Pearl Jam European Tour Live @ Stadio Euganeo, Padova 24 Giugno 2018

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Pearl Jam European Tour

 

Live at Stadio Euganeo, Padova

 

24 Giugno 2018

 

 

 

 

Un live report di Andrea Ascani

 

 

 

 

Pearl Jam: attesa, e paura

 

 

 

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E così è stato anche per il concerto dei Pearl Jam a Padova. A parte la parentesi acustica solista al Firenze Rocks dell’anno scorso, Eddie e soci mancavano da un po’. Come se non bastasse,  l’attesa è stata ancor più movimentata da una vigilia in cui la voce di Eddie aveva lanciato segnali preoccupanti, tanto da dover annullare la seconda data a Londra e dall’esibizione di due giorni prima a Milano non propriamente entusiasmante.

 

Sì, paura, paura di dover dar ragione ai tanti che sui social network non hanno avuto di meglio da dire che: “Eddie non ce la fa più con la voce”, “Eh ma non sono quelli di una volta”. MASTIGRANCA**I. Certo che non lo sono più, ma non per questo lo spettacolo deve essere di un livello inferiore. Sicuramente meno “casinaro”, ma allo stesso tempo anche più maturo, consapevole e profondo, emozioni che difficilmente riesci a vivere in un concerto di un gruppo “giovane”.

 

Tant’è. Dopo aver controllato almeno 20 volte di aver preso i biglietti, si parte, direzione Stadio Euganeo.

 

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Quando si parla dei Pearl Jam si fa presto a dire “Bisogna arrivare presto per stare davanti”. La famiglia dei Jammers Italiani (ma anche polacchi, canadesi, etc etc) è una famiglia unita, compatta e testarda. Il nostro amico Claudio, romano di nascita e ormai pugliese di adozione, era in coda ben 45 ore prima dell’apertura dei cancelli, e quel numero 1 scritto a pennarello sulla mano sta bene a ricordare che quando si vuole qualcosa nella vita, con tanto sacrificio e passione, si va e la si prende. Chapeau, amico mio. Come Claudio in tanti hanno passato la notte all’addiaccio, smorzando l’attesa tra una birra, un panino e un’umidità di cui il Veneto potrebbe richiedere i diritti d’autore. Per cui, seppur arrivando 8 ore prima dell’inizio del concerto, ci sono 416 anime belle in lista prima di noi. Birra, panino, fila, si prende posto, si vede la prima partita dei mondiali di quest’anno, si attende. Niente pioggia, niente sole spaccapietre. La giornata promette proprio bene…

 

 

 

Pearl Jam e il palco, connubio perfetto

 

 

 

 

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Ore 21:05, il sound check è bello e fatto, continua la musica di sottofondo. Niente annunci sul bere tanto e non svenire (amen!). Nessuno ad aprire il concerto e scaldare il pubblico. Stasera non servirà.

 

La tribuna ovest si accende all’improvviso. Un boato, un gran boato parte da quell’unica parte dello stadio che ha visibilità sul retro del palco su cui i nostri eroi stanno per salire. Ci siamo, è tutto pronto!

 

“Con cosa inizia stasera?” è un’altra domanda standard, tra i Jammers. È una specie di concorso, ormai. Stasera vincere era veramente difficile, tocca a Pendulum, seguita da Low Light. Un avvio soft, i volumi sono da aggiustare, si cambia microfono. La voce è tornata?

 

 

 

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Last Exit. Do the Evolution. Animal. Un trittico che non lascia più dubbi. Eddie è in gran forma, e con lui Stone, Jeff, Boom, e soprattutto Mike e Matt. Il pubblico è carico, si sente il calore di tutto lo stadio, anche delle tribune, cantare a squarciagola e battere le mani all’unisono. Ma allo stesso tempo non ci sono i soliti gruppetti di facinorosi di cui interessa molto poco della musica, molto più di spingere e fare casino. E questo pure aiuta a godersi il concerto in un certo modo, altroché…

 

Prima pausa, primo “discorso” in un italiano stentato ma al solito efficace e divertente. Un inno a Padova, cantato improvvisando, a dimostrazione dell’affetto che ha per il bel paese (nel 2000, a seguito di un concerto al forum di Milano, ha conosciuto la moglie Jill McCormick, che proprio due giorni prima era apparsa sul palco dell’iDays Festival a brindare per l’anniversario), annunciando che questo sarebbe stato il 20esimo concerto italiano in 28 anni di Pearl Jam.

 

 

 

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Si prosegue per quasi 3 ore di concerto interrotte solo da due brevissime pause
. Quasi nemmeno Bruce Springsteen e la E Street Band. Mike McReady è in forma straordinaria, salta a destra e sinistra sul palco come un ragazzino, memorabile l’assolo di chitarra dietro la testa in Even Flow e il duetto con Kennet ‘Boom’ Gaspar in Crazy MaryMatt Cameron è il solito mostro di precisione e incisività, non fa una piega nemmeno nei passaggi più complicati dove un batterista in erba come chi vi scrive sarebbe letteralmente impazzito.

