Press to MECO. Here’s to the Fatigue. L’armonizzazione vocale nel sound unico del trio londinese.

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Press to MECO.

Chi sono.

 

 

 

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Luke Caley, Adam Roffey, Lewis Williams sono i Press to MECO.

 

A distanza di tre anni dall’album di debutto Good Intent del 2015, il trio britannico si riaffaccia alla scena dell’alternative rock, pop-punk con il secondo full-length  il 30 marzo 2018 tramite un nuovo contratto discografico con la Marshall Records. A partire dal riffing intricato e la rivisitazione alternative di un genere orientato al punk, i Press to MECO tornano all’arrembaggio con il loro Here’s to the Fatigue. Ma che cosa è veramente cambiato dal primo LP di debutto di questo trio Londinese?

 

 

Press to MECO. Here’s to the Fatigue.

Che cosa aspettarsi.

 

 

 

Adepti del pop punk risalente agli anni novanta e duemila, troveranno familiarità nel sound proposto dai Press to MECO, dove elemento stand-out sono le melodie vocali. Qualcosa di molto affascinante come l’armonizzazione di tre linee vocali è il punto di forza della progressione unica del sound del trio di Crawley e Croydon, e una dimensione nuova per il genere rock rivisitato in Here’s to the Fatigue.

 

Ogni traccia è trainata da un arrangiamento unico fatto di progressioni e textures energiche intrecciate a sezioni armoniche. Ritroverete tutte le features di cui i Press to MECO sono maestri: un fantastico lavoro di corde, sezioni melodico-armoniche e catchy chorus. Alla formula si aggiungono elementi dal metal dei generi core moderni, break down, bassi massicci e una produzione tirata completamente a lucido. Nella prima parte del disco le tracce sono imbarcate nel pop punk, mentre nella seconda metà alcune chicche ammiccanti ai generi più alternative ed heavy vi sorprenderanno con gusto. Un talento multi sfaccettato quello di questo trio, che maturando ha sfondato ogni perimetro del genere di appartenenza, e ha creato un sound unico e personale che d’ora in poi sarà riconoscibile all’istante. Nessuno è come loro.

 

 

 

Press to MECO. Here’s to the Fatigue.

Recensione traccia per traccia

 

 

 

Il disco apre con un Intro di quaranta secondi di ispirazione cinematografica. Per chi non l’avesse riconosciuta, si tratta di un audio estratto dal film del 1979 “I guerrieri della notte”, conosciuto anche come The Warriors. In particolare la scena riproposta è quella di Luther, capitano dei Rogues, nella quale facendo tintinnare delle bottiglie di birra richiama i suoi guerrieri al gioco della guerra. Difatti ascolterete: “Warriors come out to play”.

 

In Familiar Ground l’orientamento pop-punk è particolarmente evidente, leggero e fresco. Sin dalla prima traccia l’armonizzazione vocale perno dell’album che è stata introdotta poco fa si affaccia all’udito sin dalla prima traccia. Al via falsetto e voci fine e argentine nel colore chiaro della voce. Il riffing è trainante con andamento piuttosto sostenuto e bassi evidenti, specialmente nella seconda sezione del brano il pop punk si allunga sui generi -core moderni con l’accoppiata elettrica-basso e break down nel bridge. Una struttura semplice ed energica cattura con spontaneità sul suo chorus accessibile dotato di moltissima catchiness.

 

 

Guarda il video ufficiale di Press to MECO – Familiar Ground:

 

 

In Here’s To The Fatigue è una traccia tipicamente punk con giri di chitarra brevi e frenetici, che si riversano in giri più armoniosi e complessi. Molto intricato il lavoro di corde, è  perno della traccia, capace di catturare l’attenzione e meravigliare nella varietà di giri adottati. Una traccia più accelerata e incalzante che spinge quanto mai a battere il piede all’ascolto. Incita il ricantato con foga e pogo tra la folla. Il pezzo meraviglia ancora una volta nel coro a tre voci angelico dei ragazzi di Croydon accostato alla linea vocale principale in sfoggio di una timbrica plastica e pulita che personalmente mi è molto piaciuta, perchè molto aderente al genere.

