PARKWAY DRIVE. REVERENCE. Un album sacro sulla morte e la fragilità della vita attraverso le piccole cose che rendono unico il viaggio.

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PARKWAY DRIVE. REVERENCE.

Un capolavoro incompreso.

 

 

 

“The idea of reverence was taking stock of the time and the little things that matter which make up the whole experience of your life. It’s the fragility of everything that makes the ordinary so special. Making this album wasn’t about going back to something simply because it was safe, it was the idea of trying because you might not get that chance to try again.” Winston McCall, Parkway Drive.

 

 

 

REVERENCE. Il sesto album dei Parkway Drive, l’attesissimo follow up di un mastodonte metalcore chiamato Ire del 2015. Un album su cui la critica sin dal giorno della pubblicazione si è divisa e i fan si sono spaccati a metà. Reverence è uscito il 4 Maggio 2018 tramite Epitaph Records, ed è il disco più controverso di questa formazione da pogo leggendario del metalcore Australiano. Una band longeva, attiva dal 2003 quando si è formata a Byron Bay e che vede assoldati: Winston McCall alle vocals, Jeff Ling alla chitarra solista e Luke Kilpatrick a quella ritmica, Jia O’Connor al basso insieme al batterista Ben Gordon.

 

Reverence è un album che il pubblico innamorato dei Parkway Drive si aspettava sulle note del precedente Ire, un album insuperabile, potente energico, trainato da una furia inarrestabile di cui ho forse riascoltato in loop il brano Bottom Feeder come colonna sonora della mia creatività di tante recensioni metalcore.

 

Parte di questi adepti è rimasta delusa, metà della critica ha declassato i Parkway Drive addossando alla band di Winston McCall un collasso nella creatività, la perdita di direzione e aver scavato la tomba di break down pesanti e brani da mosh metalcore che erano il marchio a fuoco della band fino ad Ire.

 

Dall’altro lato c’è la critica che non solo ha apprezzato il disco, l’ha trovato incredibile. E poi ci sono io e questo è quello che penso del nuovo disco dei Parkway Drive.

 

 

 

 

PARKWAY DRIVE. REVERENCE.

“The fragility of everything that makes the ordinary so special”

 

 

Track by track review

 

 

 

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La timbrica di Winston McCall sembra in alcuni casi aver subìto un calo nella brutalità e compattezza della distorsione vocale. Preferisce in questo disco l’utilizzo di un registro medio, non escludendo i growl massicci che ha sfoggiato finora ma favorendo anche un ingresso più ampio alla voce in clean and clear, e cantato abrasivo senza spingersi in tutte le tracce nello screaming potente con cui aveva incitato masse di migliaia di persone ai propri concerti.

 

Reverence è un album buio e oscuro, di cui preludio è l’artwork stessa che ritrae la caduta dell’essere umano dalla luce al regno dell’oscurità, e si addentra in una coltre tediosa e sofferta attraverso le testualità dei dieci pezzi che ne completano il quadro. I Parkway Drive hanno riversato una quantità di dolore allo stato più vulnerabile e umano nel loro nuovo disco, un lavoro ambizioso nella diversità delle tracce e catartico della sofferenza di cui è intriso. I Parkway Drive sono entrati in studio per il recording a seguito di due lutti che hanno colpito la band molto da vicino, di cui la stessa visione di Winston McCall è stata profondamente scossa.

 

 

 

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Un’oscurità quella di Reverence che si tocca con mano in tracce come Wishing Wells, incisa a sua volta in circostanze volutamente difficili. Si tratta di un brano inciso al buio con riscaldamento spento nella stanza di registrazione, con lo stesso cantante che ha voluto ricreare nella realtà circostanze dure da affrontare e convogliare quindi un senso di disagio nel cantato. Chiudete gli occhi e rivedrete Winston graffiarsi il viso e urlare al buio nella traccia opener di Reverence. Un pezzo apocalittico, in cui lo screaming tra il growl medio e gutturale è sul gusto più saziante di Parkway Drive quanto il riffing furioso e la ritmica sussultoria col meglio dei blast beats di cui la formazione australiana è capace. Un lavoro di corde sublime.

 

Guarda il video ufficiale di Parkway Drive – Wishing Wells:

 

 

Prey è un brano dove l’influenza dell’heavy metal e la transizione dal metalcore  si sente. Il tappeto ritmico esclude la corsa in blast, qui favorendo una maggiore regolarità a supportare giri di chitarra melodici -ma non meno audaci– e dei lead favolosi che sfociano nell’anthemic chorus. Il brano ha una composizione molto gustosa, che spazia nei tratti più belli dell’heavy senza dubbio e che guadagna per me una quantità di punti esagerata in questo pezzo. Impossibile non ricantare il ritornello. L’impatto è intenso. Fra i brani preferiti.

 

 

Guarda il video ufficiale di Parkway Drive – Prey:

 

 

Absolute Power è un pezzo hard-hitting nella selezione di Reverence insieme alle tracce sorellastre In Blood e Chronos. Massicce linee di basso sono quelle che introducono il pezzo e che si intrecciano a un ferro e fuoco strumentale quanto vocale nella distorsione rabbiosa che si dimena nel brano. Melliflui giri di chitarra preannunciano invece Chronos, un brano malinconico in apertura e successiva esplosione con growl medio e accompagnamento sostenuto. Virale all’udito e contagioso, spinge a sbatterla testa. Insistenti e agitati i guitar riff  che presentano di In Blood, che recensirò tra poco.