 

Simpatico e divertente il siparietto in cui racconta, in un inglese sbiascicato (ogni volta mi chiedo come faccia poi a cantare così pulito quando parlando invece sembra di avere una patata in bocca), una disavventura in quel di Venezia nel 2010.

 

Una piccola digressione sulla politica americana, rimarcando la molta poco stima per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a cui, se fosse la figlia Ivanka, darebbe un gran calcio nelle palle, prima di Daughter.

 

Eddie non risparmia la voce nemmeno per un secondo, sputa al solito come un cammello ma regge tutto il concerto mantenendo una carica di energia mostruosa e costante pur in brani storici e emotivamente molto sentiti dal pubblico come Better Man e una Black che proprio non sarebbe mai voluta finire.

 

 

 

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Pearl Jam e i fan, amore infinito

 

 

 

Al termine del concerto, tra l’invidia di chi è riuscito a portare a casa un plettro, un’armonica o un tamburello, il primo pensiero è stato inevitabilmente a quando il prossimo?”. Perché se la gente fa file chilometriche, prende freddo e pioggia e spende tempo e soldi per seguirli nei loro tour in tutto il mondo, un motivo ci saràL’amore e il rispetto reciproco che c’è tra la band e il pubblico è vera, profonda e duratura. Tanto che la carriera solista di Eddie, che è e resterà sempre comunque il faro e il punto di riferimento musicale e non solo della band, ha insinuato in parte dello zoccolo duro dei fan la paura che il progetto PJ potesse essere in qualche modo accantonato o messo in secondo piano. L’impressione di ieri invece è che i PJ sono uniti e tosti e che seppur avari di nuove uscite discografiche “buone” – non ho trovato ancora una persona a cui Can’t Deny Me sia risultata apprezzabile – dal vivo sono ancora una band di riferimento per il Rock e il Grunge mondiale, in grado di trasmettere tutta l’energia, tutto il calore, tutta l’emozione che il pubblico necessita, e per cui macina chilometri e sacrifici.

 

 

 

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45.000 anime a Padova, ancora di più a Milano e ieri sera a Roma. 
Un esercito di anime belle vogliose e bisognose di quel misto di musica e emozione. Un esercito di bambini in attesa della gita scolastica dell’anno successivo, con la consapevolezza che cambierà magari la meta ma la compagnia, la guida del pulmino e le emozioni saranno esattamente le stesse. È ora di spegnere la luce e di addormentarsi, stanchi e spossati, ma felici!

 

 

Andrea Ascani

 

 

 

Pearl Jam European Tour @ Stadio Euganeo, Padova

 

Setlist

 

 

 

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Once
Better Man
Black
Crazy Mary
Rearviewmirror

Reprise:
Smile
Alive
Baba O’Riley
Indifference

 

 

 

 

 

Sono orgogliosa di ospitare questa recensione della tappa italiana dei Pearl Jam a Padova il 24 giugno 2018 da parte di Andrea Ascani, che ha vissuto il concerto sulla sua pelle ed ha portato con sé uno dei ricordi più memorabili di una lunga esperienza nel ruolo di “concert animal”. Così ci ha trasmesso la sua stessa emozione.

 

Andrea è un musicista, live reporter e redattore. Per sapere di più su di lui, sbirciate nel suo music background:

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4 commenti su “Pearl Jam European Tour Live @ Stadio Euganeo, Padova 24 Giugno 2018

  1. Otttima, bella e molto rappresentativa delle emozioni pre, durante e post concerto. Sono solo in disaccordo sull’assenza di imbecilli facinorosi; proprio dietro di me (ero a due metri dalle transenne del prato B, lato obliquo destro guardando il palco) un gruppo di 4/5 imbecilli (non trovo altro aggettivo se non più scurrile ed offensivo per descriverli) hanno veramente rischiato di fare male a qualcuno tanto che ho richiesto alla sicurezza di intervenire. Peccato, prima mezz’ora rovinata ma si sa, la mamma dei cretini è sempre incinta!

    1. Ciao Enrico, grazie di aver letto e apprezzato la nostra recensione. E’ stato un onore poter assistere a questo evento per SICK AND SOUND ed aver trasmesso ai nostri lettori la stessa emozione di uno dei concerti più memorabili di Pearl Jam in Italia. Peccato per questo episodio che ci racconti, con la certezza che l’esperienza sia stata tuttavia unica per te. Stiamo visitando alcuni tra i festival più importanti per condividere con voi altri indimenticabili momenti live. More to come! Alla prossima e continua a seguirci su SICK and SOUND!

  2. Io c’ero e tre ore sono volate. Rileggere la recensione ha ravvivato il ricordo di tutti i dettagli del concerto. E chi se lo scorda Eddie Vedder che faceva: Padova, Padova feels like coming back home. Grande concerto.

    1. Ciao Marco, grazie di aver letto e apprezzato la nostra recensione. Ci fa piacere che sia stato anche per te un ricordo indimenticabile di Pearl Jam in Italia. E’ stato davvero un concerto unico. Alla prossima e continua a seguirci su SICK and SOUND!

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