesso modo all’interno di una cornice tematica tanto significativa e personale.

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Bloodline, Freefall, Jinn, Paradigm, Vultures

 

 

 

 Northlane – Alien tracklist completa:

 

1. Details Matter

2. Bloodline

3. 4D

4. Talking Heads

5. Freefall

6. Jinn

7. Eclipse

8. Rift

9. Paradigm

10. Vultures

11. Sleepless

 

 

 

 

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