 

 

Guarda il video ufficiale di Press to MECO – Here’s To The Fatigue:

 

 

If All Your Parts Don’t Make A Whole nell’arrangiamento richiama irrimediabilmente qualcosa di familiare come Iggy Pop e la sua Passenger, con l’aggiunta di linee di basso più spesse, un tappeto ritmico con i suoi istanti fulminanti di blast e soprattutto le tre voci in coro che qui sono in vetrina. Un pezzo orientato al punk con rallentamenti e accelerazioni, e un cantato che avvolge l’intera traccia volteggiando nella veste più melodica del trio. Il ritornello è talmente memorizzabile che vi ritroverete a ricantarlo senza accorgervene.

 

Un prevalente basso aggrovigliato alla sorellastra di corde fine è centrale nella versione che assorbe elementi dell’alternative rock dei Press to MECO in Skip The Crawl, con istanti di hardcore punk familiare, matematico e affrettato alle pelli. Linee di basso solide e consistenti sono anche quelle che aprono un brano più avanti nella tracklist, Howl. In questa traccia il rock fa da padrone con una combinazione brillante di chitarroni, giri veloci, riffing start and stop e un bel fragore di cimbali con precisione al micron. Dal minuto 2,38 la sezione strumentale regalerà un istante di metal assolutamente gustoso.

 

 

 

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A Place In It All scivola nella dimostrazione del talento sconfinato di questo trio che nel nuovo album ha deciso di sfondare la linea di sperimentazione con quella che è una ballad lenta e che attinge a una versione addolcita di alternative rock. Strumentale minimale e semplice nel lavoro di chitarre con un arricchimento dalla seconda metà approcciando la conclusione.

 

Al via l’ottava del disco A Quick Fix, col suo flusso e riflusso  di istanti tipicamente alternative metal nel riffing affilato e sferragliante con rocciosi bassi, miscelato ad istanti melodici in rallentamento. Con questa traccia si tocca il alto più heavy dei Press to MECO, pezzo hard-hitting e decisamente gradevole al mio udito.

 

Chitarra e basso in accoppiata prorompente nella successiva Itchy Fingers, che come le precedenti si addentra nell’aspetto più metal ed heavy di questo trio londinese. La voce in clean and clear utilizzata esclusivamente nell’album è qui carica di maggiore impeto sporcandosi di quel tanto di gradito graffiato nel chorus. Il pezzo ha un tiro micidiale quanto il predecessore. Crea tensione nel bridge e la sa lunga nel tenere l’ascoltatore attaccato alla cuffia nel crescendo verso il fantastico screaming che sentiamo per la prima volta, con parsimonia, ma apprezzamento totale. Un’altra stand-out track del disco. Un pezzo eccezionale e decisamente pensato per la sessione live.

 

 

 

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The Things That We Don’t Talk About
è un pezzo palesemente alternative rock dei Press to MECO in questo disco. Capace  di trascinare sul tappeto ritmico sostentuto e saltellante, nella versione dal vivo, provocherà un mosh pit istantaneo, headbanging e quante altre ne vogliate. Istanti dal vibe ultra energico sono cuciti in sezioni dove l’armonia tocca ogni apice del suono creato dai ragazzi. Anche qui si ritrova qualcosa che si allunga verso la distorsione vocale quando raccoglie intensità nella linea principale. Il brano ha un alto potere di coinvolgimento, piace senza battere ciglio.


Ecco la closer di questo viaggio tortuoso e sfaccettato del disco, White Knuckling che apre con un delizioso arpeggio. Da parte mia il piacere è elevato nel ritrovare un affezionato accento tipicamente Londinese nel cantato qui vicino al parlato in apertura, specifico per la zona di fondazione dei Press to MECO. In questa traccia si rivive la sospensione tra i cori angelici e argentini ascoltati in principio, ma non ingannatevi, perché l’ispirazione in crescendo nella seconda metà dell’album non si tradisce. Infatti l’esplosione in sezioni più arroventate non manca e la transizione tra le due è assolutamente liquida. Il riffing semplice ma sincopato del brano mi ha catturato. Il riffing incendiario degli istanti più accesi mi ha appagato.

 

 

Rating: 9/10

 

Brani suggeriti: Here’s To The Fatigue, Howl, A Quick Fix, Itchy Fingers, The Things That We Don’t Talk About

 

 

 

Tracklist completa per Press to MECO – Here’s To The Fatigue:

 

 

1. Intro
2. Familia
r Ground
3. Here’s To The Fatigue
4. If All Your Parts Don’t Make A Whole
5. Skip The Crawl
6. A Place In It All
7. Howl
8. A Quick Fix
9. Itchy Fingers
10. The Things That We Don’t Talk About
11. White Knuckling

 

 

 

 


 

 

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