 

Ascolta la release audio  ufficiale di Parkway Drive – Absolute Power:

 

 

Un viaggio attraverso la fragilità e la vulnerabilità del dono della vita su dieci tracce differenti fra loro, ma sorellastre e figlie della stessa mente che le ha generate. C’è Cemetery Bloom, un brano su monologo accompagnato da lentezza e  solennità di violini e archi malinconici che stabiliscono la sezione ritmica assieme a un’elettrica nel solo ritornello. Solennità rinforzata da cori da cattedrale e che investono la traccia di intensa sacralità.

 

The Void, un brano il cui lavoro di corde sopraffino abbraccia l’heavy metal e coinvolge a 360 gradi nel catchy chorus  che difficilmente non si ricanterà.  Pesta i piedi nella ritmica con un drums pattern regolare senza esplodere. Adatta all’impatto live, adatta ad un palato musicale largo e ad un pubblico metal vasto.

 

 

Guarda il video ufficiale di Parkway Drive – The Void:

 

 

Spazio alla sperimentazione in I Hope You Rot che picchia duro e nel sussurrato, quanto nella distorsione, richiama profonde tinture di black metal. Ospita sezioni accelerate di batteria e un lavoro intricato di chitarra che risulta molto gustoso all’ascolto, ancora su una matrice di altre varianti del metal e più distanti dal –core.

 

Shadow Boxing in ingresso mi ha ricordato una ballata alla Stone Sour su voce pulita, arpeggio e pianoforte. Incredibilmente sfocia nel rapping ed esplode sonicamente sul fragore delle elettriche e percussioni. Un pezzo che è flusso e riflusso di rallentamenti nella ritmica e accelerazioni trapuntate da corde di violino e istanti di metalcore da capogiro. Il rapping intrecciato allo screaming, al clean and clear, ai cori sussurrati che danzano sul solo violino. Un pezzo ricchissimo. Stupendo.

 

 

 

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In Blood è un pezzo tra i più arroventati del disco in termini di ciò a cui eravamo abituati. Sulla scia del groove della precedente Absolute Power e la successiva Chronos. Un pezzo drammatico fra la ferocia più spietata dei Parkway Drive e gli intermezzi più riossigenanti che Reverence ha da offrire. Ma non scambiate l’ossigeno per serenità. Il ritornello è trainato dalle corde vocali in screaming e backing vocals con pre chorus in sferragliamento di corde fine (elettriche) e grosse con vigoroso lavoro alle pelli. In Blood è un brano in variazione ritmica con crescendo dalla seconda metà, dove le ripetizioni dei fraseggi caricano il brano in vista di un lavoro strumentale muscoloso. Chiusura su metal incendiario e sul ricordo più affezionato dei Parkway Drive.

 

La traccia forse più delicata e dilaniata dal dolore nelle lyrical themes è The Colour Of Leaving, un requiem che il cantante stesso ha dichiarato come un’impresa terrificante da scrivere e mentalmente complessa da trasporre in cantato. Un brano in arpeggiato e archi sinfonici malinconici e addolorati. Un Winston McCall che ha inciso il brano escludendo chiunque a parte il produttore dalla stanza, per sentire fino all’ultima goccia il dolore di parole forti e cariche del vuoto della scomparsa. Col cuore sanguinante in mano, canta il linea vocale pulita e chiude il pezzo in parlato. Con la morte di fronte agli occhi e la perdita nel petto, implora di riportare indietro l’amico perduto e chiude il pezzo in solo parlato con domande cosmiche a cui il crudele universo non può rispondere. Perché è dovuto accadere? Non poteva esistere traccia più intensa nel chiudere e tirare le fila di un album che gronda dolore e riesce e a comunicarlo attingendo a un repertorio nuovo, brillante, altamente espressivo e catartico senza risparmiare momenti di ferocia che abbiamo amato dei Parkway Drive in questa experience in the dark unica.

 

Ascolta la release audio  ufficiale di Parkway Drive – The Colour Of Leaving:

 

 

Non curatevi della critica, ascoltate la musica che vi interessa, riascoltatela e capitela poi fatevi un’idea senza farvi condizionare dai pregiudizi di altri.  Non mi sono fatta influenzare, ho ascoltato, studiato la composizione, le tematiche, la dinamica, la tracklist e l’alta ispirazione tematica di questo album. È assolutamente eccezionale sotto tanti punti di vista, di cui soltanto uno è il parere legato al gusto.

 

 

Reverence represents the most honest and personal record we have ever created,” says Parkway Drive frontman Winston McCall. “It has been born though pain, sacrifice, and conviction, with the ultimate goal of expanding not only what Parkway Drive stand for musically, but who we are as people.”

 

 

 

Rating 10/10

 

Brani preferiti: Wishing Wells, Prey, Absolute Power, The Void, Shadow Boxing, Chronos

 

 

 

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Tracklist completa di Parkway Drive – Reverence:

 

1. Wishing Wells

2. Prey

3. Absolute Power

4. Cemetery Bloom

5. The Void

6. I Hope You Rot

7. Shadow Boxing

8. In Blood

9. Chronos

10. The Colour Of Leaving

 

 

 

 

 

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